Figlia di emigranti in Argentina che ama insegnare l’italiano

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Andrea (Fabiana) Mitidieri è figlia di emigranti in Argentina ma ama insegnare italiano a stranieri dopo aver completato gli studi universitari in Italia. Adesso sta insegnando in Argentina ma sogna di fare un’esperienza in Brasile.

Come e perché è arrivata la tua famiglia in Argentina?

I miei genitori sono calabresi, mio padre di Laino Borgo (CS) e mia madre di Monterosso Calabro(VV). Hanno lasciato l’Italia quando erano ancora piccoli dopo la II guerra mondiale.

Mio padre, che si chiamava Salvatore, è partito da piccolo con sua madre e fratelli, verso il Perù, paese dove mio nonno aveva fatto radici e aveva intrapreso un negozio di curtiembre (conceria). In Perù ha fatto la scuola secondaria, invece gli studi universitari li ha intrapresi in Argentina, a La Plata. In questa città i miei si sono conosciuti frequentando il Circolo Italiano.

Mia madre, che si chiama Genoveffa e ha adesso 77 anni, era anche lei partita dall’Italia da giovane per vivere con la famiglia dello zio materno. Tutt’e due hanno dovuto imparare velocemente la lingua spagnola per questioni di studio e di lavoro. I primi tempi sono stati duri, e così per tutti coloro che hanno scelto di partire lasciando dietro la famiglia, la terra e la propria cultura. A quell’epoca si viaggiava in nave, di solito in seconda classe ed era una scelta per sempre.

Andrea Mitidieri

Andrea Mitidieri

Ci descrivi il crescere in Argentina come figlia di emigranti italiani?

Nei primi anni di formazione elementare ho frequentato una scuola bilingue dove ho sentito molto parlare dell’Italia e dove mi hanno insegnato le prime parole e le prime canzoni nella lingua di Dante. Purtroppo, per diversi questioni, alla terza elementare ho dovuto cambiare scuola. All’inizio ero contenta perché avevo meno ore di studio ma poi con il tempo mi è dispiaciuto l’aver perso il contatto con la lingua italiana, contatto che ho ripreso molto dopo, ai 15 anni quando ho iniziato a frequentare i corsi di lingua e cultura presso il comitato locale dell’Associazione Dante Alighieri.

Sentivo già da allora di appartenere ad una comunità di immigranti perché spesso i miei mi portavano a diversi riunioni che organizzava il circolo monterossino di La Plata. In particolar modo mi ricordo della messa e della festa dedicata alla Madonna protettrice di Monterosso, durante il mese di luglio. Inoltre ricordo i compaesani che venivano a casa a chiacchierare con la mamma in una lingua sconosciuta (dialetto) ma che poi piano piano cominciò ad essere sempre di più comprensibile. Anche da piccola ho partecipato a qualche sfilata con i vestiti tipici durante i festeggiamenti per il giorno dell’immigrante. In definitiva, mi sono sentita sempre molto legata all’Italia e all’Italianità.

Perché hai pensato di andare a studiare in Italia?

Ho sempre voluto studiare in Italia, da quando ci ho messo piede per prima volta all’età di quattordici anni in un viaggio organizzato da mio padre per farci (a me e ai miei fratelli) conoscere la nostra famiglia italiana (zii e cugini).

Negli anni 90 ho vinto una borsa di studio per fare il corso superiore (di 4 mesi) presso l’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria, da dove sono tornata molto entusiasta per quell’esperienza che, per prima volta, all’età di 20 anni, mi aveva permesso di fare contatto con dei miei coetanei di diverse nazionalità, lingua e mentalità. Da allora non avevo mai smesso di pensare a ritornarci e poi, arrivato il 2009, grazie ad un altra borsa di studio concessami dal MAE sono ritornata in Italia, stavolta all’Università per Stranieri di Perugia, dove ho frequentato e superato con profitto il corso superiore di lingua italiana, della durata di sei mesi, con un voto di 29/30. Ma il mio più grande desiderio era quello di fare un corso universitario in Italia che mi permettesse di insegnare la lingua e la cultura italiana.

