I dilemmi emotivi del vivere all’estero

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Manuela Moruzzi ha lasciato un commento sulle difficoltà di vivere all’estero. Oggi ci racconta il suo punto di visto sull’aspetto emotivo della lontananza dall’Italia.

Ci descrivi i 10 anni all’estero? Quale è stato il percorso che ti ha portata a Tampa?

Lo faccio con piacere anche se temo di essere un esempio anomalo e non so di quanta utilità potrà essere per gli altri. Proviamo.

Io non ho proprio scelto di emigrare. Mi è capitato. Non capita a chi non vuole e non è pronto ed io lo ero ma non ne ero consapevole.

Stavo bene, mi sembrava di vivere l’unica vita possibile. Poi, in vacanza in Florida con la mia migliore amica ho conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito, ora ex marito.

Non me ne sono andata dall’Italia per protesta, e non ho scelto gli USA, poteva capitare in qualunque altro Paese, ho seguito un paio di occhi azzurri che abitavano qui.

La scelta è arrivata in un momento successivo, ed è un work in progress, non è ancora definitiva, ma una riflessione quotidiana, soggetta a molti dubbi e responsabilità.

I dilemmi emotivi del vivere all'estero

I dilemmi emotivi del vivere all'estero

Quali sono gli aspetti più duri del vivere all’estero?

Sono banale: il quotidiano, le piccole cose. Parlare la mia lingua, gli amici, il cibo, i familiari, poter camminare per le strade dove sono cresciuta. Dove hanno vissuto per generazioni, secoli addirittura, tutti i componenti della mia famiglia.

L’aspetto più duro è domandarsi se sia una scelta giusta quella di fare vivere mio figlio qui.

È comunque una lontananza più percepita che reale. Vedo la TV italiana, ascolto le radio, leggo i quotidiani. Mi occupo più ora dell’Italia di quando ci vivevo. Poi torno in vacanza e mi rendo conto che ci sono parenti ed amici che si incontrano una volta l’anno pur vivendo a pochi km l’uno dall’altro.

Quali sono stati i momenti più difficili dal punto di vista emotivo?

Questi, gli ultimi anni. I primi anni all’estero sono stati una girandola di emozioni, di avventure, novità e scoperte. Più che la nostalgia sentivo l’entusiasmo. In seguito è intervenuto quell’aspetto psicologico che potrei definire “mancanza di appartenenza”, quando non ti senti più completamente da una parte ma non ancora nemmeno dall’altra. Un ibrido. Un emigrato.

Però mio figlio era ancora piccolo, non mi sembrava di togliergli nulla, vedevo ancora molto tempo davanti a me e mi sono detta: ” ho fatto 30 facciamo 31″ prendiamo la cittadinanza, così anche se mi trasferisco di nuovo non perdo nessun diritto. Poi si vedrà. Ora non so se riuscirei di nuovo a vivere in Italia serenamente. Ci sono aspetti del vivere quotidiano in Italia che se prima percepivo come piccoli problemi ma quasi la normalità, ora mi appaiono assolutamente intollerabili.

Cosa ti ha aiutato a superare questi momenti?

Il confronto. Il confronto quotidiano dei vantaggi che stavo ottenendo vivendo all’estero.

L’Italia è un paese sempre più immobile, dove sta diventando, a mio avviso, molto faticoso vivere.
Non c’è mobilità sociale, ci si muove solo trasversalmente. Le opportunità sono poche e nel mio vocabolario opportunità significa libertà. Libertà di essere ciò che vuoi, di realizzare i tuoi sogni. Di muoverti, di cambiare.

Gli Stati Uniti sono un Paese in movimento dove anche a più di 40 anni puoi prendere una laurea e cominciare una carriera. In Italia no, non è così; o almeno è molto più difficile.

Essendo poi io una mamma single qui riesco a permettermi una qualità di vita, anche a fronte di una sola entrata economica e nessun aiuto esterno, che in Italia non potrei nemmeno sognare.

Mentre vedo crescere mio figlio su un piatto della bilancia c’è la lontananza dalla famiglia, dai luoghi che amo, ripeto, in particolare per mio figlio.

Sull’altro piatto della bilancia c’è una bellissima casa, le ottime scuole, poter fare sport, potersi permettere qualche viaggio, estate e sole 9 mesi all’anno, spiagge tropicali. Un posto senza criminalità o quasi.

Io non chiudo più la macchina da dieci anni, dovunque vado, ho dimenticato una volta il portafoglio sul carrello del supermercato e l’ho ritrovato agli oggetti smarriti, non mancava nulla.

In più funziona tutto, dal sociale ai servizi, tutto ciò che ci si aspetta debba funzionare…miracolo dei miracoli, funziona davvero!

Non è male vivere in un posto così

Per citare parzialmente una frase di Simona Izzo, vivere all’estero forse mi rovina le giornate, ma mi risolve la vita.

Che consigli daresti a chi sta pensando di emigrare per prepararsi dal punto di visto emotivo?

