Come iscriversi all’università in Inghilterra

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Costanza Frandolic ci spiega come iscriversi all’università in Inghilterra.

Dopo aver condiviso con Italiansinfuga la sua esperienza di studio in Galles, ora ci racconta il come e perchè della scelta di non studiare all’università in Italia e scegliere invece l’Inghilterra.

Quale è stato il tuo percorso di iscrizione all’università in Inghilterra?

Dopo aver frequentato la quarta superiore in Galles, ho deciso di continuare la mia educazione nel Regno Unito ed ho iniziato a informarmi sulle varie possibilità. L’iscrizione alle università britanniche è gestita da UCAS, un’organizzazione che manda la domanda d’iscrizione alle università indicate. Tutto il processo è via Internet.

Bisogna compilare vari moduli, ad esempio elencando i nomi degli istituti educativi frequentati, ovviamente dando le informazioni generali su se stessi ecc.

Le sezioni più importanti sono la reference, da far scrivere a un professore, e poi il personal statement. Questo è una specie di tema che ogni applicant deve fare e nel quale deve spiegare i motivi della scelta della determinata facoltà e soprattutto deve mettere in luce i propri punti di forza. Deve “vendersi”, insomma.

Dopo aver mandato la domanda, i tempi di risposta delle università variano molto: da dicembre a marzo, più o meno. Poi, alla luce delle offerte che si ha, si decide su come rispondere; la prima scelta sarebbe la “firm choice”, e nel caso in cui non si conseguisse i risultati necessari per l’ammissione alla medesima, si passa all’ “insurance choice”, che di norma dovrebbe avere dei requisiti più bassi della prima.

Dopo aver risposto, si aspetta i risultati degli esami per vedere, appunto, se si riesce a entrare all’università della firm choice, e nel frattempo bisogna occuparsi della sistemazione, che può essere sul campus o privatamente, ovviamente questo dipende dall’università.

Puoi darci un’idea dei costi associati al frequentamento dell’università in Inghilterra?

Le rette in Gran Bretagna cambiano da regione a regione: ad esempio, in Scozia l’università è gratis, pagata dallo Stato; in Galles il costo è sulle 1500 sterline mentre in Inghilterra, quest’anno, è di 3290 sterline.

Il governo ha però passato una legge che alza le rette, più o meno triplicandole (solo in Inghilterra). Dall’anno accademico 2012/2013, salvo clamorosi e improbabili dietrofront, il costo sarà di 9000 sterline. Questo è il tetto massimo, e solo università che daranno garanzie di sostegno economico per studenti di estrazione sociale più bassa potranno far pagare delle rette così alte.

Comunque, in Inghilterra la maggioranza degli studenti prende un prestito con lo Stato, che paga la retta durante l’anno accademico, mentre lo studente si impegna a ripagare questi soldi quando inizia a lavorare e a guadagnare un salario ad un certo livello, ora come ora questo è di 15.000 sterline l’anno.

Oltre le rette universitarie ovviamente bisogna considerare il costo della sistemazione. Io, ad esempio, abitando a Londra Est, pago 104 sterline a settimana per una stanza con bagno e condivido la cucina con altri 5 studenti. Anche qui, dipende molto dove si vive.

Perché non hai considerato le università italiane?

Le università italiane non le ho considerate perché una volta tornata dal Galles sapevo di non voler rimanere in Italia. Per lo stato in cui versa il Paese, ma anche perché le università inglesi sono più rinomate e rispettate nel mondo.

Almeno, questa è l’impressione che si ha. Oltretutto, vivere in una metropoli come Londra fa sentire veramente cittadini del mondo, con la multiculturalità presente e il mix di persone che si incontra.

Quale è stata la reazione dei tuoi amici italiani?

Ovviamente sia a loro che a me dispiaceva il fatto di non potersi vedere come se fossi stata in Italia, ma d’altra parte ora hanno una valida scusa per venire a Londra!!

Grazie Costanza e buona permanenza in Inghilterra!

Iscriversi all'università in Inghilterra

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  • michela

    ciao! ho tante domande da farti a riguardo! mi piacerebbe tu potessi rispondermi in posta. :)
    dopo la mia esperienza in australia stavo pensando di prendere un post laurea per insegnare nelle secondary school(si chiama Graduate Diploma of education in australia o il PGCE in uk).
    La selezione per i postlaurea è diversa da quella da te descritta?più o meno facile? più o men posti?
    Come trovi l’uni e i costi in inghilterra? ti spiego: io dovrei lavorare per mantenermi agli studi e so per certo che in australia ci riuscirei,lavorerei tranquillamente le mie 20 ore settimanali e ce la farei sia con i soldi sia con il tempo, visto che non c’è nemmeno da studiare al di fuori dei corsi. li com’è?
    anche se come ho capito l’uni in inghilterra dall’anno prossimo aumenterà i costi a livello dell’uni australiana…
    quindi l’inghilterra mi resterebbe preferibile solo in caso di selezione più facile e di vicinanza…
    grazie e in bocca al lupo per tutto!

  • alessandro

    Salve, leggo quasi quotidianamente questo blog e devo dire di trovarlo molto interessante ed istruttivo, soprattutto quando vengono raccontate esperienze reali di nostri connazionali che provano ad imporsi nel mondo del lavoro o nello studio in un paese diverso dal nostro.Tuttavia, leggo storie, come in parte questa, che sembrano realmente troppo distanti dalla realtà che caratterizza oggi quella tipologia di italiano che vorrebbe emigrare. Provo a spiegarmi meglio: il mio desiderio, come quello di altri lettori, suppongo, sarebbe quello di porre l’accento su storie più verosimili (non che questa non lo sia), storie di persone che con una disponibilità di denaro piuttosto esigua, decida di mettersi in gioco e auspicare per se stesso un futuro migliore.
    Storie di persone disponibili a spendere 9000 sterline di retta universitaria, a cui si aggiunge il vitto e l’alloggio, nell’ottica, forse riduttiva e troglodita di un lavoratore precario – studente come me, sembrano costituire, tacitamente, un ostacolo ulteriore all’idea stessa d’emigrare.Certo, ogni denaro speso in istruzione è un investimento (oggi, forse, più sulla cultura personale che nella speranza di un feedback lavorativo), ma chi nella condizione odierna è diposto a caricarsi sulle spalle un prestito che, con le attuali retribuzioni, anche in UK, riuscirà ad estinguere? Vedo in questi racconti, dettati anche dall’età di colei che scrive, una totale mancanza di conoscenza della realtà concreta, quella che ti obbliga a svegliarti ogni mattina alle 7.00 e supplicare il tuo capo di pagarti prima di partire per le vacanze. Concludo sostenendo che è utile dare spazio a questo genere d’informazioni ma altrettanto riduttive per coloro che costituiscono o provano ad imporsi come parte attiva in un sistema sociale che tende a porli ai margini.