Ci descrivi i tuoi studi universitari in Italia?

Allora quel momento arrivò, dopo un’attesa di 10 anni, nell’2002. Grazie a diverse coincidenze e anche alla velocità con cui le informazioni viaggiavano (e viaggiano tutt’ora) ho saputo di un bando di concorso per una borsa di studio per fare la laurea triennale in “Lingua e Cultura Italiana, insegnamento dell’italiano a stranieri”, presso l’Università per Stranieri di Siena. Non ho perso un secondo e ho inviato tutti i miei documenti all’università. Dopo qualche settimana ho ricevuto la notizia di aver vinto uno dei 6 posti disponibili e ad ottobre di quell’anno sono partita verso l’Italia.

Siena è piccola e tranquilla, ideale per studiare qualsiasi carriera, e inoltre non manca l’offerta di spettacoli culturali, specialmente nei mesi primaverili ed estivi. In questa città ho conosciuto tantissime persone meravigliose – italiani e stranieri come me- che tutt’ora fanno parte della mia vita. Nell’anno 2006 mi sono laureata con 110/110 e lode e poi mi sono iscritta al corso di laurea Specialistica in “Lingue Moderne e Studi Interculturali” presso l’Università degli Studi di Siena.

Mi dispiace dire che non ho potuto finire la laurea specialistica per questioni economiche, però ho il sogno nel cassetto di ritornare per completare quel percorso che mi ha dato tante soddisfazioni (mi mancano solo 5 esami e la tesi). Lo studio delle lingue straniere è una mia passione già da adolescente, insieme a quello dei viaggi. Essere in contatto con altre culture e altre mentalità è affascinante. Poi in Italia ho preso il mio unico vizio della mia vita, sono diventata dipendente dal caffè espresso e dal cappuccino italiano e ora mi mancano tantissimo.

Dove andasti prima di tornare in Argentina?

Prima di ritornare in Argentina ad aprile 2009 ho fatto un’esperienza di un anno e mezzo in Scozia. Perché lì? Non è facile spiegare le decisioni che si prendono solo per un battito del cuore. In Inghilterra avevo già fatto un’esperienza a Portsmouth lavorando sui traghetti che fanno la rotta Portsmouth – Le Havre, e avevo fatto qualche corso di lingua inglese a Londra. Volevo una sfida più grande, e della Scozia avevo sentito parlare solo positivamente.

Allora ero incuriosita di come sarebbe la vita nelle mitiche Highlands e a luglio dell’anno 2008 sono partita con molto entusiasmo per Edinburgh. All’inizio è stato difficile per via dell’accento scozzese che non mi permetteva di capire bene, ma poi me ne sono abituata e per fortuna ho trovato lavoro abbastanza velocemente, dopo solo un mese di intensa ricerca. La burocrazia è quasi inesistente e questa è stata la cosa più sorprendente. Non ci ho messo quasi niente ad avere il National Insurance Number e con il passaporto italiano non avevo bisogno né di più permessi né di nient’altro. La paga era buona ma il lavoro presso il call center era noioso.

Perciò non smettevo mai di cercare qualcos’altro e qualche mese dopo mi sono trovata a fare la receptionist in un albergo in Princess Street (la strada commerciale per eccellenza) che si affacciava sul castello e il centro storico. Era un lavoro part-time che mi impegnava solo due pomeriggi durante il fine settimana, ma mi permetteva di pagare l’affitto e le bollette e anche di imparare sulla mentalità e i costumi degli scozzesi. All’inizio era stressante perché spesso non capivo bene se parlavano veloce o con un accento diverso (quello di Glasgow è tutt’una sfida!) e quindi dovevo aprire bene le orecchie per non sbagliare la prenotazione.

