Emigrare dopo i 50 anni

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Emigrare dopo i cinquant’anni è relativamente difficile ma non impossibile!

In tanti mi chiedono come mai ci sia così poca informazione su Internet per quello che riguarda l’emigrazione dopo i cinquant’anni.

Purtroppo per i meno giovani, il mondo dell’emigrazione predilige i giovani. Questi sono più flessibili, offrono un maggior numero di anni lavorativi all’orizzonte e costano molto meno. Ciò non vuol dire però che un cinquantenne non possa prendere in considerazione una vita all’estero e raggiungere il suo obiettivo.

Bisogna caro lavorare di più sull’analisi di se stessi e su che cosa si offre ai potenziali datori di lavoro all’estero. Di seguito vi propongo gli argomenti principali che dovete risolvere prima di partire verso altri lidi.

Emigrare dopo i 50 anni

Emigrare dopo i 50 anni

Anzianità sul mondo del lavoro

Innanzitutto il mondo del lavoro può considerarvi, sia in Italia che all’estero, meno favorevolmente rispetto ad un giovane che ha appena terminato gli studi quindi meno preparato ma, crucialmente, pagato molto meno. Questo comporta il dover assumere una mentalità molto più flessibile per quello che riguarda la tipologia ed il livello di lavoro da tenere in considerazione se si vuole andare a lavorare all’estero.

Consiglio vivamente di fare una “spietata” analisi della propria esperienza lavorativa relativa non solo agli ultimi anni ma bensì agli ultimi decenni. Si tratta poi di riassumere questa sottolineando i punti salienti e l’esperienza accumulata.

Avendo avuto l’opportunità di lavorare, anche se brevemente, in nazioni con un’economia in via di sviluppo e certamente non a livello delle economie occidentali, ho potuto apprezzare l’importanza che queste nazioni pongono sull’apprendimento di metodologie di lavoro del mondo occidentale. Se siete in grado di mettere a disposizione la vostra esperienza a favore di chi è interessato a migliorare la propria qualità del lavoro in paesi del secondo e del terzo mondo, migliorerete le vostre possibilità di emigrare all’estero trovando lavoro.

Sanità

Un ostacolo non da poco per gli ultracinquantenni è quello relativo alla sanità. Ovviamente con il passare degli anni l’utilizzo dell’assistenza ospedaliera e medica salirà e quindi emigrare in un paese dove l’assistenza sanitaria è molto inferiore può rappresentare un rischio notevole. Esistono Paesi nei quali l’accesso a strutture ospedaliere di livello occidentale è difficile e molto costoso. Preparatevi a mettere da parte un gruzzolo in modo da affrontare queste spese più o meno previste senza dover fare i salti mortali dal punto di vista economico. Tenete poi in considerazione la possibilità di mantenere comunque una via di rientro in Italia aperta in modo da poter utilizzare l’assistenza ospedaliera in Italia che, nonostante quello che si dica, viene giudicata comunque di qualità alta in un contesto globale.

Visto

Emigrare dopo i cinquant’anni verso nazioni tipo l’Australia o il Canada, dove bisogna avere un visto lavorativo, è molto difficile. A questo punto conviene prendere in considerazione i paesi europei o quelli dove esistono programmi che consentono a chi si sta avvicinando all’età pensionistica di ottenere un visto di residenza se si riesce a dimostrare di avere un tot di introiti mensili. Se state considerando nazioni come la Malesia, ad esempio, il programma ‘My Second Home‘ offre un’alternativa a chi si trova strade sbarrate verso altre nazioni.

Capitale/investimenti

La tentazione di usare i risparmi accumulati durante alcuni decenni di vita lavorativa in Italia per aprire un’attività all’estero è molto forte. Fate attenzione però a percorrere questa strada se non avete esperienza nel ramo dell’attività che state prendendo in considerazione e della nazione che vi ospiterà. Leggo in moltissimi forum le disavventure di italiani che emigrano verso destinazioni esotiche, aprono un ristorante o un bar e dopo un paio di anni sono sul lastrico perché il business è fallito.

Pensione

Se avete la fortuna di ricevere una pensione in Italia, prendete in considerazione l’opportunità di farla fruttare di più vivendo in una nazione dove il costo della vita è inferiore rispetto all’Italia. Se tutto va bene riuscirete a condurre un’esistenza dal tenore superiore a quello che vi lasciate dietro però fate attenzione alle bizze del cambio di valuta. Un esempio recente viene fornito da tutti i Britannici emigrati in Spagna quando la sterlina era forte. Dopo alcuni anni la sterlina si è indebolita paurosamente rispetto all’euro e tutti coloro che facevano affidamento ad un introito in sterline si sono ritrovati o a stringere la cinghia o a dover tornare in Inghilterra per iniziare a lavorare.

Lingua

Ovviamente parlare una lingua straniera aiuta nel vivere all’estero. Purtroppo la conoscenza di una lingua straniera da parte della maggioranza degli italiani ultracinquantenni è scarsa. Ciò non vuol dire che non si possa iniziare a cinquant’anni e imparare le basi di una lingua sconosciuta. Non fate affidamento però alla nozione che “tanto sono italiano e mi faccio capire”. Il conoscere una lingua straniera vuol dire instaurare nuove amicizie nella nazione di destinazione, un passo importantissimo per tutti coloro che hanno alle spalle decenni di amicizie coltivate in Italia parlando italiano. E’ controproducente andare a vivere all’estero in cerca di una vita migliore se non si è in grado di comunicare con amici con i quali condividere questa nuova esistenza!

Se poi credete ancora che sia difficile migrare dopo cinquant’anni, leggetevi la storia di Antonio Oliviero, emigrato in Brasile dopo essersi reso conto che l’Italia non offrisse molto.

