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Gli italiani vanno a Londra.. ma siamo sicuri che trovano il lavoro?

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Partire all’avventura o partire solo dopo avere trovato un lavoro e la casa dall’Italia?

Recentemente vi è stata parecchia discussione nella sezione commenti per quello che riguarda l’approccio al trasferimento all’estero.

Daniele Carletto mi ha contattato volendo condividere le sue impressioni, trovandosi agli inizi di quella fase di esplorazione delle possibilità all’estero comune a tanti lettori.

Gli lascio la parola.

Mi trovo a Londra da qualche giorno in parte per piacere e in parte per “esplorare” le condizioni per un possibile trasferimento e quindi cambiamento.

Come è facile da immaginare, Londra è piena di italiani. Ma chi sono e cosa fanno la maggior parte degli italiani che si trovano nella metropoli britannica?

Fortunatamente ho diversi amici e conoscenti che si sono mossi verso Londra in questi ultimi anni ma in questi giorni ho avuto modo di incontrare ulteriori diverse persone e di sentire le loro storie. La maggior parte di queste (amici compresi) sono partite per Londra un po’ alla carlona: un biglietto di andata, una prenotazione in ostello per un paio di settimane e tanta voglia di cambiare senza però dei piani precisi, tanto un posto come barista o cameriere lo si trova e una casa in condivisione anche.

Come trovare lavoro a Londra

Come trovare lavoro a Londra

Il problema è che tantissimi, forse troppi, tornano in Italia dopo pochi mesi con l’amaro in bocca, un inglese che non è poi così migliore di quando si è partiti e un background lavorativo poco spendibile per le condizioni italiane.

Questo perché forse per gli italiani è ancora vivido il ricordo degli anni ’90 quando veramente a Londra ci si poteva creare una carriera in men che non si dica. Ma negli ultimi anni tutto è cambiato. Se si parte con l’idea che l’inglese lo si impara in loco un po’ lavorando come barista/cameriere/sguattero e un po’ frequentando una delle mille scuole di inglese presenti nella metropoli di sicuro si rischia di fare un gran buco nell’acqua.

La maggior parte dei lavori appena citati (che sono quelli più facilmente trovabili) sono occupati da altri emigranti, italiani, spagnoli, francesi, tedeschi, indiani, etc, che conoscono poco la lingua inglese. Questo porta a due conseguenze: si tende a far gruppo con i propri connazionali, si parla poco la lingua inglese preferendo le frasi monosillabiche.

Un altro aspetto è che questi lavori sono solitamente sottopagati rispetto al carovita londinese e c’è sempre qualcuno disposto ad accettarli prima di te perché in necessità di lavorare per mantenere una famiglia. Molte volte quindi questi lavori non sono dei trampolini di lancio per iniziare una nuova vita ma solo degli scivoli di ritorno verso casa.

Molti amici che hanno intrapreso questa strada non riescono ad arrivare a fine mese in quanto l’affitto è alto, i prezzi delle “buone” scuole di inglese non sono indifferenti e il costo della vita è mediamente più alto che nelle grandi città italiane.

Esistono poi molte difficoltà che mettono a dura prova la tempra di chi si trasferisce su due piedi: truffe di affitti fasulli (ho conosciuto una persona proprio l’altro giorno che ha perso 300£), truffe di lavori inesistenti e per cui bisogna inizialmente pagare, gli elevati requisiti d’accesso ai lavori più gratificanti (un amico che si era trasferito per ricercare un posto in banca), etc.

Il risultato? Molti, azzarderei tra il 60% e il 70%, tornano in Italia dopo appena pochi mesi (5-6) con un’esperienza che non è rivendibile sul mercato del lavoro e tantomeno credibile a chi deve valutare i profili di potenziali candidati per una posizione di lavoro. Certo, l’aspetto positivo è che è pur sempre un’esperienza rilevante e ciò che non ti uccide ti fortifica (si suol dire).

Insomma, la situazione non è sempre rosea come alcuni la dipingono. Per questo ringrazio il lavoro di Italiansinfuga, una visione chiara e approfondita che vuole aiutare chi intende emigrare.

So che non è una grande analisi della situazione londinese, più che altro sono riflessioni disincantate di una persona che sta tastando il terreno per una possibile partenza. Spero però sia di aiuto a qualcuno per prendere bene le misure e una decisione importante quale quella di emigrare.

Un consiglio dopo aver sentito tante diverse storie di emigrazione: pianificare prima di partire l’emigrazione dato che oggi ne abbiamo i mezzi, senza tralasciare un po’ di avventura.

Grazie Daniele ed in bocca al lupo!

Avete un’opinione/esperienza al riguardo? Condividetela con un commento!

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commenti


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VOLI ECONOMICI




  • Fab

    Bravissimo Daniele!! Ben detto!!!

    Ma poi a parte questo basta una semplice considerazione:

    i britannici sono gente con gli anelli al naso?

    Non mi risulta anzi tutto il contrario!!

    E quindi i posti di lavoro decenti per quale misterioso motivo dovrebbero essere dati a italiani ( spagnoli, francesi, portoghesi ecc. ) che non hanno una preparazione specifica superiore rispetto a un candidato britannico??

    Poi a parte questo, sto mito che negli anni 90 bastava iniziare come cameriere e poi un buon lavoro impiegatizio lo trovavi facilmente, secondo me lascia il tempo che trova, è una leggenda metropolitana!!

