SCRIVERE IL CV IN INGLESE

La lettera che mi fa capire meglio gli Italiani in Italia

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Oggi mi sono svegliato e come ogni giorno la prima cosa che faccio è approvare i commenti che arrivano durante la notte. Mi sono girate le scatole leggendo un commento fatto a questo articolo (lascio a voi indovinare quale) e ho comunicato su Twitter la mia delusione e rabbia.

Mi sono arrivati moltissimi commenti di sostegno. Grazie a tutti!

In particolare mi ha scritto Fabio che mi ha fatto capire molto meglio la possibile genesi di certi commenti. Gli lascio la parola.

Aldo non ti arrabbiare!!! :D

Il vero problema è che l’Italia sta davvero andando a rotoli, aggiungi una giornata di cacca come la mia di oggi e il commento di Angelo è automatico.

Aldo fai un lavoro preziosissimo per tutti noi, credimi, ma quando sei arrabbiato perchè ti è andata male, hai solo invidia degli altri che ce l’hanno fatta…

In realtà, probabilmente, non abbiamo lo stesso spirito di avventura, l’ambizione, la grinta e la voglia di farcela di tanti di quelli che spiccano sugli altri.

Ti porto il mio esempio personale: come forse ricordi sono stato a Perth, nel 2008, ho fatto un corso di inglese e poi,ho deciso di tornare in Italia.

Questo perchè?!? Sono un ragioniere ed il mio titolo di studio “non” è accettato in Australia e comunque, il mio livello di Inglese, non è talmente alto, anche se buono, per intraprendere una carriera di questo tipo.

Credimi Aldo, in una giornata come quella appena finita, la voglia di prendere e ritornare in down unda, è tantissima…

Ma quale futuro?!!? è difficile e non voglio trovarmi senza soldi e dover chiamare mammina e papino per farmi pagare il biglietto di ritorno… vorrei farcela da solo e senza raccomandazioni… e credimi, per arrivare a quel punto, bisogna ingoiare tanti, ma tanti, ma tanti rospi……..

In Italia, nonostante tutto (E SONO FORTUNATISSIMO!!!!) ho un buon lavoro, ho tessuto una rete di conoscenze (positive, non da raccomandato) che mi aiutano e sono stimato… in Australia dovrei ricominciare da zero, magari come barista…

Beh, non è facile! sia sotto un profilo economico, sia sotto un profilo di feelings… con questo intendo il fatto che la mia vita non può funzionare bene se il mio lavoro non mi soddisfa… ed il barista lo posso fare per un po’ di tempo, poi starei male! e nota bene, non denigro i baristi o chi va a zappare nei campi!!! massimo rispetto! semplicemente so di essere bravo nel mio lavoro e il mio lavoro mi rende felice! quello che non sopporto più è il clima italiano, la politica italiana, la burocrazia italiana, lo spirito italiano….

Sventoliamo tanto la bandiera del Made in Italy come qualcosa di pregiato, ma se vai a fare un’intervista gli Italiani non si sentono più Italiani, o meglio, non si identificano come tali! tiriamo fuori la bandiera solo per i mondiali di calcio o per vendere un prodotto fatto in Cina con un ricarico del 5000% sul costo reale, perchè poi ci attacchiamo l’etichetta a Milano……..

è questo che ci delude e ci vuol far scappare di qui! ci stanno tutti prendendo prendendo in giro e probabilmente non siamo sufficientemente bravi o arguti da ribellarci al sistema…. anche se il sistema lo creiamo noi con i nostri modi burberi…………..

Aldo, tante volte, è bello sentire le storie di questa gente che ce l’ha fatta, che stimo e che ha tutto il mio rispetto, ma, tante volte, sono anche delle coltellate al cuore…. perchè lui ce l’ha fatta ed io no?

