Il “Made in Italy” a Sydney

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Emanuele Esposito è un manager del settore alberghiero che vive e lavora a Sydney, in Australia, da ormai sette anni.

Precisa però che la sua decisione è nata non dalla voglia di scappare dall’Italia, ma dal desiderio di confrontarsi con culture diverse e dall’opportunità di poter promuovere il Made in Italy all’estero. In questa intervista ci racconta la sua esperienza, e offre alcuni consigli a chi è interessato a trasferirsi agli antipodi.

Intervista di Andrea Muzzarelli (@amuzzarelli)

Ciao Emanuele, ci diresti quando e perché hai deciso di trasferirti in Australia?

Ho visitato l’Australia per la prima volta quasi dieci anni fa, nel 2002. Si trattava di un viaggio turistico che, nel tempo, è diventato anche un viaggio di lavoro. Per sei mesi ho vissuto prevalentemente a Sydney, e sono rimasto colpito dall’organizzazione civile e democratica di questo Paese. Apprezzando molto sia la vita sociale sia il clima, ho cominciato a pensare seriamente a un possibile trasferimento. La decisione definitiva l’ho presa nel 2004, quando ho incontrato la donna che sarebbe diventata mia moglie. Ed è stata una comunione perfetta… Anche se Sydney è una grande metropoli, ci vivo benissimo.

 

Sydney su Italiansinfuga

Cosa ti piace di più di questa città?

Oltre alla vita sociale, trovo che sia molto vivibile, “a portata di mano”. Nonostante le dimensioni, Sydney è concentrata in un’area abbastanza ristretta, e ci si può spostare facilmente anche senza usare l’auto.

Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato durante i tuoi primi mesi all’estero?

Ho vissuto molto tempo all’estero, e per natura riesco sempre a cavarmela. Nel caso specifico dell’Australia, poi, devo dire di non aver incontrato particolari difficoltà. All’inizio ho soltanto avuto alcuni problemi con il visto. Ma niente di paragonabile agli “incubi” che si possono avere quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione italiana…

Come ti sei regolato con il permesso di soggiorno?

In principio ho ottenuto un visto Working-Holiday Visa (che permette di soggiornare per un anno, ndr), poi uno Sponsor Visa (ottenibile quando si è assunti da un’azienda australiana, ndr) e poi il Permanent. Anche se questi passaggi hanno richiesto tempo, li ho superati senza difficoltà particolari.

Che tipo di lavoro svolgi attualmente?

Ricopro il ruolo di General Manager presso un’azienda dell’Arabia Saudita per conto della quale gestisco hotel, ristoranti e altre iniziative legate al Made in Italy, come le scuola di cucina.

Ti ritieni soddisfatto?

Sì, anche perché già in Italia facevo sostanzialmente lo stesso tipo di lavoro. Il mio trasferimento, infatti, non è stato una “fuga”: sentivo semplicemente il bisogno di confrontarmi con altre culture. E, allo stesso tempo, avevo l’interessante opportunità di utilizzare la mia professione per promuovere all’estero il Made in Italy.

Daresti qualche consiglio a chi sta progettando di emigrare agli antipodi?

Suggerirei innanzitutto di non mollare mai, perché prima o poi il lavoro in Australia lo si trova. Bisogna sapersi adattare, rispettare le “regole del gioco” di una grande comunità multietnica. E, soprattutto, non avere la presunzione di essere migliori solo perché si è italiani.

Cosa pensi dell’attuale situazione italiana?

L’Italia è un grande Paese che pensa come un bambino, un paese “venduto” in cambio di qualche poltrona. E ciò mette i cosiddetti “poteri forti” in una posizione di netto vantaggio.

Credi che un giorno potresti rientrare nel tuo Paese?

A dire il vero torno spesso in Italia – praticamente ogni due mesi – e anche per questo mi sembra di non essermene mai andato del tutto. Se in futuro dovesse emergere un progetto interessante, non escludo la possibilità di ritornare.

Grazie Emanuele, e buon proseguimento!

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