SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato?

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E’ da sfigati laurearsi a 28 o più anni?

Ha suscitato molta discussione una frase del viceministro del lavoro Michel Martone che riporto come pubblicata dal Corriere della Sera “Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 annisei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale seibravo e che essere secchioni è bello, perchè vuol dire chealmeno hai fatto qualcosa”.

Il viceministro ha poi chiarito il significato sul suo blog.

Università su Italiansinfuga

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Premetto che secondo me ognuno è libero/a di frequentare l’università seguendo il percorso che interessa loro sia per ciò che riguarda il cosa studiare ed il come studiarlo.

Dal punto di vista di chi visita Italiansinfuga, vorrei fornire la prospettiva di un potenziale datore di lavoro all’estero per quello che riguarda il finire l’università in dieci anni.

Tale datore di lavoro non saprà come funziona l’università in Italia.

Voi lo sapete e tutto vi sembra ovvio.

Chi legge il vostro CV in Inghilterra, Germania o Svezia rimarrà perplesso.

Come ha fatto Mario Rossi ad impiegare 10 anni a diventare ingegnere quando tutti i John Smith che incontro hanno impiegato molti meno anni?

Ricordatevi che chi legge il vostro CV gli dedica solo pochi secondi per decidere se cestinare o meno. Qualsiasi cosa crei un ostacolo sul CV diminuisce le probabilità che venga inserito nel gruppo di quelli che verranno invitati alla fase successiva di selezione. Soprattutto quando ci sono decine o centinaia di candidati disponibili.

Il dover capire il perché vi siete laureati dopo i 28 anni è un ostacolo.

Dovete quindi prepararvi a spiegare come mai ci avete messo, dal loro punto di vista, così tanto.

È possibile che abbiate dovuto lavorare per mantenervi durante gli studi. Questa è un’ottima spiegazione perché dimostra che avete la giusta motivazione e la capacità di gestire priorità multiple.

L’unico problema è che la coetanea danese forse ha anche lei lavorato durante gli studi ed è comunque riuscita a laurearsi in quattro anni. Poi lei ha iniziato a lavorare dopo gli studi ed è in grado di offrire 5 anni di esperienza lavorativa che voi non avete. Per competere con una candidata del genere dovete essere in grado di offrire qualcosa di speciale dal punto di vista accademico ma 5 anni di esperienza lavorativa in più sono difficili da battere con la sola esperienza accademica.

Io ho finito gli studi in Italia 20 anni fa quindi non so se funziona ancora cosi ma è possibile che voi vi stiate laureando più tardi perché non avete accettato voti bassi per non rovinare la media.

Ribadisco, ognuno è libero di studiare come vuole e se il voto finale è importante per voi, fate bene a rifiutare.

Ciò è però molto più difficile da spiegare al datore di lavoro all’estero perché dal punto di vista economico non è molto razionale. Rinunciare a mesi/anni di salario come lavoratore una volta laureato per ottenere un voto finale più alto? Quanto vi costa quel extra punteggio?

Il voto finale può essere importante per il primo tipo di lavoro che trovate ma non sempre. Dopo un paio di anni nel mondo del lavoro il fatto che vi siete laureati a pieni voti non importa più di tanto. Quello che importa è quello che avete dimostrato dal momento in qui iniziate a lavorare.

Se state studiando come veicolo per entrare nel mondo del lavoro estero chiedetevi se dal punto di vista economico èvalido impiegare il doppio degli anni per laurearsi, rinunciando cosi al salario mensile che otterrete quando impiegati.

Voi assumereste qualcuno che poi magari prende lo stesso tipo di decisioni all’interno della vostra azienda?

Magari qualcuno che completa un progetto utilizzando il doppio del tempo e del budget rispetto al collega della scrivania a fianco?

Se invece avete impiegato dieci anni a laurearvi perché non avevate voglia di studiare allora diventa proprio difficile spiegarlo.

