E se il governo non riesce a garantirvi il posto di lavoro?

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Alcuni giorni fa ho lanciato un sondaggio che chiedeva se il governo debba garantirvi un posto di lavoro consono ai vostri studi.

Oltre 300 lettori hanno espresso la loro opinione dividendosi quasi perfettamente tra i ‘Sì’ ed i ‘No’.

Personalmente ho votato ‘No’ ed in questo articolo vorrei esprimere la mia preoccupazione per quello che riguarda un aspetto molto specifico delle ‘speranze’ di chi ha votato ‘Sì’.

Io dubito fortemente che qualsiasi governo al mondo sia in grado di garantire un lavoro consono agli studi dei cittadini della nazione.

Preciso che mi riferisco non solo a governi italiani. Non ho ancora visto in vent’anni di vita all’estero un governo che abbia dimostrato grande competenza e capacità. In Australia, da dove scrivo, questa carenza di talento è presente sia a livello di governo federale che di governo statale, indipendentemente dal colore politico.

Fare affidamento ad un governo per il proprio futuro è, secondo me, molto rischioso. La natura della realtà politica fa si che le azioni dei governi non abbiano la velocità che il mondo del lavoro odierno richiede.

Il compromesso che un governo deve spesso raggiungere per dare vita a programmi riduce la capacità di agire con decisione nello ‘scommettere’ su quale sia il corso più propizio per un futuro roseo per i cittadini.

Le aziende possono prendere più rischi ma anche loro non sono immuni dal prendere ‘cantonate’.

I cambiamenti tecnologici sono così veloci e imprevedibili che persino aziende che hanno una motivazione molto più pratica nel prevedere il futuro fanno fatica a stare al passo con i tempi.

Yahoo, Myspace e compagnia sono aziende una volta all’avanguardia e ora in crisi o quasi, dopo solo cinque anni dal loro picco. Domani chissà…. Google e Facebook potrebbero diventare i campioni di una volta.

La scomparsa di tipologie di lavoro dall’economia americana (e non solo) è dovuta a cambiamenti strutturali contro i quali un governo (di nuovo, di qualsiasi colore) può relativamente poco. I lavori che sono scomparsi o sono stati esportati non torneranno indietro.

Anche quando iniziate percorsi di studio che dovrebbero offrire buone possibilità di lavoro, non vi è garanzia che una volta diplomati o laureati la realtà del mercato non sia cambiata nel frattempo.

La persona migliore sulla quale fare affidamento per garantirvi un posto di lavoro siete voi stessi.

Se vi accorgete che il percorso di studi non dà molti frutti, studiate qualcos’altro oppure cercate lavoro in un settore diverso dallo sbocco naturale dei vostri studi.

Non aspettate che il governo arrivi a soccorrervi perché rischiate di aspettare a lungo.

Investite su voi stessi e continuate ad investire su voi stessi soprattutto quando avete finito di studiare.

E’ probabile che quello che avete imparato sui banchi sarà obsoleto in breve tempo.

Questo può fare paura ma al tempo stesso può essere fonte di grandi opportunità perché tanti posti di lavoro che esisteranno tra 5 o 10 anni non sono ancora stati inventati.

E io scommetto che non saranno i governi ad inventarli.


  • http://profile.yahoo.com/H6PPWVLQTPEFA3CICAEWPB4BVA Giorgenzo

    Bravo Aldo condivido pienamente.Non bisogna mai aspettare che gli altri provvedano a te.È come quando si è piccoli e si chiede sempre aiuto ai genitori perchè non si riesce a fare qualcosa.Siamo cresciuti spero!Bisogna capire che ognuno è artefice del proprio destino,e staccarsi da questa mentalità comunitaria,per dare più potere al singolo individuo.Certo è una visione individualista,ma cosa sarebbe l’umanità senza l’individualismo?

  • http://twitter.com/fra235 francesca passarella

    Completamente concorde con ciò che scrivi!
    e personalmente credo, che se è vero che i governi passati hanno fatto poco per stare al passo con i cambiamenti nel mondo del lavoro, ritrovandoci ora non indietro, ma indietrissimo, rispetto ad altre nazioni, è pur vero che le persone tendono a non adeguarsi al mondo circostante, ed aspettare di trovare la giusta occasione. spesso non andandola a cercare.
    (attenzione, è un discorso generale, basato sulla mia personale esperienza. non è rivolto per forza a tutti coloro che leggono. nella mia piccola realtà, circondata da ragazzi giovani e meno giovani, mi sento di affermare ciò)

