Addio posto di lavoro fisso,vado a New York

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Alain De Carolis quattro anni fa ha lasciato un posto di lavoro fisso in Italia ed è partito alla volta di New York.

Condivide la sua storia e la sua vita a New York su Alain.it.

Ci racconti come hai trovato l’opportunità che ti ha portato a New York?

L’ho trovata per puro caso: nel 2000 mentre ero ancora all’Università venni assunto da una azienda di Bologna. Ci lavorai per circa un anno poi decisi a lasciare la città e così mi licenziai. Nel corso degli anni sono rimasto sempre in contatto con i miei ex colleghi e nel Gennaio del 2007 mi trovai a chattare con uno di essi durante un periodo di vacanza negli USA.

Venni così a sapere che era stato aperto un ufficio qui a New York e che c’era bisogno di una figura simile alla mia (Systems Engineer ndr). Un colpo di fortuna, insomma.

In Italia avevo già il famoso “posto fisso” praticamente sotto casa eppure – nonostante il parere di diversi saggi – non ho esitato un istante nel buttarmi a capofitto su quella opportunità irripetibile.

Il resto lo potete immaginare da soli.

Quale è stata la trafila burocratica per il visto?

Nel mio caso l’intera faccenda è stata seguita da un avvocato di Manhattan per conto dell’azienda che mi stava per assumere.

Sin dall’inizio ho capito che l’immigration in America viene presa molto sul serio. Ricordo infatti che dagli USA arrivò la mia application così che io potessi firmarla: si trattava di un carteggio enorme, un malloppo dello spessore di almeno 5 o 6 centimetri con centinaia e centinaia di pagine.

Per fare tutto ci vollero circa 6 mesi al termine dei quali dopo un colloquio conoscitivo all’Ambasciata Americana ricevetti il visto vero e proprio.

Hai lavorato in Italia per alcuni anni prima di trasferirti a New York, quali sono le differenze tra i due mondi lavorativi?

Credo che la differenza principale si possa riassumere in tre parole: “employment at will”.

Negli USA il datore di lavoro è libero di assumere e di licenziare chiunque senza addurre una particolare motivazione e, contrariamente a quanto si pensa in Italia, a mio avviso la cosa è estremamente positiva sia per il lavoratore che per il datore di lavoro.

Dal punto di vista lavorativo, secondo te è meglio puntare su New York, dove immagino ci siano maggiori opportunità ma maggiore concorrenza, o puntare ad altre mete?

Perlomeno all’inizio io punterei su New York. Poi magari acquisita una certa conoscenza del mondo del lavoro e delle possibilità offerte dalle altre realtà americane (con relativi pro e contro) valuterei se è il caso di spostarmi altrove.

Riesci a fare un confronto tra il tuo tenore di vita in Italia prima di partire e quello a New York appena arrivato?

Il mio tenore di vita è rimasto inalterato solo perché in Italia ero un privilegiato.

Avendo una casa di proprietà (senza mutuo, solo bollette) e mangiando tutti i giorni dai miei potevo permettermi di spendere tutto quel che guadagnavo per divertirmi e togliermi le mie soddisfazioni. Se avessi
dovuto pagare l’affitto dubito che ora starei qui a dire la stessa cosa.

Astoria Park / Hells Gate Bridge

Astoria Park / Hells Gate Bridge

Foto: Ciorra Photography su Flickr

Ci descrivi la vita di tutti i giorni lontano dalle mete turistiche?

Io vivo in una zona prevalentemente Greca che si chiama Astoria. E’ nel Queens subito fuori Manhattan.
Avete presente quei film coi vialoni alberati e le casette una a fianco all’altra? Qui è per la maggior parte così.

Quando ne ho voglia arrivo a Manhattan in 10 minuti ma sempre più spesso evito di andarci perché mi piace vivere il mio quartiere. Durante la settimana vado in palestra (ce ne sono ovunque) e una volta alla settimana faccio volontariato.

Ho diversi amici – tutti Italiani – con cui nei weekend ci troviamo per mangiare o a bere presso il solito giro di ristoranti e locali iper collaudati.

Che stereotipi bisogna smontare su New York?

1) Che è una città pericolosa o violenta. Nonostante ormai sia vero l’esatto contrario nella testa di molti
turisti Italiani resiste ancora l’immagine della New York degli anni ’70, quella dei Guerrieri della Notte per capirci.

2) Che non è una città a misura d’uomo. Alcuni vengono qui per 5 giorni e passano tutte le sere a Times Square dopodiché dicono che non riuscirebbero mai a vivere in una città come questa. Del resto nemmeno io ci riuscirei se New York fosse tutta come Times Square!

3) Che ci sono molti Italiani-Italiani. C’è da fare una distinzione fondamentale tra Italo-Americani e Italiani-Italiani. Mentre i primi sono letteralmente milioni, i secondi sono poche migliaia (utilizzando dati ufficiali io ne stimo meno di 5000). Succede quindi continuamente di conoscere un perfetto sconosciuto e subito dopo scoprire che si hanno amici in comune.

Con che mentalità bisogna affrontare la vita a New York?

Per la maggior parte all’inizio è necessario un certo spirito di adattamento. Nel posto dove vivo ora ad esempio il primo anno non sarei mai riuscito a stare perché mi sembrava pericoloso. Oppure i primi tempi non mangiavo cose arabe o messicane mentre adesso ne vado pazzo. Non cambiano solo le abitudini ma anche il modo di rapportarsi ed interagire con le persone, con le diversità e le complessità degli altri. Questa è una città che inevitabilmente ti cambia e bisogna essere innanzitutto disposti ad accettare questo cambiamento.

Come è cambiata la tua opinione di New York dopo quattro anni?

Prima di arrivarci New York la conoscevo solo tramite i film ed ero affascinato dall’idea di trovarmi nei luoghi che fin dall’infanzia avevo conosciuto attraverso la televisione.
Adesso invece sono attratto dagli aspetti meno vistosi e meno mondani, dallo stile di vita informale, dalla dinamicità (talvolta eccessiva) delle relazioni sociali. Pur sapendo che di fatto non lo è, ormai New York la sento come fosse casa mia.

Per quanto tempo hai intenzione di rimanere?

Ho intenzione di rimanere il più a lungo possibile ma i parametri da tenere in conto (personali, lavorativi, legali ecc…) sono talmente tanti che è impossibile fare previsioni a medio/lungo termine.

Grazie Alain e buon proseguimento!

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