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Due creativi che lavorano online con l’estero

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Abbiamo recentemente presentato 12designer come piattaforma che consente ai creativi di partecipare a contest da parte di aziende all’estero.

In questo articolo pubblichiamo la testimonianza di due professionisti che stanno traendo beneficio dall’utilizzo di 12designer sperando che esse forniscano, se non soluzioni complete, almeno indizi sulle possibilità offerte.

seven.zero (seven.zero@hotmail.com) è il creativo italiano con il maggior numero di vittorie nei ‘contest’.

La mia personale esperienza e crescita all’interno del portale è fatta di confronto e di apertura globale.

Il confronto diretto con altri colleghi e con clienti sparsi in tutto il mondo rende consci della immensa potenzialità del mezzo così come dell’enorme bacino di utenti potenziali immediatamente raggiungibili.

L’autonomia di gestione delle proprie risorse delocalizzate permette di selezionare la domanda che più risponde alle proprie esigenze e capacità.

Culturalmente il confronto diretto equivale ad ampliare quotidianamente i propri orizzonti rendendo maggiormente consci di ciò che accade in questo campo a livello mondiale, una finestra sempre aperta non limitata creata da esperienze diverse che qui si incontrano nel fine comune della produzione e condivisione di design.

Elisa Cogliati (cogliatielisa@gmail.com)

Sono un designer da 12 anni, ma solo da 3 sono libero professionista. Sono stata dipendente per molti anni, ma poi ho deciso di avere un bambino, questo mi ha spinto a diventare freelance ma ero senza un portfolio lavori personale e dovevo trovare clienti.

12designer è stato il modo più veloce, che ho trovato, l’alternativa era passare ore e ore al telefono sperando che qualcuno avesse bisogno del mio lavoro.

Una piattaforma di crowdsourcing, ne conoscevo altre, ma 12designer è stata quella con cui mi sono trovata meglio.

Si fa tutto online, scelgo i contest in base al premio e alla data termine per consegnare le proposte, e questo mi permette di lavorare negli orari che si conciliano con la mia famiglia.

Quindi posso fare la mamma (e moglie) e fare il lavoro che amo, senza sacrificare nulla, gli orari sono flessibili, si adeguano in base alle esigenze di lavoro o di mamma.

Mi sono iscritta a 12designer, appena è approdato anche in Italia (febbraio 2010), ma contest italiani ce ne erano pochi, quindi avendo studiato inglese e francese, ho partecipato ai primi contest in queste due lingue.

Il mio primo contest vinto è stato con un cliente di Berlino con cui comunicavo in inglese, e tutt’ora mi contatta per i suoi progetti.

Visto che 12designer è nato in Germania e ha molti contest in lingua tedesca, ho deciso di imparare anche un po’ di tedesco, così con l’aiuto anche di un amica, ora partecipo ai contest in qualsiasi lingua.

Io, e alcuni dei miei attuali clienti, ci siamo “incontrati” su 12designer. Chieti, Roma, Firenze, Modena fino a sconfinare in Germania, Francia e Spagna… e pensare che io abito in un piccolo paese in provincia di Lecco, con 12designer ho potuto conoscere realtà diverse, colleghi e soprattutto lavorare con clienti lontani chilometri da me.

Oggi ho un buon portfolio con progetti realizzati per l’Italia e l’Europa e se per qualsiasi motivo dovessi trasferirmi, il mio lavoro su 12designer verrebbe con me, e anche i miei clienti, perché già abituati a lavorare tramite internet.

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commenti


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  • http://twitter.com/basmatitree basmatitree

    Trovo che questi siti siano veramente uno strumento di sfruttamento della povera gente.
    La professionalità viene messa sotto i piedi… ma quando mai si è visto che uno deve fare il lavoro ed il pagamento avviene solo SE il lavoro viene scelto? E’ una follia e i designer che partecipano devono sapere che stanno distruggendo la loro stessa categoria.
    Tra l’altro questi siti non sono certo una novità quindi la pubblicazione di questo articolo mi sa tanto di sponsorizzazione…. o sbaglio?

