Lavorare in Germania come ingegnere e donna

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Carla Cimatoribus ha studiato ingegneria in Italia ed in Germania da dove ci racconta la sua esperienza di studio e lavoro.

Dopo l’università a Padova, sei andata a studiare in Germania. Perché?

Volevo fare un’esperienza all’estero e ho preso una borsa di studio dell’EU a Stoccarda, ma è stato un po’ un caso che fosse proprio in Germania. Comunque mi interessava anche imparare il tedesco.

Che confronto puoi fare tra l’Università in Germania ed in Italia?

Domanda complessa. Posso paragonare solo Ingegneria Chimica in Italia con Ingegneria Ambientale (Civile) in Germania, e in entrambi i casi vecchio ordinamento. In Italia si studiano (o studiavano) piú metodi, piú teoria. L’ing. italiano puó affrontare temi fra loro diversi perché ha delle basi teoriche molto solide, ma ha bisogno di piú tempo per imparare a lavorare. L’ingegneria tedesca è piú orientata a preparare dei tecnici che siano “pronti” a entrare nel lavoro molto velocemente, ma a volte troppo specializzati e mooooooooooolto meno flessibili. Il mondo universitario tedesco compensa con un dottorato lungo e faticoso, in cui si impara “a pensare”, cosa che noi facevamo giá nel biennio di ingegneria. Insomma: noi piú orientati a formare un profilo tecnico complesso ma “lento”, loro piú a un tecnico semplice e pret à porter.

Ci descrivi il tuo ingresso nel mondo del lavoro tedesco, completati gli studi?

È stato veramente facile: due curricula, due colloqui, due offerte. Era anche in 2008, anno di boom, in cui anche le donne e gli stranieri hanno avuto una chance! Comunque qui non si elemosina un posto di lavoro, tu vai con la tua professionalitá ad un colloquio e questo valore ti é riconosciuto. Io l’ho vissuto cosí. Non credo di poter tornare a lavorare in Italia proprio per questo, perché sembra che ti diano un lavoro per farti un favore. Non credo di riuscire piú a sopportarlo!

Com’è il mondo del lavoro in Germania per una donna?

Non facile. In Germania Ovest le donne fino ad alcuni anni fa non lavoravano quasi mai quando avevano figli. Quelle che lo facevano erano oggetto di riprovazione. Le cose stanno cambiando ma mooolto lentamente, anche perché purtroppo qui c’é una spaventosa carenza di asili nido e scuole materne. Le mogli dei miei colleghi sopra i 50 non lavorano, o solo qualche oretta “adesso che i figli sono fuori casa”. Le mamme che non stanno 24hsu24 con i figli fino all’etá di 10 anni sono cattive madri… Non è un’esagerazione, ho molti colleghi che parlano cosí. Poi nel mio campo di soli uomini é ancora piú faticoso.

Che consigli daresti a chi sta studiando all’università in Italia?

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Grazie Carla e buon proseguimento!

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Foto: Thomas Hawk su Flickr

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