  • Aldo

    @Alessandro

    sono d’accordo che il caso di Costanza sia raro e non possa aiutare tutti (la maggior parte dei lettori ha più di 18 anni, quando si pensa a cosa studiare all’università).

    Non riesco però a scrivere articoli o fare interviste che soddisfino tutti contemporaneamente. Negli archivi troverai storie di chi, come suggerisci, è andato/a all’estero con meno (pochi) soldi e meno titoli ma ce l’ha comunque fatta.

    Un solo appunto sul prestito (e vale meno adesso che le tasse sono state innalzate): gli studenti inglesi se lo accaparrano, finiscono l’università con decine di migliaia di sterline di debito, pagano interesse molto basso, iniziano a pagarlo quando raggiungono una soglia di salario e lo pagano in periodo che si misura in anni. (Mia moglie ha fatto cosi).

    Però questo sistema funziona relativamente bene (di nuovo mi riferisco ad un periodo prima della crisi finanziaria) perchè ci sono i lavori da laureati (pagati adeguatamente) ad attendere i laureati. Per non tutti la fiaba si realizza ma per una gran parte si.

    In parole povere, il sistema funziona diversamente da quello che indichi tu come esistente in Italia. Quindi spero che l’articolo serva anche a te (prendendola alla larga ovviamente) a dimostrare che esiste un’alternativa. Il modo in cui arrivarci magari sarà più tortuoso ma c’è.

    Proverò comunque a cercare di raccogliere testimonianze con punti di vista diversi.

    Grazie del commento

    Aldo

  • alessandro

    Grazie Aldo per la celerità della risposta.
    Credo fortemente all’esistenza di un’alternativa, leggere il tuo blog l’alimenta con uno spirito critico che certamente risulta diverso da quello che caratterizza la testimonianza raccolta in quest’occasione.
    Considera, inoltre, che pur di rendermi appetibile al mercato del lavoro, dopo aver conseguito una larea in comunicazione d’impresa che mi garantisce un salario di 800e fino a fine fabbraio con la possibilità di rinnovo a cifre “chiaramente” inferiori al primo contratto, sono iscritto al secondo anno di economia e commercio, corso serale, a Roma. Al giorno d’oggi non servono teste pensanti ma calcolatori, accounting, non si chiamano così?;).
    Ho preferito, o meglio, per necessità economica, spendere 600e l’anno, cifra che posso permettermi, piuttosto che regalare migliaia di euro ad università italiane per master il cui placement reale è tutto da decifrare.
    Questa è la strada che ho deciso di perseguire per emigrare all’estero (oltre allo studio dell’inglese e francese), magari in Canada dove ho visto che a dati aggiornati a giugno 2010 dei 20.000 posti assegnabili per il visto, soltanto 5000 erano stati richiesti.
    Dei 1000 assegnabili a coloro che intendono applicarsi in lavori di chiaro stampo economico, tutti sono stati già richiesti e questo in solo metà anno.
    Insistere o deporre le armi? Continuerò certamente, alla fine, come ho sempre letto nei tuoi messaggi, vale la pena tentare, si può sempre tornare indietro, no? Magari la stessa cosa non vale per la mia fidanzata con passaporto serbo ma diciamo che faccio rientrare quest’ultimo problema o ostacolo tra quelli determinati da me anche se non credo fino in fondo a questa definizione.
    Alla prossima.

  • Ludovico

    ho gia fatto circa 3 mesi fa tutto quello che è stato descritto in questa guida e sono gia stato preso in 5 università su 5.. ora c’è la grande sfida del voto di diploma. le offerte sono molto variabili da università a università. Per esempio a me hanno offerto una 70, tre 85 e un altra 96. Un dettaglio da non trascurare è il fatto che si deve avere un certificato di lingua inglese come lo IELTS con 6.5 all’incirca o il TOEFL con 92, poi questo varia da università a università.

  • Diciamo le cose come stanno

    “Le università italiane non le ho considerate perché una volta tornata dal Galles sapevo di non voler rimanere in Italia. Per lo stato in cui versa il Paese, ma anche perché le università inglesi sono più rinomate e rispettate nel mondo.”

    Già chi fa un discorso di questo tipo si mostra molto ma molto superficiale, o dimostra comunque di avere possibilità economiche non indifferenti…
    Di certo chi tira la carretta tutti i giorni per arrivare a fine mese non si mette a dire “Io l’università in Italia nn la faccio xkè mi fa tt skifo!”. Mi sembra un ragionamento illogico di ragazzina di 16 anni, ma certo, ognuno è libero di fare un ragionamento simile, e di andare a fare l’università all’estero o dove gli pare, se papà ha i soldini…
    Quello che giustamente dice Alessandro è che non tutti (anzi, quasi nessuno), in Italia, possono permettersi di fare un ragionamento di questo tipo. Tanta gente l’università non può farla NEANCHE IN ITALIA, perchè non ha i soldi, o perchè deve lavorare due-tre-quattro anni per mettere i soldi da parte. Il fatto che le università inglesi siano (forse) meglio organizzate e (forse) più conosciute di quelle italiane mi può anche stare bene, ma poi non si possono fare due pesi e due misure, bisogna considerare anche ciò che non ci piace, cioè che le università inglesi costeranno 9000 dollari l’anno, e che ormai, nel 2011, di gente che ha una laurea inglese ne è pieno il mondo, quindi laurearvi in Inghilterra non è che vi renda così unici al mondo da farvi trovare lavoro il mattino successivo…
    Il rispetto si acquisisce INDIVIDUALMENTE, con il lavoro, con il sacrificio, con la correttezza; di certo non iscrivendosi ad una università “rinomata”, o peggio ancora, escludendo automaticamente tutto ciò che “non sembra rinomato”. Questi sono discorsi che da principessine disperate, con tutto il rispetto. Fuori c’è un sacco di gente che non arriva a fine mese e cerca un modo per migliorare la propria vita, ed è giusto far notare che esperienze come questa altro non sono che una rarità, una eccezione, e nessuno può trarre nulla di buono da essa, se non arrabbiarsi ancora di più per la superficialità con cui viene screditato ciò a cui molti addirittura aspirano…

    PS: Se il paese “versa in certe condizioni”, come dice questa ragazza, la colpa è anche sua e del menefreghismo di tanti italiani che hanno pensato e che pensano tuttora solo all’apparenza e a far apparire il prossimo come lo sfigato di turno al loro confronto.