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Sbagli, non lo e’

  • http://twitter.com/ilariaranauro Ilaria Ranauro

    Solito sistema tritacarne dove i creativi sprecano tempo ed energie. Provate a chiedere ad un falegname di costruirvi un mobile che acquisterete solo nel caso in cui il risultato finale vi piaccia…

  • http://twitter.com/basmatitree basmatitree

    Allora mi chiedo perché l’abbiate condiviso… Facciamo due conti in tasca a seven.zero, che come dite è quello che ha vinto più contest.
    Dalla sua pagina del profilo si evince che ha vinto 56 contest su 869 a cui ha partecipato (o sbaglio?). Se così fosse, supponendo che il prezzo medio pagato per ogni progetto sia 250 euro, il nostro seven.zero in totale ha fatturato 14.000 euro.
    14.000 euro per fare 869 lavori? 16 euro a lavoro? Mi auguro che seven.zero non ci metta più di 20 minuti a fare ogni lavoro, altrimenti gli consiglierei di farsi 2 conti.
    E aggiungo… qual’è la qualità di un lavoro fatto per 16 euro? A chi conviene lavorare così?…

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Magari a qualcuno interessa e a qualcuno puo’ essere utile. Non voglio suggerire a nessuno che debbano lavorare per piu’ o meno di X euro. Ognuno ha la sua prospettiva

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Resta il fatto che la piattaforma esiste e chi lavora nel campo ne verra’ piu’ o meno colpito (come in tanti altri campi dove la concorrenza diventa globale)

  • http://twitter.com/basmatitree basmatitree

    Ah certo per carità, però magari prima di scrivere un articolo su qualcosa sarebbe bello che chi lo scrive pensi anche a COSA sta consigliando e quali sono le conseguenze dei sistemi che sta in qualche modo promuovendo.

    A mio avviso il proliferare di questi sistemi sta distruggendo tutta una serie di professionalità che invece dovrebbero essere tenute in maggiore considerazione.

    Nella risposta all’altro commento dici “Resta il fatto che la piattaforma esiste e chi lavora nel campo ne verra’ piu’ o meno colpito”…
    Certo, colpito con una scure! Colpito come vengono colpiti gli operai italiani dalla concorrenza dei cinesi che lavorano 16 ore al giorno per una ciotola di riso!
    Ecco che allora un articolo su questi sistemi a mio avviso invece di decantarne solo i vantaggi, dovrebbe anche analizzarne a fondo tutti gli aspetti…

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Allora dovrei sconsigliare agli Italiani di andare all’estero perché così facendo tolgono il lavoro agli Inglesi, Tedeschi, Francesi.. Distruggendo la professionalita’ di chi sta lavorando li

  • http://twitter.com/basmatitree basmatitree

    Ma che c’entra scusa?
    Forse intendi dire che la concorrenza di un lavoratore straniero che è disposto a lavorare di più ad uno stipendio minore rovina il mercato del lavoro? Probabilmente è vero, ma dipende solo dal fatto che esiste il lavoro nero, o che in paesi come il nostro esistono tanti tipi di contratto di lavoro che consentono al datore di lavoro di sfuggire ai contratti collettivi (che servono proprio ad evitare queste aberrazioni).
    Tornando all’oggetto dell’articolo, io credo che il sistema “tu intanto fai il lavoro, poi se mi piace lo pago” sia deleterio. Si instaura una sorta di lotteria tra gente che, soprattutto in un momento difficile come quello attuale, è disposta a svendere la sua professionalità pur di avere una speranza di guadagno.
    E questo non fa bene nè ai lavoratori, nè alle categorie professionali. Non a caso gran parte di questi siti fanno riferimento a lavori quali il creativo o il programmatore, che già soffrono (almeno in italia) della sindrome del “lo faccio fare a mio nipote che con i computer ci sa fare”.
    Come giustamente sottolineava Ilaria, prova ad andare da un architetto, chiedergli un progetto e a dirgli che glielo pagherai SE ti piace. Oppure da un medico, prova a pagargli la visita solo se la cura funziona!
    Non credo sarebbero d’accordo.
    In più credo che chi fornisce lo strumento (il sito) che favorisce il proliferare di questo tipo di mercato sia in parte corresponsabile di questa aberrazione. Certo non si può lavare le mani dicendo “se la gente si iscrive mica è colpa mia”… questa gente prende commissioni su questo mercato, lo pubblicizza e lo incentiva. Insomma crea le condizioni per un vero e proprio sfruttamento delle situazioni di bisogno altrui, insieme alle aziende che lo usano per avere dei lavori a costi irrisori.

