Studiare giornalismo in Germania

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Studiare giornalismo in Germania può offrire opportunità lavorative a chi sta facendo fatica a farsi strada in Italia con una laurea in Scienze della Comunicazione o Giornalismo.

Teresa Fontana ci racconta la sua esperienza.

In Italia, a Verona, mi sono laureata in Scienze della Comunicazione e poi ho proseguito con la magistrale in Giornalismo e PR.

Durante tutto il percorso di studi (questo è fondamentale) ho scritto per giornali locali, online (dove curavo eventi, rispondevo ai lettori a nome della redazione, caricavo i pezzi) e cartacei. Ho fatto un po’ di esperienza in ufficio stampa e qualcosa in radio, ma la realtà italiana mi stava stretta.

Se si guarda all’Europa, il confronto è impietoso. Senza contare che io sono contro l’esame di stato, che in altri Paesi non esiste e non prova veramente capacità e attitudini del futuro giornalista. L’importante per me era andare a scoprire la realtà tedesca, che mi ha sempre affascinata.

Dopo aver studiato nel tempo libero la lingua ed aver raggiunto un livello B2, mi sono candidata per il progetto Erasmus per studio ed eccomi qui, immatricolata a MuK (Medien und Kommunikation). Ho scambiato opinioni e visioni con i colleghi che studiano qui (tedeschi ma provenienti anche da ogni parte del mondo) e non è impossibile per gli stranieri ottenere un posto per un tirocinio in una redazione.

Allora, dopo aver visto quanto in pochi mesi il mio livello di lingua sia migliorato, mi sono decisa a finire gli studi in Italia (sono in tesi, che scriverò però in inglese per darle più visibilità) e a tornare quando avrò perfezionato il tedesco. Calcolo ci voglia un anno circa per avere una preparazione sufficiente, senza la quale è ovviamente impensabile candidarsi.

Va da sé che in questo anno scriverò e mi darò da fare in piccole radio in Italia. Non so ancora se venire direttamente a lavorare a Francoforte, dove ha sede la FAZ (il mio quotidiano preferito) o qualificarmi ulteriormente con una magistrale qui in Baviera (si accede con un C1 ed è il miglior sistema accademico tedesco).

Tengo a precisare che qui agli Erasmus non fanno sconti, perciò so solo io quanto sto lavorando. La mia esperienza dimostra che non vale il principio di reciprocità, visto che in Italia ho assistito ad esami vergognosi e ho sentito più volte dire “visto che sei Erasmus, parlami di ciò che vuoi, ecc”. Detto questo, qui c’é molta più pratica e si lavora quasi sempre in team. Nei cosiddetti Seminar si analizzano volta per volta le notizie della settimana, come vengono presentate dai diversi media ecc. In Italia l’avremo fatto in anni di studi un paio di volte in inglese ma in italiano mai.

I corsi di laboratori radiofonici tedeschi ti fanno davvero lavorare e produrre svariati Podcast, mettendoti semplicemente davanti al programma e dicendoti “giocaci un po’”. E funziona. Qui le lauree in comunicazione valgono eccome, nessuno ti guarda come ti guarda in Italia. Ti mette alla prova e ti giudica con parametri che vanno dalla capacità di sintesi alla capacità di argomentare. Le competenze interculturali sono molto sviluppate.

La lingua è la chiave dell’emigrazione, non solo nel campo della comunicazione. Imparare una lingua a livelli ottimi non è impossibile e non è nemmeno troppo difficile se la si ama. E’ pur vero che noi Italiani abbiamo in tal senso un deficit difficilmente recuperabile e molte persone che vogliono emigrare rinunciano davanti all’ostacolo della lingua (parlo per il tedesco, che si continua a dire ‘duro’ e ‘impossibile’).

Il mio consiglio è scrivere e darsi da fare da subito anche in Italia, ma questo indipendentemente dalla volontà di scappare. Sarebbe meglio specializzarsi in un campo (per me il teatro e in misura minore il volontariato) o avere un tema su cui si vuole lavorare (per me i problemi ambientali ed energetici). Non conosco la situazione in altri Paesi, ma può essere utile contattare i centri culturali italiani in loco per sapere se esistono anche pubblicazioni edite all’estero in lingua italiana, o in doppia lingua. Secondo me questo potrebbe essere un buon punto di partenza. All’inizio, inoltre, preferirei settimanali o riviste a quotidiani: il tempo per stare su un pezzo è molto maggiore e quindi anche la possibilità di scrivere in un buon tedesco, inglese, ecc.

A chi vuole seguire le mie orme consiglio di visitare il sito de La Dante e cercare la sede che più interessa.

Grazie Teresa ed in bocca al lupo!

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