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Che tipi di posizioni di insegnamento all’estero sono disponibili?

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Roberta Barazza ci offre una panoramica sulle posizioni di insegnamento all’estero disponibili agli Italiani.

Ci sono varie posizioni: scuole di lingue private, associazioni culturali, università, scuole pubbliche, università popolari come le Volkshochschulen in Germania, centri linguistici …

A me è capitato anche una breve vacanza in Francia, nei Midi-Pyrénées, dove sono stata ospitata da una famiglia che voleva un’insegnante di italiano in cambio di ospitalità.

Racconto un po’ di me così mi è più facile dare risposte concrete.

Ho fatto una breve esperienza in Messico in una Dante Alighieri, ma ci sembrava che il salario non fosse adeguato e io e la mia collega di Arezzo ce ne siamo andate prima di quanto stabilito. Fare attenzione al costo della vita quando si parte.

Per un anno accademico ho insegnato in un’università americana privata in Macedonia. Ho master ma non dottorati, quindi è possibile candidarsi nelle università anche senza dottorato.

Per un altro anno accademico ho insegnato italiano in un’università in Indiana, USA. Era previsto nel contratto l’obbligo di frequentare dei corsi post-laurea, master o dottorati. In ogni caso il salario bastava per sopravvivere, pur frequentando quei corsi: non era un granché, 1000 dollari al mese per 9 mesi. Ma l’affitto che pagavo per una casetta indipendente era meno di quanto pago ora in Italia, sui 400 dollari.

Ho poi insegnato in Cina per quasi quattro mesi: inglese, non italiano. A quel tempo, 2004, c’era una grandissima richiesta di insegnanti di inglese. Forse anche ora. Alla Cina interessavano i contatti con l’Occidente, e richiedevano moltissimi insegnanti. Lì lo stipendio era qui 500 euro al mese ma il costo della vita era bassissimo e non dovevo pagare un piccolo appartamento nel campus delle scuole.

Come fare per insegnare all'estero

Come fare per insegnare all'estero

Tanto per dare un’idea dei costi: ho attraversato la Cina in treno dall’estremo nord (Suifehne, che si trova a una decina di km da Vladivostok, oltre al confine con la Russia) all’estremo sud (Liuzhou, vicino al confine con Vietnam) e il viaggio mi è costato solo circa 50 euro. Per un pranzo nella mensa scolastica pagavo meno di un euro.

Lo stipendio in Macedonia era sui 700 euro al mese. Più che sufficiente a quel tempo, 2005/6, per pagarsi anche l’appartamento in affitto.

Aggiungerei, tra le possibili esperienze a cui candidarsi, le borse di studio del Ministero Esteri. Le nuove usciranno in ottobre con varie date di scadenza a seconda dei vari paesi.

Sono piuttosto scarse in termini economici ma possono essere interessanti e aprire a nuovi contatti, anche lavorativi.

Ne ho vinte tre: una per un corso estivo di inglese a Malta. Giusto per incoraggiare a candidarsi: l’ho vinta, già laureata, nonostante fosse per studenti perché non avevano ricevuto abbastanza richeste e candidature. A volte basta fare la fatica di compilare qualche scartoffia per non buttar via delle occasioni che forse sono meno remote e impossibili di quanto si pensi.

Ne ho vinta poi un’altra per studiare storia balcanica all’università di Skopje. A quel tempo mi davano 200 euro al mese di borsa di studio e una stanzetta nella casa dello studente.

Come si vede bisogna partire con altri soldi da casa, ma proprio in quell’occasione, girando qua e là per i Balcani, ho visitato la www.seeu.edu.mk in Macedonia e, chiacchierando con l’insegnante macedone di italiano e mantenendo i contatti via email, sono stata poi invitata a sostituirla per l’anno accademico in cui lei era a casa per maternità.

Un’ultima borsa del MAE era quella per due mesi all’università di Varsavia per studiare storia della Polonia. Anche quel soggiorno è stato molto interessante.

Aggiungo che le borse MAE sono a volte anche per chi vuole collaborare con scuole o università del paese straniero e quindi possono essere richieste anche per insegnare italiano.