Magari ritenete che tutto ciò non sia giusto e che i datori di lavoro all’estero debbano comprendere meglio le vostre ragioni.

Giusto o sbagliato, funziona così quindi lamentarsi non serve a più di tanto.

In questo contesto , il mio consiglio è quello di finire l’università il più velocemente possibile.

Soprattutto perché tre quarti di voi hanno risposto a questo sondaggio dicendo che se potessero tornare indietro cambierebbero percorso di studi.

Se esiste la possibilità che state studiando un qualcosa di “sbagliato” è meglio concludere in fretta, imparare dagli errori ed indirizzarsi verso un futuro diverso.

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commenti


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  • Carlo

    Non fa una piega, pienamente daccordo. Mi chiedo in quest’ottica come viene valutato all’estero il fatto di avere un dottorato. Nel mio caso uscirò a 28 anni ad avere un dottorato di ricerca in ingegneria. Pesano di più gli anni di lavoro persi (e la mancata esperienza lavorativa) o l’esperienza maturata durante il PhD?

    Grazie,


    Carlo

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Premetto che non ho esperienza diretta di dottorato ma penso e spero che 28 anni ed un dottorato siano più nella norma ed il dottorato di per sè apra porte leggermente diverse dal percorso di studi più breve

  • cla89

    Sono d’accordo! Ma ci sono casi e casi! Io sono un caso anomalo! Scartato ai test d’ingresso alla fine ho cambiato strada e in due anni e mezzo mi sono preso una triennale in Relazioni Internazionali. Ora ho deciso di riprovarci…finirà a 28 anni sono forse sfigato? SInceramente non credo….forse se le università fossero a libero accesso e non ci fossero tanti altri impicci come baronie varie….forse allora potrebbe fare un discorso di questo tipo!

  • Mick

    E se uno ha avuto una malattia grave per molti anni ma non ha mai mollato l’università e si laurea dopo i 28 anni che fa si spara alla testa?

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Certo che no! Anzi la spiegazione dimostrerà perseveranza e determinazione che saranno valutate positivamente

  • http://www.facebook.com/elisabettas1 Elisabetta Spiga

    Perché non ci chiediamo come mai in Italia sono tantissimi a laurearsi dopo i 28 anni?
    Gli studenti Italiani sono tutti (salvo sporadiche eccezioni) pigri,mammoni e “bamboccioni”?I
    Non credo!
    Analizziamo l’università italiana,soffermiamoci sulla sua organizzazione e poi possiamo parlare di “SFIGATI”

  • http://www.facebook.com/elisabettas1 Elisabetta Spiga

    Michael Martone, nato nel 1974, nonché figlio di Antonio Martone ( avvocato della Cassazione) si è laureato in Giurisprudenza nel 1997 e dopo soli 3 anni nel 2001 era già Associato, per diventare Ordinario di Diritto del Lavoro nel 2005. Senza togliere merito alcuno alla sua intelligenza, vorrei capire, i tempi burocratici per i concorsi universitari hanno tempi diversi a seconda del candidato o è successo quello che pensano tutti ?

  • dom

    Salve Aldo,
    io terminerò gli studi in economia alla veneranda età di 32 anni.
    Ho impiegato esattamente 6 anni per laurearmi, svolgendo contemporaneamente 2 lavori.
    Scoprire oggi che per la società italiana dovrei considerami uno sfigato senza possibilità di appello, vanifica i miei sacrifici e rende la cultura una semplice merce soggetta a scadenza!
    Cosa ne pensi? Trovi riscontri dello stesso tipo all’estero?
    Grazie

    Uno sfigato

  • Laura

    Anch’io mi sono laureata in giurisprudenza (vecchio ordinamento) a 23 anni come Martone, una delle prime di tutto il corso, ma nessuno mi ha mai offerto nulla…in Italia almeno… all’estero (dove una laurea in legge italiana non dovrebbe contare molto) ho invece avuto, paradossalmente, molte più offerte e riconoscimenti….

