Esperienza di visto vacanza lavoro a Montrèal, Canada

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Umberto Cartanì ha vissuto l’esperienza del Working Holiday Visa a Montréal in Québec durante il 2010 e con questa intervista vorremmo riflettere sulla reale portata di un’esperienza di lavoro temporanea come quella consentita dal Visto Vacanza Lavoro ogni anno a numerosi ragazzi italiani in cerca di nuove opportunità in questo stimolante paese.

Intervista di Luca Guzzardi

Di cosa tratta il tuo corso di studi?

Ho una laurea in Beni Culturali conseguita a Lecce con all’interno discipline classiche come la Storia dell’Arte, l’Archeologia, la Storia, la Letteratura Italiana e Latina, la Filologia ma anche corsi come il Diritto nazionale ed europeo dei Beni Culturali o la Geoarcheologia. Ma il mio ultimo titolo accademico è un Master Universitario Europeo in ‘European heritage, digital media and the information society’ in cooperazione tra l’Università di casa e altri 4 atenei sparsi per l’Europa e che si occupa nella sostanza di creare un ponte tra gli umanisti e l’informatica e i nuovi media digitali anche nel mondo delle professioni.

Durante i tuoi studi che esperienze hai avuto all’estero?

Ho fatto l’Erasmus nel 1999 vincendo una borsa per la materia di Storia dell’Arte presso l’Università di Stoccolma in Svezia. Un bellissimo semestre di studio e di svago nel paese scandinavo con il quale è cominciata la mia passione ed il mio interesse per la vita all’estero sia per studio che per lavoro. Inoltre, durante il primo anno del Master, ho svolto il secondo semestre di studi in Finlandia presso l’Università di Turku e anche qui è stato straordinario e, aggiungo, che la scelta di ritornare nel Nord Europa non è stata casuale. In più, dopo la laurea ho avuto la fortuna di partecipare ad un altro programma dell’UE, il Leonardo Da Vinci, vivendo a Budapest in Ungheria per più di tre mesi con un percorso di training formativo sul turismo culturale svoltosi per me presso il Museo di Belle Arti della Capitale ungherese.

Com’è più spendibile il tuo curriculum?

In questo particolare momento di crisi, ma aggiungo già dagli anni scorsi, non è tanto spendibile se si guarda al solo ambito dei Beni culturali e della Cultura in genere, in quanto è un settore ristretto che crea poca occupazione e per di più adesso con un taglio notevole dei fondi pubblici che attanaglia anche Università e Ricerca. In ogni caso, ho avuto delle esperienze anche in settori totalmente diversi.

Dove nasce il tuo interesse per il Canada?

Dalla forte motivazione per l’estero come realizzazione di vita, nel lavoro, nella ricerca, ecc. quando il tuo paese non può offrirti niente che comunque era già presente fin dagli anni universitari. Riguardo il Canada avevo sentito parlare del WHV che un amico aveva fatto in Australia anni prima, poi, seppi che c’era questo programma anche per il Canada, con l’Italia dal 2006 e che era aperto fino a 35 anni e feci domanda.

Che lingue conoscevi?

Inglese e Spagnolo, quest’ultima lingua l’ho studiata nella scuola superiore. Ho comunque fatto numerosi corsi di inglese distribuiti lungo un certo numero di anni, sia all’interno di corsi si specializzazione e training, sia come preparazione al periodo in Erasmus, sia con un corso presso Oxford Institute nella mia città finalizzato conseguire la certificazione FCE (First), sia più di recente presso il Centro Linguistico del mio Ateneo con l’obiettivo di conseguire la certificazione Cambridge CAE (livello C1)..

Perchè il Canada francese?

Sono finito in Quèbec a Montrèal con il WHV, nonostante inizialmente lavorassi per andare a Toronto in Ontario, perchè l’unico ente italiano, tra i diversi enti contattati che il nostro paese ha in Canada e pronto ad accogliermi per un internship iniziale, è stato l’Ufficio l’I.C.E. di Montrèal. Sapevo della difficoltà del Francese che non conosco purtroppo ma che è lingua ufficiale lì in Quèbec, ma tuttavia l’Ambasciata del Canada a Roma che rilascia il visto WHV appunto, mi aveva assicurato che Montrèal è una città cosmopolita e multiculturale dove l’inglese è comunque utilizzato.

