Due cuori e una pousada in Brasile

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Umberto ed Ilaria ci descrivono il percorso che li ha portati ad aprire una pousada in Brasile.

Intervista di Stefano Frigerio (@StefFrigerio)

Le conversazioni con Umberto sono di quelle che funzionano meglio davanti ad una noce di cocco e con Jack Johnson allo stereo.

Umberto è un vero esperto di spiagge bianche e paradisi tropicali.

Ho avuto il piacere di conoscerlo in Australia, di incrociarlo a Milano ed ora la fortuna di rivederlo in Brasile nella regione del Rio Grande do Norte.

Umberto e la sua compagna di vita Ilaria hanno aperto da poco più di un anno la Pousada Ihla do Vento, un albergo a conduzione familiare, a Sao Miguel do Gostoso nel nord-est brasiliano.

Sao Miguel do Gostoso, o più semplicemente Gostoso è un villaggio di pescatori di 10.000 anime e nonostante sia uno dei migliori spot sudamericani per gli sport di vento, permane in una fase primitiva di sviluppo turistico. A quattro ore da Fortaleza ed a un centinaio di chilometri da Natal, Gostoso passa quasi inosservato tra le tante destinazioni del nord del Brasile.

Umberto non ci ha messo molto ad innamorarsene.

Nato 31 anni fa a Belo Horizonte, capitale dello stato di Minais Gerais, da padre italiano e madre brasiliana, Umberto possiede una abbronzatura invidiabile e la doppia nazionalità.

Per questo motivo non ha dovuto affrontare problemi burocratici e linguistici, da sempre i maggiori deterrenti per i connazionali desiderosi di investire in un’attività all’estero.

Per tutti coloro che non godano dei suoi stessi privilegi, non resta che sognare con la sua fuga, una storia particolarmente interessante e degna di essere raccontata.

Caro Umberto, sei nato a Belo Horizonte ed ora ti ritrovi all’estremo opposto del Brasile dopo un viaggio intorno al mondo, come ci sei arrivato?

La mia infanzia è divisa tra Brasile, Milano dove mi sono trasferito ai 3 anni ed Uruguay in cui ho vissuto 2 anni e mezzo. Le superiori le ho frequentate a Santiago, Cile e dopodiché mi sono iscritto ad ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Milano.

Quando i miei coetanei faticavano con l’inglese io parlavo fluentemente spagnolo, portoghese. Durante il secondo anno di università ho vinto una borsa di studio per studiare un anno alla Universidad Catolica di Santiago, sempre in Cile, e mi sono finalmente laureato a Milano nel 2004. Dopodiché ho lavorato per una impresa di telecomunicazioni francese ed una canadese.

Continuo ad essere sicuro di avervi conosciuto sulla spiaggia di Bondi Beach.

Trasferirsi in Australia è sempre stato il sogno di Ilaria e dopo la sua laurea in biologia, ho mollato il mio lavoro e siamo partiti per Sydney.

Abbiamo trovato facilmente lavoro in un ristorante italiano a Bondi e nell’arco di 6 mesi siamo riusciti a mettere da parte un gruzzoletto che ci è servito per girare la east e la west coast australiana e la Tasmania.
Scaduta la working holiday visa annuale abbiamo rifatto le valigie e siamo partiti per il sud est asiatico e lo abbiamo girato per tre mesi. Indonesia, Laos, Singapore, Vietnam e Thailandia.

Arrivati alla tappa finale, nella splendida Phi Phi Island (l’ isola del film di Leonardo Di Caprio ‘The Beach’, ndr) abbiamo trovato, grazie alla buona conoscenza dell’inglese e dell’italiano, un lavoro in un resort dell’isola. Mentre io mi occupavo di marketing ed aiutavo alla reception Ilaria lavorava come responsabile del ristorante.

Dopo quattro mesi stupendi siamo ritornati in Italia.

Il sogno di aprire un’attività in Brasile sfruttando il mio doppio passaporto era già vivo dentro di noi si è nutrito dell’esperienza maturata sul campo. La destinazione era l’unico punto interrogativo.

Come si prende una decisione così importante?

Una volta tornati in Italia abbiamo navigato il web per mesi cercando terreni, stabili in vendita, in una ricerca tanto frustrante quanto infruttuosa.

