Acculturazione – Il modello multifattoriale

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Il modello più accreditato oggi per descrive il processo di Acculturazione è quello che lo descrive come un processo di tipo interattivo, evolutivo, multifattoriale e multidimensionale, che interviene su variabili comportamentali, affettive e cognitive del singolo soggetto in rapporto con gli altri.

Berry e collaboratori lo presentano come un modello eco-culturale multidimensionale in cui interagiscono variabili eco-sociali e psicologico-individuali (Georgas, et al.2004).

Gli autori hanno svolto uno studio del contesto culturale attraverso l’osservazione di variabili psicologiche nel rapporto individuo- ambiente, e variabili ecologiche-sociali delle caratteristiche nazionali, con lo scopo di indagare le reciproche interazioni e se è presente un condizionamento di alcune su altre.

Le variabili sociali osservate sono:

  • sistema economico (prodotto pro-capite, consumi, impiego nel settore industriale e agricolo),
  • educazione (alfabetizzazione, primi tre livelli scolastici),
  • religione (mussulmani, cristiani cattolici e protestanti, buddisti, induisti) e
  • comunicazione di massa (telefono, radio, televisione, quotidiani).

Le variabili psicologiche osservate sono quelle riferite al modello di Hofstede, misurate in grado e qualità del rapporto di ogni individuo all’ interno della comunità:

  • distanza dal potere,
  • individualismo,
  • maschilismo,
  • evitamento dell’ambiguità.

Sono state valutate inoltre le variabili ecologiche, misurate in base all’ inquinamento e alle condizioni climatiche, determinate da temperatura, umidità e precipitazioni.

Scopo della ricerca era misurare la relazione tra indici socio-culturali e variabili psicologiche. Dall’analisi dei dati è emerso che gli indici eco-culturali di maggiore rilevanza sono le caratteristiche climatiche e la religione seguiti dall’ economia; mentre l’indice psicologico di maggior valore riscontrato è l’ individualismo seguito dalla distanza dal potere.

La religione è stata poi osservata in dettaglio in relazione alle variabili psicologiche. Dalla valutazione dei dati è emerso che la religione mussulmana ha i più alti valori di distanza dal potere; il basso valore di individualismo conferma un forte collettivismo; anche il cristianesimo cattolico ha presentato alti valori nella distanza dal potere, bassi valori nell’ evitamento dell’ ambiguità e individualismo; la religione protestante mostra alti valori di individualismo e bassi valori di distanza dal potere ed evitamento dell’ ambiguità. In conclusione, i risultati hanno confermato la significativa rilevanza degli indicatori ecologici e sociali, in particolare la religione, negli aspetti psicologici che regolano l’adattamento al nuovo contesto culturale.

Silvia Ferrara è una psicologa, psicoterapeuta con interesse per le dinamiche interculturali.

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commenti


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  • http://italiansinfuga Pino

    E’ molto interessante l’argomento. Per quanto mi riguarda vorrei più che altro comprendere in quale stato poter spendere le mie competenze, e cosa apprendere per poterlo fare al meglio. Prima capisco qual’è la mia possibile collocazione professionale, in relazione ad una nazione diversa dall’Italia e prima posso prepararmi a colmare le lacune al mio curriculum vitae. Grazie per il servizio offerto.


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