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=100001556395018 Vale Turchi Giannattasio

    Quanti errori che si fanno nella vita….mi sono laureata in Ing. per l’ambiente ed il territorio a 26 anni (triennale ahimè) perché ormai non mi piaceva più questa facoltà…potessi tornare indietro studierei lingue…

  • http://www.facebook.com/profile.php?id=100001556395018 Vale Turchi Giannattasio

    Vorrei aggiungere che forse se l’università italiana funzionasse meglio non ci sarebbero così tanti fuoricorso…non ho mai sentito che per prendersi un esame sia necessario fare 3 progetti, scritto e orale (e non è l’unico)…non considerando tutte le “visite” ai professori, i quali danno gli appuntamenti e poi non si fanno trovare!

  • marco

    secondo me occorre precisare molto attentamente:
    - uno studente che fa di “mestiere” lo studente non può laurearsi a 28 anni non avendo fatto altro nella vita, altro che bamboccione! a quell’età come minimo devi avere il PhD!!!
    - uno che lavora e si mantiene gli studi anche se si laurea a 40 anni secondo me è un plus invece, quanti sono disposti a tornare su libri per migliorare la propria posizione lavorativa, o anche solo per cultura personale?
    Io mi sono inscritto all’università a 25 anni ed in 34 mesi ho fatto la triennale in ingegneria, sono stato il primo a laurearmi dei miei coscritti, ed alcuni esami in più li ho fatti per cultura personale, ciononostante in Italia questo non viene preso minimamente in considerazione… guardano solo il voto finale e la data

  • Jacopo

    Lavoro in uk da poco e la mia collega assunta come graduate ha 24 anni, due anni di exp e una laurea triennale. Io a 24 avevo finito di studiare (ls). la magg
    parte dei miei colleghi hanno iniziato a lavorare a 21 22 anni (ingegneri) ergo se si vuole tenere testa ai colleghi stranieri e’ meglio farsi il mazzo perche ci mangiano in testa !

    A 28 anni sono gia in posizioni di responsabilita, magari con un mutuo e una famiglia in cantiere, non di certo a fare gli aperitivi universitari!

    Sveglia italiani, siamo INDIETRO !

  • Stefano Magistri

    Centrato il punto!

    Il sistema della valutazione, e quindi del voto finale, e’ qualcosa che risulta difficile spiegare a chi non conosce il sistema.

    Ricordo una sera in un pub sotto casa mia a discutere di questo con il mio coinquilino Ucraino. Di fronte a noi c’era la lavagna e il gesso e mi sono messo a disegnare/spiegare come si prende la laurea (somma di CFU pari a 180 per me) e quanto un esame, oltre ad avere un peso (in CFU per l’appunto), viene anche valutato in un sistema di punteggio in 30esimi.

    Dopo un’oretta a scarabocchiare sulla lavagnetta segna punti del pub, mentre Oleg strabuzzava gli occhi e mi chiedeva delucidazioni come un forsennato, ero finalmente giunto al termine e lui sbigottito finisce di bere la sua birra e si rivolge a me affermando:

    “Ah già! Sempre per quella storia che in Italia e’ tutto dannatamente complicato”!

  • Bomb Jack

    …dato quanto detto nell’articolo: uno che probabilmente si laureerà a 30 anni (ahimè) e che vuole trasferirsi all’estero, cosa deve pensare riguardo il venire preso in considerazione per un lavoro (cioè quindi la concreta possibilità di vivere nel luogo ed emigrare)??
    Si deve impiccare, pensando che non potrà mai andaare da nessuna parte?

  • Scettico

    Per non parlare delle sedi “di comodo” in cui è andato a prendere l’abilitazione… Anche un idiota si insospettirebbe. Per carità, tutto legale (purtroppo), ma povera italia (minuscolo)…

  • Scettico

    Se quel figlio di papà avesse dovuto cercarsi un lavoro come noi comuni mortali, eventualmente fino al punto di emigrare all’estero, dubito fortemente che avrebbe accumulato tutti quei privilegi in così poco tempo. Tipico rappresentante di una classe politica cialtrona!