    Lo stesso Aldo, in UK ha iniziato a Londra come fattorino subito dopo la laurea, ma poi per essere preso da Tesco a fare il business analyst, ha dovuto esibire le carte giuste ossia i suoi buoni studi e relative internship!!

    Se avesse avuto solo il diploma di liceo scientifico, non penso proprio che avrebbe potuto iniziare quel tipo di carriera!!

    Comunque bravissimo Daniele ad avere messo in guardia!!

    Ciao!

    Fab

    Avevo scritto un post in un’altra parte del blog riguardante le conseguenze sul mercato del lavoro di una società delle conoscenze spinta all’estremo!!

    Ciò che hai riportato è una perfetta testimonianza!!

  • Fab

    Dimenticavo:

    è ovvio che se vai in UK, con esperienze specifiche in lavori manuali e allora te la puoi giocare meglio!!

    Ma pure là, bisogna prima fare un’attenta analisi del mercato!!

    Io per esempio se fossi un bravo pasticcere o pizzaiolo,non punterei su Londra dove vanno tutti ma città tipo Bristol, Cardiff, Newcastle, ecc..

    Ovviamente anche in questo caso, come ho già detto, bisogna saper fare attente analisi prima di partire o in loco!!

  • Emanuele

    Trovo questo articolo molto importante ed intelligente. Di sicuro molto più obiettivo di quello pubblicato mesi fa di un ragazzo (o ragazza: non si capiva) che è fuggito dall’italia perché il lavoro in italia cheschifo cheschifo; approdato a londra, ha iniziato a fare il commesso per 700 sterline al mese. Ha lasciato intendere di essere felice come una pasqua, per poi subito dopo dire che vivere con meno di 800 sterline a Londra è difficile e si vive male. Ecco, lo trovai poco obiettivo. Chi di voi lo ricorda?

  • http://mattmoros.blogspot.com/ Matteo

    Interessante, io stesso ho prenotato un volo di sola andata e un ostello per 5 giorni, per metà Settembre, ma non sono convinto di rimanere a Londra proprio per queste ragioni. Mi hanno consigliato Brighton, ho dato un’occhiata alle statistiche circa la situazione e sembra messa bene come città, per quanto riguarda vivibilità e possibilità di trovare lavoro. Confermate? :)

    Matteo

  • Alberto

    La chiave del successo sta nel sapersi vendere.
    Il discorso che andando via di casa col solo Liceo Scientifico non si cavi un ragno dal buco è una fesseria. Ci sono migliaia di persone che hanno intrapreso il Liceo e poi non hanno potuto o voluto continuare gli studi per migliaia di motivi differenti. E che fanno? Si ammazzano perchè tanto nessuno le prenderà mai a lavorare? Se si vuole (e se si ha fame) un lavoro esce sempre fuori. E ci si mantiene pure.
    Questo tipo di ragionamento è lo stesso che porta a dire che le lauree umanstiche non valgono a nulla e che chi ha solo una laurea in filosofia o simili è meglio che continui a vivere con i genitori perchè non riuscirà mai a trovare un lavoro che gli consenta di mantenersi.
    Poi c’è anche chi si spinge oltre, sostenenedo che anche i master in materie umanistiche non servono a niente perchè sono solo corsi spillasoldi che non garantiscono in futuro.
    A sentire tutte queste teorie, dunque, o si diventa ingegneri o medici, oppure non si riuscirà mai ad andare a vivere da soli….

    Eppure, ci sono persone che con la quinta elementare hanno lavorato per 40 anni e adesso sono felicemente in pensione.
    Ci sono persone che partono dall’Africa senza sapere nè leggere nè scrivere, eppure rimangono in Europa per anni. Illegalmente o meno, ma ce la fanno.
    Gli italiani di un tempo partivano anche loro senza una lira e senza neanche parlare italiano. Erano altri tempi, mi direte, si poteva emigrare liberamente in molti paesi adesso chiusi, come gli USA e l’Australia. Ma anche loro ce l’hanno fatta. Partendo da zero.

    E noi che facciamo? Ci facciamo cadere il mondo addosso perchè “il nostro titolo di studio xxx non è specificatamente richiesto nell’ambito lavorativo yyy del settore lavorativo zzz?”
    Ma per favore! Diamoci da fare, diventiamo più umili e smettiamola di lamentarci.
    Questa visione disfattista non aiuta a fare le cose nè qui, nè a Londra, nè in nessuna parte del mondo.

    Lavorare in Italia,Spagna e Grecia non va bene perchè c’è la crisi e non c’è lavoro. Lavorare in UK, Svizzera e Germania non va bene perchè cercano solo gente ultraqualificata.
    Lavorare in Scandinavia non va bene perchè parlano lingue assurde, fa un freddo cane, si pagano troppe tasse e cercano anche lì solo persone qualificatissime.

    Ma non vi viene, almeno una volta ogni tanto, il dubbio che il problema siamo noi che non ci sappiamo adattare? E che sarebbe meglio agire piuttosto che perdere tempo a pensare dove è meglio e dove è peggio? Possibile che in nessuno dei 27 paesi in cui possiamo liberamente circolare ci sia abbastanza lavoro per mantenersi?
    Chi si lamenta della Francia, chi della Svezia, chi dell’Austria…sembrano tutti un paese peggio dell’altro. E l’Italia ovviamente è peggio di tutti…
    Poi, però, si vedono Somali lavorare senza fiatare in inverno nella Norvegia del Nord, oppure Albanesi che riescono a metter via una marea di soldi lavorando una sola estate come camerieri nelle isole greche.
    La Grecia, sì, quel paese in cui “non si può assolutamente andare a cercare lavoro perchè c’è la crisi!”

