Se vali, lavori come musicista a Londra

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Emilio Merone è un musicista che si è trasferito a Londra dopo aver cercato per 15 anni di crearsi una carriera ed un futuro in Italia.


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Ci descrivi il tuo passato lavorativo in Italia?

Sono diplomato al conservatorio in pianoforte classico, ma contemporaneamente ho approfondito anche piano jazz seguendo diversi seminari con i più grandi pianisti italiani.

Subito dopo aver conseguito il diploma mi sono trasferito a Roma, dove è cominciata attivamente la mia carriera.

Ho insegnato nelle più prestigiose scuole della capitale, ho scritto libri, ho inciso CD in Italia e all’estero, ho fatto tournée, musicals, festivals, televisione, cover bands e progetti miei di musica originale.

Ho collaborato con tanti grandi musicisti tra cui Antonio Sanchez, Scott Colley, Jaques Morelenbaum, Marcelo Costa, Gigi Proietti, Bruno Tommaso, Fabrizio Bosso, Javier Girotto, Aida Cooper, Kate Robbins, Ezra Williams, Neri per Caso, Fabrizio Cardosa, Fabio Tullio, Eddy Palermo, Claudio Corvini, Lillo e Greg, Sandy Muller…

Ho anche fondato un’etichetta! Ma sto per chiuderla per le insopportabili e ingiustificate tasse che ci impone il nostro amato paese.

Quali sono le attuali opportunità di lavoro per un musicista in Italia?

Oramai nessuna, se non l’insegnamento.

L’arte e la cultura in generale nel nostro paese sono considerate le prime discipline di cui si può fare a meno, assieme alle istituzioni che le rappresentano. A mio avviso i fattori che hanno determinato questo decadimento verticale sono due.

Il primo è la normale curva che seguono le più grandi civiltà: ad un passato estremamente brillante segue inevitabilmente un futuro buio. E gli esempi sono tanti: i Maya, gli egiziani, i greci (!)….e noi!

Al contrario popoli ritenuti arretrati, e con un passato non paragonabile alle civiltà sopracitate, tendono sempre ad un naturale miglioramento evolutivo: India, Polonia, Brasile, Cecoslovacchia, Russia, ecc.

Il secondo fattore è il programmato abbrutimento che il nostro governo, da una ventina d’anni a questa parte, ha attuato in modo certosino con tutti i mezzi a sua disposizione: televisione, radio, pubblicità, tagli a tutto ciò che è cultura, programmi scolastici ridotti all’osso (con nozioni pilotate a dovere).

Perché tutto questo? E’ semplice, più si è ignoranti e più è facile essere pilotati. L’ignoranza porta all’isolamento (divide et impera), all’insicurezza, alla impossibilità di formulare un pensiero proprio scevro da ogni influenza esterna.

Tutto ciò ha portato negli anni ad una totale mancanza di richiesta culturale o artistica. Oramai i più grandi musicisti del nostro paese sono costretti a percepire paghe a dir poco ridicole (e sto parlando delle grandi produzioni) con cui a stento riescono a provvedere alle più elementari e vitali necessità.

I pochi che lavorano sistematicamente si tengono stretti i loro amici e i loro “giri” in perfetto stile italiano, occupando i cartelloni dei festivals con le solite minestre riscaldate e determinando una sempre minore affluenza ai concerti.

Per fortuna ci sono le scuole che, paradossalmente, prolificano: da esse escono musicisti anche pregevoli ma dal futuro assolutamente incerto. In realtà la cosa si può spiegare in parte anche grazie al fatto che trasmissioni-spazzatura infondono nei ragazzi più giovani il mito del facile raggiungimento della notorietà senza dover per forza studiare (basta essere bello o tatuato o gay o non vedente o matto o appariscente), per cui molti si iscrivono a queste scuole ma dopo un anno, dopo aver capito che studiare musica è una cosa seria, che richiede impegno, abbandonano. Il ricambio è però continuo.

Per non parlare delle produzioni televisive. Le orchestre sono una rarità e quando ci sono fanno capo al “mafiosetto” di turno, musicista anche lui, che “appalta” i posti da orchestrale imponendo una vera e propria tangente! Chiaramente parliamo di una paga già ridicola (50-80 euro a puntata) che viene in tal modo ulteriormente decurtata. Potrei andare avanti per intere pagine a parlare del “sistema” italiano, in ogni suo settore. Se volete facciamo un’intervista a parte!!!