  • Aldo

    @Diciamo le cose come stanno

    Le università inglesi sono più rinomate.

    “Di gente che ha una laurea inglese ne è pieno il mondo”. No, ci sono solo quelli che si sono laureati in Inghilterra.

    Per esperienza personale posso dire che la maggioranza di chi studia all’estero lo fa con sacrifici economici non indifferenti ma non arriva da famiglia ricca come alludi.

    La superficialità sta nell’andare direttamente dal “studi all’estero” a ‘Sei una principessina disperata”.

    Spesso si arriva da famiglie normalissime che fanno sacrifici enormi perché credono nell’investimento nell’istruzione all’estero.

    Secondo me hai letto nell’articolo tanto, ma tanto, che non é stato scritto.

    Aldo

  • alessandro

    Aldo, intervengo nuovamente nella discussione per sottolineare che vivendo ormai da così tanto tempo fuori dai confini nazionali, ti sfugge la percezione della realtà italiana.
    Il ceto medio, le famiglie normalissime delle quali parli e dalle quali provengono molti di coloro che sono riusciti a concludere con successo i loro studi all’estero, non hanno più la capacità di mantenere i figli nelle città metropolitane italiane, immaginiamoci fuori.
    Le mie origini sono calabresi, ho avuto la possibilità di studiare a Roma a partire dal 2001 ma oggi,se avessi 19 anni e chiedessi a mio padre la possibilità di andar via, mi direbbe tranquillamente che ciò non è più possibile perchè rischierei di mandare la famiglia sul lastrico.
    In Italia, e con una rapidità terribile, si stanno estremizzando le differenze sociali, il famoso ceto medio ovvero impiegati e dipendenti paga le conseguenze della crisi e quindi la relativa diminuzione della capacità d’acquisto e d’investimento sulla prole.

    Ti supporto tutto ciò con dati numerici : l’anno nel quale mi sono diplomato, il 2001, su 18 diplomati, 14 siamo andati via dalla Calabria; 2009, anno del diploma di mia cugina, solo 5 su 19 hanno deciso di proseguire i loro studi fuori dalla propria regione e credimi, poco c’entra la crescita dell’offerta formativa nelle università calabresi.
    Le famiglie, che in larga misura vedono provenire la loro disponibilità economica da lavoro dipendente, hanno difficoltà ad arrivare a fine mese, immaginiamoci impegnare denaro per finanziare l’educazione dei propri figli al di fuori dei confini nazionali,anzi, della propria regione.E nessuno venga a dirmi che col solo lavoretto da cameriere o da pony è riuscito a mantenersi completamente senza un sostegno esterno.
    Da qui la mia convinzione, già espressa nella mail che ti ho scritto, di prender maggiore coscienza della realtà italiana per render più coerenti le discussioni sviluppate sul sito.

  • Michela

    non ti ho messo la mail! michela.genovese@email.it
    per rispondere ad alessandro e ad aldo, posso dire che avete ragione entrambi, che purtroppo oggigiorno è diventato sempre più difficile, se non impossibile. la crisi c’è e si sente e si vede…
    per questo sono disposta a studiare fuori n anno e fare quello che mi serve per fare il lavoro dei miei sogni, l’insegnante, che qui è impossibile!
    fare di tutto significa anche indebitarmi, chiedere un prestito personale e pagarmi la retta universitaria, lavorando poi part time (all’estero, perchè in italia è impossibile) per mantenermi.

  • http://www.mondousa.it Jack

    @Diciamo le cose come stanno

    allora rispondo io, io faccio lo stesso ragionamento dell’autrice del post, ho passato due diverse università italiane ed ho conosciuto quelle americane, tutto un altro mondo. Purtroppo però, non mi posso permettere di dire “papà voglio andare a studiare fuori da qui” perché non abbiamo la possibilità economica di farlo. Eppure lo dico: “io l’università in Italia la faccio molto svogliatamente perché mi fa schifo”. Ed è uno schifo che sfuma nella pietà. Di due università (sai non posso permettermi di cambiare città e andarmene chissà dove a Milano o Roma, dove la situazione non cambierebbe comunque) nessuna è stata in grado di darmi un’impressione positiva. Che c’è gente che non può permettersi di studiare nemmeno in Italia ci credo, anche se un po’ a fatica: in Italia chi non ha disponibilità economica può pagare anche 200 euro ALL’ANNO come retta universitaria, e comunque ci sono le BORSE DI STUDIO, e frequentare le stesse identiche lezioni di chi paga 1500 EURO ALL’ANNO.
    Chi ha disponibilità, non vedo perché non debba seguire i propri sogni e DIRE LE COSE COME STANNO sulla situazione delle università italiane.
    Laurearci in Inghilterra o negli Stati Uniti o in Australia o nel Bengala di sicuro non ci renderà unici al mondo, ma almeno seguiamo i nostri sogni e cerchiamo di vivere una vita “normale”, perché non è normale iscriversi all’università, penare per 5 anni tra corsi standardizzati e fissi dove non si possono nemmeno scegliere le materie da studiare o farsi un percorso un minimo personalizzato (si’ ci sono i corsi a scelta, ma fanno ridere per il 50% dei corsi di laurea), lezioni una meno interessante dell’altra che ti tolgono addirittura la voglia in qualcosa che prima ti appassionava e una distanza immane tra il mondo accademico e quello del lavoro.
    Se crediamo che il sistema anglosassone sia decisamente più avanzato, che guarda allo studente come un essere umano e non come “uno su centomila che si sta laureando in qualcosa come tutti gli altri”, che ti invoglia a sviluppare seriamente la materia che ti piace e che ti fa veramente pensare “un giorno diventerò un esperto in questo settore”, e se STRANAMENTE noi con molti altri in Italia condividiamo lo stesso pensiero, dov’è il problema? Siamo noi o qualcos’altro?

