Prima l’Inghilterra, ora l’Australia
Sara Dapor ha vissuto per un paio di anni in Inghilterra ed ora, dopo una breve pausa in Italia, sta puntando verso l’Australia con il visto vacanza lavoro.
Una volta completati gli studi, hai smesso anche di lavorare in Italia e sei partita per l’Inghilterra nel 2010, perché?
Mi sono laureata a luglio 2009 e per alcuni mesi ho cercato un lavoro che però non ho trovato.
Nel frattempo stavo lavorando alla pubblicazione della tesi, un progetto che purtroppo si è arenato per mancanza di fondi, sia da parte dell’università, sia da parte di alcuni enti a cui mi sono rivolta.
Così ho deciso di fare domanda per il progetto Leonardo, che offre la possibilità di svolgere tirocini di alcuni mesi all’estero.
Sono rientrata in graduatoria e ad aprile 2010, assieme ad altri ragazzi della mia provincia, sono partita alla volta di Brighton. E’ stata un’esperienza bellissima e molto positiva!
Che lavoro hai trovato in Inghilterra e come lo hai trovato?
Durante i colloqui per il progetto Leonardo, ciascuno di noi doveva indicare l’ambito in cui avrebbe preferito fare il tirocinio, nonché accettare o rifiutare la possibilità di lavorare anche in un altro settore.
Il mio obiettivo principale era quello di migliorare il mio inglese e una volta finito il tirocinio, trovare lavoro in Inghilterra e rimanere per almeno un anno.
A me è stato offerto un posto in un’azienda che nelle sue quattro sedi affitta spazi (uffici, scrivanie, aule) ai liberi professionisti e imprese che operano nel sociale (uno stile lavorativo conosciuto come coworking). Ho accettato senza esitazione, non potendo prevedere che poi sarei rimasta nella stessa azienda per un anno e mezzo, poiché terminato il tirocinio sono stata assunta.
Che conoscenza dell’inglese avevi prima di partire?
L’inglese scritto era molto buono: sia al liceo che all’università si punta molto sullo studio della grammatica e la composizione di temi e saggi su argomenti vari. Insomma, sapevo scrivere un saggio sull’effetto serra, ma non sarei stata in grado di andare a comperare il pane!!! Mi mancava la capacità di esprimermi in modo sciolto, usando le espressioni quotidiane.
Quali differenze hai incontrato tra il mondo del lavoro inglese e quello italiano?
Durante l’università ho sempre “lavoricchiato”, quindi l’esperienza inglese non è stato il primo impatto con il mondo del lavoro, anche se è stata sicuramente l’esperienza più duratura. Le differenze sono innumerevoli e ho apprezzato molto l’etica lavorativa inglese: sono generalmente più rilassati, ma allo stesso tempo più produttivi.
Non esistono rigide gerarchie e solitamente si lavora in ambienti informali, dove comunque ci si rispetta. Esiste la meritocrazia: se fai il tuo lavoro come si deve e dimostri di saperti assumere delle responsabilità, anche nel giro di pochi mesi hai la possibilità di cambiare ruolo e stare su un gradino più alto. C’è molta flessibilità, in questo momento limitata a causa della crisi economica.
L’aspetto che più mi ha colpito in positivo, deriva direttamente dalla mia esperienza lavorativa: l’azienda presso la quale ho lavorato rientra nel movimento del coworking, nato qualche anno fa: liberi professionisti che invece che lavorare da casa ed essere quindi isolati, affittano un ufficio o una scrivania in edifici che offrono questa possibilità. In questo modo ciascuno lavora in modo indipendente, ma ha la possibilità di conoscere altre persone, condividere valori, creare sinergie e fare rete.
Nei mesi passati lì ho visto nascere dei progetti molto interessanti, credo che la possibilità di condividere le proprie conoscenze e idee sia importante e possa portare a dei risultati notevoli… tra i quali la nascita di molte amicizie!
Perché sei tornata in Italia alla fine del 2011?
Diciamo che è stata la somma di tutta una serie di fattori a farmi prendere questa decisione: dal punto di vista lavorativo non vedevo più la possibilità di miglioramento, i problemi da risolvere erano sempre tanti e anche il conseguente livello di stress; nell’anno e mezzo passato a Brighton ho conosciuto molte persone e sono nate delle belle amicizie, ma purtroppo per un amico che parte non sempre se ne incontra subito un altro e gli ultimi mesi mi sentivo un po’ sola; l’inverno era alle porte, l’estate non era mai passata per di lì e così ho fatto le valigie!!!
E poi subito verso l’Australia con il visto vacanza lavoro?
Già prima del rientro sapevo che in Italia mi sarei fermata solo qualche mese, il tempo di stare coi miei, rivedere gli amici di sempre, fare un po’ la zia e organizzarmi per una nuova partenza.
L’Australia mi è sempre ispirata un sacco, mi trasmette l’idea di libertà, di un paese accogliente. Così ho fatto richiesta per la Working Holiday Visa e a fine mese ho un volo per Melbourne che mi aspetta!
Cosa speri di trovare in Australia che non trovi in Italia?
Amo l’Italia e l’apprezzo ancora di più soprattutto dopo l’esperienza inglese; siamo un bel popolo, abbiamo una storia lunghissima e ricchissima, abbiamo dei valori in cui crediamo (la famiglia, l’amicizia) e tutta una serie di risorse che se usate sapientemente potrebbero arricchirci… ma è un Paese fermo, che non offre possibilità ai giovani, in cui la giustizia ha perso il proprio valore e l’integrazione è lontana anni luce.
In Australia spero soprattutto di poter lavorare e di lasciarmi affascinare dalla natura, che chi ci è stato mi dice essere incantevole (e molto rispettata!!!) So che all’inizio non sarà facilissimo e ci vorrà un po’ di tempo per ambientarsi e anche se mi tremano un po’ le gambe, so che è stata la scelta giusta!
Consigli per quello che riguarda i preparativi di partenza verso l’Australia per chi sta pensando allo stesso percorso?
Ecco qualche consiglio pratico!
La richiesta del visto si fa direttamente on line sul sito del governo australiano.
Sono necessari il passaporto e la carta di credito, il visto costa circa 225euro.
La risposta si riceve direttamente via e-mail, nel giro di qualche ora o al massimo una settimana.
Tra l’Italia e l’Australia esiste una convenzione per l’assicurazione sanitaria di base: dura sei mesi dalla data d’ingresso e va richiesta alla propria Azienda Sanitaria di riferimento. Una volta arrivati in Australia è necessario recarsi presso un centro Medicare per avere la tessera sanitaria. Non ci sono vaccinazioni obbligatorie da fare prima della partenza. Per il biglietto aereo io mi sono rivolta a un’agenzia e rifarei questa scelta!
A questi pochi, fondamentali ingredienti vanno aggiunti “pochi grammi di coraggio” e un “in bocca al lupo” a tutti coloro che hanno diretto la propria rotta Down Under!
Grazie Sara ed in bocca al lupo in Australia!


