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Lezioni da chi ha assaggiato l’Australia

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Francesco Possati ha scritto alcuni mesi fa al forum Italians raccontando di come l’Australia sia accogliente per i backpackers e turisti in generale.

Oggi Francesco ci racconta gentilmente più in dettaglio la sua permanenza in Australia.

Ho avuto l’occasione di viaggiare in Australia grazie ad un programma di scambio dell’università Bocconi, presso cui sono iscritto, con l’University of Queensland,

Finite le lezioni io e il mio collega Andrea de Mauro (che mi ha aiutato moltissimo a scrivere questo pezzo) abbiamo scelto di rimanere nella land down under per un roadtrip da Melbourne a Sydney durante il quale abbiamo avuto un assaggio dell’esperienza da backpacker.

Siamo entrati in Australia con visto turistico, poiché il programma di studio alla UQ non era abbastanza lungo da giustificare un visto di studio.

L’unico albergo espressamente per backpackers che ho visitato è stato il Westland Backpackers di Sydney: un palazzotto “alto” e stretto non proprio accogliente, o comunque non nel senso tradizionale del termine.

La struttura si componeva di una hall vivace e colorata, piena di gente e musica a tutte le ore del giorno e della notte, da qui si accede a due ascensori e alle scale da cui si può scendere nei sotterranei colmi di armadietti a pagamento stile stazione.

Sempre dal seminterrato si accede al cavou: un magazzino in cui vengono alloggiati tutti i bagagli che non entrano negli armadietti (quindi la maggior parte degli zaini dei backpackers, oltre ai nostri valigioni da 25 e 35 kg.).

Al primo piano ci sono le cucine comuni (una serie di fornelli e lavelli e forse un paio di frigoriferi) e due sale che ospitano un megaschermo per soddisfare i cinefili, un tavolo da biliardo più qualche tavolino per poter mangiare in compagnia. Ho trovato questa soluzione un modo affascinante per passare qualche ora tra un giro della città e l’altro, conoscendo altri viaggiatori come noi, facendo chiacchiere e scambiando impressioni sulla città.

Dal secondo all’ottavo piano ci sono le stanze. Posso parlare solo per quella in cui abbiamo dormito noi ma dubito che il livello delle altre possa essere molto più alto: non è l’Hilton ma per dormire va bene.

Lenzuola blu notte, per terra il linoleum e un bagno non molto accogliente. Il letto era un queensize a castello, molto di moda in australia: sotto c’è il matrimoniale/queensize e sopra, in perpendicolare c’è un letto singolo, la stanza infatti era formalmente da 3 persone.

Ogni camera è dotata di un impianto di filodiffusione attraverso il quale i ragazzi della reception informano gli ospiti delle attività della giornata. Non vengono forniti asciugamani per la doccia ma volendo si possono affittare per 5$ al giorno (con un po’ di fortuna si può trovare il “concierge” simpatico che non chiede niente).

La struttura non offre solo un tetto sotto il quale dormire, anzi: tutti i giorni ci sono attività organizzate dallo staff che vanno dal giro della città, all’escursione sino alle feste a tema. Tutti sono estremamente gentili e disponibili, l’ambiente è decisamente giovane ma i backpackers non hanno un’età così fissa e definita: ci sono ragazzine di 18 anni e uomini di 35, tutti accomunati (a mio parere) da un’identica visione un po’ hippy del mondo.

Credo che questo modello, opportunamente sistemato, potrebbe fare la fortuna di qualche imprenditore volenteroso in Italia, come ho scritto nel blog di Severgnini.

La differenza sta tutta nel modo in cui viene aiutato il backpacker e nei servizi che vengono forniti oltre a quelli di un qualsiasi albergo.

Ragione per cui, a posteriori, credo non avrei scelto, a parità di prezzo, un albergo italian style anche se più bello o con camere più accoglienti.

Pur non essendo espressamente per backpacker e non avendo, quindi, la struttura organizzativa trovata nella capitale del New South Wales, ogni hotel, motel, b&b visitato durante il nostro viaggio ci ha mostrato una generale tendenza ad aiutare i visitatori in ogni modo possibile.