  • Diciamo le cose come stanno

    Il punto è che nella vita bisognerebbe sempre volare bassi e non disprezzare quello che si ha; è vero che l’Italia non è al top per quanto riguarda l’università, ma non mi sembra sia una TRAGEDIA dover fare l’università in Italia (e poi nessuno vi obbliga a farla, se la ritenete noiosa…). Provate a pensare a come sareste ridotti se foste nati qualche chilometro più a sud, in Tunisia, o in Algeria, o in Ghana, o perchè no, anche in Bolivia, in Paraguay o in Cambogia. Pensate che i popoli di queste nazioni non abbiano il vostro stesso sogno di andare studiare nelle perfette e luccicose università anglosassoni? Certo che ce l’hanno, così come ce l’hanno anche i francesi, gli spagnoli, i russi e tutti i popoli del mondo che hanno università di minor livello rispetto a quelle anglosassoni…ma il fatto che Regno Unito e Stati Uniti abbiano le migliori università del mondo non significa che TUTTI gli abitanti del pianeta debbano studiare per forza lì; dire “o studio in UK oppure non studio per niente” non è un ragionamento logico, e se ogni persona del pianeta si mettesse a fare un ragionamento di questo tipo, staremmo freschi…

    Anche i messicani,i congolesi e i cinesi (ben più poveri di noi) potrebbero allora dire “non studio nel mio paese perchè il mio paese versa in condizioni pietose e non ci voglio stare!”… ma vi immaginate voi 1 miliardo e mezzo di cinesi che vanno in Usa / UK per questo motivo??? Non pensiamo solo a noi stessi, ragazzi…

    Tra l’altro, non è scritto da nessuna parte che Stati Uniti e Regno Unito debbano sobbarcarsi milioni di studenti da ogni angolo del mondo; è dunque anche giusto che studiare lì non sia un DIRITTO A PRIORI di nessuno al di fuori dei cittadini di quelle due nazioni, ed è anche giusto che le loro università abbiano costi elevati e siano ultra-selettive per gli stranieri che vogliono andarci…

    Ciò non significa che dobbiate fare per forza l’università in Italia, ma avere la possibilità di farla qui è già qualcosa, perchè in molti altri paesi non hanno nemmeno questa chance. Se poi avete la possibilità di andare a studiare negli Stati Uniti e Inghilterra, che ben venga, andate e godètene, ma non venite a dire “in Italia non la faccio a priori perchè l’Italia versa in brutte condizioni…”, perchè è assolutamente illogico (mettete che vi convenga farla qui? almeno calcolate…) oltre che irrispettoso nei confronti degli almeno 180 paesi del mondo che hanno un livello di benessere inferiore al nostro (e i cui abitanti pagherebbero oro per fare l’università perfino in Bulgaria o Romania…)

    Così come non è logico deprimersi per il fatto di non poter studiare in UK/USA: non potete farlo? bene, amen. Non sarete gli unici al mondo, e comunque potete farla anche qui…(mentre altri popoli no)

    Infine, non è che USA e UK siano dei paradisi dorati fuori dal mondo e fuori dalla crisi: la crisi c’è anche (e soprattutto) lì, i disoccupati che scendono in piazza ci sono anche lì, e anche lì esistono lauree “inutili” o comunque poco spendibili: pensate che chi si laurea in letteratura in Inghilterra trovi lavoro il giorno dopo? Invece di concentrarsi sul paese in cui studiare, bisognerebbe pensare a CHE COSA studiare e che cosa si vuole diventare nel futuro, perchè quello è il punto centrale della nostra vita. Poi se la vita ci spedirà in America, o in Sudafrica o ci farà restare/tornare in Italia, questo non possiamo saperlo, quindi è inutile fasciarsi troppo la testa prima (anche gli strenui difensori dell’ “in Italia non ci torno”, non possono essere sicuri al 100% che prima o poi, per qualsiasi motivo, non gli capiti di ritornare…)

    “Ci vorrebbe un po’ di fame” è una frase che a me non piace affatto ma che in queste circostanze è decisamente adeguata…

  • paolo

    @ Ludovico

    Ciao, ti volevo chiedere che cosa intendi per “sfida del voto di diploma” e “Per esempio a me hanno offerto una 70, tre 85 e un altra 96″. Mi puoi spiegare che cosa intendi per favore?

  • vale

    quindi secondo @diciamo le cose come stanno che dovrei fare?
    ‘Invece di concentrarsi sul paese in cui studiare, bisognerebbe pensare a CHE COSA studiare e che cosa si vuole diventare nel futuro, perchè quello è il punto centrale della nostra vita… pensate che chi si laurea in letteratura in Inghilterra trovi lavoro il giorno dopo?’
    io VOGLIO studiare letteratura inglese.. e sinceramente tra la prospettiva di studiarla in italia piuttosto che direttamente in UK ero più propensa alla seconda.. Anche perché rinomata o meno l’università che sia, laurearmi in un paese la cui lingua madre è l’inglese dovrebbe accreditarmi qualcosina in più, o no? In pratica hai profetizzato che la mia vità sarà un fiasco. Mi mancava questa.

    La mia famiglia non è ricca, e nonostante questa faccenda delle tasse triplicate ci abbia un po’ abbattuto, siamo pronti a fare delle rinunce. Senza contare che ho intenzione di spendere il prossimo anno a lavorare (all’estero, guarda caso) in modo da non dover pesare troppo sui miei. Non so come il governo inglese riuscirà a far fronte al numero studenti (sicuramente triplicato) che si impegneranno nei prestiti, ma dato che per ora esiste questa possibilità credo che la sfrutterò.