  • http://aspirantepoliglotta.com/ Daphnae

    Nella mia esperienza di ricerca di lavoro all’estero vi garantisco che a nessun datore di lavoro è mai venuto in mente di guardare il voto di laurea… è del tutto irrilevante… Sono d’accordo con Aldo: tra laurearsi in 3 anni con 90 e laurearsi in 4 con 110 e lode, sceglierei di certo la prima. Considerate anche che all’estero per laurea intendono i 3 anni, nessuno si aspetta che studiate per 5 anni se non avete intenzione di continuare a lavorare in ambito accademico. Nella mia azienda un sacco di ruoli importanti sono ricoperti da gente che non ha nemmeno la laurea eppure è molto in gamba… Alla fine dei conti contano cento volte di più le doti personali e le esperienze pregresse.

  • http://www.aspirantepoliglotta.com/ Daphnae

    Nella mia esperienza di ricerca di lavoro all’estero vi garantisco che a nessun datore di lavoro è mai venuto in mente di guardare il voto di laurea… è del tutto irrilevante… Sono d’accordo con Aldo: tra laurearsi in 3 anni con 90 e laurearsi in 4 con 110 e lode, sceglierei di certo la prima. Considerate anche che all’estero per laurea intendono i 3 anni, nessuno si aspetta che studiate per 5 anni se non avete intenzione di continuare a lavorare in ambito accademico. Nella mia azienda un sacco di ruoli importanti sono ricoperti da gente che non ha nemmeno la laurea eppure è molto in gamba… Alla fine dei conti contano cento volte di più le doti personali e le esperienze pregresse.

  • http://www.facebook.com/elisabettas1 Elisabetta Spiga

    Direi a tal punto laureatevi all’estero e non in Italia!

  • erdompie

    martone non ha tutti i torti in fondo, tolti phd (dottorati di ricerca), laurearsi dopo i 25 secondo me è un pò inutile..

    inizi l’università a 19 più tre anni di triennale, più 2 di specialistica, più un anno di eventuale perdite di tempo o anno sabbatico o altro ancora e sei a 25…26 se consideriamo giurisprudenza e medicina, o comunque facoltà in cui laurearsi in tempo è una mezza impresa…

    trovo un pò inutile fare paragoni con l’estero, in UK l’università si inzia a 18 anni e la specialistica dura solo un anno, per forza che a 22-23 anni possono già iniziare a lavorare..

  • http://www.facebook.com/elisabettas1 Elisabetta Spiga

    Vi sono anche quelle che licenziate dopo il primo figlio sono tornate all’università per avere un’altra chance.

  • Luca

    Il consiglio di finire l’università il più velocemente possibile è senz’altro tra i più azzeccati. Io ho impiegato 12 anni per ottenere la laurea in Ingegneria Meccanica (vecchio ordinamento) all’Università di Bologna. Ci ho messo effettivamente un po’ più della media (molteplici interessi, disorganizzazione, ecc.), ma vi assicuro che sono ben pochi quelli che si sono laureati in meno di 8 anni. Carriere fulminee invece per i miei colleghi che andavano in Germania, Romania, Spagna per l’Erasmus a sostenere gli esami più impegnativi: Scienza delle Costruzioni, Costruzione di Macchine, Tecnologia Meccanica, giusto per citarne alcuni. Con il “Bologna Process” c’è stato uno scadimento generalizzato di quasi tutti i corsi di laurea, ma il vecchio ordinamento ha ben poco da farsi invidiare dai colleghi stranieri, anzi. Dover poi spiegare il perché, un italiano si affacci al mondo del lavoro intorno ai 30 anni è spesso un problema. Ma superato l’enorme scoglio dell’ingresso nel mondo del lavoro, la laurea italiana, soprattutto se conseguita con il vecchio ordinamento, garantisce ancora ottime opportunità ovunque.

