Il Working Holiday Visa per il Canada come strumento per coronare un anno di ricerca-lavoro.

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Luca Guzzardi ci spiega come ha affrontato la ricerca lavoro per l’estero e cosa l’ha aiutato a trovare un lavoro in Canada.

Luca Guzzardi

Luca Guzzardi

La mia ricerca di lavoro all’estero inizia un anno fa, motivata sì dalle solite ragioni ma anche dall’urgenza personale: il mio lavoro a tempo determinato, all’UniCal l’università di Cosenza, era in scadenza e sapevo che non sarebbe stato rinnovato.

Ad essere onesti c’è sempre stata lo voglia di scoprire un una nuova fetta di mondo e forse per questa ragione non ho mai cercato lavoro in Italia con la stessa costanza e dedizione di quanto abbia fatto col lavoro all’estero; fatto sta che in Italia, lavoro per matematici praticamente non ce n’è se non come programmatore – e a tempo determinato.

Le cose cambiano se si cerca in giro per il mondo: tutte le grandi aziende, da Google a Microsoft, da Amazon alla RIM, per non parlare delle banche di investimento, prevedono posizioni nel settore R&D, ricerca e sviluppo, dove un curriculum con Ph.D., alcuni anni di ricerca alle spalle, e qualche pubblicazione su riviste scientifiche sono quasi un must.

Ovviamente questa è la base ed ogni posizione prevede le sue specifiche: conoscenze di programmazione e/o di statistica sono le più comuni, ma non mancano richieste di conoscenze più esoteriche quali la teoria dei numeri, la teoria dei segnali o ancora database o riconoscimento di linguaggi naturali.

Nel corso di un anno ho fatto quattro interviste e non so quante aziende mi hanno richiesto ulteriori informazioni oltre quelle che fornivo nella domanda. Inizialmente il mio inglese non era abbastanza buono: perchè, se pure non avevo difficoltà nel chiacchierare tete-a-tete, gestire un colloquio telefonico richiede ben altra abilità.

Per tutto l’anno ho visto sit-com in inglese con sottotitoli in inglese e letto libri in inglese; ho anche lavorato come animatore per gruppi di studenti americani in vacanza-studio.

L’altro grosso problema è la distanza geografica dal posto di lavoro.

Giusto o sbagliato che sia, la distanza geografica dalla posizione di lavoro può fare la differenza: la mia esperienza è che almeno in due occasioni non avere un visto di lavoro mi ha precluso l’intervista se non addirittura il lavoro.

E’ stato per superare questo scoglio che ho richiesto il visto vacanza-lavoro per il Canada.

Avevo visto giusto: in risposta ad una mia application, dove sottolineavo di essere in possesso del visto, mi è stato chiesto di poterlo visionare prima di considerare la mia domanda. Poi il colloquio: circa un’ora in teleconferenza via Skype con quattro persone. Da settembre lavorerò alla Thompson River University di Kamloops, BC.

Naturalmente ogni successo è l’inizio di una nuova avventura. La carta vincente non è stato l’inglese, ne’ il visto: è stata la fortuna di trovare in Canada una posizione pressochè identica a quella che ricopro da quasi dieci anni.

Intanto continuo a guardare le offerte di lavoro, anche senza fare domanda, per capire come allineare le mie
conoscenze alle richieste di mercato: se davvero si vuole cambiare lavoro, allora bisogna dimostrare di poterlo fare realmente.

Canada su Italiansinfuga

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Foto: Luca Guzzardi

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