    Ora, tu dici di ‘volare bassi’, spero tu non intenda ‘non avere sogni/aspirazioni nella vita’, perché altrimenti mi stai condannando all’infelicità! E come me un sacco di altra gente.. Io sono pienamente cosciente della mia fortuna di essere nata in Italia piuttosto che in Burkina, ma suggerisci che per questo io non debba cercare di meglio? non debba volere di più per me? Dovrei accontentarmi? che triste esistenza sarebbe a quel punto! Con tutto il rispetto per le cassiere della Coop, ma io voglio di più e sono davvero pronta a farmi in quattro per ottenere di più! Dovrei iscrivermi a ingegneria o medicina solo perché danno prospettive di lavoro migliori? Oppure rinunciare direttamente perché nessuno mi obbliga e sono materie che ritengo noiose?

    Mi sembra che nel primo commento che hai lasciato hai chiamato Costanza Frandolic una ragazzina di 16 anni, ora io ne ho 18 e temo quello che potrai dire di me, ma volevo chiederti, anche se temo di essere indiscreta, quale università frequenti o hai frequentato e quando, se adesso stai lavorando e la tua età.. Perché potrebbe essere anche per questo che io non concordo con te su alcuni punti delle tue argomentazioni.

  • Eleonora

    ciao, volevo chiederti riguardo l’università in scozia: sei sicura che sia gratis? Forse solo per i residenti..
    Ho un’amica italiana che studia lì e mi ha detto le rate sono piuttosto alte..
    cosa sai a riguardo?

  • emanuela bertolini

    Ho letto con molto interesse sia l’esperienza di Costanza Frandolic che tutti i commenti. Premetto che ho 65 anni, sono un’insegnante in pensione e, oltre che in Italia, ho studiato e lavorato in Gran Bretagna, USA e Scozia, sempre mantenendomi e utilizzando tutte le risorse allora disponibili – borse di studio, scambi internazionali, offerte di lavoro o di collaborazione da tutti i possibili enti erogatori, British Council, Fulbright, Università italiana, ed ex-Ministero della Pubblica Istruzione. Allora non c’erano i ‘prestiti d’onore’, ma se ci fossero stati li avrei chiesti subito, pur di continuare il mio percorso di studio.
    Per questo ammiro l’esempio di Costanza, che non se ne sta a casa a fare la bella damina imbalsamata, ma cerca il suo percorso di studio e di vita con intelligenza. E approvo incondizionatamente la determinazione e la curiosità di aprirsi al mondo di Eleonora, Vale, Michela, la voglia di conoscere altro, di imparare, di progettare il proprio futuro, di fare un’esperienza nonostante difficoltà e critiche.
    Nei commenti, nelle domande che vi ponete, si sente il coraggio di guardare oltre le quattro mura di casa senza pararsi dietro la scusa della crisi.
    La crisi c’è per tutti, ma esistono anche mezzi e modi di combatterla per non finire ad allungare le fila dei delusi perenni, o di chi cerca alibi alla propria pigrizia o chiusura mentale. Grazie ai trattati internazionali, oggi si può scegliere di lavorare o/e di frequentare l’università in un qualsiasi paese della UE; tutti i nostri diploma di maturità sono riconosciuti, la laurea presa all’estero viene equiparata grazie al Diploma Supplement. Certo studiare o lavorare all’estero non è un cammino facile, ma ne vale la pena. Parola di pensionata soddisfatta della propria vita!

  • ludovico

    @paolo dopo che fai domanda, ti vengono fatte delle conditional offers. cioè tu puoi frequentare l’università scelta sotto condizione che raggiungi le condizioni che ti chiedono le università. le condizioni principalmente sono 2. Il voto di diploma e l’esame di inglese da superare (Es. IELTS). esattamente ieri ho scelto le università. University of Liverpool(85 al diploma) e UWE bristol (70 al diploma). Speriamo bene.

  • paolo

    @ ludovico:

    grazie per la risposta. Intendi diploma di 5a superiore? Cioè tu stai finendo le superiori in Italia?

  • ludovico

    si sto frequentando l’ultimo anno del liceo scientifico. comunque è possibile iscriversi anche se si è gia preso il diploma

  • paolo

    Grazie mille per le informazioni!! Ciao.

  • http://www.mondousa.it Jack

    @emanuela bertolini posso avere la tua email? vorrei farti alcune domande

  • emanuela bertolini

    Jack, non c’è problema; chiedi pure all’amministratore del sito, o dammi una traccia su come inviarla a te direttamente.

  • vale

    Volevo ringraziare Emanuela Bertolini delle bellissime parole di incoraggiamento. Sarà, ma preferisco molto di più i commenti che mi spronano a credere nei miei sogni e a lavorare duro per realizzarli che quelli di altro genere. Grazie ancora infinite!

  • paolo

    @ emanuela bertolini
    Fa piacere sapere che gente della sua generazione che ha viaggiato ed ha aperto la propria mente. Deve essere una dei pochi, perchè la mentalità generale in Italia è provinciale a dir poco, chiusa in se stessa e pure abbastanza “autocelebrativa”. Anche tra le giovani generazioni, devo aggiungere.
    Vorrei anch’io chiedere la sua disponibilità per qualche informazione, cortesemente. Sarebbe possibile?

  • emanuela bertolini

    Vale, vai avanti così! Paolo e Jack, potete avere la mia mail, ma dovete aiutarmi voi, perchè NON SO assolutamente come si fa a comunicarla a voi senza doverla mettere qui nei commenti.. suppongo che spetti ad Aldo, l’amministratore, il compito di scambiare le email, una volta accordato il permesso. Se conoscete una via più breve, fatemi sapere.
    Paolo, anche ai miei tempi era possibile muoversi, studiare o lavorare all’estero, però pareva una prerogativa soprattutto maschile o del ceto alto-borghese. Ho cercato di sfatare questa storia a 16 anni, facendo domanda per una borsa di studio offerta dall’allora American Field Service per frequentare l’ultimo anno di High School negli Stati Uniti, ospite di una famiglia americana. Il tutto gratis, ovviamente. L’ho vinta e ho iniziato così un percorso diverso; al ritorno, vedendomi sana e salva, entusiasta e apprezzata, altre mie concittadine e concittadini si sono messi in moto.
    Per questo apprezzo molto questo sito. L’esempio e l’esperienza di chi sta sperimentando qualcosa di nuovo è d’aiuto a chi ha solo bisogno un po’ di incoraggiamento e informazioni utili per trasformare un desiderio, un’idea in qualcosa di realizzabile. Soprattutto oggi, che ci vogliono convincere che esista solo lo scontento, lo sfascio. Tutte storie; le opportunità sono lì, basta coglierle con buon senso. Dietro all’uscio non c’è l’Eldorado, ma la vita che si desidera vivere.