Torno al mio esempio personale, paragonato alla tua storia: tu hai frequentato le superiori a Torino e poi sei andato a Londra…. Io volevo fare il quarto anno di superiori all’estero, ma i miei non hanno voluto (e non perchè economicamente non potessero sostenere la cosa, ma perchè non lo ritenevano una saggia scelta per me!!!!!!)…. poi mi sono iscritto all’università dopo avere superato il test, ma non volendo dipendere economicamente dai miei genitori, ho preferito rinunciare e iniziare a lavorare….

Bene, supponendo di essere nati nello stesso periodo e paragonando le nostre storie, è ovvio, che tu, parti avvantaggiato, all’ingresso del mondo del lavoro, poichè parli inglese alla perfezione, hai un titolo di studio conseguito all’estero… io sono solo un misero ragioniere che parla un inglese decente… eppure, anche io, economicamente parlando (grazie ai miei genitori), avrei potuto intraprendere una carriera accademica come la tua…. ma non è stato così… e quindi, ti arrabbi con chi ha avuto più opportunità di te (o che forse è più sveglio di te e le ha sapute cogliere!), anche se non è giusto!

è questo il vero problema!

ti saluto e grazie ancora per il tuo servizio…. questo weekend mi scarico la guida della Lea… vediamo se questa mi aiuta! ;)

ciao e buona giornata…. ora è meglio che vada a letto, se no, domani mattina, chi mi tira più fuori dal letto??!

Fabio

Fabio, grazie mille della testimonianza, mi è utilissima per capire la tua (vostra) situazione in Italia e ne terrò conto nello scrivere gli articoli futuri!!

E voi, cosa ne pensate?

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commenti



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  • tez

    Penso che questo sito sia una cosa ottima e gli articoli molto utili! Certo leggere di un tizio che ha fatto domanda nel suo settore ed è riuscito a crearsi un lavoro in australia senza sapere cosa ha fatto cosa sa fare cosa ha studiato e come cavolo c’è riuscito non basta a capire la sua storia.. niente di che comunque.. Il tuo è un ottimo lavoro

  • Brucopeloso

    Vabbe’ sono in tanti che mi dicono: “beato the che hai un ottimo lavoro” (si ma io ho alzato il sedere e sono emigrato) o ancora piu’ irritante: “tu sei fortunato perche’ parli bene l’inglese” (si ma io ho cominciato a studiarlo da piccolo e a 10 anni gli altri giocavano mentre io studiavo)……. il mondo e’ pieno di opporunita’ ma tocca andarsele a cercare!

  • andreacreativo

    Sono d’accordo con Fabio, non devi arrabbiarti, purtroppo lo stato d’animo di molti italiani porta a comportamenti spesso poco piacevoli… E’ vero, l’Italia sta andando a rotoli e nessuno la vuole fermare!

    Anch’io ero pieno di buone intenzioni, buoni progetti ma qui oggi è impossibile anche solo provare a fare impresa.

    I costi previdenziali (basati sulla “presunzione” di un guadagno che probabilmente non ci sarà) per una pensione che probabilmente non avremo mai, una pressione fiscale elevata (stimata a oltre il 54%), la burocrazia assurda e inutile, un potere d’acquisto in preoccupante diminuzione, eccetera, eccetera… non danno molto spazio a speranze…

    Il “lavoro dipendente” (per quanto mi riguarda nel settore privato) è tutt’altro che stabile e sicuro e di certo non basta per arrivare alla “fine del mese”. Il secondo lavoro (quando si trova è sottopagato) è vitale . Ma si finisce a vivere per lavorare con ben poche soddisfazioni.

    @Fabio non conosco la tua età ma penso che forse se fossi ragazzo oggi, i tuoi genitori ti esorterebbero ad andare all’estero o almeno tu stesso avresti una maggiore motivazione a farlo. Quando eravamo ragazzi siamo stati indotti a pensare ad un futuro pieno di opportunità e di certezze e i meno intraprendenti avrebbero fatto di tutto per raggiungere il cosiddetto “posso fisso”, ma così non è stato, così non è.