  • Bomb Jack

    …non era una domanda retorica: davvero vi chiedo cosa dovrei fare o pensare.
    Chi già è in una situazione del genere, ciò ch’è fatto è fatto, come deve comportarsi?

  • Scettico

    per “ovunque” intendi all’estero, vero? In caso contrario, permettimi di dissentire con fermezza… Eccetto poche categorie (gestionali, parte dei meccanici, più qualche caso isolato qua e là), le altre lauree in ingegneria stanno diventando pezzi di carta perfettamente inutili all’interno di un mercato del lavoro che non esiste, e di una “ricerca” troppo ancorata al nepotismo e alla gerontocrazia. Per non parlare degli stipendi (di lavoratori dipendenti), che sono ridicoli rispetto al trattamento economico che vedo, ad esempio, negli USA. D’altra parte, se così non fosse, non si capisce come mai molti “Italians in fuga” abbiano proprio la laurea in ingegneria.

  • Bomb Jack

    …non era una domanda retorica: davvero vi chiedo cosa dovrei fare o pensare.
    Chi già è in una situazione del genere, ciò ch’è fatto è fatto, come deve comportarsi?

  • Bomb Jack

    …non era una domanda retorica: davvero vi chiedo cosa dovrei fare o pensare.
    Chi già è in una situazione del genere, ciò ch’è fatto è fatto, come deve comportarsi?

  • Gabri

    Ma ancora con questa balla dello studente lavoratore?? Fate due conti..se uno si iscrive a 19 anni, si sarebbe dovuto laureare a 23 (Vecchio ordinamento) o a 24 (Specialistica). Dunque quale lavoro giustifica un ritardo di 4/5 anni…mi pare davvero troppo per poi lamentarsi che non si trova lavoro….Diciamo le cose come stanno…Ma all’estero nessuno lavora studiando?
    Magari chi si laurea a 28 non è uno sfigato, ma non è neanche uno che si merita un posto di lavoro, quando ci sono frotte di persone (all’estero e non) che gli stanno davanti professionalmente.
    Semplice.

  • Paolo2

    Ma ancora con questa balla dello studente lavoratore?? Fate due conti..se uno si iscrive a 19 anni, si sarebbe dovuto laureare a 23 (Vecchio ordinamento) o a 24 (Specialistica). Dunque quale lavoro giustifica un ritardo di 4/5 anni…mi pare davvero troppo per poi lamentarsi che non si trova lavoro….Diciamo le cose come stanno…Ma all’estero nessuno lavora studiando?
    Magari chi si laurea a 28 non è uno sfigato, ma non è neanche uno che si merita un posto di lavoro, quando ci sono frotte di persone (all’estero e non) che gli stanno davanti professionalmente.
    Semplice.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    continuare a cercare ma conscio che potrebbero esserti fatte certe domande ed e’ bene avere la risposta pronta. Magari la ricerca lavoro prendera’ un po’ piu’ di tempo, magari no, ci sono tantissime variabili e l’eta’ di conseguimento della laurea e’ solo una di quelle. Perseverare! In bocca al lupo!

  • http://twitter.com/Faz_Cirri Faz_Cirri

    Io mi sono laureato sulla soglia della sfiga diciamo (28 anni), e ho subito identificato l’errore nel primo anno e mezzo di università dove (ebbene sì, è inutile girarci intorno) ho cazzeggiato e questo mi è costato parecchio per la triennale (presa con un votaccio).
    Parlandone con i miei mi hanno convinto ad andare avanti, ho lavorato 6 mesi in uno studio di architettura (a progetto) e nelle specialistiche ho preso 3 borse di studio di cui 2 come collaboratore alla docenza e 1 valida per la tesi all’estero e ho chiuso tutto “in tempo” (relativo al biennio) senza mai fare un giorno di ferie e laureandomi col massimo.
    Ho adorato la facoltà e l’unica cosa che non rifarei sono quei mesi in cui ho fatto il pirla.