    Se si parte senza mettersi in testa che fuori di casa, ovunque si vada, non ci aspetta la vacanzina, ma la lotta per la sopravvivenza, non si riuscirà mai a combinare nulla di buono in nessuno angolo del mondo.

    Saluti, Alberto.

  • Riccardo

    Penso sia un post giusto.
    Inutile pubblicizzare italiani che trovano lavoro in una settimana a Londra, o chi in due, o chi in meno di un mese senza poi spiegare come stanno le cose fin in fondo.

    Poi dopo una ricerca su internet tra qualche blog, pezzi di curriculum o connessioni varie su social network si scopre che son persone con background illustri.
    Uno ha la laurea in italia ed una a Londra più un master in America, un’altro ha un azienda avviata in italia e l’altro ancora ha una decennale esperienza in settori specifici dell’informatica.
    Chi lavora in un bar ed incontra il proprietario di Divani&Divani che lo promuove a Manager .. è uno su un milione (tentar non nuoce ma vivere sperando di esser voi è stupido)
    [riferimenti a cose e persone puramente casuali]

    Ogni tanto vien fuori la storia del diplomato uscito da scuola che parte con la “valigia di cartone” e tutti son felici.
    Peccato che non spuntino post però quando il poveraccio torna a casa dopo un mese, avendo perso soldi, tempo e con il morale sotto le scarpe.

    Mettetevi nei panni di un imprenditore inglese.
    Ad un colloquio: non parli bene la mia lingua, hai un esperienza misera, un titolo di studio base, non sò quanto di vero c’è nelle tue esperienze lavorative e a questo punto non sò nemmeno quanto di vero potrei trovare se ti chiedessi delle referenze
    Se in italia facevi il “clerk”, perchè fai un colloquio per diventare Account Manager qui ?

    Datemi pure dello stronzo o del cinico ma se valete davvero qualcosa, troverete sempre qualcuno disposto a darvi da lavorare OVUNQUE SIATE.

    Siamo nel 2011 gente .. non negli anni 90 o 30 ..
    non devo prendere una nave per sbarcare ad Ellies Island per vedere se in America il mercato va meglio,
    non devo attraversare la manica su un battello sperando che qualche Irlandese con pezzi di famiglia siciliana mi metta a lavorare nel suo bar

    Ora non si fugge .. il mondo è uno .. ed il mio curriculum se fa schifo in italia fa schifo anche in America o in Giappone

    Investite su voi stessi, studiate, specializzatevi, siate creativi, diversi.
    Ora non si cerca il lavoro, verra lui a cercarvi se vi farete notare.

  • Paola

    Matteo,

    Io a Brighton ci vivo dal 1994 – con un paio di anni di gap trascorsi a Londra e zone limitrofe. Non so chi ti abbia consigliato Brighton, ma per quanto riguarda l’occupazione pensaci due volte prima di trasferirti qui. Le prospettive sono sempre state quelle che sono per ovvi motivi – troppo vicina a Londra, quindi le aziende non sono interessate – e molte aziende medio-piccole.

    Si parla tanto di Brighton per le industrie creative/digital media etc e quello forse e’ l’unico settore che cresce, pero’ rimangono comunque tutte aziende molto piccole.

    Io faccio la P.A. (segretaria di direzione) e mi ritengo fortunata perche’ ho un’impiego (seppure part-time e pagato abbastanza male); gli annunci di lavoro al momento sono pochi, quindi cambiare al momento e’ difficile.

    Con questo non vuol dire che sia impossibile, ma devi fare indagini sul settore in cui vorresti lavorare. Se vuoi mandarmi una mail scrivimi pure a gommine chiocciolina gmail dot com

    Ciao

  • Paola

    PS – Mi e’ piaciuto moltissimo la risposta di Alberto, che rispecchia molto come la pensi anch’io. Purtroppo di questi tempi c’e’ la tendenza a propagare il seguente mito: se non sei ingegnere/medico/sviluppatore web/software i tuoi studi non valgono a niente, praticamente sparati o rassegnati a lavorare in un call centre fino all’eta’ pensionabile.

    Che in parte questo sia vero e’ innegabile. Ma se permettiamo che il mondo diventi cosi’, andiamo di fronte a un futuro deprimente assai, un mondo in cui solo delle professioni da ‘tecnici’ sono valorizzate; una mente portata alle materie umanistiche e’ considerata inutile (non siamo tutti potenziali ingegneri. Io sono negata per la matematica, ma parlo e scrivo due lingue perfettamente. Sono allora una cozza?)

    Bisogna uscire da questi schemi mentali. Inventiamoci qualcosa…sovvertiamo lo status quo…prima che questo mondo orwelliano si avveri.

    Ciao da Brighton!