    Ed oggi con un lavoro “fisso” seppur modesto, a cui il mio (italianissimo) background culturale mi tiene “appiccicato”, è dura pensare di rischiare. Rischiare di perdere il poco e insufficiente ma, chissà per quanto, sicuro lavoro per tentare la fortuna di raggiungere il “solo” scopo di migliorare la qualità di vita della mia famiglia e offrire a mio figlio la possibilità di un futuro migliore?

    Ci sto lavorando.

    @Aldo continua così, sei di aiuto (pratico e morale) per molti!

    Ciao.
    Andrea

  • Enoc

    Aldo, la tua irritazione di ieri era minima e non cancella la disponibilità che emerge dai tuoi articoli, filmati e messaggi: sei un modello di pazienza e di cordialità, quella pazienza e cordialità che purtroppo è quasi estinta fra noi italiani rimasti in Italia… per ragioni che forse non è facile afferrare da fuori, anche se ci si tiene informati attraverso internet e giornali.
    Immagino che non sia facile, dall’estero, rendersi pienamente conto dell’estremo degrado civile, sociale e culturale che affligge il nostro Paese, tanto che ormai quasi più nessuno è d’accordo su niente, non soltanto su ciò che è giusto o sbagliato, com’è sarebbe normale in qualsiasi paese del mondo, ma proprio su ciò che è reale o irreale, come avviene soltanto nei paesi dilaniati da guerre e diatribe storiche.
    Cosa succede a vivere in questi paesi? Succede che la conflittualità aumenta sempre più, e la conflittualità ci rende sempre più reattivi, aggressivi, isterici, intolleranti; si perde insomma l’abitudine, e poi la capacità, del giudizio sereno, lucido, coerente, ragionevole, competente.
    Tutti più o meno ne siamo consapevoli, ma siccome ciascuno ha l’impressione che “gli altri” ne siano affetti in maniera ben più grave, e siccome dominare l’aggressività e ragionare con calma richiede sforzo, alla fine ci si adagia sui nostri atteggiamenti più aggressivi; oppure si diventa estremamente indulgenti o indifferenti, perché riscontrando attorno a noi l’impossibilità di risolvere i problemi (sempre a causa del degrado civile, sociale e culturale), ci abituiamo a pensare che affrontarli è sempre più dannoso che utile…
    Credo che anche tu possa riscontrare tutto ciò dagli interventi sul blog e sul forum, il tuo come tanti altri italiani: o risponde gente perfettamente in accordo o sintonia, oppure un’opinione in disaccordo scatena facilmente aspre polemiche, non si riesce più a confrontarsi in maniera serena. Questa è, purtroppo, la situazione attuale dei tuoi connazionali; almeno secondo il mio punto di vista, certo.

    eludono i problemi diventando indulgenti

  • Enoc

    (pardon per la stringa finale… un refuso dovuto al copia/incolla^__^)

  • http://twitter.com/engineerstoAU Luca

    1) In Italia tutti (parlo di noi giovani) si lamentano ma nessuno fa nulla. Purtroppo la situazione in cui ci si trova adesso è frutto di una errata gestione passata. Non voglio dilungarmi sull’esposizione dei problemi che tutti noi già sappiamo, ma dico solo che ognuno costruisce il proprio futuro . Io vedo crisi per i prossimi anni ed un grande flusso migratorio verso l’estero. Si arriverà ad una situazione di stallo dove sarà obbligatorio prendere delle decisioni serie per far ripartire l’Italia.

