I dilemmi emotivi del vivere all’estero

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Manuela Moruzzi ha lasciato un commento sulle difficoltà di vivere all’estero. Oggi ci racconta il suo punto di visto sull’aspetto emotivo della lontananza dall’Italia.

Ci descrivi i 10 anni all’estero? Quale è stato il percorso che ti ha portata a Tampa?

Lo faccio con piacere anche se temo di essere un esempio anomalo e non so di quanta utilità potrà essere per gli altri. Proviamo.

Io non ho proprio scelto di emigrare. Mi è capitato. Non capita a chi non vuole e non è pronto ed io lo ero ma non ne ero consapevole.

Stavo bene, mi sembrava di vivere l’unica vita possibile. Poi, in vacanza in Florida con la mia migliore amica ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito, ora ex marito.

Non me ne sono andata dall’Italia per protesta, e non ho scelto gli USA, poteva capitare in qualunque altro Paese, ho seguito un paio di occhi azzurri che abitavano qui.

La scelta è arrivata in un momento successivo, ed è un work in progress, non è ancora definitiva, ma una riflessione quotidiana, soggetta a molti dubbi e responsabilità.

I dilemmi emotivi del vivere all'estero

I dilemmi emotivi del vivere all'estero

Quali sono gli aspetti più duri del vivere all’estero?

Sono banale: il quotidiano, le piccole cose. Parlare la mia lingua, gli amici, il cibo, i familiari, poter camminare per le strade dove sono cresciuta. Dove hanno vissuto per generazioni, secoli addirittura, tutti i componenti della mia famiglia.

L’aspetto più duro è domandarsi se sia una scelta giusta quella di fare vivere mio figlio qui.

È comunque una lontananza più percepita che reale. Vedo la TV italiana, ascolto le radio, leggo i quotidiani. Mi occupo più ora dell’Italia di quando ci vivevo. Poi torno in vacanza e mi rendo conto che ci sono parenti ed amici che si incontrano una volta l’anno pur vivendo a pochi km l’uno dall’altro.

Quali sono stati i momenti più difficili dal punto di vista emotivo?

Questi, gli ultimi anni. I primi anni all’estero sono stati una girandola di emozioni, di avventure, novità e scoperte. Più che la nostalgia sentivo l’entusiasmo. In seguito è intervenuto quell’aspetto psicologico che potrei definire “mancanza di appartenenza”, quando non ti senti più completamente da una parte ma non ancora nemmeno dall’altra. Un ibrido. Un emigrato.

Però mio figlio era ancora piccolo, non mi sembrava di togliergli nulla, vedevo ancora molto tempo davanti a me e mi sono detta: ” ho fatto 30 facciamo 31″ prendiamo la cittadinanza, così anche se mi trasferisco di nuovo non perdo nessun diritto. Poi si vedrà. Ora non so se riuscirei di nuovo a vivere in Italia serenamente. Ci sono aspetti del vivere quotidiano in Italia che se prima percepivo come piccoli problemi ma quasi la normalità, ora mi appaiono assolutamente intollerabili.

Cosa ti ha aiutato a superare questi momenti?

Il confronto. Il confronto quotidiano dei vantaggi che stavo ottenendo vivendo all’estero.

L’Italia è un paese sempre più immobile, dove sta diventando, a mio avviso, molto faticoso vivere.
Non c’è mobilità sociale, ci si muove solo trasversalmente. Le opportunità sono poche e nel mio vocabolario opportunità significa libertà. Libertà di essere ciò che vuoi, di realizzare i tuoi sogni. Di muoverti, di cambiare.

Gli Stati Uniti sono un Paese in movimento dove anche a più di 40 anni puoi prendere una laurea e cominciare una carriera. In Italia no, non è così; o almeno è molto più difficile.

Essendo poi io una mamma single qui riesco a permettermi una qualità di vita, anche a fronte di una sola entrata economica e nessun aiuto esterno, che in Italia non potrei nemmeno sognare.