  • http://twitter.com/ilariaranauro Ilaria Ranauro

    E ti sembra concorrenza giustificata questa? Ripeto è un tritacarne.
    Anzi dirò di più chi si presta a questi meccanismi non è un professionista serio che offre qualità e pretende rispetto per il proprio lavoro.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Ho guardato su Payscale.com ed un graphic designer a Londra con due anni di esperienza dovrebbe/potrebbe guadagnare (in media) intorno ai 16 euro all’ora

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    magari li guadagnassi io 16 euro a lavoro! ;-)

  • Anonimo

    12designer è un sito dove si fanno concorsi. Ci sono Bandi di concorso per loghi (o altro) di società o aziende pubbliche, quelli dove si devono preparare i bozzetti e inviare tramite raccomandata, mai partecipato?
    Sapete quanti grossi studi di pubblicità partecipano e “sprecano” il loro tempo e quello dei loro dipendenti per partecipare nella speranza di vincere il premio, farsi conoscere e acquisire il cliente “grosso”? Quindi perchè professionisti “appena nati”, che hanno pochi clienti, sbaglierebbero a partecipare?
    Voi che discutete su “professionalità”, da dove siete partiti per farvi conoscere? Non avete mai fatto un grosso sconto solo per prendere il cliente buono? Oppure un logo ad un amico ad un buon prezzo, solo per farvi conoscere e aumentare il passa parola?
    I prezzi in questo settore chi li stabilisce? Chi dice che un logo non può valere solo 300 euro, per essere un buon logo?
    Ci sono loghi pagati 10.000 euro per aziende di pubblicità famose, creati dallo stegista di turno…. questo stegista scopre di essere bravo, si mette in proprio, cosa fa per trovare clienti?
    Queste domande sono per capire le vostre critiche pesanti a chi è professionista e partecipa a 12design, secondo me 12designer è un trampolino di lancio per i designer, non certo un lavoro a tempo pieno.
    Grazie per le risposte

  • Anonimo

    scusate, faccio direttamente un intervento a parte così rispondo a più persone:

    @luca_des: a parte il fatto che c’è chi ti potrebbe obiettare con un “i concorsi a cui fai riferimento tu hanno 1) di solito altro target di prezzo, appunto perchè si tratta di aziende “prestigiose” da un punto di vista del curriculum 2) le grandi agenzie dubito facciano 869 partecipazioni in quanto? pochi anni?” … ciò non toglie che personalmente sono contraria agli spec works in generale, a prescindere dalla “dimensione” – come già detto in una precedente discussione qualche giorno fa su un articolo analogo -, non ne ho mai fatti eppure sto ancora sul mercato. Quindi, per quanto mi riguarda, ci si fa strada benissimo anche senza lavori speculativi.
    Parte del problema nasce, appunto, quando quella di fare contest diventa un’abitudine (un “trampolino di lancio” può essere il provarci 1, 2, 3 volte. di certo non quasi un migliaio: quella è abitudine, per come la vedo io)
    Inoltre, non puoi paragonare “Non avete mai fatto un grosso sconto solo per prendere il cliente buono? Oppure un logo ad un amico ad un buon prezzo, solo per farvi conoscere e aumentare il passa parola?” con i lavori speculativi, perchè un conto è essere in fase di startup e quindi avere un tariffario più basso, un altro è, appunto, lavorare nella speranza di essere pagati. Sono due scenari completamente diversi.

