Trovare lavoro all’estero dall’Italia e senza laurea

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Luca Rognoni ha trovato lavoro all’estero come programmatore una decina di anni fa, dall’Italia e senza laurea.

La sua avventura lo ha portato dall’Italia all’Inghilterra, negli Stati Uniti e di nuovo in Inghilterra.

Notate come ha trovato il primo lavoro dall’Italia!

Anche se non siete programmatori, usate lo stesso metodo: trovate la aziende estere per le quali volete lavorare e contattatele mostrando quello che sapete fare.

Inoltre ringrazio Luca per avere iniziato a condividere la sua esperienza sull’Italiansinfuga Forum, dove gli aspiranti emigranti e quelli già emigrati possono incontrarsi.

Ci descrivi il tuo passato accademico e lavorativo in Italia?

Ho frequentato una scuola tecnica ITIS (istituto tecnico industriale) e ho preso la maturità come perito elettronico. Poi un po’ per carenza di specifici corsi informatici nelle università italiane dell’epoca, era la fine degli anni ottanta, e un po’ per mancanza di voglia con cui buttarsi sui libri (lo studio non era proprio la mia attività preferita) ho deciso di iniziare a lavorare nella piccola azienda di termoidraulica di famiglia e imparare il mestiere.

La passione però era quella della programmazione dei computer. Passione che ho coltivato fin da bambino grazie ad amici di famiglia che lavoravano nel settore elettronico e informatico italiano. Per sette anni, durante il giorno realizzavo impianti termoidraulici e alla notte mi divertivo a programmare imparando da solo e diventando poco a poco esperto in sicurezza informatica. Poi un giorno di Luglio del 1999 il mio desiderio di provare esperienze al di fuori dell’Italia ha preso il sopravvento.

Perché poi lasciare cosa stavi facendo e puntare verso l’estero?

Il desidero di mollare tutto è nato semplicemente dalla mia curiosità. In quel periodo in Italia la pesante crisi era ancora da venire. Io avevo un lavoro, tra l’altro ben avviato, vivevo in una piccola cittadina di mare in uno degli angoli più belli del nostro paese.

Non avevo in poche parole nessun problema o necessità di una vita migliore, volevo solo vedere, provare, sapere quanto diversa era la vita in un altro luogo della terra. Un motivo piuttosto banale se confrontato con quello di chi invece lascia tutto, o vorrebbe lasciare tutto per necessità, ma d’altronde questa è stata la molla che è scattata nella mia mente quel giorno.

La passione che avevo per la programmazione e l’informatica mi ha poi aiutato a prendere la decisione finale di ripartire completamente da zero anche nel lavoro.

Come hai trovato quel primo lavoro in Inghilterra e cosa pensi che ti abbia consentito di ottenerlo?

Il giorno che decisi seriamente di cercare un lavoro all’estero mi collegai a internet, era il 1999 e in internet non si trovava proprio di tutto come oggi sfortunatamente.

Lavoro all’estero, senza laurea

Lavoro all’estero, senza laurea

Io non sapevo esattamente dove e cosa cercare, presi l’indirizzo email di una decina di aziende di software inglesi che sviluppavano programmi di sicurezza informatica. Poi scaricai i loro software e mandai un email descrivendone i difetti e come li avrei corretti, se fossi stato in loro. Erano in pratica delle relazioni tecniche basate ovviamente sulla mia quasi nulla esperienza ma su nozioni tecniche apprese negli anni. Iniziai con il mandarne una sola perché non ero molto convinto che la cosa potesse funzionare.

E invece dopo pochi giorni arrivò la risposta con un’offerta di collaborazione a distanza per due settimane. Accettai, dopodichè mi pagarono un biglietto aereo per l’Inghilterra dove firmai un contratto a tempo indeterminato come programmatore professionista e mi misero in mano il codice fiscale inglese. Tre mesi dopo lasciai l’Italia. La fortuna, ha sicuramente giocato un ruolo importante, anche se oggi a distanza di dodici anni sono sicuro che ancora più determinanti sono stati le conoscenze tecniche acquisite con la mia passione e la determinazione nel volerle usare come trampolino per i miei desideri di fare esperienze all’estero.

Di cosa si trattava?

La qualifica che avevo era junior developer. Il livello più basso di programmatore di computer che si può ottenere in Inghilterra, ma che comunque mi garantiva uno stipendio di 25.000 sterline all’anno. Facevo parte di un team di una decina di programmatori e sviluppavamo programmi di protezione contro la copia illegale di software. Il problema della sicurezza informatica stava rapidamemente salendo alla ribalda grazie alla diffusione sempre maggiore di internet e del commercio elettronico e il mercato aumentava di valore di mese in mese e tutti investivano nelle aziende che producevano software di sicurezza.

Ci descrivi poi il salto verso gli Stati Uniti?

Il salto verso gli Stati Uniti è stato il frutto dei cinque anni di lavoro in Inghilterra.

In quei cinque anni ho ricevuto diverse promozioni passando da junior developer fino a technical manager e CTO. Ho avuto così la possibiltà di allargare le mie conoscenze e non solo a livello tecnico.