Mentre vedo crescere mio figlio su un piatto della bilancia c’è la lontananza dalla famiglia, dai luoghi che amo, ripeto, in particolare per mio figlio.

Sull’altro piatto della bilancia c’è una bellissima casa, le ottime scuole, poter fare sport, potersi permettere qualche viaggio, estate e sole 9 mesi all’anno, spiagge tropicali. Un posto senza criminalità o quasi.

Io non chiudo più la macchina da dieci anni, dovunque vado, ho dimenticato una volta il portafoglio sul carrello del supermercato e l’ho ritrovato agli oggetti smarriti, non mancava nulla.

In più funziona tutto, dal sociale ai servizi, tutto ciò che ci si aspetta debba funzionare…miracolo dei miracoli, funziona davvero!

Non è male vivere in un posto così

Per citare parzialmente una frase di Simona Izzo, vivere all’estero forse mi rovina le giornate, ma mi risolve la vita.

Che consigli daresti a chi sta pensando di emigrare per prepararsi dal punto di visto emotivo?

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Di farlo, di provare comunque. Allarga la mente. Da un punto di vista emotivo ci saranno sicuramente momenti difficili, ma se avete un sogno è giusto provare a realizzarlo. E ci sono ancora posti al mondo dove è possibile, qualunque sia il vostro sogno, e non mi riferisco solo alla carriera.

Non vendete subito casa e auto come ho fatto io. Lasciate aperta la possibilità di tornare a “casa” in qualunque momento. Poi le cose succederanno da sole, con il tempo.

Io stessa sto valutando l’ipotesi di un possibile ulteriore trasferimento in uno dei paesi europei entro qualche anno. Una volta fatto il primo passo, poi il mondo appare più “piccolo” e molte più cose appaiono fattibili. Non semplici ma fattibili.

Cosa avresti voluto sapere 10 anni fa?

Più che cosa avrei voluto sapere cosa auspico.

Auspico che ci sia più chiarezza per quanto concerne i trattamenti pensionistici di chi lavora all’estero.
Le informazioni sono frammentarie e difficili da reperire. Anche per l’accreditamento delle università straniere in Europa…si naviga a vista. Difficilissimo sapere quale tipo di laurea conseguita in uno stato extra europeo è valida e dove.

Mi piacerebbe che si facesse di più e meglio per gli Italiani all’estero, le schede elettorali per esempio non arivano in tempo in molti casi. Erano stati previsti sconti sui voli per l’Italia poi non se ne fece nulla, alcune regioni offrono agevolazioni per il rientro in Italia dopo una permanenza di anni all’estero, altre no.

Mi piacerebbe che si facesse di più per la lingua e la cultura italiana che stanno scomparendo dalle mappe dello scibile umano.

E poi mi piacerebbe che tutti gli Italiani all’estero formassero una rete di collaborazione. Si esistono tante associazioni, una tra tutte il Comites , ma una rete di singoli disposti ad aiutarsi, scambiarsi informazioni e assistersi potrebbe fare grandi cose. Con Internet è possibile. Basta volerlo.

Vi ringrazio per l’opportunità che mi avete dato, spero che quanto ho raccontato possa essere utile a qualcuno e voglio aggiungere una cosa, nel caso qualche Italiano stia pensando di trasferirsi in Florida. Ci sono molti spazi per idee imprenditoriali valide, parlo anche di micro imprese. Singoli con un’idea valida e voglia di realizzarla troveranno sicuramente terreno fertile.

Se poi passate da Tampa, la porta di casa mia è sempre aperta per gli amici e un piatto di tortellini o di lasagne non mancano mai (quasi) e a casa mia si continua a parlare e a mangiare italiano.

Poi si vedrà.

Grazie Manuela ed  in bocca al lupo per il proseguimento della tua avventura!

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