Purtroppo non abbiamo avuto esperienze lavorative di nota ma complessivamente l’esperienza australiana ha dato forma ad un sogno: mi piacerebbe davvero avere l’occasione di vivere qualche anno nel downunder.

Ovviamente come tutti i paesi ha i suoi pro e i suoi contro: alcol e sigarette costano cifre incredibili (una bottiglia di vodka che da noi si trova a 7€ lì costa 50$), a seconda dello stato ci sono leggi più o meno severe contro il fumo: nel queensland per esempio bisogna stare a 4 metri di distanza dagli edifici pubblici per poter fumare, pena una multa a partire dai 100$.

Gli orari di vita, poi, sono molto diversi dai nostri, abbastanza inglesi, per cui a parte forse a Sydney, alle 9 si comincia a fare fatica a trovare ristoranti con la cucina ancora aperta, gli inviti a cena sono per le 6e30 e anche gli hotel, fuori città, dalle 9.30 in poi non hanno più nessuno che risponda al telefono.

In compenso il paese gode del favore del clima e le città anche le più grandi sono estremamente pulite: i mezzi passano ogni notte su strade e marciapiedi ed è raro notare qualcosa fuori posto.

Le persone sono di una cortesia surreale, la differenza con Milano salto subito all’occhio: a Brisbane per esempio mi sono innamorato della cortesia con cui ogni barista mi ha servito il caffè (per altro in l’Australia è uno dei pochi paesi se non l’unico in cui Starbucks ha dovuto chiudere dei punti vendita, a dimostrazione dell’esistenza di una cultura del caffè e più che altro del cibo sano.)

Credo, in definitiva, che, se laggiù la mia laurea in giurisprudenza valesse qualcosa più del due di picche a biscola, prenderei in seria considerazione l’idea di fare un periodo di lavoro (anche lungo) in Australia.

L’idea che ho avuto è che la manovalanza intellettuale sia bene accetta in loco, per non dire cercata.

E per chi invece ha solo della gran buona volontà, posso dire che, fuori da Sydney e Melbourne, dove ormai tutto il mondo è paese, il made in Italy funziona ancora come brand e può quindi essere fonte e marketing di una piccola impresa ben fatta.

Lezioni da chi ha assaggiato l'Australia

Lezioni da chi ha assaggiato l’Australia

Grazie Francesco, buon proseguimento e speriamo di incontrarci un giorno in Australia!

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commenti



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  • Jack

    “per altro l’Australia è uno dei pochi paesi se non l’unico in cui Starbucks ha dovuto chiudere dei punti vendita, a dimostrazione dell’esistenza di una cultura del caffè e più che altro del cibo sano.”
    Perché cos’ha di radioattivo il caffè/tè/cappuccino/tuttoilresto di Starbucks? Solo perché non ti piace non vuol dire che i loro prodotti non sono sani, il caffè è caffè. Se poi pensi che l’unica cultura del caffè più giusta sia quella in cui lo si prende 20ml alla volta a temperature ustionanti rigorosamente seduti al bar col giornale mi sa che ti mancano ancora un sacco di miglia da fare col backpack ;)

  • davide

    grazie per le lezioni pROF , a quando la prox

  • http://www.storiesandcolours.com storiesandcolours.com

    x Francesco; non si dice ‘… quanto il due di picche a briscola’ bensì ‘… quanto il due di bastoni a briscola’

  • Francesco Possati

    @Jack, critica giusta ad una frase scaturita da una mia antipatia del tutto personale per il fenomeno starbucks. Eliminando tale riferimento resta il concetto: l’Australia è un paese dove è molto più facile mangiare sano e bene rispetto ai cugini Statunitensi e Inglesi e questo, per me, conta.

    @storelsandcolours, io ho sentito dire entrambe le versioni. Del resto, il due di picche certo non ha un gran valore a briscola :-D

  • qwerty

    50$ una boccia di vodka??