  • Giuseppe

    Ciao Daniele e ciao a tutti.
    Ho letto con interesse l’intero post, utile e “veritiero” che tende a non descrivere, come spesso capita, l’emigrare come qualcosa di tutto sommato facile e gratificante alla portata di quasi tutti.
    Ho sempre pensato che sia estremamente difficile andarsene, lasciare tutto e tutti, e rifarsi una vita in una città con cultura, modus vivendi, lingua diversa, relazioni sociali, diversi….diversa in tutto e per tutto. E’ vero che mole diversità sono un toccasana, vedi l’educazione sociale piuttosto che la cultura del lavoro – io scrivo da Napoli e per uno della mia zona che va a Londra la differenza è davvero immensa. Magari una persona di Verona, ad esempio, non sente lo stesso grado di differenza -.
    Io la prima volta che ho visitato Londra è stato nel 1999 poco più che ventenne e ci sono rimasto per 5 mesi. Grande esperienza che ripeterei ad occhi chiusi. Ritornai in Italia, perché capivo che con un semplice diploma scientifico avrei combinato poco o nulla li, in Italia, nel mondo. Diciamocelo, una Laurea, che io ho sempre e comunque visto come un mero pezzo di carta, alla fine ha una sua “importanza” legittima o illegittima che sia.
    E così dopo qualche anno, mi sono Laureato in Economia e Commercio a Napoli. Ogni anno sono sempre ritornato a Londra per respirare un po’ di “Londonarietà”.
    Oggi ho 34 anni, lavoro in una Azienda sempre di Napoli con un “prezioso e miracoloso” contratto a tempo indeterminato. Ovviamente sono sottopagato, gratifiche nulle, livelli contrattuali non rispettati, ferie minime, e azienda che potrebbe chiudere da un giorno all’altro. Sono mesi, ormai credo anni, che progetto la mia fuga, fantastico in una vita “decente” anche lontano da qui. Londra è sempre nei miei pensieri, ma più divento adulto (a 34 anni mio padre aveva già due figli e adulto lo era già da un pezzo) e più la paura è presente.
    Ho una laurea, ho un po’ di esperienza lavorativa, ho voglia di fare e di mettermi in discussione, ma forse non è abbastanza.
    O è davvero troppo difficile…

  • Bruno

    questo post e il commento di Riccardo sono finalmente un briciolo di realtà sul chiacchericcio di questa leggenda metropolitana che è “l’estero”… l’estero è migliore solo nel caso di cervelli o professionisti che voglio aumentare la propria paga italiana andando in un altro paese… è questo quello che conta, tutte cavolate ste storielle che l’italia fa schifo e la vita all’estero è paradiso… se sei un talento o sei un professionista superqualificato ok, ma se nn sei nessuno neanche a casa tua dove sei un madrelingua, mi dispiace ma poco si troverà fuori dai confini… poi nn capisco tutta questa foga per andare a fare il lavapiatti o il cameriere, ma non potete farli qui questi lavori, e nel mentre frequentare scuole serie di lingua? l’estero è saturo già di persone qualificate, figuriamoci di chi non sa fare niente… Solo una cosa apprezzo di questo tipo di esperienze: lo spirito di avventura, come già citato nel brillante post

  • http://mattmoros.blogspot.com/ Matteo

    Ciao Paola,

    Grazie infinite per la tua risposta. Ti manderò una mail a riguardo :)

    Grazie ancora per la tua disponibilità,

    Matteo

  • Fab

    @Alberto

    Io ho semplicemente scritto:

    “Lo stesso Aldo, in UK ha iniziato a Londra come fattorino subito dopo la laurea, ma poi per essere preso da Tesco a fare il business analyst, ha dovuto esibire le carte giuste ossia i suoi buoni studi e relative internship!!

    Se avesse avuto solo il diploma di liceo scientifico, non penso proprio che avrebbe potuto iniziare quel tipo di carriera!!”

    Non mi sembra di aver scritto che se Aldo fosse rimasto in UK negli anni 90 col solo liceo scientifico avrebbe fatto la fame!!

    Poi a parte questo, mi risulta che quando si fanno delle analisi su qualsiasi mercato ( del lavoro, delle opere d’arte, degli investimenti finanziari, servizi sanitari, ecc. ecc…) si va sempre alla ricerca di “Comparables” appropriati, se si vogliono fare delle analisi che abbiano un senso!!

    Quindi che tiri fuori i somali e gli albanesi che non fanno parte della UE mi sembra azzardato per usare un eufemismo!!

    1)Aggiungo che per quanto riguarda:

    “La chiave del successo sta nel sapersi vendere.”

    Mi risulta che oggi come oggi ( ma anche negli anni 90 almeno in Italia) per saperti vendere, devi saper fare più di qualcosa in qualche campo specifico e la concorrenza non manca!!

    Ergo: oggi come oggi non è quella la chiave del successo!!

    2)E infine per quanto riguarda:

    “Il discorso che andando via di casa col solo Liceo Scientifico non si cavi un ragno dal buco è una fesseria.”

    Sono d’accordo con te al 100% e infatti non l’ho scritto!!

    E aggiungo anche che poi comunque ti devi specializzare in qualcosa: agente immobiliare, promotore finanziario ( fino a 10 anni fà se poteva fà), agente assicurativo, ecc… Oppure ti specializzi in un lavoro manuale: chef, pizzaiolo, pasticcere, ecc…

    Ma se col semplice liceo scientifico in Italia mandi un cv per la posizione di venditore di auto o per qualsiasi altra posizione di vendita minimamente decente, ti assicuro che manco ti cagano di striscio!!

