Opportunità in India per aziende italiane (e per voi)

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Andrea Bortolussi ha avuto l’opportunità di andare a lavorare in India grazie all’espansione di un’azienda italiana in questo mercato dalle grosse potenzialità.

Per chi sta lavorando in Italia per un’azienda con una prospettiva internazionale, il mercato indiano può offrire moltissimo.

Stai lavorando dal 2001 per la BPT. Ci descrivi l’azienda e la tua carriera all’interno di essa?

La BPT è un azienda italiana fondata nel 1953 con sede in provincia di Pordenone. Produce sistemi di videocitofonia, automazione per la casa, sistemi di sicurezza e antifurto, sistemi di illuminazione a LED.

È inoltre una delle maggiori produttrici in Italia di sistemi per la termoregolazione (cronotermostati). È presente nel mercato italiano tramite una rete di Agenzie Commerciali e all’estero (in circa 50 nazioni) vende i propri prodotti tramite rivenditori locali. È presente con propri uffici in alcuni stati tra cui India, Dubai e Sud Africa.

Ho cominciato la mia esperienza in BPT nel 2001 nel reparto produzione occupandomi dell’assemblaggio e collaudo di apparecchiature videocitofoniche. Nel 2005 sono passato all’ufficio Servizio Tecnico in cui mi occupavo di assistenza pre e post vendita, corsi tecnici per i clienti e visite sui cantieri per risolvere problemi tecnici. Da gennaio 2010 risiedo a Mumbai dove la BPT ha aperto una filiale assieme a dei soci locali.

Dove hai avuto l’opportunità di viaggiare prima del trasferimento in India?

Durante il periodo in cui ho lavorato all’ufficio Servizio Tecnico in BPT ho avuto spesso occasione per trasferte all’estero per tenere corsi presso i nostri clienti oppure per seguire lo start up di nostri impianti. In particolare sono stato piu volte a Dubai, Qatar, Iran, Russia

Come si è presentata l’occasione di andare a lavorare in India?

A fine 2009 la BPT decise di aprire una filiale in India, e per seguire l’avviamento delle filiale, gli sviluppi di prodotti specifici per il mercato indiano e per provvedere ai corsi tecnico-commerciali l’azienda mi chiese se ero disponibile ad un trasferimento a Mumbai.

Accettai subito l’invito, a gennaio del 2010 cominciai la mia attività preso la filiale.

Quali sono le tue mansioni in India?

Qui in India mi occupo di varie attività delle filiale, in particolare della formazione e aggiornamento tecnico del personale e delle attività commerciali (assieme ai colleghi indiani).

Che opportunità offre l’India alle ditte italiane e, di conseguenza, agli Italiani?

L’India è un paese in forte crescita, si avverte una vivacità economica che in Europa è ormai un lontano ricordo. Per esempio, il mercato immobiliare (a parte alcune pause temporanee) è in continua espansione, stanno nascendo al di fuori delle metropoli vere e proprie città satellite per accogliere gli indiani che si trasferiscono vicino i grossi centri per lavorare.

Questo fermento economico rappresenta una buona occasione per le aziende italiane. Qui in India è molto forte la percezione della qualità e design del MADE IN ITALY nei vari settori (arredamento, articoli per la casa, abbigliamento, automobili,…) ed è proprio grazie a questa nostra buona “reputazione” che le aziende italiane hanno la possibilità di arrivare qui, dimostrare le proprie potenzialità e sviluppare il business.

Ci descrivi lo shock culturale arrivando in India dall’Italia?

L’impatto con l’India è difficile in quanto le differenze culturali con l’Italia sono enormi. Inoltre se si arriva su una metropoli come Mumbai si prende contatto con una situazione di traffico e dimensioni di città a cui non siamo di certo abituati… oltre a questo le prime volte si possono incontrare delle difficoltà col cibo in quanto anche i cibi “occidentali” sono customizzati con le spezie a cui non siamo normalmente abituati.

Anche per quanto riguarda l’aspetto professionale bisogna un po’ “prendere le misure” con una realtà totalmente diversa, le dinamiche e i rapporti tra colleghi sono un po’ diversi da quelli a cui siamo abituati (molto più formali qui in India).

Tuttavia con un po’ di spirito di adattamento e un minimo di organizzazione si possono superare agevolmente in breve tempo queste difficoltà.

Tre consigli per chi vuole intraprendere un’avventura come la tua?

Innanzitutto premetto che a mio avviso un esperienza da espatriato è utilissima non solo dal punto di vista professionale.

Per quanto riguarda i tre consigli… posso sintetizzarli cosi:

  1. essere ricettivi ed aperti alle usanze e tradizioni locali, nel senso che è utile cercarsi di integrarsi il più possibile con le usanze di locali. Partecipare per esempio ad un matrimonio Indiano o a feste di compleanno può aiutare a capire che nonostante le differenze culturali si possono trovare molti punti in comune
  2. non abbattersi alle prime difficoltà. Capita a volte di voler mollare tutto, perché il lavoro sembra non andare o perché si avverte un senso di nostalgia… bisogna abbandonare il più presto possibile questi pensieri, crearsi un nuovo obbiettivo e tornare a immergersi nella realtà per raggiungerlo. Questo succede spesso i primi periodi…
  3. sviluppare conoscenze con altri espatriati italiani. Specialmente in paesi così culturalmente diversi può essere d’aiuto trovare degli altri espatriati italiani con cui ogni tanto ritrovarsi e parlare del più o del meno, staccare la spina per una serata ogni tanto permette di ripartire poi di slancio

Grazie Andrea e buon proseguimento in India!

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commenti


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    molto interessante leggere l’esperienza di lavoro e di vita di Andrea a Mumbai. Sono stata 3 settimane in India l’anno sccorso, tra Chennai (Madras) e l’Assam. L’anno prossimo tornerò per 2 settimane a Mumbai. Nle mio caso seguo il lavoro di mio marito, comunque al di là delle grandi differenze culturali con l’Occidente, ho sempre sentito questo fermento di crescita di cui parla Andrea e che qui ormai è un ricordo.
    Andrea, potremmo prenderci un tè a Mumbai, che ne dici? :-)

  • Anonimo

    condivido ciò che Andrea ha scritto. Martedì parto per Chennai (Madras) ma farò base ad Auroville, vicino a Pondicherry e fra un appuntamento e l’altro cercherò di “godermi” un pò di India.

  • maan

    i like io sono di india voglio lavoro in india


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