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Volontariato a Sarajevo

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Carlo Bernardis sta lavorando a Sarajevo per la Caritas e condivide la sua esperienza con i lettori interessati a fare volontariato all’estero

Come hai trovato l’opportunità di andare a fare volontariato in Bosnia Herzegovina?

Innanzitutto devo precisare che il mio status è un ibrido fra un volontario e un operatore, nel senso che ho un contratto a progetto annuale retribuito, ma svolgo un ruolo molto simile a quello dei caschi bianchi, cioè dei ragazzi che fanno il servizio civile internazionale.

L’opportunità di passare un anno in BiH l’ho trovata grazie a un amico, operatore nel paese da alcuni anni, il quale mi ha segnalato un bando di Caritas Italiana per i Balcani; ho partecipato ed è andata bene.


Quali sono i requisiti per poter essere considerati per un ruolo simile?
I requisiti sono in parte professionali, cioè laurea e preferibilmente esperienze passate all’estero, ma soprattutto personali. Bisogna essere molto flessibili, aperti mentalmente e pronti ad accettare una realtà diversa da quella del proprio paese. Ci si deve un po’ mettere in gioco, accettando le diversità senza mai giudicare comportamenti e atteggiamenti che sembrano incomprensibili. Serve inoltre una buona capacità adattiva, visto che ci si deve relazionare con persone molto diverse, e una buona dose di curiosità. Tutte caratteristiche importantissime se ci si vuole integrare.

Che conoscenza delle lingue bisogna avere? Tu come gestisci la comunicazione con i Bosniaci?

Io vivo a Sarajevo, dove a differenza dell’Italia tutti parlano benissimo l’inglese, anche gli adulti; lo stesso vale per le altre città. Chiaramente nei paesini delle zone rurali, abitati principalmente da anziani, è necessario parlare la lingua locale o avere un interprete. Personalmente ritengo che non si possa vivere e lavorare in un paese del quale non si conosce l’idioma. Io quindi ho cominciato a frequentare dei corsi di lingua per stranieri, visto che il serbo-croato è una lingua troppo diversa dalla nostra per poter essere appresa solo sul campo.

Un altro aspetto fondamentale legato alla conoscenza della lingua è che questo è l’unico modo in cui si può capire la cultura del paese: solo parlando con una persona nella sua lingua si potrà comprenderne la visione del mondo: per il tipo di lavoro che svolgo questo è fondamentale. Sulla questione linguistica, permettimi di essere un po’ polemico nei confronti delle organizzazioni internazionali e degli stranieri che vivono qua (soprattutto nell’ambiente diplomatico): pochissimi di loro imparano la lingua, nonostante rimangano qua per anni; credo che questo atteggiamento non aiuti a integrarsi e soprattutto non dimostri un desiderio di conoscere la realtà locale, diventando poi col tempo una barriera che inevitabilmente tende ad allontanarli dalla popolazione locale.

Sarajevo

Sarajevo

In cosa consiste il tuo lavoro quotidiano?

Premessa: io lavoro per Caritas Italiana, nell’ufficio che abbiamo in BiH a Sarajevo. Caritas è presente con un ufficio nazionale e degli uffici che corrispondono alle diocesi presenti nel paese. Caritas Italiana è presente in BiH sin dai primi tempi della guerra per operare nell’emergenza, mentre ora la sua presenza è di affiancamento alle Caritas locali, delle quali cofinanzia o finanzia interamente i progetti di sviluppo. Essenzialmente lavoriamo come una ONG, con il preciso compito di aiutare i poveri e chiunque abbia bisogno di aiuto.

Nel concreto, faccio abbastanza lavoro d’ufficio, nel senso che affianco gli operatori locali nei vari progetti che vengono realizzati, che riguardano aree come lo sviluppo agricolo, la disabilità fisica e la salute mentale, la lotta al traffico di esseri umani. Spesso ci si deve relazionare con i beneficiari dei progetti, e questo comporta viaggiare per il paese (il che non è particolarmente agevole vista la mancanza di autostrade) per far visita alle famiglie che aiutiamo.

