Un lavoratore su quattro è disposto a emigrare

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Il gruppo di ricerca di mercato GfK ha pubblicato i risultati di un sondaggio che rivela che, a livello internazionale, un lavoratore su quattro è disposto a cambiare nazione per trovare un lavoro migliore.

Inoltre un lavoratore su quattro sta attivamente cercando di cambiare datore di lavoro nei prossimi 12 mesi.

Questo è importante per tutti gli aspiranti emigranti italiani in quanto vi fa capire meglio il livello di concorrenza che troverete all’estero per quello che riguarda la ricerca lavoro. Aiuta inoltre a comprendere che l’erba del vicino non è sempre più verde.

Il sondaggio riguarda 17 delle 29 nazioni incluse in uno studio di più larga veduta (purtroppo l’Italia è assente) e rivela che sono i giovani con titoli di studio i più portati a sognare di lavorare all’estero.

A livello internazionale il 41% dei lavoratori con età tra i 18 e i 29 anni sono disposti a considerare un espatrio per trovare un lavoro migliore. Per quello che riguarda lavoratori con laurea il 32% di loro sta considerando di emigrare mentre quasi uno ogni quattro possessori di un dottorato sta contemplando lo stesso futuro.

Per quello che riguarda i lavoratori con un titolo di studio di scuola superiore, solo il 22% di essi sta considerando l’estero.

Il mondo del lavoro del futuro

Il mondo del lavoro del futuro

La dottoressa Ingrid Feinstein della GfK Switzerland commenta “questi risultati indicano un rischio di una fuga dei cervelli durante il prossimo anno che può contribuire a problemi per ditte e nazioni che stanno cercando di risalire la china a seguito della congiuntura economica negativa. Sia i colletti blu che quelli bianchi rivelano che un quarto di essi è disposto ad emigrare per lavoro e quella cifra aumenta per quelli che hanno un livello di istruzione superiore.”

L’America latina sembra sia quella che soffrirà di più questa propensione per l’estero. In Messico, sei lavoratori su 10 vogliono emigrare; in Colombia la metà dei lavoratori sta considerando l’espatrio e pure in Brasile e Perù i due quinti del personale sono pronti a valicare le frontiere in cerca di una carriera migliore.

Questa tendenza non è solo limitata a mercati in via di sviluppo. Nel Regno Unito ad esempio il 27% dei lavoratori afferma di voler andare all’estero; negli Stati Uniti e in Canada (nazioni dove in genere non si ha molto interesse nel vivere all’estero), un quinto dei lavoratori afferma che sono pronti ad emigrare per trovare un lavoro migliore.

Per quello che riguarda le aziende, il panorama è altrettanto preoccupante. Più del 25% dei lavoratori intende cambiare datore di lavoro entro 12 mesi. Di questi uno su tre sta già cercando lavoro attivamente ed uno su cinque intende cambiare lavoro nei prossimi sei mesi. Solo l’8% dei lavoratori ha intenzione di aspettare a cambiare lavoro fino a quando l’economia non migliori.

La dottoressa Feinstein conclude “questi risultati dimostrano quanto il mercato del lavoro globale sia diventato dinamico. Per molti lavoratori cambiare nazione è altrettanto facile rispetto al cambiare la ditta per la quale si lavora. Aziende interessate all’assunzione di personale si trovano in concorrenza con altre aziende non solo all’interno della propria nazione ma bensì con aziende in tutto il mondo. La ricerca ha anche rivelato che impiegati in aziende multinazionali sono quelli più propensi a cercare lavoro altrove. Ciò suggerisce che il consentire agli impiegati di lavorare all’estero non è soltanto un beneficio ma uno strumento di gestione della soddisfazione del personale.”

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