Di farlo, di provare comunque. Allarga la mente. Da un punto di vista emotivo ci saranno sicuramente momenti difficili, ma se avete un sogno è giusto provare a realizzarlo. E ci sono ancora posti al mondo dove è possibile, qualunque sia il vostro sogno, e non mi riferisco solo alla carriera.

Non vendete subito casa e auto come ho fatto io. Lasciate aperta la possibilità di tornare a “casa” in qualunque momento. Poi le cose succederanno da sole, con il tempo.

Io stessa sto valutando l’ipotesi di un possibile ulteriore trasferimento in uno dei paesi europei entro qualche anno. Una volta fatto il primo passo, poi il mondo appare più “piccolo” e molte più cose appaiono fattibili. Non semplici ma fattibili.

Cosa avresti voluto sapere 10 anni fa?

Più che cosa avrei voluto sapere cosa auspico.

Auspico che ci sia più chiarezza per quanto concerne i trattamenti pensionistici di chi lavora all’estero.
Le informazioni sono frammentarie e difficili da reperire. Anche per l’accreditamento delle università straniere in Europa…si naviga a vista. Difficilissimo sapere quale tipo di laurea conseguita in uno stato extra europeo è valida e dove.

Mi piacerebbe che si facesse di più e meglio per gli Italiani all’estero, le schede elettorali per esempio non arivano in tempo in molti casi. Erano stati previsti sconti sui voli per l’Italia poi non se ne fece nulla, alcune regioni offrono agevolazioni per il rientro in Italia dopo una permanenza di anni all’estero, altre no.

Mi piacerebbe che si facesse di più per la lingua e la cultura italiana che stanno scomparendo dalle mappe dello scibile umano.

E poi mi piacerebbe che tutti gli Italiani all’estero formassero una rete di collaborazione. Si esistono tante associazioni, una tra tutte il Comites , ma una rete di singoli disposti ad aiutarsi, scambiarsi informazioni e assistersi potrebbe fare grandi cose. Con Internet è possibile. Basta volerlo.

Vi ringrazio per l’opportunità che mi avete dato, spero che quanto ho raccontato possa essere utile a qualcuno e voglio aggiungere una cosa, nel caso qualche Italiano stia pensando di trasferirsi in Florida. Ci sono molti spazi per idee imprenditoriali valide, parlo anche di micro imprese. Singoli con un’idea valida e voglia di realizzarla troveranno sicuramente terreno fertile.

Se poi passate da Tampa, la porta di casa mia è sempre aperta per gli amici e un piatto di tortellini o di lasagne non mancano mai (quasi) e a casa mia si continua a parlare e a mangiare italiano.

Poi si vedrà.

Grazie Manuela ed  in bocca al lupo per il proseguimento della tua avventura!

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commenti





  • Marialisa Maioli

    Manuela, grazie per il tuo contributo, è interessantissimo leggere, e vedere che le esperienze sono comuni a tutti coloro che sono all´estero e provano a viverci, a integrarsi.
    COmplimenti!
    se si tratta di creare una rete per confrontarsi, scambiare consigli ecc ecc io sono sempre disponibile!

  • Tony dal Canada

    Manuela HA RAGIONE!! … io vivo in Canada da 11anni e quello che ho potuto fare qui: villetta con giardino, auto nuova, appartamenti (3) comprati e affittati, pur avendo moglie e 2 figli, e lavorando soltanto io, in Italia me li sarei sognati…. a meno di essere figlio di Berlusca…Montreal o Toronto….provate e vi troverete bene!!!….ciao.

  • Marilena

    E’ esattamente quello che provo io dopo 13 anni negli USA. Quello che succede e’ che arriva un punto in cui senti di non appartenere piu’ all’Italia ma non appartieni neanche a questo tuo paese di adozione. Interessantissimo e’ che proprio dopo che si hanno figli la nostalgia diventa peggio. Perche’ anche se da una parte sai che stai dando opportunita’ ai tuoi figli che non avrebbero mai avuto in Italia, dall’altra e’ difficile quando li vedi crescere perdendo la loro italianita’. Cominciando dalla lingua che si rifiutano di parlare. Queste sono cose che vanno valutate quando si pensa di andare a vivere all’estero. Spesso anche io vorrei tornare in Europa proprio perche’ la lontananza e’ quello che rende tutto piu’ difficile. Tornare in Italia soltanto ogni 2 anni e’ quello che mi pesa di piu’. Pero’ una volta abituati alla vita americana, anche riambientarsi in Europa non e’ semplice.

  • Gianfranco

    Sono assolutamente d’accordo con Manuela. In toto. Vivo da un anno in Oklahoma e le opportunita’ che si creano da questa parte del mondo in Italia ce le sognamo. Certe cose, certe attitudini e certi comportamenti che in Italia (e in Sardegna in particolare) consideravo nella ‘norma’, anche se gia’ sapevo che erano imperfette, da qua appaiono come cose che ora non tollererei piu’ nel modo piu’ assoluto. Non solo parlo di opportunita’, ma di tutti quei piccoli dettagli quotidiani. Un esempio tra tanti: mi sorpresi quando la prima volta, al Wal-Mart locale, le persone con le quali magari incrociavo lo sguardo, mi sorridevano. Alla faccia della cordialita’ sarda, questa cosa mi aveva davvero stupito. E mi ha stupito in seguito il pensare di essermi stupito per un qualcosa di cosi’ semplice che dovrebbe essere la norma, come un sorriso ad un passante o ad una persona sconosciuta che incrocia il tuo sguardo!