Ci sono poi gli Istituti Italiani di Cultura che rappresentano le istituzioni italiane ufficiali all’estero, ma di solito assumono tramite concorso e a volte chiedono 110 e lode per candidarsi.

C’è infine la possibilità di candidarsi per fare supplenze all’estero, così come ci si candida per fare supplenze in Italia, nelle scuole italiane all’estero. Allo stesso modo gli insegnanti in ruolo possono chiedere di insegnare all’estero le stesse materie che insegnano in Italia. Ogni tanto escono i bandi per i supplenti e ci si inserisce esattamente come ci si inserisce nelle graduatorie italiane. Per chi è in ruolo occorre anche fare una prova di lingua. Essere abilitati migliora la posizione in graduatoria ma ci si può inserire anche senza abilitazione.

Dicono che le prossime graduatorie per le scuole italiane all’estero usciranno nel 2012 ma chi è interessato dia un’occhiata al sito www.istruzione.it o www.esteri.it anche prima del 2012.

A me è capitato di essere chiamata per una supplenza a Barcellona (mi ero candidata a Francoforte e a Barcellona e, nella graduatoria precedente, ad Atene e Istanbul) ma ero ormai in ruolo in Italia e non era proprio il caso di rinunciare al ruolo.

Vi sono anche moltissime Dante Alighieri in giro per il mondo. Una volta rappresentavano le istituzioni italiane ufficiali e ricevevano finanziamenti dalle stesse; ora invece quel ruolo è svolto dagli IIC Istituti Italiani di Cultura, legati alle ambasciate e ai consolati italiani.

Grazie Roberta!

Se vi interessa insegnare italiano nel Regno Unito, prendete in considerazione la lista di ‘Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito‘!

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commenti



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  • Alice

    Senza dubbio si tratta di un articolo molto interessante. C’è da dire, tuttavia, che gli studenti delle scuole interpreti italiane (ISIT – Istituti Superiori per Interpreti e Traduttori) una volta laureati non hanno alcuna possibilità di accedere nè alle borse MAE (Ministero Affari Esteri), nè alle borse CRUI. Motivo?? Nonostante il titolo rilasciato sia equipollente alla laurea triennale o quinquennale, non è a tutti gli effetti riconosciuto come laurea dagli enti promotori. Non voglio sminuire con questo mio commento l’esperienza e la preparazione di nessuno.Mi domando,però, se ha più diritto un laureato in informatica o biologia a insegnare italiano all’estero o lavorare per le istituzioni di rappresentanza italiana all’estero rispetto a una persona laureata alla scuola interpreti che conosce bene le lingue straniere e la propria lingua??

  • Baldassare Alessi

    Analizzando il sito emerge la volontà di andare oltre i confini Italiani,ma mi chiedo se è giusto fuggire dal proprio paese solo perchè è mal gestito?

  • Gianfranco

    Baldassare,

    il fatto che il paese sia mal gestito mi sembra un ottimo incentivo ad andarsene, invece! Il paese e’ quello che e’ ed io, con le mie potenzialita’ e le mie conoscenze, devo rimanere qua aspettando tempi migliori o lottando contro i mulini a vento per fare in modo che le cose cambino? E poi? Il tempo passa ed io sono rimasto a camminare nella melma senza davvero muovermi da nessuna parte, pensando al classico “ah! se solo avessi provato ad andare …o fare…”. E’ ovvio che secondo la mia opinione e’ giusto andare dove si e’ ben accolti e dove si ha un potenziale futuro in ambito lavorativo. L’Italia, a quanto vedo, sta perdendosi sempre piu’…

  • Noemi

    Sono d’accordo con Gianfranco e trovo l’articolo interessante.

  • Roberto

    Ciao a tutti,

    scusate la domanda, sto per andare in Cina a insegnare inglese:

    Qualcuno di voi ci è stato, oppure vi è proprio ora?

    Avrei bisogno di alcune dritte e informazioni.

    Se potete darmi una mano ve ne sarei grato!!

    Grazie!!!
    Roberto

  • Roberto

    Scusate, il mio indirizzo email è melursus@hotmail.com.

    Grazie!

    Roberto


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