Alcune aziende e investitori conosciuti attraverso il mio lavoro e l’azienda per cui lavoravo hanno iniziato a notarmi e poi a propormi altre opportunità. Ho accettato quella di un’azienda americana di Austin in Texas che era cliente dell’azienda per cui lavoravo anche se la mia unica preoccupazione era dovuta proprio alla mancanza di una laurea che mi avrebbe precluso la richiesta di un visto H1B.

Ma per l’azienda questo non fu un problema, si occuparono di tutta la parte burocratica, costi compresi, e mi fecero avere un visto J1. E cosi lasciai tutto un’altra volta. Fondamentale per quel salto direi che è stato il mondo del lavoro inglese, si imparano molte cose, facendo esperienza velocemente, le proprie qualità e i propri limiti emergono rapidamente. E poi ovviamente le persone conosciute.

E perché poi il ritorno in Europa?

Per me l’America era un’esperienza da provare. Ed è stata un’esperienza incredibile, non ero mai stato in America prima di allora ma sin dal mio primo giorno è stato tutto semplicissimo in confronto a come siamo abituati qui in Italia.

In meno di tre giorni ho preso il social security number (il codice fiscale americano), firmato il contratto, aperto un conto in banca, preso in affitto una casa a dieci minuti dal centro città e con venti dollari ho fatto la patente di guida dello stato del Texas.

Gli americani non amano le cose complicate, fanno perdere tempo e soldi. Il lavoro era ottimo così come il salario, nel mio settore i salari dei programmatori a un certo livello sono più alti rispetto a quelli europei. Certo non è tutto rose e fiori ovviamente. La concorrenza è veramente spietata e aggressiva, forse come in poche altre parti al mondo, così come la frenesia della vita e poi alcuni valori che qui da noi (in Inghilterra in particolare) ancora resistono la sono già stati dimenticati.

Ho trovato gli americani delle grandi città molto più freddi che per esempio gli inglesi. Ma nonostante i comprensibili aspetti negativi, che più o meno ci sono ovunque, è stata una meravigliosa esperienza che rifarei, però se ho la possibilità di scegliere dove vivere e lavorare per un periodo più lungo di due anni, tra America ed Europa allora scelgo la vecchia Europa, dove la vita seppur nelle grandi città, è più a misura di essere umano e molto più vicina al mio modo di essere. E questo in pratica è quello che è successo quattro anni fa quando ho ricevuto un’offerta da un’azienda aglo-americana che mi dava l’opportunità di lavorare dall’Inghilterra.

Quanto pensi valga la laurea nel tuo settore rispetto alle conoscenze acquisite con la pratica di tutti i giorni o l’essere autodidatta?

Nel mio caso la laurea, o meglio la sua mancanza, non ha fatto nessuna differenza e credo che nel mio settore, oggi, una laurea, seppur importante, spesso ne faccia comunque poca. Anche l’esperienza, sembra strano a dirsi, non è sempre fondamentale. Nel mio caso non lo è stata affatto e questo perché in genere gli americani e gli inglesi cercano sopratutto quello che loro chiamano talent o skill, talento e abilità. Io sostengo che nel mio settore fa più effetto un bel portfolio online che una pila di attestati.

Secondo te, se uno dovesse iniziare oggi per diventare programmatore, su cosa dovrebbe puntare?

Inanzitutto sull’inglese. Sembra una risposta fatta e scontata ma nel nostro settore, specialmente all’estero, ci si trova a lavorare in ambienti multietnici e noi italiani siamo quelli che in generale fatichiamo di più non avendo come seconda lingua l’inglese.

Poi la passione. Altra risposta piuttosto scontata ma il programmatore è uno di quei mestieri che implicano ore di lavoro durante il giorno e ore di aggiornamenti e approfondimenti nel tempo libero. Nel nostro settore tutto si evolve a una velocità impressionante, le conoscenze tecniche che oggi ci assicurano un lavoro tra qualche mese diventano superate da qualcosa di nuovo e si deve ricominciare da capo.

Per quanto riguarda invece l’aspetto tecnico/tecnologico direi che oggi c’è quasi l’imbarazzo della scelta con tutte queste nuove tecnologie. Internet èsempre più al centro della nostra vita per cui tutto quello che ruota attorno a internet, dal web alle applicazioni distribuite sviluppate in linguaggi Java, csharp e ASP.NET, che poi sono i tre linguaggi di programmazione fondamentali.

Un altro settore della programmazione su cui ci si può concentrare è la programmazione di database, linguaggio SQL in particolare. C’è sempre bisogno di programmatori nella gestione dei dati. Ci sono poi settori nuovi in forte ascesa uno tra tutti i dispositivi mobile, smartphone e tablet, In questo caso la programmazione per iOS (Iphone/Ipad), in linguaggio objective-c, e per Android in linguaggio java, è una scommessa vincente già oggi ma lo sarà soprattutto nei prossimi anni. L’importante però è imparare un po’ di tutto per poi concentrarsi su quello che piace di più più avanti.

Oggi chi offre lavoro nel mondo informatico cerca programmatori dalle conoscenze tecniche molto ampie e versatili, d’altronde quasi ogni mese nasce una tecnologia nuova e i primi che imparano a programmarla partono in prima fila.

Grazie Luca e buon proseguimento!

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