  • paolo

    Grazie per la gentile risposta e disponibilità. Ho appena scritto ad Aldo; nemmeno io conosco altri metodi oltre a postare la nostra mail qui nei commenti.

    Complimenti per la temerarietà e per il coraggio! :) ) Lo avessero fatto molte più persone, questo Paese nn sarebbe messo forse così male e la gente nn sarebbe ri…ta come è. Sono d’accordo che l’Eldorado/Paradiso non esista (anche se ci sono Paesi che si avvicinano molto, vedi Australia ad esempio :) ) ), ma esistono molte realtà diverse da quella italiana, che ci vogliono far credere sia l’unica ed in fondo la migliore, solo per mantenere gli ingiustificati privilegi delle ignoranti elites che “governano” questo pseudo Paese.

  • Rivoluzione giovanile

    Ai giovani di oggi non interessano le esperienze di chi negli anni 60 o 70 è riuscito a cambiare la propria vita: erano altri tempi, e non si può fare un paragone con oggi. Chi è riuscito a fare successo in quegli anni spesso non ha la minima cognizione di come sia il mondo lavorativo italiano e mondiale di oggi, e pensa piuttosto che i giovani di oggi preferiscano restare in casa perchè sono mammoni o autolesionisti (a quale adulto piace vivere nella cameretta in cui ha trascorso l’infanzia?) In molti dimenticano che negli anni ’60 e ’70 i lavori disponibili erano molti di più: basti pensare a tutti i lavori manuali che oggi non esistono più o sono svolti tramite internet; a quei tempi, migliaia di impiegati prendevano lo stipendio solo per mettere timbrini, ritagliare pezzi di carta e simili…ai quei tempi, la gente con 6 mesi di stipendio poteva comprarsi l’utilitaria, e non mi sembra che oggi si possa fare lo stesso; a quei tempi, la concorrenza lavorativa era infinitamente minore, non c’erano indiani e cinesi con cui confrontarsi, e nemmeno bulgari e romeni, quindi anche non avendo delle ottime qualifiche si poteva comunque ottenere un ottimo posto di lavoro e un’ottima qualità della vita. Ai quei tempi, la Legge Biagi e i contratti a 2 mesi non c’erano: chi lavorava, lavorava (e lavora ancora oggi) a tempo indeterminato, senza tutte le preoccupazioni che hanno i giovani; e se non ci credete, basta vedere l’età media degli impiegati negli uffici pubblici, o delle Poste, o dei politici o dei grandi dirigenti delle aziende italiane. E non dimentichiamo la gestione a dir poco ballerina delle pensioni in quegli anni: gente che andava in pensione dopo 20 o 25 anni di servizio, e che ancora oggi, non contenta di quanto ha sottratto all’Italia, si lamenta perchè non riesce ad arrivare a fine mese. La verità sta nel mezzo: si può ancora oggi, con una buona dose di volontà, di fortuna e con buone basi, tentare di emigrare all’estero, ma non si può negare che emigrare oggi sia infinitamente più difficile di un tempo, e non si può neanche negare che la congiuntura economica italiana e mondiale non sia delle più favorevoli (era facile trovare lavoro negli anni ’60, quando l’Italia cresceva del 7%…). Quindi non solo è ingeneroso mettere sullo stesso piano le due epoche, ma chi nel passato ha avuto successo dovrebbe quanto meno tentare di mettersi nei panni della generazione 1000 euro (che in realtà è spesso una generazione 500 euro), invece di liquidarla con i soliti “voi siete la generazione dei mammoni, dei pigri, degli svogliati…”. Chi pronuncia queste frasi dimentica che se l’Italia di oggi è ridotta in questo stato è anche a causa di chi, nel passato, ha mangiato a destra e a sinistra, regalando pensioni e posti di lavoro, senza minimamente pensare che le generazioni successive avrebbero dovuto pagare per loro. E’ anche colpa di quell’Italia, che si è arraffata tutti i posti di lavoro legandoli a vita a chi se li prendeva, se oggi i giovani non hanno più futuro. E io, che lavorerò tutta la vita per pagare il debito pubblico creato dai miei nonni, e che alla pensione non ci arriverò mai, sinceramente non ci tengo ad essere cornuto e mazziato, sconfitto e pure insultato: più che fuggire dall’Italia, dovremmo mandare in esilio chi l’ha distrutta…

  • michela

    proprio nulla da aggiungere, sono completamente d’accordo con te!

  • emanuela bertolini

    Grazie, Michela.
    Quanto a Rivoluzione giovanile, devo dire che stavo aspettando un intervento del genere. Naturalmente anonimo.
    Paragrafo 1: inutile disprezzare il passato se lo si conosce solo attraverso i discorsi da barbiere.
    Gli anni ’60 e ’70 avevano sicuramente problemi diversi da quelli attuali, ma di problemi ce n’erano, eccome! E studenti e lavoratori di allora li sottolineavano in modo perlomeno vivace quanto i cittadini di oggi. Strano che Rivoluzione giovanile, con quel po’ po’ di autodefinizione, non abbia citato le battaglie civili fatte dai molti cittadini di quei tempi, dalla loro visione collettiva per trovare un modo di risolverli. Bella l’idea di mandare in esilio tutta una generazione perchè oggi c’è una crisi globale. Grande poi la visione di quei ladri di pensionati che ‘hanno sottratto ricchezza all’Italia’; pensa un po’, si sono rotti la schiena mediamente 30-35 anni per procurare ai figli un futuro migliore e ritirarsi con dignità! Personalmente ho iniziato a lavorare a 20 anni e ho da precaria come tutti, e ho concluso a 60. Da sempre, se si vuole migliorare lo stato di cose per tutti, è opportuno trovare strumenti che uniscano le forze, non che dividano. Mi piacerebbe proprio sapere di che Rivoluzione giovanile parla.
    Paragrafo 2:
    I giovani che hanno dei progetti e cercano strumenti per perseguirli evidentemente danno molto fastidio; se poi credono in un mondo davvero globale ed escono dai confini, suscitano le reazioni allergiche le più impensate. Caspita, mi sembra di tornare agli anni ’60!!

