SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Giornalista in Spagna, niente Ordine dei Giornalisti

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Samara Croci lavora in Spagna come direttore di programma TV avendo iniziato da redattrice e reporter.

Ci descrivi il tuo background accademico in Italia?

Sono di Milano ma negli anni dei miei studi mi sono sempre spostata abbastanza quindi non ho mai avuto radici molto radicate. Da Milano siamo andati in provincia, poi a Cuneo in Piemonte, poi negli Stati Uniti, in Massachusetts, e di ritorno a Milano per l’università. Ho studiato Scienze della Comunicazione con una laurea specialistica in televisione, cinema e produzione multimediale molto orientata al mondo degli audiovisivi.

Già durante l’università ho cominciato a realizzare dei video. Avrei voluto dedicarmi ai reportage, ma capii presto che non davano da vivere. Sono stata in India, a Varanasi, la città dei morti, a fare un video, sponsorizzata dall’Ente del turismo indiano e poi con l’associazione Pangea a Kabul nel 2004 per realizzare un video sul progetto di microcredito per le donne afgane che Pangea stava finanziando insieme a Breil.

Come sei riuscita a trovare l’opportunità di andare in Afghanistan a realizzare un video promozionale per Pangea?

L’opportunità di andare in Afghanistan è venuta da un compagno di università che faceva uno stage presso Pangea e che poi ha lavorato a lungo con loro. Io avevo appena fatto il video sull’India e gli dissi che mi sarebbe piaciuto “raccontare” quello che facevano a Kabul. E così fu, in pochi mesi fu organizzato il viaggio e ricordo l’urlo di gioia che feci quando ricevetti il mio biglietto aereo dell’Afghan airline. Sull’aereo avevo anche rubato il sacchettino per il vomito con il logo della compagnia tanto mi sembrava tutto incredibile! L’esperienza di Kabul é stata molto interessante; La cittá ha un fascino incredibile, quasi pari alle sue donne.

Quello che mi colpì maggiormente fu vedere la struttura elefantiaca degli aiuti occidentali e di alcune associazioni umanitarie in zone di guerra. Ebbi, per varie ragioni che meriterebbero una spiegazione, la strana sensazione che esistevano due mondi paralleli: quello dei locali che subivano pesantemente la guerra, e quello degli occidentali, che ricreavano i loro spazi come potevano, blindati nei consolati, nei neonati locali all’occidentale, nei giardini dei palazzi governativi e nelle case protette delle associazioni umanitarie.

Due mondi paralleli ma distanti anni luce e che rendevano gli afgani, degli stranieri nella loro stessa città. In città come Kabul, si notava anche di più, perché era tutto una quartier generale delle associazioni occidentali e dei vari eserciti, e intanto i prezzi andavano alle stelle.

E’ una situazione complicatissima quella delle zone di guerra, difficile da comprendere e che forse non si può giudicare da fuori. Poco dopo il mio ritorno, ci fu il rapimento di Clementina Cantoni, che avevo conosciuto a Kabul e che lavorava con le donne nell’ambito del microcredito. L’Afghanistan tornò sulle prime pagine e sky tg24 mandò in onda le immagini che avevo girato a Kabul.



Dopo un’esperienza di lavoro in Italia, cosa ti ha portato a Madrid?

Subito dopo l’università ebbi molta fortuna e in pochi mesi trovai lavoro. Per sei mesi gratis in stage, poi a 600 euro per altri sei mesi e finalmente con uno stipendio. Lavoravo in un’agenzia di pubblicità di Milano, la J.Walter Thompson, nell’ufficio cinema (Moviefarm).

Ebbi fortuna perché c’erano persone disposte ad insegnarmi il mestiere e ci fu un importante turnover per cui in poco tempo divenni una delle producer con maggiore anzianità nell’azienda! Grazie alla fiducia del mio capo e all’aiuto dei miei colleghi ebbi l’opportunità di crescere abbastanza e di avere molto presto parecchie responsabilità. L’ambiente della pubblicità è molto stressante e a volte disorganico e disorganizzato, ma stimolante e la chiave spesso sta nel non prendersi troppo sul serio!