    Idem per il fatto che non si e’ mai vecchi abbastanza per cercare di realizzarsi nel lavoro: a 50 anni ti va di studiare per diventare insegnante? Bene, lo si fa, semplicemente.

    I ‘miei’ figli (ora diventati anche miei) sono statunitensi, ma mi piace instillargli la curiosita’ sul cosa significhi vivere all’estero e diventare parte anche di qualcos’altro, con usi, lingua e piccole abitudini completamente diverse da quelle a cui eri e sei abituato. Lo faccio con cose semplici: cerco di cucinare sardo (quando gli ingredienti me lo permettono!) e italiano, gli racconto della mia cultura, di aneddoti raccontati a me dagli anziani, di personaggi, miti particolari e cose del genere.
    La mia Sardegna non e’ poi cosi’ lontana. Questo mi dico sempre. E la vicinanza la sento proprio quando parlo della mia lingua, dei miei sapori ed odori, del mio paese e delle sue strade, della mia lingua (che ai bambini suona come il cinese!) e di tante piccole cose che ti sono talmente dentro da diventare ‘tue’ in qualche modo.

    Ancora non sento quella “mancanza di appartenenza” che cita Manuela. Forse perche’ e’ da solo un anno che vivo qui (fisso) o forse perche’ vedo il mio stare qua come una cosa passeggera. Appena raggiungero’ i miei obiettivi qua negli Stati Uniti (o quando semplicemente decideremo di muoverci da qualche altra parte) mi piacerebbe comunque spostarmi e fare un’esperienza in Canada (e se Tony dal Canada fosse cosi’ gentile da darmi il suo contatto avrei tantissime curiosita’ da chiedergli riguardo diverse cose!) e poi, chissa’, nel nord Europa.

    Infine: “Mi piacerebbe che si facesse di più per la lingua e la cultura italiana che stanno scomparendo dalle mappe dello scibile umano”. Questo e’ uno dei punti cruciali e cio’ che dici e’ tristemente vero. Abbiamo un patrimonio culturale invidiabile ma i primi che se ne fregano sono proprio coloro che dovrebbero custodirlo e divulgarlo. Chi ha il pane non ha i denti.

    Saluti.

  • http://laurainfrancia.wordpress.com/ Daphnae

    Che bell’intervista! Grazie Aldo e Manuela :) Sei riuscita ad esprimere in poche parole tante questioni che mi toccano da vicino. Continuo ancora a stupirmi per questa comunanza di sensazioni ed esperienze condivise da così tanti Italians!

    Ho apprezzato molto il passaggio in cui fai notare che magari i tuoi amici e parenti non si vedono mai anche quando abitano vicino… ne so qualcosa! eheheh :)

  • Paolo

    Le difficoltà in vista d’una vita all’estero non sono poche, ma leggendo testimonianze come questa la forza viene sempre più: siamo nel paleolitico ragazzi.
    Grazie davvero di cuore per questi testi, leggere questi ogni tanto rassicura molti italiani ancora legati a vivere in questa Italia (me compreso).

  • Termine Francesco

    Grazie Manuela , del tuo bel articolo . Illustra le due facce della moneta . Vivo in Sicilia e mi sto per trasferire negli Stati Uniti, per lavoro . Molte “paure” che tu hai descritto nella lettera , sono le senzazioni che proviamo in questo momento e leggendo la tua lettera li affrontero’ piu’ consapevolmente ( almeno spero ) . Io , mia moglie e mio figlio Gio’.
    comunque accettiamo il tuo invito ( veniamo tutti e tre) se mi trovo a passare da Tampa , un piatto di lasagne l’ho accettiamo volentieri , a patto che accetti il nostro ..mia moglie sa cucinare da Dio ( italiano naturalmente )

  • gianni

    per Tony dal Canada …….in 11 anni 3 case auto eccecc?????????
    ma che lavoro fai?

  • Manuela

    Grazie a tutti voi dei vostri commenti. Anche io mi sono ritrovata e rivista in cio’ che che avete scritto.
    @Francesco: l’invito e’ valido eccome, e se tua moglie cucina bene…piatto ricco mi ci ficco, combiniamo :-) )
    @Gianni: si, capisco la tua incredulita’, so che e’ difficile crederlo se stai in Italia, ma ti do un elemento, stipendi almeno il doppio rispetto all’Italia, costo della vita…mediamente 30% in meno, a meno che tu non viva a Manhattan. Con un anticipo sull’immobile e lo stesso affittato, ti si paga da solo. Tony, mi sbaglio?
    @Marilena se hai voglia di contattarmi facciamo parlare i bambini in Italiano,…e magari due chiacchere ce le facciamo pure noi.
    @Gianfranco: anche a me stupi’ vedere le cassiere di Publix che ti chiedevano “ha trovato tutto? Posso aiutarla, le porto il carrello all’auto?”
    Certo fare la spesa qui e’ un’avventura. A cominciare dall’italian bread…. sorta di sostanza chimica non idedntificata che gronda una cosa liquida oleosa e maleodorante.
    E le fettuccine Alfredo?? Ma chi era sto Alfredo? Chiunque fosse glie l’ha venduta bene agli americani e gli eredi di Alfredo ancora campano di rendita :-) )
    Vabbe’ un saluto a tutti, buon fine settimana e se qualcuno mi vuole contattare, ben volentieri, sono su facebook. Ciao!!!!! :-)