    @seven_zero: Quanto alla fidelizzazione con il cliente da te citata, con tutta la buona volontà e senza nulla togliere a quelli che possono essere sistemi di messaggistica tramite piattaforma, ti faccio una domanda: secondo te una piattaforma di spec-works è più efficace di un vero contatto diretto con il cliente? del parlarci a voce (o del vederlo … vabbè, in un contesto internazionale accontentiamoci del parlarci) PRIMA di effettuare il lavoro? dell’avere modo di capire le sue reali esigenze oltre quello che è un mero brief fornito dal cliente stesso (sai quante volte mi capita che il cliente si renda conto che ciò che ha in mente non è la “cosa” migliore per lui e/o che non si concilia con le sue reali esigenze o con il suo target di clienti?), dallo spiegargli il perchè fare così è nel suo caso meglio che fare cosà?
    20 minuti per un naming, che ti viene in mente proprio quando non ci pensi? si può capitare, come può non capitare. Hai ragione, è riduttivo portare tutto ad una mera questione di tempo = soldi, per un semplice motivo: che tu ci impieghi 20 minuti o 20 giorni, ciò che fa la differenza tra un bravo creativo ed uno mediocre è L’IDEA, quella giusta, quella che funziona, non solo le capacità prettamente tecniche. Ed è anche questa che deve essere riconosciuta e remunerata. Unitamente ad il “come” ci si pone nei confronti del cliente.
    Tu puoi pure continuare a fare spec-works, ci mancherebbe stiamo in un mondo “libero”. Ma, secondo me, stai svalutando la tua professionalità. e per svalutando, visto che tu stesso hai bypassato il fattore “soldi”, non intendo tanto in senso economico, quanto proprio a livello professionale.
    Il professionista-creativo, lo ripeto e continuerò a dirlo sempre, non è solo colui che sa usare il programma X. E’ colui che è in grado di dare un certo tipo di servizio, di assistenza, di qualità anche ma non solo tecnica, di garanzie. Il “rinunciare” ad avere un certo tipo di rapporto con il cliente ti porta di conseguenza a fornire un servizio che, anzichè essere orientato verso “il meglio che posso dare”, diventa “il minimo indispensabile per guadagnarmi [forse] la pagnotta”.
    Ora, puoi pure essere in disaccordo con me, ma riflettici un attimo. e rifletti su tutte le altre valide alternative che il mercato stesso ti offre.

  • Anonimo

    @madsil come ho detto nel precedente messaggio (e mi scuso per la ripetizione dello stesso) concordo a livello personale su alcuni aspetti noti della questione. Concordo ovviamente quando dici che il creativo non e’ colui che sa usare il programma ma colui che e’ in grado di fornire risposte adeguate e coerenti, non si rinuncia pero’ al rapporto con il cliente vi sono feedback continui e scambi costruttivi ma questo dipende dalla proprie capacità di porsi e proporsi (parliamo di clientela internazionale quindi usi e culture diverse che bisogna saper accettare e con cui bisogna anche sapersi relazionare) il prodotto di questo processo quindi non è il minimo indispensabile ma forse (e sicuramente nel mio caso) la risposta personale all’esigenza del cliente (intendo personale proprio perche’ per quanto mi riguarda ai briefing proposti dai clienti rispondo per quanto e’ la mia visione in merito al progetto alle volte anche allontanandomi completamente dalle richieste dello stesso). Quando si parla di cliente non parliamo solo della piccola startup a basso budget ma anche di istituzioni e di marchi noti sia esteri che italiani.
    Sono quindi comprensibili alcune valutazioni (fatte magari conoscendo alcune realta’) ma il fatto e’ che in questo contesto e nell’ambito di questa valutazione viene presentata una alternativa alla realta’ lavorativa del mondo creativo.
    Per “le alternative valide che il mercato offre ” ti chiederei di essere piu’ preciso per comprendere a cosa ti riferisci e poter eventualmente condividere la mia versione ed esperienza, anche in privato se non di comune interesse qui, grazie.