Raccontaci la tua esperienza

Dico subito che ho cominciato a muovermi qui da casa in Italia per organizzare la mia venuta in Canada almeno 4 mesi prima della partenza e devo ammettere che non è stato facile da subito in termini di organizzazione e di ricerca di tutte le cose che ti occorrono a cominciare dai voli, dall’assicurazione, dal tuo budget, dalla ricerca di una casa, dai contatti per stage e lavoro, ecc..

L’inizio è stato complesso e duro a tratti in quanto ho vissuto per circa un mese in un ostello abbastanza centrale a Montrèal perchè non riuscivo a trovare casa (suggerirei di andare sempre a visitare le case prima di concludere accordi). Poi, finalmente dopo numerosi tentativi, ho trovato casa fortunatamente in una zona abbastanza centrale della città, non molto fuori dalla downtown di Montrèal, nell’area della nuovissima Università Concordia, condividendo un appartamento con uno studente di Master di origine cinese in un edificio abitato prevalentemente da asiatici, ma comunque con tutti i servizi che normalmente occorrono sotto casa.

Canada su Italiansinfuga

Canada su Italiansinfuga

Dopo aver abbandonato lo stage presso l’I.C.E. per incompatibilità tra il progetto di stage proposto e il mio background accademico, mi sono messo a cercare lavoro perchè volevo sfruttare il mio Visa WHV temporaneo per fare qualcosa e devo dire che nuovamente non è stato facile e immediato affatto, in quanto non ho ottenuto nulla prima di due mesi ed oltre. Poi, in Giugno la svolta con un impiego come busboy (cioè colui che assiste l’attività dei camerieri e forse l’impiego più comune e frequente con questo genere di Visti nei paesi che lo offrono) presso un paio di ben noti ristoranti italiani siti a ‘Little Italy’, un’area storica dell’emigrazione italiana a Montrèal e in Canada.

Un’esperienza dura, specie all’inizio, di lavoro in team, molto dinamica, ma utile per entrambe le lingue inglese e francese e che ti può ripagare con un salario unito alle mance quotidiane che in Canada sono una regola. Per il resto con la ricerca del lavoro, ho partecipato nel corso della mia permanenza, ad una Fiera del lavoro del tipo di quelle che si svolgono anche in Italia e Europa, ho lasciato molti CV presso esercizi commerciali, supermercati, locali e pub presenti in città nella mia zona e non, ho contattato agenzie del lavoro come Randstad, ecc., ecc..

Consiglio anche di recarsi in Canada con un Resumè anzichè con il nostro classico CV nel formato europeo e aggiungo che spesso le nostre lauree e titoli accademici e professionali non sono riconosciuti. Inoltre, l’aver conosciuto i ragazzi della Comunità Scientifica Italiana in Canada, Sezione del Quèbec, è stato molto interessante e suggestivo specie con la partecipazione ai loro incontri scientifici e culturali tenutisi all’Istituto Italiano di Cultura e alla prestigiosa Università McGill.

Per il resto, Montrèal offre numerosi eventi e manifestazioni internazionali specie in estate e tra queste per esempio raccomanderei l’appuntamento annuale con il Gran Premio di Formula 1, il Festival Internazionale di Musica Jazz, uno dei più grandi al mondo, il Festival dei fuochi d’artificio di varie Nazioni partecipanti che si tiene lungo le rive del fiume S. Lorenzo e le interessanti mostre d’arte e pittura offerte dal Fine Arts Museum di questa metropoli.

Quando è finito il visto hai tentato altre vie per restare in Canada?

Non ho esteso la mia permanenza perchè non vedevo una reale e importante convenienza in termini di lavoro e di costi per restare a Montrèal. Aggiungo anche che se non si conosce davvero bene il francese, non si può ottenere un buon lavoro qualificato in Quèbec..

Come pensi di poter trarre vantaggio da questa esperienza?

Non saprei bene al momento anche perchè vedo che a certi datori di lavoro o per certe situazioni può essere di interesse per altre no; in generale, qui dove vivo ed in Italia non credo ci sia una valorizzazione concreta verso l’esperienza del visto temporaneo di lavoro in sè.

Ora sei nuovamente in Italia, che prospettive ci sono?

Nel sud molto negative e non si vede un reale miglioramento, complice anche questa crisi dura e internazionale di cui soffriamo. Si comprende che può essere abbastanza dura al momento e che bisogna anche adattarsi a fare cose diverse rispetto ai propri settori di appartenenza.

Grazie Umberto ed in bocca al lupo!

