Gli italiani vanno a Londra.. ma siamo sicuri che trovano il lavoro?

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Partire all’avventura o partire solo dopo avere trovato un lavoro e la casa dall’Italia?

Recentemente vi è stata parecchia discussione nella sezione commenti per quello che riguarda l’approccio al trasferimento all’estero.

Daniele Carletto mi ha contattato volendo condividere le sue impressioni, trovandosi agli inizi di quella fase di esplorazione delle possibilità all’estero comune a tanti lettori.

Gli lascio la parola.

Mi trovo a Londra da qualche giorno in parte per piacere e in parte per “esplorare” le condizioni per un possibile trasferimento e quindi cambiamento.

Come è facile da immaginare, Londra è piena di italiani. Ma chi sono e cosa fanno la maggior parte degli italiani che si trovano nella metropoli britannica?

Fortunatamente ho diversi amici e conoscenti che si sono mossi verso Londra in questi ultimi anni ma in questi giorni ho avuto modo di incontrare ulteriori diverse persone e di sentire le loro storie. La maggior parte di queste (amici compresi) sono partite per Londra un po’ alla carlona: un biglietto di andata, una prenotazione in ostello per un paio di settimane e tanta voglia di cambiare senza però dei piani precisi, tanto un posto come barista o cameriere lo si trova e una casa in condivisione anche.

Come trovare lavoro a Londra

Come trovare lavoro a Londra

Il problema è che tantissimi, forse troppi, tornano in Italia dopo pochi mesi con l’amaro in bocca, un inglese che non è poi così migliore di quando si è partiti e un background lavorativo poco spendibile per le condizioni italiane.

Questo perché forse per gli italiani è ancora vivido il ricordo degli anni ’90 quando veramente a Londra ci si poteva creare una carriera in men che non si dica. Ma negli ultimi anni tutto è cambiato. Se si parte con l’idea che l’inglese lo si impara in loco un po’ lavorando come barista/cameriere/sguattero e un po’ frequentando una delle mille scuole di inglese presenti nella metropoli di sicuro si rischia di fare un gran buco nell’acqua.

La maggior parte dei lavori appena citati (che sono quelli più facilmente trovabili) sono occupati da altri emigranti, italiani, spagnoli, francesi, tedeschi, indiani, etc, che conoscono poco la lingua inglese. Questo porta a due conseguenze: si tende a far gruppo con i propri connazionali, si parla poco la lingua inglese preferendo le frasi monosillabiche.

Un altro aspetto è che questi lavori sono solitamente sottopagati rispetto al carovita londinese e c’è sempre qualcuno disposto ad accettarli prima di te perché in necessità di lavorare per mantenere una famiglia. Molte volte quindi questi lavori non sono dei trampolini di lancio per iniziare una nuova vita ma solo degli scivoli di ritorno verso casa.

Molti amici che hanno intrapreso questa strada non riescono ad arrivare a fine mese in quanto l’affitto è alto, i prezzi delle “buone” scuole di inglese non sono indifferenti e il costo della vita è mediamente più alto che nelle grandi città italiane.

Esistono poi molte difficoltà che mettono a dura prova la tempra di chi si trasferisce su due piedi: truffe di affitti fasulli (ho conosciuto una persona proprio l’altro giorno che ha perso 300£), truffe di lavori inesistenti e per cui bisogna inizialmente pagare, gli elevati requisiti d’accesso ai lavori più gratificanti (un amico che si era trasferito per ricercare un posto in banca), etc.

Il risultato? Molti, azzarderei tra il 60% e il 70%, tornano in Italia dopo appena pochi mesi (5-6) con un’esperienza che non è rivendibile sul mercato del lavoro e tantomeno credibile a chi deve valutare i profili di potenziali candidati per una posizione di lavoro. Certo, l’aspetto positivo è che è pur sempre un’esperienza rilevante e ciò che non ti uccide ti fortifica (si suol dire).

Insomma, la situazione non è sempre rosea come alcuni la dipingono. Per questo ringrazio il lavoro di Italiansinfuga, una visione chiara e approfondita che vuole aiutare chi intende emigrare.

So che non è una grande analisi della situazione londinese, più che altro sono riflessioni disincantate di una persona che sta tastando il terreno per una possibile partenza. Spero però sia di aiuto a qualcuno per prendere bene le misure e una decisione importante quale quella di emigrare.

Un consiglio dopo aver sentito tante diverse storie di emigrazione: pianificare prima di partire l’emigrazione dato che oggi ne abbiamo i mezzi, senza tralasciare un po’ di avventura.

Grazie Daniele ed in bocca al lupo!

Avete un’opinione/esperienza al riguardo? Condividetela con un commento!

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