    Tutto questo per dire che Martone non ha detto una cosa sbagliata, lo ha fatto generalizzando, ma spesso le persone cercano degli alibi, io non l’ho fatto e so che dovrò ruscare parecchio per rimettermi in pari in un settore (quello dell’architettura) e in un periodo di pessima situazione economica.

    Il mio consiglio è quello di perseverare se piace una cosa e di non mollare, ma di restare comunque obbiettivi su quello che si è fatto.

  • http://twitter.com/Faz_Cirri Faz_Cirri

    aggiungo anche che in brasile la domanda sul perchè ero in ritardo con l’università me l’hanno fatta…

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    e cosa gli hai detto? :-)

  • http://www.facebook.com/faz.cirri Fabio Cirrincione

    era una conversazione informale con un ingegnere (ho fatto lo stage come architetto presso una ONG): gli ho detto che i primi anni non sono stato uno studente modello…

    la sua risposta: “come me allora!” (i brasiliani riescono sempre a metterti di buon’umore).

    Comunque ho poi fatto vedere il CV all’uficio stage and job del politecnico di torino, ci lavora una ragazza che faceva selezione del personale e non mi ha parlato di problemi particolari legati all’età. Credo che il mio CV non faccia schifo del tutto ma il mondo dell’architettura sta passando il periodo più brutto in assoluto e non c’è lavoro, quindi è così anche per chi si è laureato col massimo dei voti nei tempi giusti.

    Aldo ti faccio i complimenti per il blog, lo sto consigliando a tutti i miei amici e ti ho pure aggiunto su linkedIn!!!!

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Grazie!!! :-)

  • Elisabetta Spiga

    Caro Paolo2 l’unico punto che non mi piace del tuo intervento è l’idea che un lavoro debba essere meritato ..il lavoro è un diritto!
    Art. 1

    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
    Art. 4
    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

  • http://www.facebook.com/faz.cirri Fabio Cirrincione

    il discorso sulle università a libero accesso è un altro grande e spinosissimo tema, per il mondo dell’architettura (l’unico che conosco) dare accesso praticamente a tutti ha saturato il mercato con fenomeni che arrivano fino allo sfruttamento (paga misera, orari impossibili) di chi entra a lavorare in studio. Resto tuttavia fermamente convinto che il diritto allo studio sia sacrosanto.

  • http://www.facebook.com/faz.cirri Fabio Cirrincione

    Aldo mi hai messo una pulce nell’orecchio:

    se ad un colloquio di lavoro mi chiedessero il perchè del ritardo all’uni, che figura ci farei se rispondessi come ho scritto sopra, vale a dire essendo semplicemente onesto con me stesso e con chi ho di fronte?

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    dovresti ri-frasarla spiegando che hai avuti iniziali difficolta’ di adattamento (succede, cambio di tipo di studi, per alcuni citta’ quindi andare a vivere da soli) ma hai imparato dall’esperienza,maturando e diventando indipendente, responsabile e capendo il valore dello studio e del duro lavoro.

    Non dirgli che hai passato il tempo solo a divertirti….

  • Scettico

    Io non perderei neppure tempo a parlare con chi parte dal presupposto che gli studenti lavoratori siano una “balla”. A quanto pare c’è chi si diverte a provocare (ha pure copia-incollato il messaggio più volte).

  • Pier

    Ad un colloquio di lavoro fatto anni or sono, il selezionatore non aveva guardato il mio misero 99/110, ma aveva apprezzato che avevo finito gli studi nei 5 anni previsti.
    Quando fui io a fare alcune selezioni di lavoro e vedevo che alcuni si erano laureati a 30 anni, avevo i miei dubbi e chiedevo spiegazioni in merito.

