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Come fondare una ditta di traduzioni in Inghilterra

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Valeria Aliperta ha fondato una ditta di traduzioni in Inghilterra dimostrando l’intraprendenza che ci vuole per il successo all’estero.

Ci descrivi come sei diventata traduttrice?

Seguendo una passione che risale alla tenera età (a 12 anni già ero una fanatica dell’inglese e delle lingue e facevo il mio primo soggiorno in Inghilterra in college) ho deciso di fare il liceo linguistico (con inglese, francese e spagnolo per un totale di 18 ore di lingua a settimana).

Sempre convinta del percorso linguistico, ho deciso di andare a Genova alla facoltà di Traduttori e Interpreti, e dopo 3 anni il destino mi ha portata alla SSLMIT di Forlì.

Dopo anni di studio matto e disperatissimo (!) mi sono laureata in Interpretazione di conferenza. Sì, infatti sono sia traduttrice che interprete.

Cosa ti ha portato in Inghilterra ed a Exeter in particolare?

Dopo un periodo di folle amore per la Spagna – che ancora coltivo, bada bene! – che mi ha distolto dalle terre di Albione per un pò, nel 2005 inizio un tirocinio in un’agenzia a Londra e da lì, bam! L’amore sboccia di nuovo, e torno in Inghilterra fino al 2006, fra studio, vacanza, lavoro e casa.

Il nome della mia attività, Rainy London Translations, non mente ma Exeter è stata una scelta dettata ancora una volta dall’amore: il mio fidanzato lavora a Exeter come web designer e per questo da 3 anni il Devon è la mia casa.

Ci descrivi la procedura per iniziare un’attività nel Regno Unito?

E’ stato piuttosto semplice. Tutti coloro che iniziano a lavorare – o aspirano a farlo – in questo paese hanno bisogno di un National Insurance Number – ovvero il codice di sicurezza sociale. Per fare ciò occorre registrarsi presso un Job Centre, dove sono poste al candidato tante domande sulla provenienza, sul periodo di arrivo, sul periodo di permanenza e così via.

Una volta ‘regolarizzati’ (ovviamente parlo per me, come cittadina UE è molto facile e non si è illegali, non serve un visto ovviamente) si aspettano circa 4 settimane e una volta ricevuto il “numerino magico”, basta registrarsi come sole traders (liberi professionisti) presso l’ HMCR (l’Erario inglese).

Io ho preferito rivolgermi ad un commercialista, che si occupa del tax return (dichiarazione dei redditi) per me. Superato l’introito di £10,000 all’anno, a me è inoltre convenuto aprire una società a responsabilità limitata, di cui sono dirigente. Le spese per il commercialista si aggirano sui £500 all’anno, mentre quelle di apertura di una Limited Company sono circa £200 – e tutto avviene in 2 settimane! Basta avere un ‘nome commerciale’ pronto da registrare – il mio unisce la passione per Londra e l’inevitabile pioggia della City, raffigurata con l’icona stilizzata del London Eye.

Sei in grado di fare un confronto con la stessa procedura in Italia?

Direi che il procedimento è molto più annoso, senza parlare delle imposte: il 21% in UK contro un incredibile 44% in Italia! Più INPS e affini… decisamente sconsigliabile!

Quali sono i pro ed i contro dell’essere imprenditore nel Regno Unito?

Per adesso posso solo dirti che ho avuto dei pro! Spero di non smentirmi in futuro! :)

Hai dei siti internet da consigliare a chi vuole seguire le tue orme?

Quelli citati sopra e le associazioni di cui faccio parte:

Chartered Institute of Linguists (IoL)

Institute of Translation and Interpreting (ITI)

e ovviamente… Rainy London Translations

Grazie Valeria e buon proseguimento ad Exeter!

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commenti



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  • Mary

    Ciao Valeria e lettori!
    L’articolo mi interessa da vicino visto che sono una traduttrice italiana con partita IVA. In Italia sono libero professionista a regime dei minimi: mi è sembrata l’unica via per non restare strangolata dal fisco! Sto pensando di trasferirmi in Svezia e seguire il mio amore per il nord e le lingue nordiche. Visto che conosco quattro lingue oltre all’italiano pensavo di aprire un B&B oppure, appunto, un’agenzia di traduzioni. Vedremo che strada prenderò una volta atterrata nelle lande ghiacciate!
    Per ora vi saluto! e in bocca al lupo, Valeria!! :-)
    Mari

  • Paolo

    Però il testo non l’avete fatto leggere all’intervistata prima di pubblicarlo, vero? Perché una traduttrice che lavora con le lingue sicuramente conosce l’ortografia e sa che po’ si scrive con l’apostrofo e non con l’accento… ;-)

  • Laura Gargiulo

    grazie dei consigli, molto utili e molto utile sapere come funziona il fisco in UK. conservo questo articolo. una domanda a Valeria: dato che sono anche io webdesigner come il suo fidanzato, a quanto ammontano i compensi per un lavoro come dipendente (se è tale il lavoro del suo fidanzato)? se vuoi puoi scrivermi in privato: laura.gargiulo@gmail.com grazie!


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