  • Gianfranco

    Manuela,

    me lo ero chiesto anche io ed ho scoperto che la storia delle famose fettuccine Alfredo e’ molto semplice: il tutto viene da un ristorantino romano chiamato “Alfredo alla scrofa” che, credo, esista tuttoggi. Durante il periodo della Dolce Vita tantissimi attori e personaggi dello spettacolo americani erano soliti andare a mangiare da lui. Quello che lui faceva, in poche parole, non era altro che una pasta (fettuccine) con doppio o triplo burro e parmigiano come condimento! La cosa e’ poi andata avanti e le voci hanno cominciato a girare. Il piatto e’ cosi’ arrivato in America. Gli americani che, non me ne vogliano, culinariamente parlando sono delle capre, hanno ben pensato di modificare un po’ la ricetta originale, lasciandone pero’ intatto il nome. Ci hanno aggiunto della panna, dell’aglio e a volte del pollo a pezzetti. Come ben sai, tutto cio’ che suona italiano e’ per loro manna. Per noi italiani in America, invece, e’ schifo (generalmente) allo stato puro (vedi sughi pronti quali “Prego” o le cose della “Di Giorno”). Come avrai notato, basta aggiungere dell’origano, del basilico o dell’olio (pseudo) d’oliva a un qualcosa per trasformarlo magicamente in una pietanza italiana! L’italian bread e’ piuttosto disgustoso, infatti, ma ci si adatta!

    Saluti.

  • Manuela

    Grazie Manuela!
    sto per trasferirmi a Liegi, in Belgio…e quello che dici mi rincuora!
    In questo momento per vivere bisogna andar via dall’italia…di corsa!

  • beatrice

    ciao a tutti,
    leggo con molto piacere e curiosità tutte le vostre lettere; perchè sono sempre molto affascinata da quello che succede “fuori casa”;
    la lettera di Manuela mi ha colpito tanto ed ha acceso ancor di più in me la curiosità di conoscere l’America;
    spero di diventare infermiera il prox anno e tutti mi dicono che per le discipline mediche è complicato essere accettati in America…. potete aiutarmi in merito?
    grazie per questa finestra nel mondo!

    bbbea dalle Marche

  • sara

    Come vi invidio…..
    Tre anni fa sono andata in vacanza con il mio compagno in Australia e…. ok penso non ci siano spiegazioni da dare, una volta che vedi il paradiso e tocchi con mano il loro stile di vita non puoi non vedere l’Italia con altri occhi .
    Noi abbiamo aperto 5 anni fà una piccola impresetta in Italia,vendiamo barchette, rimorchi qualche fuoristrada abbiamo 1 solo dipendente ma avete idea di quante difficoltà ci sono in Italia per poter lavorare???? Non intendo dire per arricchirsi neanche per poter vivere spensieratamente no no no non parlo di questo parlo di soppravivenza.Immagino che sappiate già a cosa penso da tre anni a questa parte ,lo scorso anno abbiamo fatto delle altre vacanze ovviamente sempre in Australia e l’unica cosa che desidererei al mondo sarebbe trasferirmi nel Western Austarlia .Ho pensato e ripensato al fatto che magari potrei sentire la mancanza dell’Italia sono arrivata addirittura a scrivere i pro e contro su di una lista e la lista dei contro alla fine era mestamente vuota anzi no c’era solo la scritta cibo.
    Obbiettivamente per me sarebbe più facile rispetto ad altre persone , sono figlia unica mio padre è scappato con una che è più giovane di me e mi ha pure fregato dei soldi (ovviamente sono anni che ho chiuso con tutta la sua famiglia) ho solo il mio cane il mio compagno e mia mamma.C’è qualcuno che con la sua esperienza e forza potrebbe aiutarmi ??? Io ho 38 anni e il mio compagno 36 e tanta voglia di fare ma qui in Italia questo sembra un particolare irrilevante.
    Saluti a tutti e che i vs. desideri si avverino (senza di quelli saremo morti)

  • eleonora

    A me ha colpito il fatto di non essere considerati troppo vecchi per prendere una laurea e intraprendere una carriera…. Io abito e lavoro in Italia ma sarebbe bello fare qualche esperienza del genere all’estero. Io mi sono iscritta da 3 anni all’università e lo faccio per passione, ma quando lo dici agli altri, anche se ti fanno i complimenti, ti senti sempre guardata come una che “avrebbe dovuto farlo prima”. Certo più giovani è e meglio è per certi aspetti ma perchè a 38 anni si dovrebbe essere considerati vecchi per fare qualcosa di diverso? Sono contenta di sapere che almeno in certi paesi all’estero le cose vadano in modo diverso. Mi dispiace che provi nostalgia, e dev’essere brutta, ma il sole e il caldo per tanti mesi all’anno io me li sogno come pure tutte le opportunità che dici. In bocca al lupo per tutto!