  • gabri

    Ma ancora con questa balla dello studente lavoratore?? Fate due conti..se uno si iscrive a 19 anni, si sarebbe dovuto laureare a 23 (Vecchio ordinamento) o a 24 (Specialistica). Dunque quale lavoro giustifica un ritardo di 4/5 anni…mi pare davvero troppo per poi lamentarsi che non si trova lavoro….Diciamo le cose come stanno…Ma all’estero nessuno lavora studiando?
    Magari chi si laurea a 28 non è uno sfigato, ma non è neanche uno che si merita un posto di lavoro, quando ci sono frotte di persone (all’estero e non) che gli stanno davanti professionalmente.
    Semplice.

  • http://www.facebook.com/faz.cirri Fabio Cirrincione

    cosa ti rispondevano?se per caso poi sono stati assunti sai dirmi se anche se si sono laureati tardi hanno saputo dimostrare il loro valore?

  • Pier

    Premetto che sono un Chimico laureato nel 91.
    La preparazione media dei laureati che ho selezionato (questo nel 2005-2006) non era cmq un granche’, compresi quelli con voti alti. Avevo preparato alcuni test attudinali, con domande abbastanza banali. I miei colleghi ne erano rimasti stupiti, ma sono rimasti ancor piu’ stupiti che la maggioranza non aveva saputo rispondere. Carenze tecniche, ma anche carenze sul come presentarsi ad un colloquio. Un candidato, dopo non aver saputo rispondere a semplici domande di stechiometria, mi ha risposto che poteva tornare a casa, studiare e ripresentarsi. Una si era messa a piangere, uno sudava dal nervoso. Il panorama era abbastanza demotivante. Cmq a parte gli anni impiegati per laurearsi, quello che mancava era la capacita’ di reagire agli imprevisti, adattarsi alle situazioni anche usando un po’ di faccia tosta. Per finire, dopo questi colloqui avevo chiamato un mio ex compagnio di corso che insegnava in Universita’ e gli chiesi cosa sfornavano. Lui ammise sconsolato che la qualita’ dei laureati era calata, complice anche direttive governative non ufficiali che chiedevano di laureare il piu’ possibile numero di persone al fine di incrementare le statistiche. Disse anche tristemente che dovevo cercare dottorati per avere un livello qualitativo decente.
    Alla fine selezionai quello laureato a 30 anni…..quando si era dimesso abbiamo esultato. ma era solo un caso.
    Qui in Australia nella societa’ dove lavoro, alcuni ragazzi lavorano e studiano (grazie ad una regolamentazione del lavoro piu’ snella ed efficiente) e trovare laureandi che se ne stanno solo sui libri e’ abbastanza raro (Mc Donald, supermarket sono pieni di studenti). Alcuni riescono a lavorare nel settore di competenza prima della laurea o mentre prendono un Master o Phd. Per finire ai tempi degli studi avevo trovato anche una raffineria dell’ENI che voleva assumermi come perito chimico, e si diceva ben lieta di aiutarmi a laurearmi. Rifiutai perche’ avevo preferito finire in fretta gli studi per entrare nel mondo del lavoro prima. Alcuni miei amici lavorando e studiando non hanno concluso gli studi e solo pochissimi di questi ci sono riusciti (Lauree in Ingegneria). Se ti presenti ad un colloquio devi essere pronto a spiegare con buone argomentazioni l’eventuale laurea a 28-30 anni, sara’ il valutatore a decidere se sono interessanti per la posizione ricercata.

  • Fabio

    Evito di commentare la sfortunata frase del signor ministro, non è il caso.
    L’ università italiana – mi piace ricordarlo – è stata per molto tempo una delle migliori AL MONDO in fatto di QUALITA’ dei propri laureati. Anche se laureati a 30 anni, una volta nessuno storceva il naso … E nessuno paragonava un ingegnere italiano con quelli di tanti altri paesi: semplicemente NON esisteva paragone. Io mi rifiuto di sentire usare la parola “ingegnere” per mettere a confronto capre e cavoli, mele e pere, e non saranno certo questi tempi a farmi cambiare idea. E’ dalle scuole elementari che si impara a sommare prezzi diversi di merci diverse! Siamo forse arrivati a un punto in cui la vera qualità non interessa più di tanto al mondo del lavoro. PS: mi sono laureato a 32 anni in ingegneria, e mi sento una persona sicura di sè che non teme confronti con i centometristi, davanti ai quali non si leva il cappello.