Queste sono le opportunità di un musicista in Italia.

Ho mai parlato di ricerca spirituale dell’artista in queste righe?

Perché il salto verso Londra?

Ho cominciato a collaborare un paio d’anni fa con una cantante di Londra, Kate Robbins, con cui ho registrato un CD agli Abbey Road Studios e in seguito vari concerti di presentazione del disco.

Avevo già in animo da qualche anno ad andar via dall’Italia (dopo 15 anni di inutili lotte) ed ero indeciso tra Berlino, New York, Londra, Amsterdam e Los Angeles, poi ho pensato al mio pessimo inglese e la scelta è stata naturale. Londra rimane comunque un punto di partenza, non so cosa deciderò di fare in futuro. Anche questo mi tiene vivo.

 

Londra su Italiansinfuga

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Come si trova lavoro come musicista a Londra?

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Credo che il modo migliore sia quello di farsi vedere il più possibile nei posti giusti, poi dipende anche dal tipo di musica che si suona: ad esempio se si aspira ad essere tournista conviene fare tante jam-sessions, e qui tutti i giorni se ne fanno in vari locali, spesso frequentati da grandi artisti o produttori.

Se si aspira a scrivere musiche per film o sonorizzazioni in genere, conviene fare audizioni o tempestare di mail le case di produzione…e qui rispondono tutte!!! Se si ama il musical, questa è la patria. Se si vuole insegnare, basta fare le application forms che ogni scuola ha nella sezione “vacancies”. Ma in primis… avere una conoscenza dell’inglese più che accettabile, l’ho imparato a mie spese purtroppo!

Poi ci sono tanti siti di offerte di lavoro prettamente artistiche, io sono iscritto a uk.music-jobs.com che funziona bene ed è serio, costa 60 sterline all’anno oppure 15 al mese, ti arrivano le offerte di lavoro via mail.

Riesci a fare un confronto tra la realtà lavorativa italiana e quella britannica?

Già è possibile dedurne la risposta avendo letto quanto scritto sopra, aggiungo solo che qui se vali lavori, senza dover conoscere lo zio del fratello del cugino del tuo datore di lavoro! Ad ogni colloquio o audizione che ho fatto, ho trovato sempre persone che sapevano tutto su di me: curriculum, registrazioni, didattica, pubblicazioni ecc. Qui ancora pensano che se sai fare bene il tuo lavoro si arricchisce in tutti i sensi la loro struttura o gruppo in cui sei inserito… pensa che matti!

La musica è considerata una cosa seria e degna di enorme rispetto, come l’arte in genere. In Italia negli ormai rarissimi locali dove si fa musica, il concerto è quasi un fastidio per chi vuole mangiare o bere in santa pace, a meno che non si parli di teatri o di auditorium (sempre più vuoti). Qui invece in qualsiasi location si faccia musica, la gente non perde una sola nota, perché è lì apposta! Nel bilancio settimanale londinese delle persone comuni (di qualsiasi età e classe economica) il teatro o il concerto occupa lo stesso spazio del cibo. Nessuno ne fa a meno.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Di farlo subito! Studiare bene la lingua del posto, mettere da parte qualche soldino per l’inizio, e non rimanere chiusi nel proprio modo di vedere le cose. Bisogna adattare il proprio punto di vista alla mentalità del luogo che ti ospita, altrimenti è inutile muoversi da casa.

Hai siti web da consigliare a chi sta cercando contatti dall’Italia?

Come dicevo prima, anche in questo caso dipende dal tipo di musicista che sei, comunque posso consigliare in generale siti come uk.music-jobs.com o anche www.starnow.co.uk, oppure siti-vetrine (tipo myspace per intenderci) come soundcloud.com o wrongplanet.co.uk e naturalmente il proprio canale youtube. Il concetto è quello di essere sempre rintracciabile nel modo più veloce ed essere visibile il più possibile, poiché nel posto in cui vai nessuno sa ancora che ci sei!

Grazie Emilio ed in bocca al lupo!

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