Però si avvicinavano i trenta, avevo bisogno di un cambiamento e volevo fare un’esperienza all’estero, per cui dopo 3 anni in produzione, in agenzia, decisi di iscrivermi ad un master di giornalismo televisivo de El Mundo TV a Madrid.

Non avevo mai visto Madrid e la prima volta che ci andai per fare il colloquio di selezione per il master piansi quasi un giorno intero. Non parlavo lo spagnolo, la città mi sembrava cara e distante, gli spagnoli burberi e trovare una casa era un’impresa titanica.

La mattina usciva il giornale con gli annunci e se chiamavi alle 10, la maggior parte erano già affittati. Andai a vedere un appartamento le cui stanze avevano un soffitto alto 1,50 m. e bisognava stare tutti rannicchiati. La proprietaria mi disse: “si, ma é in centro!”. E io “Si, ma dovete mettere nell’annuncio che cercate nani!”. Fu un inizio duro, come tutti gli inizi.

Il master cominciò, ed ero l’unica straniera. Mi misi sotto a leggere il giornale tutti i giorni e a vedere la tv e in pochi mesi imparai la lingua. Passò più di un anno però prima che capissi anche gli andalusi, i canari e i teen-agers nel metrò!

In poco tempo mi innamorai pazzamente di Madrid. E’ una città viva, organizzata e stimolante. In questi anni ho conosciuto e condiviso casa con sudamericani, portoghesi, tedeschi, spagnoli, polacchi, francesi e italiani. Il solo fatto di convivere con stranieri ti insegna e ti stimola tantissimo. Il bello di essere espatriati è che ogni giorno ci si sorprende per qualcosa e si impara qualcosa su se stessi e sugli altri. A me succede ancora oggi.

Come hai trovato il primo lavoro in Spagna nel 2008?

Come tutti i lavori successivi, anche il primo lo trovai via internet, tra gli annunci di Infojobs o di infoempleo.

Una cosa sorprendente, no? Lo dico sempre. Forse é vero che in Spagna c’è più disoccupazione che in Italia, ma almeno qui, i pochi posti di lavoro che si liberano sono aperti a tutti, con degli annunci on line. Oggi gli annunci sono sempre meno, ma almeno ci sono, e anche l’anno scorso il lavoro di reporter per un programma tv, lo trovai tramite un annuncio on line. In Italia, il problema é quello che ormai tutti conoscono, e anche se ci fosse più lavoro, l’accesso ad esso sarebbe sempre riservato a pochi.

Quali sono le principali differenze tra il settore della produzione media/televisiva in Italia ed in Spagna?

Premesso che in Italia ho conosciuto più il mondo della pubblicità mentre qui quello televisivo, ci sono sostanziali differenze, soprattutto in quello televisivo. La televisione spagnola somiglia sempre di più a quella italiana. Anche solo a livello proprietario, Mediaset di fatto possiede gia almeno due canali spagnoli: Telecinco e Cuatro (ne ha anche altri minori). Malgrado ciò, ci sono differenze importanti.

Madrid

Madrid

C’é un programma che ha segnato più di qualunque altro la televisione spagnola. Si chiama Callejeros ed é un programma che si fa in esterni, con telecamera a mano e un reporter che si muove continuamente per le strade. “Callejero”, letteralmente vuol dire “di strada”. E’ un programma che si occupa della gente, con reporter tuttofare, combattivi, che vanno nell’occhio dell’uragano di ciò che succede appunto nelle strade. E’ un giornalismo verace ed immediato, vicino ai problemi della gente e lontano dagli estetismi. Da questo programma sono nati molti altri simili che hanno avuto grande successo di pubblico e ciò ha dato l’avvio a un tipo di giornalismo molto interessante,che ha reso famoso il giornalismo di investigazione spagnolo e sud americano (con la camera occulta, oggi anche troppo abusata).