    Tutti i ragazzi diplomati ( classico e scientifico ) che conosco e che hanno impieghi decenti, li hanno avuti per pedata in culo oppure perchè hanno preso il posto del padre, altrimenti ti devi specializzare!!

    Poi se per tua esperienza personale, a gente con diplomi generalisti ( classico o scientifico ) all’estero gli è andata bene, che tè posso dì? Beati loro!!!!!

    Fatto sta che nel libro di Aldo che è appena uscito, vi è la storia di un ingegnere aeronautico con un pò di esperienza in Italia che è andato in UK convinto di fare la svolta nel suo settore ma non ha avuto alcun riscontro!! Ha trovato un lavoretto ( cassiere in un supermercato) e per trovare un impiego decente si è dovuto fare un corso specialistico in IT in UK e solo dopo ha trovato un impiego decente nel settore IT!!

    Poi ovviamente sono punti di vista e modelli di riferimento!!

    C’è chi è felice facendo qualsiasi lavoro pur di sbarcare il lunario perchè la felicità la trova al di fuori del lavoro e chi invece visto che deve lavorare per 40 e passa anni, combatte nel frattempo per realizzare qualcosa in più!!

    Todo Depende!!

    Ciao!!

    Fab

  • Andrea Manzini

    ottimo articolo se pur non troppo veriterio!

    ho fatto esattamente la stessa esperienza per 2 volte (2006 e 2008) per circa 6 mesi entrambe le volte!

    la prima volta non ero mai stato a londra avevo solo preso il bilgliettoe prenotato un ostello per un a settimana e via all’avventura! ovviamente ho fatto il cameriere/barista e non me ne vergogno ma ti assicuro se con la paga da cameriere anche poart-time (io lavoravo 26 ore a settimana) si può tranquillamente vivere, mangiare, pagare l’affitto, pagare la scuola e se vuoi anche risparmiare. basta solo cercare i posti giusti, tentanto e sbagliando e tutto fa esperienza.

    per quanto riguardo l’inglese è vero in parte ciò che dici, nekl senso che è molto difficile isolarsi perchè londra è piena di italiani ma sta a te volerlo, io avevo amici italiani-indiani-giapponesi-francesi tedeschi etc….

    non conosco come era negli anni 90 ma se vuoi a Londra puoi farcela ancora partendo da cameriere, io dopo solo 5 mesi da cameriere avevo ricevuto un offerta come assistente al general manager che ho rifiutato perchè dovevo finire l’università in Italia.

    at the end of day….è un ottima esperienza che consiglio a tutti e se riuscite (basta volerlo) partite da soli ci tempra maggiormente il carattere!!

    andrea da modena

  • Fab

    @Giuseppe

    Visto che hai una laurea in economia e soprattutto per quello che ho capito, una discreta esperienza lavorativa ( presuppongo anche un discreto inglese ) e inoltre hai 34 anni, potresti prendere in considerazione di emigrare in Australia visto che le autorità australiane fissano un limite d’età di 40 anni.

    Di seguito link utile:

    http://www.immi.gov.au/skilled/general-skilled-migration/pdf/solfact-sheet.pdf

    (Fonte link: http://www.immi.gov.au/skilled/general-skilled-migration/whats-new.htm#c )

    Nella sezione:

    “The updated SOL comprises 192 high value occupations, as listed below.”

    trovi anche Accountant!!

    Ergo: se hai una buona esperienza in contabilità generale, te la puoi ancora giocare alla grande!!

    Ovviamente devi pianificare per bene il tutto!!

    Ad esempio i primi passi potrebbero essere:

    1)Scrivere ad Aldo per un eventuale coaching.

    2)Puoi contattare questo sito per informazioni di vario tipo:

    http://iansnetwork.net/main/page_home.html

    Sone due italiane che vivono là e che hanno messo su questo sito che sembra funzionare bene infatti è segnalato anche nel libro di Aldo che è appena uscito!

    A proposito: compratelo!

    3) Incominciare a vedere nei siti australiani di domanda e offerta di lavoro che tipo di offerte ci sono nel tuo campo di specializzazione e dove sono.

    4) Considerare anche di fare un breve corso di specializzazione in quelche università australiana, breve ( tipo 6 mesi ) ma davvero utile ai fini del tuo cv per renderlo più competitivo.

    Poi se Londra rimane comunque rimane la meta dei tuoi sogni, con le carte che hai e in aggiunta un ottimo inglese e un eventuale breve corso specialistico riguardante la tua specializzazione, corso da effettuare a Londra ( se c’è ), te la puoi giocare tranquillamente!

    Ovviamente pure in questo caso, pianificare per bene il tutto e soprattutto previa analisi del mercato del lavoro relativamente alle posizioni lavorative per le quali ti vuoi proporre!!

    E quest’ultimo punto lo puoi fare già in Italia, spulciando per bene nei siti inglesi di domanda e offerta di lavoro che tipo di offerte ci sono nel tuo campo di specializzazione a Londra.

    Fra le due ipotesi, se fossi al posto tuo, sceglierei

    la prima ossia l’Australia perchè Londra sarà sempre più inflazionata poichè sempre più giovani della UE e non (proveniente da economie che si indebiliscono sempre di più: Grecia,Spagna, Portogallo, Italia, Francia e da economie di paesi dell’est europeo: Romania & company ) la sceglieranno come meta ideale, invece l’Australia manterrà le attuali efficaci politiche per attrarre immigrazione qualificata e nel breve e medio termine non rischia fenomeni di sovrappopolamento e quindi a livello economico ci sarà un certo sano equilibrio!!