  • http://www.giuliadepentor.com/ Giulia Depentor

    Pienamente d’accordo!!!

  • Fabio

    Certo, un sacco di ruoli sono ricoperti da gente senza la laurea. Se è per questo conosco gente molto in gamba con la terza media, o con la licenza elementare. E allora? Cosa esiste a fare l’università?

  • maverik

    se consideriamo i dati Almalaurea tutte le statistiche ci indicano come la data media della laurea in italia(per laurea intendo magistrale) sia 30-32 anni…. è un darto di fatto che il nuovo dato medio di 28 anni sia pesantemente influenzato dal inclusione delle lauree medie.. un trucco statistico che tanti utilizzano per far notare che il livello culturale italiano si è sollevato ci sono più laureati etc etc etc…
    Riguardo all’ età anagrafica sul curriculum parliamo di aria fritta. Molte persone si sono laureate più tardi perchè magari hanno avuto difficoltà serie, io personalmente mi stavo laurenado al 4 anno di corso(la mia laurea ne prevede 5) ma alla fine ho avuto la laurea dopo i 30 anni per difficoltà improrogabili che non mi hanno permesso di conservare i miei ritmi normali. In Italia questa valutazione dell’età la fanno sicuramente, spesso si inizia a lavorare per conoscenze più o meno trasversali e non per vantaggi del azienda ad assumere tizio o caio, in Italia la meritocrazia è inesistente, le idee non valgono, e spesso chi ha un ottimo livello professionale per realizzarsi lavorativamente(non parlo solo di danaro) deve andare via.
    Personalmente ho sempre puntato sulla qualità del lavoro e sulla preparazione, sono certo che a datori di lavoro che vogliono assumere i più competenti, interessi maggiormente la preparazione, la motivazione, la capacità ideativa e innovativa che ogni superlaureato dovrebbe aver acquisito.. Inosomma io come datore di lavoro più che il calendario guarderei alle competenze professionali espresse e potenziali del candidato che mi trovo d’avanti..
    Poi i veri geni già a 22 o 25 riescono a fare meglio di tutti… ma quante sono in realtà queste persone??

  • Michele

    Ciao a tutti, dal mio punto di vista ritengo che questo è un problema complesso che riguarda sia il nostro sistema organizzativo universitario, costruito in maniera poco flessibile, molto burocratico, attendo alla logica di posizione più che a produrre efficienza nei percorsi di studio dei vari indirizzi, lontano dal mondo del lavoro nei suoi contenuti, sia la cultura italiana che ha nel tempo ha svalorizzato il diploma costruendo nella laurea il titolo legale che apriva le porte verso un lavoro certo e migliore ma che nella realtà di certo aveva solo il ricoprire una posizione non da laureato con prospettive incerte. Qundi aldilà dell’atteggiamento irresponsabile e non competitivo di una parte della popolazione studentesca universitaria, io credo che il nostro sistema non costruisca un percorso virtuoso studi-lavoro-carriera professionale e che l’affermazione di 28enne laureato=sfigato sia gratuita e prodotta da una posizione di privilegio che probabilmente ha seguito un percorso senza barriere di alcuna sorta. In base a questa affermazione io sarei un super sfigato che lavorando a 44 anni ho deciso di portare a termine il mio percorso di studi universitari in economia interrotti in passato. Per cui ad ognuno le sue considerazioni.

  • maverik

    meritocrazia e basta!! 28 35 23 sono solo numeri!!
    meritocrazia!!!


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