Altrettanto dirompente come “Callejeros”, è la presenza di tante televisioni locali. In Spagna il panorama televisivo é molto più ricco e competitivo. Ci sono varie tv nazionali controllate da gruppi diversi, e poi ci sono diverse tv locali delle comunità autonome (la Spagna funziona con una sorta di federalismo delle comunità autonome). Sono tv locali, ma totalmente distinte dall’immagine che possiamo averne in Italia. Hanno buone sovvenzioni, producono programmi di qualità e hanno redazioni serie di telegiornali che coprono in modo efficiente le notizie sul territorio. Questo, unito a quello che dicevo prima, comporta una differenza enorme. Implica, come minimo, maggior pluralità dell’informazione e vicinanza con i problemi locali delle varie comunità. Queste tv, oltre ad andare in onda con programmi in galiziano, catalano e valenziano, raccontano i problemi del territorio, raccontano la gente del posto, sono vicini alla popolazione e la gente lo sente. Ciò contribuisce a formare una comunità che si sente maggiormente unita, si sente coinvolta nei fatti locali e partecipa. E tutto questo influisce molto nel modo di essere degli spagnoli.

In generale poi, il tipo di informazione e il modo di fare giornalismo è abbastanza diverso. Basta aprire El Pais o vedere un’edizione del TG della 1 per notare che si parla soprattutto di fatti e non di opinioni. Le opinioni hanno un loro spazio a parte, dedicato e dichiarato, ma non si mescolano tanto facilmente al racconto dei fatti.

C’é poi una differenza abissale, soprattutto per chi lavora in questo mondo. Qui, giornalista é chi studia scienze della comunicazione, scienze dell’informazione o comunicazione audiovisiva. Non si deve passare per un’associazione di categoria chiusa come può essere l’Ordine dei giornalisti italiano. La differenza é enorme. In Italia per essere giornalisti bisogna o accendere un cero alla madonna e sperare che un giornale ti assuma per fare il praticantado stipendiato di due anni, o avere i soldi e pagarsi il sostituto del praticantado andando in una scuola dell’Ordine dei giornalisti. E li, pagando, puoi accedere, dopo due anni a tempo pieno, all’esame di giornalismo. Chi non può seguire queste due strade, ma ha fatto scienze della comunicazione e magari lavora anche nel settore, rimane intrappolato in un limbo strano: in Spagna, e in tutto il resto d’Europa, può lavorare come giornalista, in Italia, no. Si dice che sia una forma di controllo che assicura la qualità del giornalismo italiano, ma in realtà, da fuori, sembra semplicemente l’ennesima bizzarria italiana.

Come sei cresciuta professionalmente in Spagna?

La maggior chance che mi ha dato la Spagna è stata quella di poter, per la prima volta, pensare di poter lavorare come giornalista.

Ai colloqui mi dicevano: “ma sei giornalista?”.

E io, timorosa: “mah, non esattamente”.

E loro: “ma hai fatto scienze della comunicazione, ti sei specializzata in audiovisivi…quindi? Perché no?”.

E allora mi toccava spiegargli dell’unicità italiana dell’Ordine e, come infinite altre volte capita agli espatriati italiani, vedevo lo stupore per le stranezze italiane negli occhi degli spagnoli.

Alla fine ho imparato a dire che si, eccezion fatta per il mio paese, sono giornalista.

Una volta riconosciuto questo, la mia vita professionale é cambiata e ho potuto concedermi il lusso di sognare di avvicinarmi al giornalismo, che adoro e mi appassiona profondamente. A parte questo, che comunque é stato l’uovo di Colombo, credo che la mia crescita sia stata soprattutto personale, come essere umano. Si cresce nel confronto con gli altri e in questo il fatto di vivere all’estero, é una scuola continua. In più, a livello lavorativo, molto spesso gli espatriati finiscono a fare lavori di confine tra le culture, per un fatto di facilità di lingue, spesso finiscono a lavorare nel bilinguismo, tra una cultura e l’altra. Anche a me é successo, e questo mi ha permesso incredibili confronti tra la cultura italiana, la spagnola e il resto del mondo.