  • Paolo

    Ciao Manuela,
    grazie per averci raccontato la tua storia ed aver espresso le tue emozioni/sensazioni in maniera così dettagliata. Penso ti contatterò su FB; ho vinto la DV 2011 e mi farebbe piacere avere qualche info tu Tampa e la Florida se hai tempo. Ciao.

  • Pietro

    Ciao Manuela, sarei felice di ricevere un diretto contatto dove chiederti come fare per intraprendere una attività commerciale in quel di Tampa, e da tanto che penso di trasferirmi, forse questa è la volta buona.
    Aspetto ansioso tue notizie, grazie mille

  • Silvy

    Cara Manuela,
    grazie di aver condiviso la tua esperienza. Mi sono traferita in Texas da meno di un anno con i mei due figli di 17 e 11 anni.
    Ho mille aneddoti che vorrei raccontare… ma non è giornata. Sono ancora incasinata con il trasloco!
    Provo a contattarti su FB. By the way se ci fosse
    qualche Italiano che vive in Texas, che si faccia vivo:=) lasagne, pasta e pesce fresco non mancano nemmeno a casa nostra, HEB permettendo :=).
    Grazie anche a Gianfranco con il quale ho condiviso l’esperienza del sorriso:=) e che dimostra neiu suoi interventi una pacatezza e una ragionevolezza ammirevoli. Mi riferisco al dibattito sui 10 motivi per vivere negli USA.
    Un abbraccio a tutti, a presto.
    Silvana

  • Roberto

    Scusate ma, parlando di vantaggi e svantaggi del vivere negli USA, non mi sembra che il sistema sanitario americano sia il massimo.
    Posso capire il Canada, ma gli States…????
    A parte questa diatriba, io ho 32 anni, laureato, master in marketing, due anni e sei mesi di esperienza lavorativa (6 mesi in un’azienda per stage + 2 anni in un’altra), il mio inglese è da B1. (http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20081029051424AAwopXf)
    A Settembre mi è scaduto il contratto e non vi dico: momenti più difficili dal punto di vista emotivo? Ogni giorno uno nuovo. Con chiunque parli ognuno ha un motivo per rimanere in Italia: cosa devi fare? dove vai? perchè non trovi un lavoro qui? apri un’attività!!!
    Ci penso….mi rispondo…..chi mi dice tutte queste cose:
    - non conosce l’inglese (non che io sia un genio ma almeno posso sempre migliorarlo);
    - si accontenta di €1.000 euro al mese o vive a casa dei genitori anche dopo 5 anni di lavoro;
    - ha un diploma ma a volte neanche quello (ci tengo a sottolineare che non voglio discriminare nessuno);
    - lavora nell’azienda del padre oppure sarà un ricco ereditiere;
    A questo punto, anche se ho già 32 anni, forse mi è concesso darmi una possibilità andando all’estero.
    E’ chiaro che se una persona avesse un buon lavoro, l’amore, la famiglia, una casa….tutto, non deciderebbe mai di spostarsi.
    Ma io qui non ho niente di tutto ciò e “tutti” i lavori che trovo sono:
    - da Account (10-11 ore di lavoro al giorno) a circa €1.000 al mese oppure in ufficio (9 ore) alle stesse condizioni economiche;
    - prospettive di crescita neanche a parlarne;
    - al massimo €1.400 verso i 40 anni;
    Adesso mi chiedo:
    non sarò un medico/avvocato/ingegnere ma probabilmente all’estero (leggi Irlanda), nonostante il fenomeno della disoccupazione sia comune a tutti i paesi, ci saranno più opportunità (almeno spero).
    E così ho deciso, parto: vado via la settimana prossima e “speriamo che me la cavo”!

  • Gianfranco

    Roberto,

    chi ha mai detto che il sistema sanitario negli Stati Uniti sia il massimo? Io (e parlo per me, ovviamente), come ho gia’ detto nel thread “10 motivi per vivere negli USA”, ne condivido il principio ma non ne condivido il metodo. Sono cioe’ a favore di una sanita’ privata per evitare sprechi e oscenita’ varie (per creare insomma una concorrenza per offrire il miglior servizio), ma sono assolutamente contrario alla sua applicazione, almeno per quanto riguarda appunto gli Stati Uniti. Per una questione culturale, campanilistica e di tranquillita’ emotiva, il sistema italiano continua a rimanere uno dei miei favoriti comunque. Detto questo, se il nostro giudizio su un qualsiasi paese dovesse basarsi semplicemente sulla sanita’ ci sarebbero una marea di nazioni nella quali non si andrebbe mai per una ragione o per un’altra.