E’ stata un’esperienza intensa ma da cui ho imparato tantissimo, e di cui mi sento molto soddisfatta. Inoltre, siccome con quel lavoro non ce la facevo ad arrivare alla fine del mese, ho trovato un altro lavoretto come commessa part-time presso uno shopping center, anche a Princes Street. Qui il lavoro era completamente diverso ma sempre un’esperienza apprezzabile, dove alla fine mi sono fatta amica di tutti, perfino della mia manager, che mi ha preso subito dopo il primo colloquio e non se ne è mai pentita. E’ stata una grande soddisfazione quando il mio ultimo giorno di lavoro allo shopping ho sentito dire da lei che era molto contenta del mio lavoro e che le dispiaceva perdere una persona come me. Ma dopo un anno e mezzo desideravo prendere un’altra strada, più vicina ai miei studi, e così sono tornata in Argentina per fare un tirocinio come insegnante di italiano a stranieri.

Come hai fatto a trovare il tuo attuale lavoro di insegnante di italiano?

Nel mio caso non è stato difficile perché mi sono rivolta al comitato Dante Alighieri dove avevo studiato da adolescente e dove avevo frequentato 4 anni di lingua. Durante gli anni trascorsi a Siena, quando tornavo a visitare la famiglia in Argentina, facevo sempre un salto per salutare la direttrice e raccontare della mia esperienza. Non avevo mai perso del tutto il contatto con loro. E così, dopo la mia esperienza scozzese ero desiderosa di iniziare ad insegnare e l’Associazione Dante Alighieri di La Plata mi propose di fare un tirocinio presso di loro. Certamente ho approfittato di questa opportunità e durante l’anno accademico 2010 ho insegnato a bambini, adolescenti e adulti, tutti principianti. E inoltre ho fatto quasi un centinaio di ore di supplenze in corsi di diverso livello, da A1 a B2. Tutt’oggi continuo a fare lezioni presso quest’associazione.

Dove vuoi andare in futuro?

A dire il vero non sono molto d’accordo con chi sostiene che l’Argentina rappresenti un’ottima inversione. Diciamo che dipende da cosa si ha in mano, da cosa si vuole fare. Nel mio caso come docente lo stipendio è molto basso e per pagare l’affitto e le spese ho dovuto fare altri lavoretti part-time che mi hanno tolto la tranquillità necessaria per preparare le lezioni con tempo. Specialmente se sei alle prime armi, devi cercare altri materiali, dialoghi, giochi, canzoni. Ma se devi fare un altro lavoro per riuscire ad arrivare alla fine del mese, non è la situazione ideale. Non so come sia il contesto in altre città argentine, posso parlare solo per via della mia esperienza. Lo stipendio è molto basso qui e l’inflazione molto alta. Ufficialmente il governo non vuole ammettere l’inflazione, ma chi va al supermercato lo sa benissimo che i prezzi salgono costantemente. Per ciò un motivo per ripartire sarebbe quello economico. Ma non solo, anche la violenza per via della situazione economica non cala mai, anzi, ho la sensazione che sia in aumento come l’inflazione. Inoltre vorrei fare un’altra esperienza di lavoro all’estero perché la mia natura mi porta a cercare il contatto con nuove culture e ad affrontare nuove sfide. Adorerei trasferirmi in Brasile, paese che mi affascina da piccola, da quando ci andavamo a fare vacanza in famiglia durante l’estate. A Sao Paolo, per esempio, la comunità italiana è molto grande, il carattere del popolo molto allegro e il clima decisamente migliore di qui. Ho ripreso lo studio del portoghese con più serietà, nonostante abbia superato un esame di lingua portoghese (livello principiante) quando frequentavo l’Università degli Studi di Siena. Bisogna che mi dia molto da fare per imparare questa lingua tanto vicina a noi però giustamente anche difficile da parlare bene. Ma le sfide non mi hanno mai messo paura.

Per concludere e per curiosità, com’è che ti chiami Andrea?

In Argentina come in tutti i paesi di lingua spagnola il nome Andrea è femminile. La versione maschile è invece “Andrés”. Perciò, per non fare confusione, mentre vivevo in Italia mi facevo chiamare “Fabiana” che è il mio secondo nome e che mi piace (di) più del primo. Quindi in Italia i miei amici mi chiamano tutti Fabiana.

Grazie Andrea (Fabiana) ed in bocca al lupo!

Chi di voi conosce persone a San Paolo che abbiano bisogno di un’insegnante di italiano?

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