    Le qualità a quanto pare le hai, sfruttale, lanciati e conquista il mondo!!

    “Dai ai tuoi sogni tutto quello che hai, rimarrai stupito dall’energia che emana da te” by William James

    http://en.wikipedia.org/wiki/William_James

    Buona fortuna e ti auguro di fare la scelta migliore!!

    Ciao!

    Fab

    1PS dirai: ma perchè non ci vai tu in Australia, visto che ti piace tanto? Non ho il cv per poterlo fare e comunque nel tempo libero ho un progetto di business online che mi tiene molto impegnato e se mi riesce sono a Cavallo e per giunta al Galoppo!!

    2PS TerraVision ( società italiana di trasporto ) un paio di mesi fà a Londra cercava contabile con esperienza e l’annuncio era stato pubblicato su questo sito.

  • Giuseppe

    @Fab

    Ciao Fab,
    ho letto con attenzione il tuo post.
    All’Australia non ci avevo pensato. O forse ci avevo pure pensato, ma la vedo così lontana. Anche se hai perfettamene ragione a riguardo.
    Comunque grazie per i tuoi consigli e il tuo “incitamento”. Molte cose che hai scritto, le ho anche già pianificate. Avevo addirittura pensato di cercarmi un master a Londra in economia. Ho inviato application form a varie università, e tralasciando quelle in cui mi ci vorrebbe un mutuo per pagarlo, molte erano fattibili.
    L’unico inghippo, è che per accedere al master mi occorre il certificato IELTS con almeno 7,5 (se non erro). E ora come ora, anche se il mio inglese non è da cestinare del tutto, dovrei migliorarlo di un bel pò e studiare appositamente per riuscire a centrare quella votazione.
    Però devo provarci.
    Se non altro me lo devo…

    Ciao
    Giuseppe

  • Fab

    Ciao Giuseppe,

    figurati, è stato un piacere!!

    Comunque se vuoi farti Master a Londra, ti consiglio di fare qualcosa di più specialistico: controllo di gestione, marketing,web marketing!!

    In finanza non te lo consiglio manco lontanamente perchè essendo Londra la piazza finanziaria più importante d’Europa, in quel campo la concorrenza è davvero troppa e ci sono i cervelloni giovinastri!

    Invece il marketing ( soprattutto il web marketing ) e il controllo di gestione, sono specializzazioni con più mercato.

    Nel frattempo ti puoi fare un MBA per conto tuo:

    http://personalmba.com/

    http://quickmba.com/

    E se ti specializzi in web marketing, potresti anche avviare il tuo business online su scala europea:

    http://www.obmconnect.com/what-is-an-online-business-manager/

    http://www.onlinebusinessmanager.com/

    Per quanto riguarda:

    “Però devo provarci.
    Se non altro me lo devo…”

    Secondo me lo devi volere più che dover fare e secondo me il burning desire lo troverai al più presto!!

    Buona fortuna e ti auguro nuovamente di fare la scelta migliore!!

    Ciao!

    Fab

  • http://www.vazzola.info RM

    Come più volte detto da altri l’articolo è molto obiettivo. Credo che l’errore di fondo che si fa spesso sia infatti proprio quello di farsi prendere dall’effetto “l’erba del vicino è sempre più verde”.

    Ogni paese ha la sua economia e il suo mercato, ogni lavoratore è spendibile in maniera diversa in base a un mix di competenza/esperienza/buona-volontà, da qui a Singapore…e non dimentichiamo un po’ di fortuna!

    Ma non si può pretendere di partire allo sbaraglio con 4 soldi per fare il barista una settimana e il nababbo per il resto della vita. Voglio dire, allora gli altri son tutti fessi?!

  • luana

    ciao a tutti!
    @Fab conosci di master a londra web marketing o social media o qualcosa nell’ambito della comunicazione – giornalismo?sono laureata in editoria e giornalismo…ma un master a Londra non sarebbe male…magari cerco di mettere qualcosina da parte da subito…conosci link seri di masteR?

  • http://www.lucapilolli.com Luca

    Gli svantaggi di ogni epoca esistono solo per i codardi. J.W. Goethe

  • http://www.viaggiare-low-cost.it/ Giulia

    Trovare lavoro a Londra non è una passeggiata soprattutto se non si parla bene l’inglese. Ma credo succederebbe anche uno straniero che decide di venire a lcavorare qui. Se non parli la lingua come puoi pretendere di lavorare in un ufficio? Per questo motivo all’inizio è necessario dovere fare dei lavori il cui stipendio ti permette di arrivare a fine mese, rinunciando a molte cose.
    Quando vivevo a Londra dicevo che trovare lavoro è un lavoro. Significa sedersi per 8 o 10 ore e mandare curricula, trovare l’offerta giusta, scovare siti di recruitent, applicare, scrivere cover letters personalizzate.
    La competizione è alta, bisogna imparare a fare la differenza e saperla scrivere in quelle poche righe.
    Anche io avevo molti amici italiani che non trovavano lavoro ma ho sempre creduto che non si impegnassero abbastanza. E’ vero che trovare lavoro li è più semplice rispetto l’Italia ma questo non significa che lo troverai mandando un cv al giorno.

  • Fab

    Ciao Luana,

    di seguito interessante link:

    http://www.hult.edu/masters-program/programs/digital-marketing

    Ciao!