Siete ultracinquantenni italiani emigrati all’estero? Lasciate un commento raccontandoci come avete fatto!

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commenti


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  • Roberto

    Ineccepibile, concordo in tutto, forse manca un capitolo che potrebbe essere intitolato ” spirito di adattamento”, che affronterei nello stesso modo delle competenze professionali:in maniera spietata ci si deve chiedere se a cinquant’anni o piu’ si è capaci di cambiare una buona parte degli archivi in cui sono stoccati i nostri archetipi.
    Penso sia indispensabile che la risposta debba essere si

  • Vanni

    L’esperienza di una emigrazione di un cinquantenne è molto diversa dai ragazzi che a 30 anni o meno decidono per una vita in un paese diverso. Primo il fattore culturale. Sto percorrendo la strada dell’emigrazione verso la Nz a 51 anni. L’impresa è difficile ma appunto, non impossibile. Ci vuole conoscenza ( di se stessi, di cosa si vuole dal proprio futuro anche se si è 50enni) duro lavoro di analisi, dei mercati del lavoro, e tanta, tantissima determinazione e spirito di adattamento. Per me, due figli, casa di proprietà in Italia senza mutuo immersa in un parco, due auto, attività avviata, lavoro anche della moglie, le motivazioni sono state diverse. Non ultima quella di mettere la mia esperienza al servizio di altri paesi che sono più giovani e certamente sgombri da pregiudizi e procedure macchinose. La Nuova Zelanda è un paese sperimentale, lontana fisicamente da tutto, con una economia agganciata a quella della vicina Australia, ma aperta a quelle di Cina e Corea del Sud e con crescita lenta ma stabile, governi concreti e popolazione ridotta (4,5 milioni). La gente ascolta, valuta e tiene molto in considerazione l’esperienza lavorativa e di vita di noi europei. Cionostante è da tenere bene in testa che lo spiritto di adattamento è forse, per un 50enne, la cosa più importante. Ho incontrato troppi italiani che arrivati qui, non fanno altro che criticare il modo di vivere di questo popolo dimostrando così una immaturità che non li aiuterà certo ad emigrare ed a trovare un futuro migliore in un paese diverso dal nostro.

  • Robert_D

    I migranti over 50 ? Target di nicchia, spesso si tratta di pensionati benestanti che si trasferiscono per vivere di rendita in Paesi dove carico fiscale e costo della vita sono inferiori a quelli italiani, quindi nazioni della fascia tropicale, che vivono di turismo.
    Meno comune (e più problematico) il caso di chi rimane senza lavoro dopo i 50 anni o vive un qualche altro disagio anche privato che lo spinga a “cambiare aria”.
    Credo che la via obbligata sia quella dell’attività in proprio, perchè si viene visti come poco competitivi rispetto ai giovani locali, di cui il datore di lavoro locale conosce il percorso di studi. Sia per i concorsi, che per le assunzioni dirette previo colloquio. A parte i criteri su base familiare (il nepotismo e l’amicocrazia nel mondo del lavoro sono molto diffusi anche all’estero, specie nei paesi latini ed asiatici), si parte in qualche modo svantaggiati rispetto ai locali.
    Nulla di strano quindi, che si punti -fin troppo spesso- nel settore della ristorazione

  • Bruno

    Quello che si è evidenziato nell’articolo e nei due commenti sopra è condivisibile, ma solo in parte.
    Infatti avere 50 anni circa non mi sembra che sia una barriera decisiva, Un 50enne di oggi che non abbia problemi di salute può fare quello che fa un trentenne….
    Sopratutto nel campo dell’attività in proprio, penso che non sia un problema,
    Aprire ad esempio una attività di ristorazione in una nazione europea non mi pare dia difficoltà legate all’età. Per quanto riguarda lo spirito di adattamento, beh…..quello è legato alla testa di ciascuno: se uno è chiuso e restio ad adattarsi, lo è a 20 anni come a 50….
    C’è qualcuno che ha testimonianze al riguardo (anche negative, ovviamente)?

  • fabio

    ho 57 anni ho lavorato per 30 anni in teatro come cantante lirico tenore adesso in prepensionamento due palle cosi vorrei continuare magari all’estero

  • fabio

    per nuova esperienza qualsiasi lavoro

  • wif

    Il problema non sei tu che hai 50 anni ben portati, è lo Stato straniero che non ti accetta se non hai un lavoro!

  • Beppe61

    Giusto (credo) quello che dici . Io per esempio sono nella fascia in cui il lavoro dipendente che ho fatto finora , non solo non mi ha fatto crescere lavorativamente parlando, ma mi ha anche fregato , nel senso che l’azienda in cui lavoro , mi ha riciclato dopo un grave incidente sul lavoro (incidente stradale con il camion aziendale) e mi ha collocato in ufficio, facendomi fare lavoro di segreteria e quindi crescita pari quasi a zero , in più in questo ultimo periodo versa in condizioni problematiche , dato il periodo nero e mi ha fatto firmare il contratto di solidarietà , diminuendomi le ore e di conseguenza lo stipendio. Mia moglie in mobilità , quindi immaginatevi come sono messo . Il desiderio di emigrare è forte ma allo stesso tempo mi spaventa per le potenziali conseguenze a cui andremmo incontro . Ho una pensione che mi ha riconosciuto l’INAIL per via dell’incidente , quindi propenderei ad usufruire di quella e poi magari vedere il da farsi … che ne pensate ” O voi tutti , che sarete così gentili e curiosi da avermi letto ” … ci dovrà pur esser uno di voi che si sente di darmi un consiglio


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