    Lo ripetero’ fino alla nausea: gli Stati Uniti non sono il paradiso in terra, poiche’ di paradisi in terra non ne esistono. Hanno la loro (enorme) dose di difetti. Gli Stati Uniti, pero’, con i suoi 50 stati, offrono opportunita’ che l’italiano medio che non e’ mai uscito dalle proprie quattro mura di casa puo’ difficilmente immaginare. Sembra una fesseria ma solo chi ha viaggiato da queste parti si rende conto della grandezza geografica del paese. Tra San Diego (California) a Caribou (Maine) ci sono una miriade di opportunita’ che vanno solo cercate. Come si dice dalle mie parti (ne traduco il senso, dato che il detto originale e’ in sardo): “campa cavallo se aspetti che le occasioni vengano a ‘bussarti’ il ginocchio”. C’e’ anche da dire pero’ che non si deve andare all’estero con la speranza di riuscire immediatamente a colmare quel vuoto carico di insuccessi che abbiamo lasciato dietro di noi in Italia. C’e’ da lavorare, umilmente, come dappertutto. Le soddisfazioni arriveranno con il tempo.

    Ti auguro di cavartela bene, allora, Roberto, e in bocca al lupo per la tua nuova avventura, dovunque tu decida di andare!

    Silvana,

    …ma grazie per il complimento! Sei davvero molto gentile e mi fa un enorme piacere leggere cio’ che hai scritto! Diciamo che nello scrivere cerco di essere il meno impulsivo e il piu’ ‘ragionevole’ possibile, cosa che mi viene davvero difficile fare nella vita reale! Scherzi a parte, fa sempre piacere leggere le opinioni di chi ha vissuto o sta vivendo esperienze simili a quelle che stai vivendo tu. Non so dove tu stia esattamente in Texas ma, dato che in fondo siamo ‘solo’ ad uno stato di distanza, ammetto che non suona affatto male l’idea di poterci incontrare con le rispettive famiglie, un giorno, e magari colmare insieme i nostalgici…appetiti!

    Saluti.

  • Manuela

    In bocca al lupo Roberto!!! Con tutto il cuore.
    Per Pietro e Paolo se posso essere utile ben volentieri, mi trovate su facebook, Manuela Moruzzi e’ il mio nome vero, non sono un avataaaaar hehehehe.
    Beatrice per l’accreditamento, non saprei, se sai gia’ in quale citta’ intendi trasferirti, contatta l’universita’ di quella citta’ che offra Bachelors in Nursing. Manda un’email a enrollment oppure al Career Center. Spiega il percorso che hai fatto e loro ti sapranno dire sicuramente cosa devi fare.

  • Manuela

    P.S. Per tutti coloro che hanno bisogno di aggiornamenti e notizie su varie professioni in USA, salari, titolo richiesto, previsioni occupazionali ed altro,
    questo e’ il sito ufficiale governativo. Qui trovate di tutto
    http://www.bls.gov/oco/

  • Alessia

    sono rimasta molto colpita dalla storia di Manuela .
    Ho 36 anni ,una bambina di 12 evorrei tanto cambiare vita. Vorrei andare negli USA .Chi mi sa dare qualche consiglio????

  • cris

    Ciao a Tutti! E grazie a Manuela per il suo interessante contributo! Io desidero porre una questione, magari antipatica ed impopolare, prendendo proprio spunto da ciò che afferma Manuela nel suo intervento: gli Italiani all’estero sono veramente tantissimi, ma per fortuna in numero risibile ed ininfluente rispetto ai cittadini residenti nel Paese; ma comunque, in via di principio, come bip si permettono di votare alle nostre elezioni e ai referendum???!!! Manuela si lamenta addirittura che le schede elettorali non arrivano in tempo!!! Magari costoro sono pure le persone più informate del mondo sulla vita in Italia, si confrontano quotidianamente con i loro amici e parenti rimasti qui, leggono i giornali italiani, vedono la nostra tv e visitano siti made in Italy: non sto insinuando che siano incompetenti per forza, anche se tutto ciò che viene riportato dai media è lontano e parziale rispetto alla vita reale; però voglio affermare che secondo me questa gente dovrebbe cortesemente astenersi dal concorrere in scelte di cui poi non subisce le relative conseguenze; il diritto di voto dovrebbe essere riconosciuto solo agli Italiani davvero momentaneamente all’estero e che qui continuano a pagare le tasse. Se gli altri soffrono di nostalgia o si sentono orfani di appartenenza… che si facciano un piatto di spaghetti alla pummarola e stop! Io ad esempio ho un’amica argentina, figlia di un emigrato italiano che si è trasferito a Buenos Aires 80 anni fa, ha sposato una donna argentina e là ha deciso di rimanere, venendo in Italia ogni 4-5 anni per un mese a trovare i parenti. Sia questo signore che sua figlia hanno mantenuto la doppia cittadinanza, quindi hanno potuto votare (e l’hanno fatto) se noi in Italia dovessimo o meno avere il divorzio, l’aborto, le centrali nucleari, quali governi dovessero essere eletti, ecc. Ma per quale bip??? La legge che riconosce il diritto di voto agli Italiani (o sedicenti tali) all’estero, risale all’epoca in cui tipicamente era l’uomo ad andare all’estero a cercare lavoro, ma lasciando qui la moglie, i figli, i genitori, la casa, e così via. Oggi la situazione è ben differente, ma la legge è rimasta ancora immutata; certamente la sua modifica va fatta, ma non è un problema prioritario di questo Paese, che ha ben altro da affrontare! Nel frattempo, però, gli ex-italiani potrebbero avere la decenza di evitare di decidere con chi e come dobbiamo vivere a casa nostra; ma comunque, facciano pure quello che vogliono e si illudano pure che tracciando una X su una scheda elettorale ogni tanto appartengono ancora ad una terra che non calcano più, perché comunque, per nostra fortuna, non contano un bip!