    Fab

  • Fab

    @Luca

    Bella la tua citazione! Complimenti!

    Aggiungo che nel campo delle citazioni c’è tutto e il contrario di tutto:

    “Chi fa per sè, fa per tre”

    “L’unione fa la forza”

    “Il viaggio apre le porte della mente”

    “Il vero viaggio di scoperta non consiste nell’andare in nuove terre ma nell’avere nuovi occhi” by Voltaire

    Concludo con due citazioni che pungolano gli spiriti criticoni che sono presenti un pò dappertutto:

    “O Grande Spirito, fa sì che io non giudichi mai una persona se prima non ho camminato nei suoi mocassini per almeno due settimane” by Antico Detto Sioux.

    “Criticare è facile, fare l’arte è difficile” by Roberto Re.

    Dimenticavo!!E visto che a due passi dall’Italia, vi è una sanguinosa guerra civile ( Libia ), per chi si lamenta in modo eccessivo di questo paese:

    “Bestemmiavo perchè non avevo le scarpe fino a quando non ho incontrato una persona che non aveva i piedi” by Antico Detto Persiano.

    Buone vacanze a tutti!!

    Fab

  • Fab

    @Luca

    Dimenticavo a proposito di che nel campo delle citazioni c’è tutto e il contrario di tutto:

    “La fortuna aiuta gli audaci”

    “La fortuna aiuta le menti preparate” by Tony Robbins.

    In riferimento alla tua citazione, è anche vero che:

    “Chance fights ever on the side of the prudent” by Euripides ( 484-406 B.C.)

    E comunque alla fine di tutti i conti:

    “Faber est suae quisque fortunae!” = Ognuno è artefice delle proprie fortune!!!!

    Fonte:

    http://blog.imprenditore.me/

    Concludo segnalando a tutti i lettori uno degli articoli più interessanti sul Blog sopramenzionato per chi abbia aspirazioni imprenditoriali:

    http://blog.imprenditore.me/2011/01/lezioni-di-management.html

    Ciao e di nuovo buone vacanze a tutti!

    Fab

  • http://www.lucapilolli.com Luca

    @Fab

    Certo, le parole possono dire tutto e il contrario di tutto, le parole possono essere come lame o come pallottole, o come stratagemmi dirompenti sbloccanti, a te la scelta di quale significato gli vuoi dare. Perché quello che scriviamo, o quello che leggiamo, fa da specchio a ciò che vogliamo o possiamo comprendere.
    (5 Alforismi parafrasati fin qui.)

    Se cercavi bene tra le fonti nella SERP avresti trovato anche i miei siti ;-) . E se rileggi bene gli Aforismi, vedrai che tutti possono essere visti a favore del primo aforisma che ho scritto, perché degli strumenti linguistici in se non sono né buoni né cattivi, dipende l’uso che ne fai.

    Io poi farei una distinzione sfumata tra proverbi e aforismi, ma questa è un’altra storia.

    Mentre se per caso hai letto Anthony Robbins allora saprai bene la differenza che c’è tra scegliere un aforisma o proverbio “potenziante, proattivo” o “depotenziante, bloccante” nella propria costruzione delle credenze. Se non conosci la differenza ma ti può interessare allora troverai anche utilissimo: “Cambiare occhi, toccare il cuore”, Aforismi terapeutici di Giorgio Nardone.

    Luca.
    Cintura nera di Aforismi ;-)

    Se siete seri, siete bloccati. L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete cambiarla. Richard Bandler.

  • http://www.lucapilolli.com Luca

    @Fab,

    dimenticavo, personalmente credo che chi torna a casa ha comunque fatto una esperienza utile per la propria vita, perchè anch’io in linea con quando afferma A.Robbins, credo che non esistono fallimenti ma solamente risultati più o meno parziali da cui imparare.

    (Itelligenza non è non commettere errori ma scoprire il modo di trarne profitto. Bertolt Brecht….nel caso sentissi la mancanza di un buon aforisma jajaja :)

    Il mio aforisma di Goethe è rivolto a dare una spallata al cuore di chi non ci prova nemmeno, e si vendica della sua rinuncia con parole di amarezza ;-) .

    (L’atleta quando si lamenta va sferzato, quando vince va lodato :-D D …dopo questa mi propongo ai baci perugina per una linea di bigliettini con aforismi eheh :-D D)

    Buona vacanza.

    Lucaforisma.

  • Fab

    Ciao Luca,

    interessanti e divertenti le tue risposte!!

    Dire che sei una cintura nera di aforismi è un eufemismo!!

    Congratulations!!

    Per quanto riguarda:
    “Il mio aforisma di Goethe è rivolto a dare una spallata al cuore di chi non ci prova nemmeno, e si vendica della sua rinuncia con parole di amarezza”

    L’intenzione era ottima e comunque in generale:

    “Il talento cresce e fiorisce con l’incoraggiamento mentre appassisce e muore con la critica” by Dale Carnagie.

    Concludo con un aforisma magnifico:

    “Coraggio non significa non aver paura ma andare avanti comunque spinti dalle proprie idee, passioni e progetti” by Jim Rohn

    A tale proposito interessantissimo articolo:

    http://www.voglioviverecosi.com/index.php?consigli-per-cambiare-vita-vivere-una-vita-migliore-e-pi%E3%B9-felice-_84/siamo-tutti-fatti-per-essere-felici-il-nuovo-libro-di-christian-boiron_783/

    Ciao!