    Ma allora che cosa bevono gli australiani quando vogliono divertirsi? 0_o

  • mele

    beh….se la cultura del cibo sano è in Australia ragazzi…siamo davvero a posto.
    Credo ci siano tanti fast food,Mc,fish and chips e ristoranti asiatici(non eccessivamente salutari nemmeno loro,a mio modestissimo parere),quanti immigrati.Dunque un numero considerevole!=))))
    ok se il metro di paragone sono gli states o l’Inghilterra,ma da quando sono qui non ho mai rivalutato così tanto l’Italia(almeno per la cultura culinaria,nemmeno lontanamente paragonabile)…E a Syd gli sturbacks sono ad ogni grande stazione del treno,e in centro ovunque.Lasciamo perdere poi il vizio degli aussie di berselo nei loro bicchieri di plastica,cosa che non sopporto..Forse sono pignola io,scusate!!!eheh..

  • http://www.vitainaustralia.it Enrico

    Salve, ho letto per caso il pezzo e mi sento di non essere d’accordo su un punto importante. La cultura del mangiare sano è un particolare a dir poco distante anni luce dalla cultura australiana. Vivo nel sud del paese da 4 anni avendo sposato un’australiana. Sono nel mondo della ristorazione da quando sono arrivato e tra due mesi aprirò il mio locale in Australia. Mio cogntato è socio fondatore di un’importantissima catena di coffe Shop Italo-australiana con 16 punti vendita a Adelaide e 3 a Brisbane.. Vi assicuro che l’Australiano medio è in tutto per tutto identico allo stereotipo americano che conosciamo noi. Mettiamoci pure il fatto che in Australia non esiste la sensibilizzazione a non cibarsi di OGM come invece avviene in Europa. Il risultato è che i tumori sono molto sopra alla media europea e le cause sono tutte da attribuirsi alle terribili abitudini alimentari degli australiani e all’illimitato e spropositato uso di alteranti nell’agricoltura. Basta farsi un giro nei vari Foodland o Coles o Woolworth per capire quanto poco di naturale ha la frutta esposta. Secondo me non basta soggiornare qualche settimana per capire veramente un paese. Chiedo scusa.

  • alex

    mele perche nn torni in italia? io voglio vivere in australia x sempre torna dal berlusca che ti tratta bene e soprattuto bevi il caffe nella tazzina poi il resto fa shifo pero la tazzina e tanto inssoma mele torna nel paese dei politici che ti prendono in giro e dove x guadagnare mille euro ti fai un culo assurdo

  • Admpc

    Ciao a tutti, sono il coautore nonché compagno di viaggio di Francesco;)
    chiarisco il punto su starbucks/cibo in quanto uscito dalla mia penna: starbucks non vende caffè, vende beveroni a base di caffè, che tornano anche utili per combattere il jet-lag, ma personalmente lasicano insoddisfatto quando si tratta di fare colazione. Vendono anche il one shot ma spacciandolo per espresso ma la qualità è infima, starbucks usa solo chicchi di robusta e da lì deriva il sapore orribile, l’aroma inesistente e la necessità di buttarci dentro zucchero a quintali. Provate ad andare da starbucks e poi in un bar che serva Illy (peraltro ce n’è uno su Elizabeth Street a Melbourne :D ).
    Circa il cibo in genere l’impressione è stata di trovarsi in Europa, non in Italia ma neanche negli States: la qualità media dei ristoranti è più che accettabile carne e pesce sono tendenzialmente buoni (non mangiate ad apollo bay), e a Melbourne abbiamo mangiato una parmigiana “fantasia” che potrebbe fare concorrenza a quella della tradizione sicula. Non so nulla circa OMG per cui mi fido dei commenti di chi ha più esperienza.

  • http://www.mondoalbino.com albino

    Se gli universitari d’oggi scrivono “cavou”, a posto siamo! :)

  • nicola

    ciao Francesco :) come stai?
    sono Nicola, di Milano. Anch io ho una laurea in legge (e ho pure fatto l esame di Avvocato 1 anno fa.)
    Vorrei approfondire con te il discorso Australia. t va? la mia mail è nickborro12@gmail.com
    Nick

  • Antonio

    @Nicola

    perchè invece il tuo mettere il verbo dopo il complemento oggetto? Almeno abbi la delicatezza di startene zitto..

  • Antonio

    @Nicola scusa ho sbagliato indirizzo..

    @albino ce l’ho con te..


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