Alcune aziende dicono “niente più curriculum”

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Secondo un articolo pubblicato sul sito del Wall Street Journal, alcune ditte stanno smettendo di chiedere il curriculum ai candidati.

Ad esempio, Union Square Ventures ha recentemente pubblicato un annuncio di lavoro per un ‘investment analyst’.

Invece di chiedere il curriculum, questa ditta di venture-capital (con investimenti in aziende tecnologiche come Twitter, Foursquare, Zynga e altre) ha chiesto ai candidati di spedire links che rappresentino la loro “presenza sul Web” come ad esempio il proprio profilo su Twitter oppure un Tumblr blog.

I candidati inoltre hanno dovuto sottoporre brevi video nel quale dimostravano il proprio interesse per l’annuncio di lavoro.

Union Square afferma che questa procedura consente loro di assumere i candidati migliori, in particolare considerando i propri investimenti nei settori di Internet e social media, e intende utilizzarla in futuro per trovare i candidati migliori.

Tante aziende stanno utilizzando sempre di più i social networks come Linkedin, profili video e quesiti on-line per giudicare meglio l’idoneità del candidato. Alcune richiedono ancora il curriculum come parte integrante della procedura di selezione, alcune invece non lo richiedono.

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Christina Cacioppo, una ‘associate’ presso Union Square Ventures, scrive sul blog contenuto all’interno del sito dell’azienda e spiega la procedura di assunzione da loro usata: “un curriculum non fornisce abbastanza dettagli sul candidato. Io stesso fui assunta dopo aver compilato un profilo nel quale ho menzionato il mio blog personale, il mio feed di Twitter, il profilo Linkedin e altri link a siti di social media dove parlavo ad esempio dei posti che ho visitato viaggiando. Siamo interessati a capire la vera natura dei candidati, come pensano e come si comporterebbero in qualità di colleghi.”

John Fischer, proprietario di Stickergiant.com, rivela che la sua ditta usa un sondaggio on-line per filtrare i candidati. Le domande vengono cambiate a seconda dell’annuncio di lavoro mentre allegare un curriculum è possibile ma non è obbligatorio.

Fischer rivela che ha iniziato a usare questa procedura diversi anni fa quando ha iniziato a ricevere troppi curriculum da candidati che non avevano o le qualifiche o un interesse genuino verso il posto di lavoro.

Il richiedere ai candidati di rispondere ad un sondaggio (quindi di dover faticare un pochino di più) si rivela un ottimo filtro iniziale in quanto solo quelli veramente motivati faranno la fatica.

Un altro esempio di assunzione senza l’uso del curriculum è fornito da IGN Entertainment, una azienda nel settore dei videogiochi, che ha lanciato un programma chiamato Code Foo attraverso il quale insegnava competenze di programmazione a giocatori di videogiochi con poca esperienza al riguardo, pagandoli mentre imparavano.

Invece di chiedere di inoltrare curriculum, l’azienda ha pubblicato una serie di sfide sul suo sito Web con l’obiettivo di valutare la capacità di pensiero dei candidati. Chiese inoltre ai candidati di registrare un video attraverso quale veniva loro chiesto di dimostrare la propria passione per i videogiochi e per i prodotti dell’azienda.

Quasi 30 candidati furono scelti per il programma Code Foo e, dopo sei settimane, sei di loro furono assunti a tempo pieno. Molti degli assunti erano candidati “non tradizionali” che non avevano istruzione universitaria oppure avevano poca esperienza lavorativa.

Greg Silva, il “vice president of people and places” della IGN afferma “se avessimo semplicemente dato un’occhiata al loro curriculum all’inizio della procedura non li avremmo assunti”. La ditta però richiede un curriculum da posti di lavoro più “tradizionali”.

Nonostante tutto la maggior parte delle ditte utilizzano ancora il curriculum come primo passo all’interno della procedura di assunzione. Anche ditte come Google che ha assunto 7000 persone nel 2011 dopo aver ricevuto più di 2 milioni di curriculum.

Todd Carlisle, direttore di ‘staffing’ di Google, afferma però che legge il curriculum al contrario, sostenendo che le prime esperienze di lavoro, gli hobby, le attività non pertinenti al lavoro o il volontariato spesso offrono utili indicazioni su quanto il candidato riuscirà ad inserirsi nella cultura aziendale di Google.

Il mio consiglio?

Continuate a costruire il miglior curriculum possibile ma siate consci di dover creare anche un profilo eccezionale sui social media.

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Comments

  1. Anonimo says

    Sistema molto intelligente, dato che spesso nel CV la gente scrive tante bugie, gonfiando le esperienze lavorative. Se tutti hanno una laurea è ovvio che il valore del titolo perde di valore.

  2. Emil Lazzaroni says

    Il chiedere i curriculum l’ho sempre ritenuto stupido e antiquato e senza senso, una persona non la puoi valutare da un pezzo di carta, come ho sempre considerato abbastanza inutile la laurea, anche se putroppo per fare certi lavori è d’obbligo.

  3. Anonimo says

    Kinninni, hai perfettamente ragione.
    Ma di certo in Italia, dove anche solo ottenere lo scontrino fiscale è una guerra vera e propria, pensi che sia qualcosa di possibile o anche solo plausibile in un arco di tempo adeguato?

    Io sto cercando lavoro, ho tanti anni di esperienza, ma solo il diploma, per fortuna in lingue, ma anche se sono specializzato (appunto con l’esperienza) in informatica, i CV che mando in giro (epurati nel tempo per lasciare solo ciò che sia davvero più significativo) non sono leggibili…
    E così vale per tanti, forse troppi.
    Il CV, come giustamente dice Aldo ogni piè sospinto, è vitale per fare preselezione. Ma non basta MAI.

  4. Anonimo says

    sarebbe ora che cambiasse l’abitudine di non tener conto dei CV di coloro che non hanno ottenuto, per mille motivi, una laurea universitaria.
    “Il pezzo di carta” attaccato al muro non rappresenta in alcun modo l’esperienza nè la qualità professionale del candidato.
    I recruiters dovrebbero puntare più alla persona, alla sua esperienza di lavoro e ai feedback riscontrati dai suoi anteriori datori di lavoro.

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