    Marco

  • Anonimo

    @madsil:
    1) ti do ragione in parte, perchè aziende e cooperative, quindi non ministeri, hanno budget poco piu alti di 300 euro per un logo, es 500/600 euro, e le agenzie pubblicitarie partecipano comunque.
    2) 869 partecipazioni, non sono mica tutti così attivi :) Vi siete focalizzati su seven_zero che potrebbe essere un caso, ma l’altra testimonianza, mi sembra rispecchia molto la situazione lavorativa in Italia, anche una donna è poco tutelata o agevolata, ed ecco che come hanno fatto tutti, anche lei è partita dal basso per salire un po più in alto e crearsi il giro. Quindi forse state troppo generalizzando.
    Lei dice che i clienti trovati li ha ancora, quindi vuol dire che è un professionista tanto quanto voi, perchè sa seguire i clienti e non solo conoscere un programma X, altrimenti i clienti sarebbero andati da qualcun’altro, non credete?

    Poi concepisco che voi non lo ritenete un modo giusto, ma da qualche parte bisogna partire, e questa donna è partita così…. e da come dice lavora onsetamente come voi dopo essersi fatta il giro, sa che 12designer è sempre a portata di mano, stop.

    Avrete fatto anche voi la gavetta, esempio lo stegista…. eppure lavora anche lui 8 ore al giorno se non di piu, ma spesso ha solo un misero rimborso spese (100 euro)…
    “‘IDEA, quella giusta, quella che funziona, non solo le capacità prettamente tecniche”: io ho fatto un esempio vero perchè finito sui giornali, uno STEGISTA ha progettato il logo di un evento strapagato e famoso, lui non è un professionista? Però lui ha continuato a prendere 100 euro, e non 10.000…..

    Lo spec-works, non è su internet, perchè almeno lì i designer possono scegliere se partecipare o meno, decidono se 300 euro possono “bastare” per pagare la sua IDEA, che scusate ma potrebbe essere valida e qualitativamente buona, tanto la vostra di “professionisti”.
    Lo spec-work lo abbiamo sotto gli occhi, negli studi pubblicitari dove si cambia stegista ogni 6 mesi (lo stegista non ha scelta), dove non si assume una persona in piu, anche se tutti i dipendenti fanno almeno 2 ora di straordinario tutti i giorni…. li non si sceglie per non perdere il posto….

    “tutte le altre valide alternative che il mercato stesso ti offre” dopo questa frase il discorso cade un po nell’utopia, perchè la realtà non è così bella come la dipingete…. se non non saremmo in uno stato di crisi…