  • Noemi

    Articolo e commenti davvero interessanti ed illuminanti…

    Sono anni che provo ad andarmene dall’Italia e, vuoi per motivi di salute, vuoi per motivi di studio e di soldi … non ce l’ho mai fatta. Ma io e il mio compagno non demordiamo e prima o poi ce la faremo!
    Vivere qui è come essere in perenne stallo (sia sociale che lavorativo) e se non hai una famiglia che ti foraggia è davvero dura.
    Sono marchigiana e vivo in Friuli Venezia Giulia da dieci anni. E’ stato un bel salto culturale e mi sento ancora un’ibrida…ma poi penso al confine di stato che qui è così vicino e penso che tutto sommato ce la farò ad attraversarlo definitivamente.
    Le Marche mi vanno strette e oramai sono vista come una reietta, mentre qui in Friuli sono la mezza terrona. Insomma, è davvero l’ora di andarsene.

  • Pietro

    Gli italiani all’estero devono votare non foss’altro perché la maggior parte di loro ha maturato una mentalità più aperta e scevra dai meccanismi gerontocratici e clientelari che la maggior parte degli italiani rimasti in patria ormai accetta senza batter ciglio. Se nella prima metà del novecento il livello di alfabetizzazione si è innalzato, ciò dipende anche dagli italiani emigrati che, rendendosi conto dell’importanza di tale fattore, assieme alle rimesse mandavano l’ordine ai parenti rimasti di dare un’adeguata istruzione ai più piccoli. Le stesse leggi su aborto e divorzio sono certo vittorie dei radicali, ma su ispirazione di realtà legislative estere. In poche parole il voto degli italiani all’estero è, nella maggior parte dei casi, una spinta alla modernizzazione (da parte di persone che si confrontano quotidianamente con sistemi diversi e forse per questo hanno più elementi per giudicare…) in un paese che, purtroppo, rimane spesso legato a un modo di operare provinciale e retrogrado.

  • Manuela

    cris, ti do due notizie senza bip di sorta. non solo sono d’accordo con Pietro e anch’io credo che una persona che ha vissuto in due o anche piu’ paesi, abbia un’apertura mentale diversa da chi il mondo l’ha visto da un all inclusive 15 gg ogni tanto. Ma come? Non li segui i dibattiti? Ogni volta che si discute un possibile cambiamento e’ tutto un paragone “la Francia fa, gli USA hanno fatto, e la Germania” ti assicuro che non voglio peccare di presunzione, ma degli USA ne so piu’ io di LaRussa, a cui ho sentito dire un paio di volte delle cose che mi hanno fatto piangere…..dal ridere!…. Secondo, gli italiani all’estero sono mica tanto pochi. Dai dati che ho, gli italiani all’estero aventi diritto al voto, in questo momento sono quasi quanti gli aventi diritto entro confine.
    In ogni caso, non mi sembra che gli italiani che votano in patria abbiano fatto dell’Italia l’ultimo dei paradisi terrestri ..o no? Mi sembra concordi anche tu su questo.
    Comunque magari Berlusconi ti accontentera’, se non va a casa prima, e ci togliera’ un diritto che risale solo al 2001, ma quale emigrazione in argentina con le valigie di cartone. E’ la L.459/2001

  • tati

    ciao a tutti!
    vi scrivo perchè ho bisogno di un consiglio mirato e penso che questo sia il posto giusto.
    sono una studentessa universitaria e desidero prendere in inghilterra la laurea specialistica solo che non ho la più pallida idea di come muovermi! ho trovato la scuola giusta che è proprio in london, siccome si tratta di un sacrificio economico non indifferente vorrei dei consigli per ridurre almeno per vivere i costi al minimo. mi date una mano? anche le cose che vi sembrano + banali sono ben accette! grazie

  • Gianfranco

    “gli ex-italiani potrebbero avere la decenza di evitare di decidere con chi e come dobbiamo vivere a casa nostra; ma comunque, facciano pure quello che vogliono e si illudano pure che tracciando una X su una scheda elettorale ogni tanto appartengono ancora ad una terra che non calcano più, perché comunque, per nostra fortuna, non contano un bip”

    Ex italiani? Illuderci di appartenere a una terra che non calchiamo piu’ e per ‘vostra’ fortuna non contiamo un..bip? Non riesco a credere che questo post sia stato scritto da una persona matura con cognizione di causa. Mi sa tanto di Troll. E se non e’ Troll forse e’ tanta invidia.

