Lavorare in giro per il mondo, senza radici
Luca Panzarella vive a lavora in giro per il mondo, uno di un numero sempre maggiore di location independent.
Ci dai la tua definizione di Location Independent?
Vivere il mondo come un unico, grandissimo paese senza confini.
Il posto in cui vivo non è più rilevante ai fini di quello che faccio, dico, penso, è diventato un elemento accessorio. Non riesco più a comprendere la differenza tra vivere, spostarsi, viaggiare, andare e tornare.
Come hai fatto tu a diventare tale?
Difficile rispondere. Non avevo l’obiettivo di lavorare viaggiando. La prima volta che mi sono trasferito a Londra ero solo stanco dell’Italia, convinto che avrei perso tutti i contatti lavorativi. I primi mesi ho lavorato per clienti inglesi, ma poi come per magia i vecchi clienti sono tornati e in più ne sono arrivati di nuovi che vedevano nel mio modo di vivere un valore.
È avvenuto tutto in modo naturale, senza progetti né forzature.
Adesso con i miei collaboratori ci divertiamo a organizzare periodicamente degli incontri in località decise all’ultimo minuto.
È strano incontrare per la prima volta in carne ed ossa un collaboratore con cui hai lavorato per mesi senza mai incontrarlo. Hai una grande confidenza sul piano mentale, ma non su quello fisico, così si finisce per essere un po’ impacciati. Insomma, stranezze delle relazioni nate su internet.
Bisogna avere particolari conoscenze tecniche per diventare location independent?
Sì, devi saper fare una valigia
Scherzi a parte o vivi di rendita o devi saper avere un mestiere, e saperlo fare bene.
In più devi armarti di diavolerie tecnologiche che ti permettono di essere virtualmente più vicino con chi lavori: pc e smartphone sono compagni inseparabili.
Come scegli le destinazioni dove vivere e dove viaggiare?
Non scelgo posti che voglio vedere, non faccio il turista. Mi interessano le relazioni che posso instaurare nella città in cui vivo. Per incontrare i clienti vado in Italia. Per gli investitori vado a San Francisco. Per sviluppare business a Londra. E quando non ho proprio bisogno di incontrare qualcuno, scelgo un posto sul mare
Quali sono le difficoltà del vivere in questo modo?
Le rinunce.
Ti faccio un esempio che potrà sembrarti fuori luogo.
In Inghilterra raramente le persone aprono gli ombrelli quando piove. Questo perché la maggior parte delle piogge sono passeggere. Così dopo anni passati ad aprire e chiudere ombrelli viene il giorno in cui ci rinunci e continui a camminare sotto la pioggia senza fare una piega. Ecco, è lì che cominci a trascurarti.
Allo stesso modo viaggiando così spesso ti dimentichi i piaceri di una vita stabile e rilassata: non puoi andare in luoghi che conosci da sempre, uscire con gente che ti è amica da anni, frequentare un corso che dura dei mesi, affittare una casa con un contratto di lungo periodo, comprare qualcosa che non entri in valigia.
La tua mente sta sempre sull’attenti per recepire input da culture e modi di fare che all’inizio non capisci bene.
Tutto questo non ti permette di vivere in completo relax. Ma del resto si viaggia per cambiare e quando cambi non hai voglia di rilassarti.
Ci daresti un’idea dei costi associati al vivere da location independent?
Fare il turista è dispendioso: vivi in hotel e vai in giro per la città spendendo senza darci peso. Trasferirsi in un posto è diverso. Dopo le prime settimane impari a vivere come la gente del luogo. Vedi meno musei e attrazioni, ma i costi si riducono come se vivessi lì da sempre. Inoltre col tempo impari a minimizzare i costi dei viaggi e dei trasporti, conosci gente di tutto il mondo che ti dà consigli o ti può ospitare i primi giorni in attesa di una sistemazione più definitiva.
Quindi un viaggiatore esperto spende quanto il costo di vita del paese di arrivo.
E se proprio vuoi un’idea di budget mensile, eccola: ho vissuto a Roma, Londra, San Francisco e Melbourne con una spesa intorno ai 1200 euro al mese, viaggi esclusi.
Ci descrivi una tua giornata lavorativa se possibile?
Dipende tantissimo da dove mi trovo. A San Francisco avevo riunioni alle 8 del mattino o 11 di sera con l’Italia. Un disastro per uno come me che non ha degli orari fissi in cui va a dormire. A Cairns, nord dell’Australia, andavo in spiaggia la mattina e poi lavoravo il pomeriggio in una casa in mezzo alla foresta pluviale.
Ci sono però alcune cose che rimangono costanti in tutti i viaggi.
Ecco l’elenco:
- La colazione al mattino consultando l’email
- Le chiamate skype ai collaboratori e amici
- Le passeggiate la domenica mattina nelle zone della città che ancora non conosco
- Gli eventi di Couchsurfing
- La musica del mio iPod
Che consigli daresti a chi vuole intraprendere lo stile di vita di location independent?
Esci allo scoperto con le tue esigenze. Metti l’etichetta di location indipendent e parti.
Quando parti gli altri attorno a te hanno paura che la relazione possa cambiare. E cambierà in effetti, non hanno tutti i torti.
Ma una volta che è assodato il tuo ruolo di “location independent”, specie se sarai stato bravo a mantenere i rapporti o addirittura migliorarli (ad esempio incontrandosi di tanto in tanto raccontando le avventure che hai vissuto di fronte a un caffè), magicamente sarai accettato per quello che sei. I vecchi amici o clienti etichetteranno il fatto che non ci sei come una cosa “normale” e da quel momento in poi sarai per sempre il “location indipendent”. Anche quando torni in patria.
Hai dei siti web da consigliare?
- Del mio blog scelgo questo articolo.
- Un video sull’importanza di andare in ufficio.
- Goodbye Mamma, un gruppo su Facebook
- Il sito del couchsurfing, la comunità dei viaggiatori low-cost
- Il sito dei Meetup, incontri occasionali a tema
- Momondo, un motore di ricerca di voli fenomenale
- Italiansinfuga
Grazie Luca e buon viaggio!
Guida per ‘Vivere e lavorare ovunque voi vogliate’