  • Anonimo

    ‘spe, lungi da me dal dire che chi partecipa a questi contest sia del tipo “conosco il programma X e non so fare altro”! … non travisare …
    la realtà non sarà pure bella, ma ripeto, le alternative ci sono. Ti riporto l’estratto di quanto scritto nell’altra discussione: “meglio mostrare un logo che è stato “scartato”, o un logo fatto per una piccola onlus della vostra zona (che magari vi ha pagato poco, ma almeno vi ha pagato) che viene effettivamente utilizzato? meglio investire tempo con scarse probabilità di essere pagati, oppure creare materiale da vendere attraverso i siti stock (aggiungo: internazionali)? meglio tentare la “sorte” o dare il contributo su progetti opensource (magari già “famosi”)? (aggiungo: che sono un punto curriculum da non sottovalutare” … e questo anche per andare in parziale risposta a seven_zero.
    Non vorrei poi andare a cercare il pelo nell’uovo, ma mi dai qualche nome di agenzie medio-grandi che partecipano abitualmente a contest <1000euri? te lo chiedo, perchè non ne conosco, ma magari esistono (se non le vedo, non significa che non esistano …)
    Lo spec-work è ANCHE su internet, la sua definizione ha ben poco a che vedere col fatto che il designer scelga o meno di partecipare (spec-work è proporre al designer di investire tempo e risorse con la possibilità di non vedersi remunerato. che sia il salumiere pippo che contatta il designer pluto e glielo chiede direttamente, o che sia un sito di contest dove solo uno viene pagato, spec-works è questo.)
    Di nuovo, stagista / gavetta e spec-works sono due cose differenti. Che poi noi siamo in un mercato in cui lo stagista è supersfruttato e sottopagato, è un discorso a parte. E poi, chi l'ha detto che non ci possa essere professionalità in uno stagista? Io no di certo, visto che nel contesto della discussione è un argomento che non avevo neppure preso in considerazione.
    Io la gavetta me la sono fatta, me la sono fatta cercando le piccole associazioni e le microimprese della mia zona, me la sono fatta allacciando collaborazioni con altre agenzie e con altri freelance, me la sono fatta con il passaparola delle community a cui ho dedicato (e dedico tutt'ora) un po' di tempo, con lo scopo di avere un portfolio sufficiente per presentarmi a realtà un pochino più strutturate e, perchè no, anche estere. Ma nessuno mi ha mai "costretto" per necessità (perchè la realtà non è così bella come la dipingiamo) a lavorare per poi forse essere pagata. Chi ci ha provato ha ricevuto un due di picche, perchè la MIA professionalità non contempla che io faccia qualcosa aggratis per un soggetto lucrativo (e sottolineo l'accoppiata gratis+soggetto lucrativo), quando nelle altre professioni se provi a chiedere una cosa del genere minimo ti guardano come se fossi diventato matto. E, già perchè hai tirato fuori l'argomento, sappi che io sono donna.

  • Anonimo

    d’accordo. ciò che comunque continua a restarmi di difficile comprensione è come si possa equiparare un rapporto diretto ad uno fatto tramite sistemi di messaggistica in un contesto in cui lo stesso committente ha a che fare con N creativi che contemporaneamente stanno già lavorando. Ecco, forse è un limite mio, non lo escludo.
    Resto comunque ferma sulla mia posizione su come investire il tempo (vedi esempi portati in risposta a luca_des), perchè tra tutte le possibili alternative, lo spec-work è quella che più di ogni altra 1) non ripaga 2) non fa il migliore curriculum 3) abbassa la percezione del nostro valore dai non addetti ai lavori – e possibili futuri committenti -. Ed in merito a questo punto, vorrei farti ri-notare come già da altri detto, come una pratica del genere non sia diffusa al di fuori del nostro ambito: come il cliente ti percepisce e ti tratta dipende anche da come ti poni. Se io so che tu fai spec works, te lo chiedo (tanto va solo a mio vantaggio). Poi puoi essere la persona più professionale del mondo, ma – paradossalmente, ed ironicamente, si intende, e spero che gli admin mi perdonino la poca finezza – se vedo che ti metti a 90° ci provo ad arrivarti da dietro.
    Se consideri il tempo che hai investito in progetti non andati a buon fine, considera quanti progetti realmente utilizzati e remunerati avresti potuto fare.
    Poi vabbè, lo ridico, non sta a me dirti come gestire il tuo lavoro. Quindi non pensare che non ti consideri un professionista o meno di chi spec works non ne fa, ma semplicemente considero che non sia l’”approccio” migliore al mercato del lavoro.