    Fab

  • http://www.lucapilolli.com Luca

    @Fab

    Eheh vedo che leggiamo gli stessi autori ;-D

    Quindi suppongo che hai letto di PNL.
    Così come le tecniche di A.Robbins non funzionano con tutti, la mia critica ovviamente funziona solo con i “polari” ;-)

    Ps. Quella di Dale è una delle mie preferite.

    E concordo con te aggiungendo che “chi non loda il proprio oratorio diventa antipatico” (parafrasando Goethe)… ;-)

    Infine (questa è per Aldo :) , con questo piccolo flame contribuiamo al successo di Italiansinfuga (SEO Docet ;-)

    Ciao.

    Luca.

  • http://www.lucapilolli.com Luca

    @Fab

    Dimenticavo visto che citi Christian Boiron
    a mio avviso è un gran furbetto ;-/… Certo che il placebo funziona, e qualcuno lo deve pur fare no? ;-) )))

    Ma proprio non andrei a scuola di etica da lui ;-) eheh. Preferisco gli insegnamenti di Alexander Neil (I ragazzi felici di Summerhill)

    Se vai in vacanza ti consiglio se non li hai ancora letti: Matteo Mortellini (Trappole Mentali), o Piergiorgio Odifredi (Le Menzogne di Ulisse) ;-) . Ciao

    P.s. Contattami via mail se vuoi saperne di più di questi due libri :-) )

  • Fab

    Ciao Luca,

    interessanti i tuoi post come al solito!

    1) Per quanto riguarda:

    “Dimenticavo visto che citi Christian Boiron
    a mio avviso è un gran furbetto ;-/… Certo che il placebo funziona, e qualcuno lo deve pur fare no? ;-) )))

    Ma proprio non andrei a scuola di etica da lui ;-) eheh.”

    Ognuno ha i suoi gusti nel campo della psicologia motivazionale, comunque il suo libro non l’ho comprato ma ho segnalato l’articolo semplicemente perchè può essere utile per chi decide di emigrare all’estero nel senso che se l’emigrazione è una fuga e allora il progetto non è consistente, al contrario se l’emigrazione rientra in un preciso progetto di realizzazione professionale e personale e allora il progetto è davvero consistente e apporterà dei cambiamenti positivi da tutti i punti di vista perchè la parte più evoluta del nostro cervello, ossia il cervello neocorticale ( quello creativo nel vero senso della parola ), avrà la meglio sul cervello rettile che invece è reattivo e conosce solo la fuga o l’immobilità derivanti entrambi dalla paura fine a se stessa.

    A tale proposito ( cevello rettile vs cervello neocorticale) vi è un ottimo testo ( che invece ho letto e comprato la versione in italiano e che mi impegno di applicare nel mio piccolo!!) e lo consiglio a tutti:

    http://www.amazon.it/chiave-svolta-Scegli-indispensabile-Economia/dp/8820048825

    per la versione inglese con le relative reviews:

    http://www.amazon.com/Linchpin-Are-Indispensable-Seth-Godin/dp/1591843162

    Chi è Seth Godin:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Seth_Godin

    Il suo sito:

    http://www.sethgodin.com/sg/

    2) Per quanto riguarda:

    “Infine (questa è per Aldo :) , con questo piccolo flame contribuiamo al successo di Italiansinfuga (SEO Docet ;-)

    Non penso che Aldo sia contento del nostro scambio di battute così lungo perchè per quello che ho capito gli interssa (giustamente ) che nel suo Blog si parli solamente di tematiche concernenti l’emigrazione all’estero. Comunque siccome è un tipo tollerante e paziente per quello che ho capito e allora una volta ogni tanto ci può stare che due frequentatori del suo Blog si scambino dei post ( che esulano dal contesto ) per un periodo un pò più lungo del solito!

    3)Per quanto riguarda:

    “Se vai in vacanza ti consiglio se non li hai ancora letti: Matteo Mortellini (Trappole Mentali), o Piergiorgio Odifredi (Le Menzogne di Ulisse)”

    Grazie del consiglio! E aggiungo:

    “Meglio leggere un buon libro dieci volte che leggere dieci libri una volta sola” by Roy Martina.

    http://www.marketingeditoriale.com/recensioni/385-roy-martina-libri-biografia-ed-altre-opere-.html

    Principio importante che prima mi scordavo di applicare ma che da un pò di tempo applico costantemente!!

    Ciao!

    Fab

  • lally

    Salve a tutti, sto leggendo un po di commenti su vari blog e vorrei riuscire ad integrarli. Qui si parla della vita londinese, com’è invece insediarsi nelle altre città britanniche?
    Ma soprattutto, ho un altro grosso interrogativo: in tutti i blog si parla solo di italiani che svolgono lavori umili temporanei, ma ci professionisti italiani, i cosiddeti cervelli in fuga, che abbiano trovato un buon lavoro in uk, come ingegneri, medici, etc etc? E poi si stabilizzano li o anche per loro l’Inghilterra rappresenta solo una meta di passaggio, un’esperienza da “vendersi” sul curriculum?
    Perché non trovo in alcun blog testimonianze di professionisti italiani che abbiano messo su famiglia in inghilterra? Quali sono le statistiche?
    Grazie sin da ora a chiunque mi possa dare chiarimenti in merito


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