  • Anonimo

    Ok, sono d’accordo con te, però ad alcune condizioni, ovvero:
    non chiamamoli governi se, in effetti, non hanno potere e chiediamoci, a questo punto, a cosa servono e a cosa serve il nostro sistema sociale;
    Impediamo alle Università, che sono enti pubblici, di promuoversi e promuovere i propri corsi come strumenti di formazione ed acceso al lavoro, perchè è questo che vendono. (ci sarebbero diversi reati da valutare: pubblicità non veritiera e servizio non corrispondente a quello promesso;
    Poi, per realismo, mi trovo d’accordo con il tuo discorso. Mi fa riflettere però il fatto che ormai ci siamo abituati ad essere dipendenti dalle direzioni che prenderà il mercato, ad assumerci tutte le responsabilità, quella di inventarci un lavoro, quella di portarlo avanti sapendo che in un futuro a breve potrebbe

  • Anonimo

    Ciao il mio nome è Cristian, io personalmente non ho mai creduto nello stato e nella politica ho sempre fatto tutto da solo ed oggi a 31 anni sto decidendo di trasferirmi in Brasile dove ho gia’ una compagna e dove posso svolgere la mia attivita’ di Network Marketing, aspettare il posto fisso è un sogno che non si realizzera’ mai e nemmeno lo voglio. Il mio consiglio per tutti coloro che aspettano questo sogno è Datevi da fare e trovate altre fonti di guadagno viaggiate aprite la mente, il mondo ha tante risorse.

    La nostra bella Italia restera’ sempre il bel paese che ameremo per tutta la vita, ma la realta’ è diversa in Italia cè solo Crisi e pensionati.

    Buon lavoro e tanto successo a tutti e complimenti per il blog vi seguo sempre.

    Cristian Salvador Bahia Brasile

  • Stefano Magistri

    Concordo anche io con il dire che non e’ compito dello stato GARANTIRE un lavoro consono agli studi; difatti ho votato no!

    Ma cosa non mi piace dello stato e delle sue istituzioni pubbliche quali le scuole professionali ed università e’ che si MENTA allo studente.

    Sia chiaro che mi aspetto maggiore maturità da parte di uno studente di 18 anni che si diploma ed inizia a vedere quali potrebbero essere le opportunità di lavoro una volta messo il piede fuori dalla scuola. Ma dove non può arrivare un ragazzo di 18 anni forse lo stato dovrebbe garantire maggiore trasparenza.

    Cito un esempio: Ogni estate l’università di Roma Sapienza organizzava degli stand di benvenuto per le future matricole, in modo da presentare ogni facoltà con tutti i lustri del caso.

    Quanti di questi alla domanda, “quali opportunità ci sono attualmente una volta laureato?” avranno risposto: “nessuna o quasi”?

    Ripeto, non mi aspetto molto dallo stato, se non trasparenza assoluta, maggiore informazione, tutelare lo studente dal scegliere una strada che poi dovrà cambiare nonostante gli anni spesi in termine di COSTO e TEMPO.

  • http://www.facebook.com/Telesociologo Enzo Corsetti

    Non ho capito bene a cosa serva un sondaggio d’opinione se poi la validità di una delle 2 risposte viene sostanzialmente screditata…
    La domanda peraltro era un po’ estrema, perché addossa l’istanza del lavoro coerente con gli studi ad un decontestualizzato “governo” (anziché al sistema politico, formativo, economico, e sociale nel suo insieme, perché è il sistema che crea od ostacola il lavoro), e usando il verbo assolutista “garantire” al posto di un più realistico “favorire” o “incentivare”…
    Il problema comunque mi pare falso, perché chi ha studiato bene sa anche accorgersi quando le sue competenze non sono davvero più “opportune” al mondo presente o cambiato, il che è diverso dalla richiesta dei settori in grado di dare occupazione e reddito…
    Se cioè io ho studiato sociologia e appena laureato scoppia una guerra nucleare che riporta il mio paese a uno stadio a metà tra il medioevo e il post-apocalittico, lo capisco da me e subito che un lavoro coerente coi miei studi non lo troverò perché il paese ha ben altri bisogni… Ma nel momento in cui tanti attori sociali e non soltanto provenienti dal mio settore continuano a esprimere il bisogno di quelle competenze, e però il sistema sembra non volere o non riuscire a offrire lavoro per chi possiede quelle competenze, mi pare lecito e razionale lamentarsi anche se non si capisce bene di chi sia la colpa, e lottare senza arrendersi. Un campo di studi è quasi sempre espressione di bisogni umani e sociali reali, non nasce e muore all’improvviso come un’azienda o una città d’affari, eccetto appunto in casi molto particolari e catastrofici ma non credo che la maggioranza degli istruiti caparbi – se così li vogliamo chiamare – non trovi lavoro per qualche catastrofe occorsa.