  • Anonimo

    Sicuramente tra tutti quelli che hanno scritto negativamente, hai argomentato la tua opinione senza limitarti a giudicare e stop, e certe risposte hanno punti su cui mi trovi d’accordo.
    Per ovvi motivi, non posso dire i nomi delle agenzie, però spiego che nella mia realtà, non vivo in una città, “grosse” intendo con una decina di dipendenti, quindi forse avrei dovuto dire medie imprese, ma il concetto non cambia: fanno concorsi per loghi da 500/700 euro.
    Scrivere le alternative, ovviamente bisogna provare per capire se funzionano o meno :) può essere un punto di partenza per chi non sa da dove partire, e non credere, ma sempre per la mia realtà, nessuno ti da qualche indicazione e a parte cercare su internet non c’è nulla…

    “…meglio mostrare un logo che è stato “scartato” – non credo che qualcuno lo faccia, che senso avrebbe, però se vinci lo mostri, no?

    “..meglio investire tempo con scarse probabilità di essere pagati, oppure creare materiale da vendere attraverso i siti stock (aggiungo: internazionali)?” – “Scarse probabilità” è tutto da vedere dipende da quanti partecipano a quel contest, il famoso calcolo delle probabilità. Vendere su siti di Stock guadagni (quanto guadagni non so) solo se viene venduto il tuo lavoro, giusto? Se non vende non guadagni, o sbaglio?

    “..meglio tentare la “sorte” o dare il contributo su progetti opensource (magari già “famosi”)?” – ti dirò se uno ha bisogno di guadagnare per pagare il mutuo, forse tenta la sorte perchè la “fama” non riempe le tasche.

    Non sempre le situazioni sono come le descrivi tu (cercando le piccole associazioni e le microimprese della mia zona, me la sono fatta allacciando collaborazioni con altre agenzie e con altri freelance) e questo l’ho provato sulla pella… magari è stata solo sfortuna, oppure non ho trovato le persone giuste con cui poter lavorare, però per me è stato diverso…. quasi che a un certo punto, per vivere, sono stato tentato di adeguarmi: non fare il designer ma un qualsiasi altro lavoro… ma grazie ad un concorso vinto, da 400 euro per un logo (una piccola cooperativa della zona), sono riuscito a ripartire… ecco perchè penso che siti come questo abbiano pro e contro, perchè se uno non sa o non ha nulla da cui partire può almeno provare a partire…

    Comunque ti ringrazio per avermi risposto, e auguro a tutti un buon lavoro…

  • Anonimo

    guarda, frequentando alcune community del settore e stando dietro ad alcuni blog “per designers”, ci sono validi suggerimenti che “filtrano”.
    Ti do ragione sul fatto che anche sui marketplaces, se non vendi non guadagni. hai però un vantaggio in più: mentre per un contest tu cerchi di accaparrarti un premio relativo ad una specifica commessa, in marketplaces quali quello di envato – giusto per segnalarti quello che forse è il più “grande” e completo -, gli stock che vendi li vendi N volte, e nei mesi (e, può capitare) anni a venire (poi vabbè, loro nello specifico hanno degli standard piuttosto alti per l’ingresso, ma poi è un discorso a parte). Quindi, per tornare al discorso probabilistico, dovrebbe essere più facile trarre guadagno da uno stock che da un contest a cui partecipano decine (se non centinaia, in ambito internazionale) di designers.
    mi dispiace che la tua esperienza ti abbia messo di fronte alle difficoltà a cui hai accennato, ciò che ti posso dire è che le stesse community (esempio, i forum tematici) offrono delle opportunità di collaborazione con altri studi o freelance da non sottovalutare: la gran parte dei miei “agganci” nel settore provengono da lì. Perchè, quello che alle volte alcuni dimenticano, è che chi fa il nostro stesso lavoro può anche essere una risorsa (e non concorrenza) ;-)
    e spesso per un freelance, fare team significa allargare il proprio bacino di clienti, fornire un servizio più completo grazie a professionalità complementari, far fronte ad eventuali periodi “di piena” senza dover rischiare di perdere il cliente.
    Ecco allora che anche partire potrebbe diventare un po’ più semplice.


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