La scelta migliore è stata quella di partire per il Brasile e cercare in loco. Con Ilaria abbiamo viaggiato lungo la costa brasiliana fino a quando ci siamo imbattuti in Sao Miguel do Gostoso.

Riscontrata l’impossibilità economica di comprare uno stabile già edificato, ci siamo orientati sull’acquisto di un terreno ed abbiamo trovato il lotto perfetto, di proprietà di un pescatore locale. Con l’incasso è riuscito a comprare una barca nuova e costruire un ristorantino sulla spiaggia.

 

Ihla do Vento Pousada

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Senza dubbio. In tutto ciò Toinho è diventato un buon amico e Sao Miguel do Gostoso ci ha guadagnato tre cittadini felici. L’emozione di costruire mattone per mattone con Ilaria è qualcosa di difficile da descrivere. La Ihla do Vento ha aperto dopo tre mesi di lavori intensi in cui abbiamo costruito la cucina, i primi tre bungalow e la nostra casa; una volta inaugurata l’attività sono serviti altri tre mesi per terminare la seconda ala e la piscina.

Chi è il vostro cliente tipo?

La quasi totalità dei nostri clienti è fatta di sportivi. Durante l’alta stagione, da ottobre a marzo, la maggior parte sono tedeschi, seguiti da italiani ed olandesi. Nella bassa stagione la fanno da padrone i brasiliani degli stati del Sud.

Non posso chiederti se ti manca casa, data la tua storia di globetrotter, ma senti la mancanza dell’Italia? Ed ogni quanto tornate a Milano?

Gli amici più cari ed i familiari li sentiamo in Skype e con Facebook le distanze diminuiscono sensibilmente. A costo di essere banale, ammetto che ciò che mi manca di più è il cibo.

È difficile trovare prodotti importati ed ancor di più portarne dall’Italia. Attraversare la frontiera con un chilo di formaggio grana è una vera impresa, mentre abbiamo avuto più fortuna con le macine (i famosi biscotti alla panna, ndr), i doganieri brasiliani non li conoscono ancora. Torniamo in Italia una volta all’anno per un paio di mesi tra aprile e maggio durante la bassa stagione turistica, ci diamo il cambio con i miei genitori e loro assicurano che l’isola del vento non chiuda mai.

 

Gostoso

Gostoso

Io (Stefano) ho passato quattro giorni nella Pousada, di passaggio tra la splendida Pipa e l’altrettanto celebre Jericocoara, ma avrei voluto starci più a lungo.

Il piatto forte della casa è il Kite-surf, il vento costante fra i quindici e venticinque nodi e l’acqua piatta vicino alla riva esaltano le doti dei freestylers e facilitano i principianti. Le numerose scuole forniscono attrezzatura e lezioni per tutti i livelli, ed un gioioso punto di ritrovo.

Dopo una sessione di kite è d’obbligo un Açai, una bacca della Amazzonia, schiacciata e servita con miele di palma, muesli e banana, meglio ancora se sciacquato con una lattina di guaranà.

Una bomba energetica che vi terrà accesi per tutto il pomeriggio. Se è difficile giocare a frisbee a causa del vento, le racchettone ed il pallone sono distinte possibilità e per completare una squadra non mancano mai i ragazzini locali.

Proprio come nei film, sono velocissimi col pallone tra i piedi, antepongono il dribbling al passaggio ed il loro giocatore preferito è sempre, nostro malgrado, Roberto Baggio.

Sport a parte, è vivamente consigliato il noleggio di dune-buggy. In altre destinazioni è impossibile affittarle senza una guida locale mentre qui potrete mettervi al volante, con prudenza, e perdervi tra dune e spiagge a perdita d’occhio prima di incontrare un villaggio di pescatori.

Gostoso rappresenta il Brasile di trenta anni fa: lontano dal boom economico e dal consumismo esasperato di Rio e Sao Paulo, baciato da perfette condizioni climatiche ed impreziosito da una popolazione estremamente socievole.

La crescita del movimento-kite e le aggressive campagne di marketing del governo brasiliano finiranno per trasformarlo in una destinazione mainstream molto presto.

Passate di qui prima che ci arrivino McDonald’s e Hertz.

Spegnete il cellulare e toglietevi l’orologio.

Lasciatevi cullare dal vento che qui non manca proprio mai.

Umberto ed Ilaria penseranno al resto.

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