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Comments

  1. Sulmona2 says

    Ciao Umberto,

    anche io sto per fare la tua esperienza e sono consapevoli della innumerevoli diffcoltà perchè io conosco abbanstaza bene il Canada. Vorrei solo un’informazione. Come hai fatto a trovare un tirocinio presso la ICE di Montreal, visto che vi si accede solamente tramite concorso mi sembra di capire. Mi potresti solo fa capire questao passaggio. grazie.

    Alessia

  2. Umberto says

    … so come si scrive l’accento sulla parola Montréal!! sebbene non parli francese … è solo stato un errore di battitura sulla tastiera commesso in maniera ripetuta e non solo da me … !! grazie …

  3. iosonoioevoinonsieteuncazzo says

    faccio notare che gli accenti francesi sono tutti sbagliati, è “Montréal”, acuto e non grave come da voi scritto a più riprese. Non dico di conoscere il francese ma informarsi prima di digitare su di una tastiera senza poesia alcuna!

  4. Umberto says

    … mah! classico atteggiamento italiota che pretende che uno faccia o diventi chissà che appena arrivato in un contesto estero molto differente dal proprio di origine!! …

    … Aggiungo e preciso: “Busser, busboy or busgirl are terms used in the United States (and Canada too) of someone that works in the restaurant and catering industry … … and setting tables, and otherwise assisting the waiting staff (waiter/waitress).
    The duty of a busser generally depends on the size of the restaurant to a certain degree. For instance in upscale and/or larger restaurants, they may bring water and bread in an Italian restaurant. The busser may also serve initial drinks like glasses of water and orange juice if it is a breakfast. In larger restaurants where there are many restaurant employees with their own duties, a busser may not be required to do much in the kitchen except bringing in used dishes and items from the dining hall …”

    … ma credi che appena arrivato lì con un WHV da sei mesi fai il colletto bianco o il manager dopo 2 giorni!?? … e poi nn puoi fare solo quello, anche altri mestieri che danno esperienza iniziale in un contesto diverso da cui passare quasi per forza, dipende sempre da caso a caso e dalle persone … se uno si accontenta e sa aspettare e cercare ci sta, altrimenti se ne può anche tornare a casa!! …

    … c’è anche la lista dei ‘Famous people who worked as busboys/busgirls’ ‘passati’ da lì guardacaso … e i ‘busboys in history and popular culture’ … nn in quella italiana però …

  5. Alberto says

    Si leggo la mansione di busboy: “they may bring water and introductory foods”,”The busser may also serve initial drinks”,”resetting tables, clearing dirty dishes from the guest’s tables, clearing spilled items, shining cutlery,ecc…”; insomma proprio un aiuto-cameriere! non capisco perché gli Italiani all’estero finiscano quasi sempre a fare questi mestieri servili… tanto per confortare il senso di superiorità di inglesi, canadesi, australiani e americani!

  6. Umberto says

    Rispondo: … ho lasciato l’internship perchè non in linea con quello che ho fatto in precedenza e per non variare ulteriormente le esperienze nel curriculum.

    Ho fatto altri stage e facendo i conti non mi serviva anche quello, per di più con una tematica completamente diversa dai miei studi precedenti che sono d’impianto umanistico e, volendo, non si poteva neanche cambiare facilmente il tema oggetto dello stage stesso. Aggiungo che, l’I.C.E., è stato anche soppresso con legge dello Stato Italiano lo scorso Luglio e le sue strutture ed uffici attendono un riordino che forse sarà caotico.

    Avevo un Visto di lavoro a tutti gli effetti e volevo impiegarlo per trovare lavoro, cioè per concretizzare quello che il principale fine quando fai questo tipo di esperienze estere.

    L’impiego è quello del Busboy, una figura che non è conosciuta in Italia ma che è molto popolare in Nord America; un ruolo polivalente e molto dinamico, di assistenza dello staff e pagata bene anche a seconda dei casi. E’ forse l’impiego più comune che ci si trova a fare con il Visto WHV nn solo in Canada, ma anche in Australia e Nuova Zelanda e in USA aggiungo. E’ sempre un’esperienza di vita, formativa e che arricchisce e aiuta a migliorare se stessi.

    I seguenti links definiscono la figura: http://en.wikipedia.org/wiki/Busboy
    http://dictionary.reference.com/browse/busboy
    … quindi è bene informarsi prima!! …

  7. Alberto says

    scusa ma non capisco, hai abbandonato lo stage presso l’I.C.E. per incompatibilità tra il progetto di stage proposto e il tuo background accademico, per andare a fare l’aiuto-cameriere? quello si che è un lavoro in linea col background accademico! bah…

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