Aiuto per gli emigrati con problemi di adattamento a Barcellona

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La vita dell’emigrato spesso offre sfide di diversa natura. Alcuni possono incontrare problemi di adattamento alla vita in un nuovo Paese, soprattutto durante i primi tempi, lontani dalla famiglia e dagli amici.

Può essere utile il potersi appoggiare a servizi di psicologi di lingua italiana qualificati e residenti anche loro all’estero in modo da superare queste difficoltà.

Francesca Isabella Bove ci racconta di un progetto che è stato fondato a Barcellona e vede la partecipazione di un numero di psicologi di diverse nazioni europee.

Come è nata l’iniziativa?

International Psychologists Project (IPP) nasce nel 2009 a Barcellona come gruppo di lavoro con l’obiettivo iniziale di creare uno spazio di studio e di supervisione psicologica, nel quale fosse stato possibile condividere e riflettere sulla nostra esperienza di psicologi nel campo della prassi psicologica a livello internazionale.

Lavorando sui casi clinici, abbiamo capito che i problemi e questioni sollevate dai nostri clienti erano tutt’altro che casi isolati, presentando temi comuni. Tutto questo ci ha fatto ipotizzare che in una realtá culturalmente varia e cosmopolita com’è oggi quella di Barcellona, esistesse una domanda di assistenza psicologica peculiare da parte degli immigrati europei e non.

Perché a Barcellona?

Beh una risposta scontata è perchè noi tutti della rete di IPP viviamo e lavoriamo a Barcellona, perchè veniamo direttamente dall’esperienza di essere “immigrati” e facciamo parte di quella “nuova immigrazione” di cui parliamo. Certamente a Roma o a Napoli, piuttosto che a Sevilla forse non sarebbe stato lo stesso.

Barcellona é oggi una cittá in pieno sviluppo come del resto la Catalunya tutta. Traina l’economia della Spagna, qui si investono continuamente soldi per la realizzazione di politiche per l’immigrazioni, l’integrazione e la convivenza di culture e della diversitá in genere. Un fattore cruciale è rappresentato dal fatto che Barcellona sia un pó un miraggio per molti italiani e stranieri europei, i quali dopo averci passato una vacanza o un periodo di studio sono abbagliati dall’idea di poterci vivere…salvo poi scontrarsi col fatto che Barcellona é anche carica dei suoi limiti. Ma dove possiamo essere d’aiuto ci siamo noi ;-)

Che tipo di servizi offrite?

Abbiamo un’offerta molto varia di Consulenza Psicologica e Psicoterapeutica: dalla clinica alla musicoterapia, ai seminari tematici, ai servizi di consulenza interculturale per l’impresa.

Che tipo di aiuto è richiesto dagli Italiani emigrati all’estero?

Come detto sopra i problemi sono piuttosto ricorrenti, non possiamo peró parlare di problemi degli Italiani. Possiamo piuttosto riferirci ai problemi di un certo tipo d’immigrato molto spesso europeo, con una situazione potenzialmente favorevole giá nel paese d’origine e con un certo stauts socio-economico. I temi che piú frequentemente riscontriamo riguardano: l’adattamento ai nuovi contesti, le aspettative rispetto al “nuovo”, la convivenza di culture e visioni del mondo, la difficoltà del cambiamento, i conflitti nelle coppie ”miste”, l’educazione dei figli, ecc …

Ci descrivete il servizio online?

E’ un servizio che stiamo ultimando e che a breve sará operativo. Si tratta di una piattaforma all’interno del sito dove sará possibile per l’utente chiedere un consulto psicologico interattivamente e da qualsiasi parte del mondo in cui si trovi. Risponderá al caso uno psicologo che parla la lingua dell’utente e che naturalmente è competente per il problema esposto. In base alle norme vigenti questo tipo di servizio é soggetto a molte restrizioni deontologiche, in quanto si applica solo per domande di un certo tipo, ove sia possibile l’intervento on line.

Esistono opportunità per psicologi italiani non residenti a Barcellona di unirsi alla rete?

Al momento no ma sarebbe bello, non lo escludo. Bisognerebbe studiare come, dove e perché. Nel caso degli Italiani specialmente, abbiamo ricevuto numerose offerte di collaborazione per Barcellona ma al momento riusciamo a coprire la domanda con gli psicologi che abbiamo.

Per quanto riguarda l’estero si potrebbe pensare di mettere in rete varie zone del mondo, iniziando per esempio con le zone a forte presenza italiana. Sarebbe in questo senso una specie di “guida” per l’emigrato che cerca uno psicologo all’estero.

Grazie Francesca ed in bocca al lupo con il vostro progetto!

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commenti





  • Paolo

    Ciao a tutti,
    mi sembra un’iniziativa molto interessante, anche se credo non molto utile per gli italiani ( che ormai sono la comunità piu numerosa di stranieri a barcellona). Io ho vissuto e lavorato 16 anni a barcellona e sono tornato in italia da quattro anni e forse un buon aiuto psicologico dovevo averlo quando sono tornato qui. Scherzi a parte in linea generale i nuovi emigranti sono emigranti( mi riferisco a cittadini europei) per scelta, quindi molto lontani dai nostri bisnonni costretti a partire per poter mangiare. Noi siamo dei privilegiati quando scegliamo di emigrare. Certto ricercatori hanno dovuto lasciare l’italia e forse non volevano, ma tutti gli stranieri che ho conosciuto a barcellona erano li per scelta, con titoli di studio universitari e lavorando quasi tutti.
    Se parliamo di altre cittadinanze extra comunitarie sicurmanete il lavoro di accoglienza, di socializzazione ecc. è fondamentale. Comunque in bocca al lupo per l’iniziativa.
    un abbraccio

  • http://dietaenutrizione.wordpress.com Loreto Nemi

    Complimenti alla dr.ssa Bove per l’idea del progetto. E’ molto interessante e soprattutto utile. E’ importante avere un “punto di appoggio” di tipo psicologico quando si è all’estero, sopratutto quando si è lontani dalla propria famiglia e dagli amici! Sicuramente vi contatterò per una consulenza.
    grazie

  • ester di palo

    ciao sono ester sto pensando di abilitare la mia laurea in spagna e, quando sono scoraggiata penso di lasciare l italia a volte, mi viene l angoscia d lasciarla e non sapere come potro’ vivere ain spagna poi, mi chiedo ma che c faciamo in italia?dopo anni d sascifici e tortura statali penso di andarmene anche a 38 anni.boh nn so piu’


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