  • Riccardo

    Buona sera a tutti, scusate se mi intrometto ma volevo dire la mia personale (e sicuramente errata) opinione.
    @ diciamo le cose come stanno: a furia di volare bassi si va a sbattere contro un albero.. Sai cosa detesto? L’UMILTA’ che viene imposta da ragionamenti così ai giovani italiani, i quali hanno, mediamente, un talento, una fantasia ed una capacità di sacrificio enorme (superiore pure ai cinesi- e lo vedi nel momento in cui emigrano). Con questo modo di pensare (non puoi permettertelo quindi stattene a casa) anche il mero TENTATIVO di migliorare la propria condizione viene deprecato. Orribile.
    L’università in italia fa schifo? Si. Per certi persino una tragedia, perchè è una perdita di tempo. Chi emigra viene solo da famiglie benestanti? A me risulta molto, ma molto il contrario- sempre salvo eccezioni. Ma pensi davvero che si emigri così a cuor leggero perchè “fa figo” fare l’Uni in UK? Io non credo, sarebbe da folli…C’è chi sta peggio nel mondo? Ovvio. Ma è questa una scusa per non voler migliorare e tendere invece verso chi sta meglio? Ad ogni modo, forse persino in Congo c’è una visione più ottimistica del futuro rispetto all’italia.
    Cheers,
    Riccardo

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    In realtà certi commenti che ho letto prima sono i tipici pensieri dei… come posso dirlo senza che nessuno si offenda? Gente di paese? Comunque persone estremamente legate alla loro classe sociale, alla loro terra, al loro status quo. Peggio: persone che credono che saranno e potranno solo essere quello che sono nate, e seguire docilmente l’esempio dei genitori o dei nonni. Prima di partire per la Cina ho incontrato decine e decine di persone così, che non faceva altro che dire “ma cosa ci vai a fare in Cina?” semplicemente perché era un paese considerato del terzo mondo. Ora sono iscritta ad un’università inglese, e il commento tipico è: “EH! Se avessi anche io le disponibilità economiche, andrei anch’io a fare la bella vita in Inghilterra!”
    Viene da ridere pensando alla mia reale situazione, al fatto che io debba lavorare qua per pagare almeno le prime retta, che dovrò lavorare là e probabilmente chiedere anche una tuition fee. Alla fine, è una questione di volontà, determinazione e tenacia. I tuoi non possono permetterlo? Pagalo tu. Almeno prova, e nel tempo riuscirai ad affrontare tutto. E’ questa sostanziale apatia che sta mandando l’Italia alle ortiche… è facile dire “se certe persone non esistessero…”. In realtà è una malattia tutta all’Italiana, e di come ci facciamo intortare per bene da certi personaggi carismatici che ci fanno credere tutto quello che vogliono loro.

    Piuttosto, io avrei una domanda da fare xD Quando ho mandato la domanda di iscrizione, mi si chiedeva il “predicted degree”. Però i miei professori si sono rifiutati di dirmelo (no comment… è stato un gioco di ribalzi: chiedi a lui, chiedi a lei, chiedi al tutor…) ma alla fine mi hanno detto “nessuno se la sente di fare un’ipotesi”. Il ché è piuttosto stupido, ma si sono nascosti dietro il “non vogliamo danneggiarti sottovalutandoti o sopravvalutandoti”.
    Io non ho inserito nulla perché il sito diceva di ASSOLUTAMENTE non inserire un voto non condiviso dal tuo referee. E’ così negativo non averlo? In fondo potrebbero solo chiamare il mio referee, no? Poi lui nella lettera ha inserito il mio andamento scolastico…

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    Ps. Anche in Scozia sono attorno ai 1500 euro per università. E l’aumento delle tasse universitarie… avevo sentito anch’io che partiva dal 2012, ma mi era parso di capire che tutti gli iscritti a corsi di laurea inizianti precedentemente erano esonerati dall’aumento.

  • Eleonora

    Vorrei ringraziare di cuore ,innanzitutto, Emanuela Bertolini per il suo primo commento, che ho trovato incoraggiante e costruttivo:
    non importa se la situazione che ha vissuto la signora sia stata simile o meno, se gli altri paesi stanno meglio o oeggio, il messaggio centrale può esser letto come un incitamento a non lasciarsi soppraffarre da cio’ che non si vuole.

    A Saya, invece, buona fortuna cara :)
    ..1500 euro annui? Se pensi che qui siamo si può arrivare in media sui 1000 non vedo molta differenza..
    di nuovo in bocca al lupo!

  • Flaminia

    Salve a tutti,
    sono incappata per caso in questo intervento, cercando su Google proprio delle informazioni riguardo corsi universitari specialistici in GB. Ho letto con moltissimo interesse questo intervento e tutti i commenti sentendomi più che coinvolta in un tema simile e volevo solamente dire qualcosina.

    Innanzitutto ringrazio di cuore chiunque abbia scritto il suo commento incoraggiandoci a non arrenderci, a non farci sopraffare dalle mille difficoltà che noi giovani, studenti e non, affrontiamo in questo paese. Non voglio fare la solita polemica anti – italiana, certamente c’è una generale condizione di crisi nel mondo, ma QUESTO, molto più di altri, non è di certo un paese per giovani.
    A chi, invece, accusa Costanza e chi come lei ha scelto una strada diversa da quella di molti altri per il suo futuro dico che parlano di cose che non sanno o forse parla solo un po’ di invidia verso chi ha fatto qualcosa che loro forse avrebbe voluto fare e in cui non sono riusciti.