  • emanuele amata

    forse non ho ben capito la domanda posta, se hai chiesto qualcosa del tipo, sto a casa davanti alla TV aspettando che il governo arrivi su di un carrozzone sotto casa mia e mi citofoni dicendomi caro dottore qui c’è il suo contratto di lavoro, questo no, non mi aspetto che un governo faccia questo. Ma al contrario mi aspetto che un governo attui quelle strategie politiche sociali e legislative che permettano ad una nazione di stare al passo coi tempi e avere una economia stabile e solida. Quindi in soldoni, credo che questo sia il compito di un governo e non invece come accade in Italia creare ammortizzatori sociali (tipo inutili posti in strutture statali) gravando sul prezzo della benzina o aumentando il debito pubblico. Quindi, pur non avendo partecipato al sondaggio il mio voto va al si (considerando la premessa citata). Riporto un caso successo a me: patente A solo pratica in Italia 2 mesi, 90 euro, visita presso asl, pagamento bollettini alla posta e pratica alla motorizzazione file su file e cento mila carte da sbrigare bolli e marche da bollo. Patente auto negli stati uniti, 2 giorni, 14 dollari, visita medico, pagamenti, disbrigo pratica cosi come esami vari tutto nello stesso posto. Bella differenza.

  • http://www.facebook.com/people/Domenico-Alesi/1476378496 Domenico Alesi

    Gentile collega,
    Hai perfettamente ragione, la tua tesi è impeccabile…ma voglio farti notare un paio di cose.
    First of all…Lo stato garantisce l’istruzione, l’università è pubblica ed i corsi di laurea sono decisi ed organizzati dal personale statale. Potresti spiegarmi perchè un laureato in farmacia, da un’università pubblica, con voti eccellenti ed esperienze all’estero non riesca a trovare lavoro in Italia?!?

    Se il numero di laureati supera di gran lungo quello dei posti a disposizione, perchè non vengono organizzati dei test d’ingresso per l’iscrizione all’università di farmacia?

    Sono in attesa di una vostra risposta cari cervelloni.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Oppure, se la situazione persiste nel tempo, magari in meno si iscriveranno….

  • Anonimo

    A me pare che in questo momento di crisi si faccia di tutto per sgravare il mondo politico dalle sue responsabilità e della sua funzione primaria: governare. Abbiamo problemi occupazionali e crisi economica? Cittadino, sei immaturo, cammina con le tue gambe! Anche io, come diversi altri hanno scritto prima di me (chapeau!), non mi aspetto che l’impiegato statale mi chiami al cellulare o suoni il campanello di casa. E non mi aspetto che garantisca n posti di lavoro per tutti gli n laureati. Dalla politica mi aspetterei (ci si dovrebbe aspettare) come minimo informazioni chiare, guida, trasparenza e divulgazione. La classe politica italiana mi ricorda il gatto e la volpe: pianta qui i tuoi denari Pinocchio, domani avrai una bella pianta di monete d’oro. Quando ho iniziato l’università avrei preferito più un discorso alla Churchill: non ho altro da offrire se non lacrime, fatica, sangue, sudore … e uno si regola. Certo che poi mi invento qualcosa per campare, cambio professione o continuo a formarmi, questo si, ma non capisco quale scopo abbia un governo che non guida i suoi cittadini in un ambito tanto importante come quello del lavoro e dell’università. Perchè chiamarlo governo? Un governo dovrebbe governare, cioè dirigere, amministrare. Càpitano, i passeggeri stanno salendo nelle scialuppe da soli … Italiani, emigrate nel mondo! E infatti …

  • http://www.facebook.com/caterina.mendolicchio Kate Macbeth

    bhè a cosa serve la classe politica e il lavoro del politico nel bel mondo dorato delle idee teoriche, se non a “garantire” l’erogazione di servizi al cittadino?
    ma comunque, non sono qui a far polemica dal momento che le risposte sono state tante e ben argomentate finora.
    Quello che mi spinge in questo momento a lasciare un commento é portare alla vostra attenzione, con un fatto vissuto quasi in prima persona, che anche “istituzioni” come le università anche se non garantire dovrebbero almeno tentare di favorire gli interessi dei loro studenti, e che poi nella realtà dei fatti alimentano il disagio e la “cultura dell’abbandono” che affligge i neolaureati: mi riferisco all’atteggiamento disfattista della mia ex università (che non è la sola purtroppo usa a certe uscite infelici) la quale ai suoi studenti e (si vorrebbe) futuri architetti organizza incontri per presentare il CV come commessi da Decathlon nel postlaurea.
    Direi che l’episodio parla da solo sia per i SI che per i NO

    https://www.facebook.com/events/227626330643755/