Vivere vent’anni a Los Angeles

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Alessandro Reverberi si è trasferito da Bologna a Los Angeles nell’ormai lontano 1993, a ventisei anni, e non è ancora tornato.

Ancora oggi – da cittadino americano – vive in California, dove si è fatto una famiglia e, dopo avere dedicato molti anni alla musica, lavora come commerciale per la Harley Davidson. Chi pensa di trasferirsi nella mitica LA, avverte Alessandro, deve fare i conti con gli effetti della crisi e con le maglie strette dell’immigrazione USA. Ma come sempre succede nella terra del sogno americano, le opportunità non mancano mai. E la vita, nonostante tutto, sembra più semplice che in Italia.

Intervista di Andrea Muzzarelli

Alessandro, cosa ti ha spinto ad abbandonare l’Italia per gli Stati Uniti?

Il desiderio di crearmi un nuovo futuro, cosa che non mi sembrava possibile in Italia. E poi ho sempre amato il Rock’n’Roll e le Harley Davidson… In effetti, è proprio a queste due passioni che mi sono dedicato in tutti questi anni.

Puoi descriverci i tuoi primi tempi trascorsi in California? Hai avuto problemi a integrarti nella comunità locale?

Quando arrivai qui la situazione era un po’… caotica. La mia conoscenza dell’inglese era minima, e i primi tempi riuscire a organizzarmi con la scuola, l’alloggio e i mezzi di trasporto non fu facile. Integrarsi con gli americani, specialmente qui a Los Angeles, non è comunque mai stato un problema. Le nostre culture sono tuttavia molto differenti, e ci vuole del tempo per riuscire a entrare nella loro mentalità.

Come hai trovato il tuo attuale lavoro?

Ti dirò che è stato abbastanza facile. Circa sei anni fa, quando ho deciso di lasciare il mondo della musica, ho semplicemente seguito la mia vecchia passione per le moto. Così ho mandato il mio curriculum alla concessionaria locale della Harley Davidson, dove mi hanno assunto senza particolari problemi. Certo, erano altri tempi…

Poi è arrivata la crisi. Come va oggi il mercato in cui operi?

Risente inevitabilmente dei problemi dell’economia mondiale. Muoversi in moto invece che in auto può essere certo più conveniente (e infatti il segmento medio-basso di questo mercato è cresciuto), ma nella fascia alta alla quale appartiene la Harley Davidson il discorso è diverso. Del resto, parliamo di moto da 25mila dollari… La nostra compagnia non è in buona salute, e molte concessionarie sono fallite.

Quali sono i settori nei quali, a tuo avviso, è oggi più facile trovare lavoro a Los Angeles?

Penso che il settore Food & Beverage sia probabilmente l’unico che regge bene in questi tempi di magra.

Ci segnaleresti qualche sito particolarmente utile per trovare lavoro?

Secondo me i migliori sono quello del Los Angeles Times e il sito craigslist. Congiuntamente coprono tutti i lavori e i settori, dal muratore al dirigente.

Un giudizio sul mondo del lavoro, sulla burocrazia e sulla qualità della vita in generale a Los Angeles.

Los Angeles è una città completamente diversa dal resto degli Stati Uniti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, per molti aspetti le leggi e la burocrazia sono simili a quelle italiane. Ma il costo della vita – che pure è più alto della media del resto degli USA – mi sembra inferiore, sotto tutti i punti di vista. Per fare un esempio, non penso che in Italia, a parità di stipendio, potrei permettermi una casa come quella che ho a Los Angeles.

Per quanto riguarda la qualità della vita, dopo la crisi del 2008 c’è stato un evidente peggioramento. Le cose non sono facili. E’ certamente vero che molti di coloro che finanziariamente stavano bene prima della recessione non sembrano aver accusato il colpo. Ma la maggior parte delle persone si è trovata improvvisamente a non poter più reggere lo stesso tenore di prima. In tanti hanno perso il lavoro e la casa, e anch’io ho dovuto stringere la cinghia. Il problema è che per molto tempo l’economia americana è stata costruita su soldi che, semplicemente, non esistevano. Tutto va a credito: vuoi una TV nuova? Vai al negozio all’angolo, la compri e la paghi a rate. Ma cosa succede se di colpo non hai più i soldi per pagare?

Vivere vent'anni a Los Angeles

Vivere vent'anni a Los Angeles

In questi vent’anni hai mai pensato di tornare a vivere in Italia?

E’ una cosa che ho valutato diverse volte, ma ritornare dopo tutto questo tempo e ricominciare da capo sarebbe per me molto difficile.

Quali sono le cose che apprezzi di più e quelle che invece non condividi per niente degli USA?

E’ difficile generalizzare nell’esprimere dei giudizi, perché le cose cambiano molto da stato a stato. Apprezzo la California perché è un paese aperto e cosmopolita dove la vita (nonostante le attuali difficoltà) sembra comunque più facile che in Italia. Una cosa che invece non mi piace per niente è la discriminazione razziale che è ancora forte in diversi stati.

Consiglieresti a un giovane italiano che non riesce a farsi strada nel proprio paese di emigrare negli States?

Sì e no, dipende. Innanzitutto non bisogna dimenticare che oggi più che mai, dopo l’11 settembre, immigrare non è facile, e ottenere permessi di soggiorno richiede tempi lunghi. Nel mio caso, anche dopo essermi sposato con un’americana ho dovuto aspettare ben quattro anni per ottenere la green card. Se tuttavia si è sufficientemente determinati e pazienti, qui si possono sempre trovare delle opportunità. E, magari, la propria strada.

Un’ultima domanda: alla luce della tua lunga esperienza, ci diresti quali sono gli errori da evitare quando si approda in un paese straniero?

Per prima cosa, non cercare di mangiare italiano! Scherzi a parte, una cosa secondo me molto importante è evitare di isolarsi e di rimanere troppo legati alle proprie origini e alla propria cultura. Bisogna ovviamente mantenere la propria identità, ma allo stesso tempo occorre anche avere l’umiltà e la capacità di integrarsi nella cultura del nuovo paese. Altrimenti, come si dice qui, si rimane per sempre “a stranger in a strange land”.

Grazie Alessandro e buon proseguimento!

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Andrea Muzzarelli è un giornalista e traduttore freelance che si è recentemente trasferito da Bologna a Londra.

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