    Cris, non ti preoccupare: il lavoro che state facendo ‘voi’ italiani in italia nella scelta dei vostri governanti e delle piccole, grandi cose quotidiane e’ impeccabile. Non c’e’ bisogno delle scelte o degli input di noi ‘italioti esterofili’: in fondo, noi (come scrive Pietro nel suo post) siamo solo persone che potrebbero darvi diversi spunti grazie al fatto di aver vissuto due realta’ che, nel bene o nel male, conosciamo piuttosto bene. Per carita’! Non sia mai che si impari qualcosa dal confronto con il ‘diverso’!

    Perche’ scrivi che non subiamo le relative conseguenze? Certo che le subiamo. Credi, per esempio, che l’essere visti come un paese di burattini a causa della politica attuale o essere derisi a causa del pessimo stato dell’apparato burocratico e del settore artistico non siano cose che riguardino anche me? Credi che non mi importi il pensiero di come sara’ il mio futuro, una volta che tornero’ nella mia terra? E come credi che si costruisca il futuro se non con decisioni prese nel presente? Le mie decisioni, in questo caso, valgono come le tue. Tu non sei e non sarai mai piu’ italiana di me. Non e’ una sfida, ma solo una constatazione. Un altro esempio: io ho ancora famiglia in Sardegna e le loro pene e le loro allegrie sono le mie pene e le mie allegrie. Come posso cercare di rendere la loro vita migliore? lo faccio esprimendo il mio parere, esercitando un mio diritto scegliendo cio’ che ritengo piu’ giusto tra A e B.

    Infine, ripeto, mi auguro davvero che la tua sia stata una provocazione senza secondi fini poiche’, se cosi non fosse, e’ chiaro la tua grammatica e la tua semantica sono riuscite perfettamente a rispecchiare e farci capire cio’ che magari davvero sei: una bip.

  • Silvy

    Grazie Manuela peer il commento sul voto!
    Vado a cercarti su FB.
    Silvana

    @Gianfranco: giusto un solo stato.. proviamo davvero.
    Sarebbe bello! Per caso abiti anche su FB?
    Silvana

  • Paolo

    @Alessia: prova con la DV Lottery http://www.dvlottery.state.gov/ E’ gratuita. Occhio che scade il 3 novembre.

    @Manuela: grazie per la disponibilità. Io ti ho cercata inserendo il tuo nome e Tampa come luogo. Mi è uscito un profilo ma nn sn sicuro che sia il tuo. Hai un simbolo rosa come foto profilo?

  • Paolo

    @Alessia: dimenticavo…per info puoi consultare questo forum: http://wop98.com/InvisionBoard/index.php?showforum=4

  • Gianfranco

    Silvana,

    si, sono anche su FB: Gianfranco Cappai; ho Homer Simpson come foto profilo!

  • Manuela

    @Paolo. Si, quella sono io

  • vito leonardo favia

    Io sto facendo “il diavolo a quattro” per mollare tutto e andare a vivere negli USA, a Chicago, per la precisione. Ma non riesco a realizzare il mio sogno! Sono maledettamente frustrato. Ho anche richiesto, e ottenuto, l’assistenza di un legale, ma … niente.
    Capisco la nostalgia per l’Italia ma la baratterei volentieri con la mia frustrazione.
    In bocca al lupo a tutti coloro i quali, come me, coltivano il sogno di andare a vivere negli USA.

  • http://www.thailanditalia.com fausto

    grazie manuela per la tua intervista. io attualmente sono in thailandia e sto cercando di trasferirmi qui leggere questo tipo di esperienze di persone che gia risiedono all’estero rincuora molto ma vorrei anche dire di non prendere tutto per oro colato ci sono i pro e i contro anche all’estero e se si è da soli è molto molto piu difficile cercate di valutare bene prima di fare il grande passo e un consiglio spassionato cercate sempre di avere un minimo le spalle coperte in caso qualcosa vada storto anche un piccolo gruzzoletto di euro messo da parte in caso si dovesse tornare sui propri passi! manuela anche io ti ho aggiunto su facebook spero di poter scambiare qualche opinione. per l’invito si possono scegliere le lasagne? il caffe è italiano anche quello? haha ciao grazie (complimenti anche al boss del sito)

  • eleonora

    Ciao a tutti,
    io e il mio compagno stiamo seriamente pensando di andare a vivere in Australia.
    Entrambi lavoriamo qui in italia, ma è il sistema che non va e non ci piace e non ci soddisfa piu’.
    Ovviamente ho tantissimi dubbi in merito.
    La via piu’ semplice forse è quella di pensare di affittare un nostro appartamento qui a roma e pensare di vivere di rendita all’inizio e cercare casa e lavoro con calma.
    Mi chiedo pero’ siccome abbiamo 2 cani (un cane corso e un cocker inglese) e una gatta, quanto potrebbe essere complicato portarli con noi all’estero? Non esiste per me la possibilità di lasciarli con qualcuno o regalarli visto il forte legame che ci lega.
    Mi raccontante le vostre esperienze???
    grazie mille
    Ele

  • paolo

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