Credo che questa parte “sul campo” sia quella più interessante e arricchente, che permette di conoscere realmente il paese nel quale si opera. Oltre a questo, dedico una parte del tempo ad attività di volontariato nel senso più tradizionale del termine, cioè aiuto a preparare e consegnare i pasti nella mensa per i poveri o do una mano nell’asilo di Caritas qui a Sarajevo.

La scelta di “uscire” dall’ufficio nasce, ripeto, dal desiderio di entrare in contatto con le persone che aiutiamo, per conoscere meglio la realtà in cui vivo e lavoro. Da qui la necessità di cui parlavo prima di imparare la lingua locale.

Per questo dicevo che servono flessibilità, adattabilità, curiosità e voglia di mettersi un po’ in gioco: si passa dal seguire progetti europei di sviluppo da centinaia di migliaia di euro a consegnare il pane a dei bambini rom per la strada; bisogna esserci un po’ portati e soprattutto volerlo fare.

Ci puoi dare un’idea del lato economico del volontariato secondo la tua esperienza?

Io ho un contratto particolare, a metà fra il volontario e l’operatore, comunque ho una copertura totale per le spese personali (es: vitto e alloggio) e professionali (viaggi, etc.). L’ammontare di questo rimborso è di circa 500 euro al mese.

Inoltre ho un piccolo stipendio di circa 300 euro (ndr, qua lo stipendio medio è di circa 400 euro al mese). Sembrano cifre basse, ma bisogna tenere presente che il costo della vita qua è molto basso, anche in città. Tanto per dare un’idea, un appartamento per due in sona centrale non supera i 300 euro, e una cena fuori in un ristorante medio è sui 6-7 euro (bevande incluse). Per pizza e birra siamo sui 3 euro.

In generale, i volontari che partono con il servizio civile internazionale hanno un contributo un po’ più alto, che può arrivare anche ai 700 euro circa al mese, ma hanno un rimborso spese minore.

Essendo stata la Bosnia Herzegovina teatro di una guerra negli ultimi anni, puoi descriverci la situazione sicurezza?

La guerra è finita ormai da 15 anni e nonostante molti dei problemi da essa causati non siano ancora stati risolti, la sicurezza non rappresenta una questione critica. Sarajevo non è né più né meno pericolosa di una qualsiasi altra città europea, anzi.

Ovviamente la microcriminalità è presente, ma sono rarissimi i casi di aggressione o violenza. Personalmente non ho mai temuto per la mia incolumità, e vi posso assicurare che questa è una sensazione condivisa dagli amici stranieri e locali che vivono qua.

In generale, Sarajevo è una città estremamente ospitale, multiculturale e abituata a ricevere stranieri: le persone sono molto amichevoli e cordiali, e capita spesso che qualcuno si avvicini e offra il proprio aiuto, a me è successo più volte.

Gli italiani poi hanno in genere una reputazione abbastanza buona, anche perché molte persone, soprattutto giovani, sono state in Italia durante la guerra, e molti di essi hanno studiato e si sono laureati nel nostro paese.

Puoi segnalare siti web dove gli aspiranti volontari possono raccogliere maggiori informazioni al riguardo?

Oltre al servizio civile internazionale, ci sono altre modalità per venire qui come volontari: la cosa più sensata è contattare direttamente le ONG che operano in BiH o le organizzazioni internazionali con i loro uffici regionali.

Cosa consiglieresti a chi sta considerando la Bosnia Herzegovina come meta per l’espatrio, anche al di fuori del settore volontariato?

Io sto benissimo qui, ma sinceramente il consiglio che do è di pensarci bene: il tasso di disoccupazione è molto alto e i posti di lavoro sono pochi.

La cosa migliore da fare è cercare delle posizioni aperte presso le grandi organizzazioni internazionali (ONU, OSCE, UE, etc.) o le tantissime ONG presenti sul territorio. Una volta trovato il lavoro, anche se lo stipendio non dovesse essere molto alto, partite e non ve ne pentirete! Non dimenticate però le riflessioni che ho fatto più sopra, sono valide anche per chi non lavora nel settore umanitario.

Se qualcuno volesse altre informazioni più specifiche sullo stile di vita, i trasporti, le mete turistiche o quant’altro sono a disposizione. bernardis.carlo@gmail.com

Grazie Carlo e buon proseguimento a Sarajevo!

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commenti



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  • Paul

    Ciao Carlettis :) ) Bell’articolo :) )


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