Tornerai in Italia? Perchè?

Possibilmente no. Poi dipenderà da tante cose, e la vita “da muchas vueltas” (fa molti giri). L’Italia, dopo quasi quattro anni, mi é lontana e a volte estranea. Recentemente ho fatto una prova di ritorno di sei mesi, ma non é stata piacevole.

Ho fatto un colloquio in cui mi hanno chiesto chi era mia madre e chi era mio padre!

E poi un giorno, ad un altro colloquio, mi hanno offerto di accedere ad uno stage gratuito per 6 mesi in una redazione. “E poi?” “E poi nulla, fuori te ed entra un altro”.

Quello stesso giorno, dalla Spagna mi hanno offerto la direzione di un programma televisivo, e così sono tornata a Madrid.

L’Italia é così, a volte mi arrabbio tanto, altre volte la ignoro, ma la cosa peggiore é lo stupore che vedo negli spagnoli tutti i giorni quando hanno a che fare con l’Italia (e non solo politicamente). Mi ricorda Pirandello: crediamo di intenderci, ma non c’intendiamo! Non siamo fratelli come a volte si dice. Se vivi qui, giorno per giorno, vivendo a cavallo tra le due culture, ti rendi conto di quanto siamo diversi.

Consigli a chi vuole seguire le tue orme?

Consiglio a chi ha bisogno di ossigeno e si sente soffocare in Italia, di andare via al più presto. Io penso di essere andata via in tempo limite, credo sarebbe stato meglio farlo prima. Consiglio di sfruttare l’università e gli studi per cominciare a muoversi altrove, imparare più lingue possibili e fare esperienze di lavoro diverse e di diverso livello. Quello che noto in Italia é soprattutto l’assenza di una finestra sul mondo. Ci sono poche opportunità di vedere fuori dal “sistema Italia” e finiamo per credere che ovunque si faccia così e che non ci siano altri mondi possibili. Sbagliatissimo e dannosissimo per noi cittadini, mentre invece per chi detiene il potere puó essere una pacchia!

Grazie Samara e buon proseguimento a Madrid!

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commenti


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  • alfonso

    io invece sono un ‘vero’ giornalista… ma fidati che non è un privilegio, anzi… è il lavoro che manca… a parte poi il clientelismo e la mancanza di apertura mentale… sto studiando anche io come fare per andare altrove e magari fare lo stesso mestiere… l’inglese lo conosco, lo spagnolo poco… sono stato sia a londra che a madrid, mi piacciono entrambe ma madrid sarebbe il massimo credo

  • valeria

    complimenti alla splendida carriera di samara. anche io sono in fuga, possibilmente Spagna, ne sono innamorata; parlo spagnolo e anche inglese. si potrebbe avere qualche dritta da samara, qualche consiglio più specifico? trovare lavoro dall’Italia è molto difficile.
    Grazie molte,
    Valeria

  • Eleonora

    Ciao Samara,
    posso contattarti in privato (ho inserito la mia mail, magari puoi chiederla all’amministratore del sito)? Ho un po’ di domande da farti. Voglio andarmene anche io, amo Madrid e amo scrivere (in italiano, ma mi manca al momento una strategia.) Purtroppo sono ben lontana dal giornalismo e non per intenti, ma per titoli di studio!
    Collaboro online quando e con chi posso, e come te sto lavorando in un’agenzia di comunicazione pharma, come web copy. Sto imparando molto, ma sono sottopagata e a progetto e ho già 29 anni! La situazione è snervante, ho bisogno di capire dove dirigermi e come (possibilmente mantenendomi da sola).
    Grazie mille

    E.


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