    La mia esperienza è diversa da quella di Costanza: sono al terzo anno di Scienze Politiche alla Sapienza e da oltre un anno ho deciso di andare in GB per la mia specialistica. Non lo faccio perchè voglio fare la “bella vita in Inghilterra” o perchè va di moda andare a vivere lì, come spesso molti dicono. Lo faccio perchè sono stanca; perchè ho visto che esiste un mondo accademico, sociale e lavorativo diverso da quello di questo paese che, premetto, amo con tutto il mio cuore e del quale, nonostante tutto, sono orgogliosa di essere cittadina.
    Molti di coloro che criticano scelte simili, qui e altrove, forse non hanno provato l’esperienza universitaria italiana, in particolare negli ultimi anni. Per quanto mi riguarda non è solo la qualità dell’università, indubbiamente migliore quella inglese; è essere stanchi anche delle più piccole cose: i professori che non rispondono alle mail, i sistemi informatici di prenotazione che non funzionano, le segreterie che chiudono alle 11.45 quando dovrebbero farlo alle 12 e la risposta è “sig.na venga domani, che le dedichiamo tutto il tempo che vuole” e tu hai perso una mattina di studio, sono le migliaia di pagine studiate e sulle quali mai nessuno ti chiede cosa pensi, i libri scritti dai professori che sono un grande copia e incolla (più volte mi è capitato di incontrare in testi differenti dello stesso professori paragrafi interi esattamente uguali); è il dover andare al bagno in un altra facoltà perchè quelli della tua sono tutti rotti, è il non potersi sedere a lezione perchè mancano le sedie o non andarci, non perchè tu non ne abbia voglia, ma perchè la tua lezione è in un’aula dove le serrande non si alzano, le finestre sono rotte e quindi non si aprono, i posti sono 130 e a frequentarla si è in 250.
    È il non valorizzare chi veramente studia, non dargli nemmeno mezza chance o rendere tutto complicato, faccio un esempio pratico: nel mio corso come attività obbligatoria a fini del conseguimento della laurea c’è un tirocinio formativo per il valore di 2 crediti. Conosco pochissime persone nella mia facoltà che abbiano veramente fatto questo tirocinio, la maggior parte si fa fare certificati da parenti o amici; questo non perchè non abbiano voglia di farlo ma perchè NON esistono tirocini formativi per studenti universitari non laureati.

    L’anno scorso sono stata a Londra a trovare un’amica in Erasmus e in uno slancio di masochismo ho deciso di andare a lezione con lei e vedere come era : un altro mondo. Un mondo dove allo studente è chiesto di capire e non imparare a memoria 1000 pagine, rispondere a 4 domande, firmare e andare a casa: il professore faceva lezione di Diritto Internazionale portando casi reali della Corte Internazionale di Giustizia e chiedendo ai vari studenti cosa ne pensassero, se erano d’accordo o meno e perchè avevano un’opinione invece che un altra.
    Per quanto mi riguarda se esiste qualcosa di diverso, per certi aspetti migliore non trovo nulla di male nel cercare in tutti i modi di ottenerlo, anche abbandonando il proprio paese; l’errore è di chi sta privando il paese che governa della futura forza lavoro esasperandola e spingendola ad andarsene per inseguire un futuro dignitoso.

  • http://www.mondousa.it Jack

    scusa emanuela se non mi sono fatto sentire prima, puoi mandarmi un’email a funghettoh@gmail.com

  • Michele

    Ciao, io vorrei avere delle informazioni per quanto riguarda l’università in Scozia. Ho quasi 18 anni, l’anno prossimo dovrò andare all’università e il mio sogno sarebbe andare In Inghilterra. Da quanto ho letto qui, la retta è carissima e quindi opterei per la Scozia. Ma è veramente gratis? Anche per gli studenti stranieri? Come funziona? Dove posso trovare maggiori informazioni??

    Grazie mille davvero. =)

  • Stefano

    Ciao!
    Vorrei sapere se noi cittadini europei possiamo richiedere una tution fees per coprire le tasse universitarie!
    Grazie :)

  • http://universitaininghilterra.blogspot.com/ Emanuele

    Dopo le grandi fatiche passate nel fare domanda per il mio undergraduate prosso l’università di Oxford e il master alla London School of Economics, ho decisio di aprire un blog per dare consigli a tutti coloro che sono intenzionati ad inscriversi agli atenei inglesi.

    Dategli un’occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate: universitaininghilterra.blogspot.com

  • Rino

    Ciao,

    sto studiando contabilita’ a Dallas, Texas e sono al quarto anno. Stavo pensando di prendere il master in “accounting” a Londra, pero’ volevo sapere se e’ possibile accedere ai mutui scolastici in Inghilterra anche per altri cittadini europei.

  • http://universitaininghilterra.blogspot.com Emanuele

    @Rino, perche’ non mi mandi un email (universitaininghilterra@gmail.com) con il corso che sei intenzionato a fare e il nome dell’universita’ alla quale vuoi accedere, in modo tale che ti possa dare dei consigli piu’ dettagliati.

  • Gabriele

    Ciao a tutti! Blog fantastico!
    Volevo porti alcune domande riguardanti università della gran bretagba, inanzitutto vorrei sapere se il costo delle università in scozia sarà ancora gratis nell anno accademico 2012/2013? E stessa domanda per le universita gallesi, perché sarei interessato a uno di questi due stati essendo gia stato ad Oxford.
    E siccome so che tra gallese e scozzese è piu”pulito” come pronuncia il galles,sapere se questa differenza di pronuncia è grossa?
    E se avevi qualche nome difacoltà gallesi incentrate sul business e management!
    Grazie in anticipo!!!!
    :-D

  • Lorenza

    Ciao, complimenti per il tuo blog, è davvero ben scritto e molto interessante. Se non è un problema mi piacerebbe farti un paio di domande. Per quanto riguarda l’IELTS, è necessario farlo prima o dopo aver inviato la domanda di ammissione? E ho lo stesso dubbio per l’UKCAT e il BMAT, test per essere ammessi nella facoltà di Medicina. Una tua risposta mi sarebbe davvero d’aiuto, soprattutto perchè, grazie alla tua esperienza personale, sei la persona più adatta a rispondere ai miei dubbi. Grazie in anticipo. (:

  • Martha

    Gli studenti europei in Scozia possono richiedere alla SAAS di pagare per loro le tasse, che sono 1825 sterline all’anno, come fa per gli studenti scozzesi. Cosa che non fa per studenti gallesi, inglesi e irlandesi del nord. Per il 2012/2013 questa possibilità c’è ancora, poi si vedrà.