    2) @Fabio:
    non devi farti venire l’amarezza. Innanzi tutto nella vita ci vuole una buona dose di fortuna. Poi c’è da dire che l’Australia non penso sia alla fine il paradiso terrestre che tutti decantano, o meglio, non sono tutti li che ti aspettano per offrirti un lavoro.
    Gli ingredienti per riuscire nell’impresa sono tanti (ti parlo da futuro emigrante); naturalmente facendo un discorso di media. Poi naturalmente ci sono i casi limite, ovvero chi a tutte le carte in regola e non trova lavoro o magari viceversa. Cmq, nell’ordine:
    a) conoscenza dell’inglese: lo si deve sapere, e pure bene, a prescindere da quello che farai. Assumeresti mai un emigrante che non sa l’italiano? Quindi ognuno deve fare un planning in base alle proprie conoscenze: 3/6/12 mesi di corso etc.
    b) bisogna avere una professione che sia ricercata in AU (vedi SOL – totale di 140 occupazioni). Non si puo pretendere di trovare lavoro in un settore che è già saturo.
    c) budget economico: AU non è terzo mondo, anzi i primi tempi bruci a più non posso (non sapendo dove andare/cosa fare). C’è bisogno di un certo budget che va pianificato in base a quello che si vuole fare. Pensa solo che una settimana di corso eng costa 300.00 dollari. Nel mio caso (ing) ho costi di visa, convalida laurea, iscrizioni ad associazioni di categoria, etc.. Io lo sto prendendo come un investimento, invece di fare un master mi trasferisco in AU.
    d) per trovare un lavoro è preferibile stare giù. A mio parere sono rari i casi in cui un trova una sponsorizzazione dall’estero. Il datore di lavoro, specialmente quello australiano, vuole vederti in faccia.
    e) bisogna fare un attento studio delle VISA a cui uno può aspirare ed anche in questo caso considerare il budget economico necessario.
    Io e la mia ragazza espatriamo a Febbraio, ed abbiamo messo in conto di stare un anno li in cerca di lavoro. Io sono ingegnere civile (con esperienza di 6 anni e con contratto a tempo ind.) e spero di trovare un sponsorizzazione una volta giù. Ci siamo dati tempo un anno. Se il progetto fallisce avremo cmq fatto una bella esperienza, migliorato il nostro inglese, ma soprattutto vivremo felici non dicendo: ”se fossimo andati in AU”.
    Quanto sopra per dirti che non devi avere rammarico perché non sei riuscito ad emigrare. Per farlo bisogna avere certe caratteristiche. Come in tutte le cosa bisogna fare un attento studio e vedere se il progetto è realizzabile oppure no. Anche a me piacerebbe andare a lavorare a Manatthan, come ha fatto il mio amico analyst. Lui lo ha potuto fare perché lavorava in banca, io non lo posso fare perché sono ing civile e li non sono richiesti (cosa che invece avviene in AU). Quando ho deciso di espatriare non sapevo dove andare ed in base al mio percorso formativo ho visto che il continente più azzeccato sarebbe stato l’AU. Non per questo sono rammaricato per non poter andare a NY. Ognuno ha una storia a sia. Ma il percorso deve essere: cosa posso fare? Quale paese può accogliermi? E non viceversa.

  • Davide

    Io dal mio piccolo punto di vista ringrazio moltissimo Aldo per aver aperto questo sito. Grazie a quest’ultimo sono venuto a conoscenza di opportunità lavorative e di possibilità di studio che prima non avrei mai conosciuto data la mia scarsa dimestichezza col web. Quindi potrei dire che l’aver scoperto questo sito mi ha aperto nuove strade che prima mi sarei solo sognato. Grazie di tutto Aldo!!

  • Fabrizio

    Scusatemi tutti quanti…non vengo spesso su questo sito, ma oggi, ci sono capitato ed ho letto l’avvenuto…….
    Beh, innanzitutto, per tutti i “vecchietti” come me, ho 42 anni, avete dimenticato, una cosa fondamentale per fare il passo di andare via dall’Italia, specialmente per uno della mia eta’ con una figlia di 1 anno e mezzo e moglie….IL CORAGGIO !!!!
    Il coraggio di effettuare una scelta che cambiera’ drasticamente la tua vita, e il non sapere se andra’ bene….beh, a me, all’inizio, NON e’ andata bene come pensavo, perche’ se si vuole solo troavre una vita migliore, ma non si possiede un bagaglio culturale o lavorativo adeguato, scustemi ma…bisogna adattarsi, all’inizio.
    Io ora vivo a Stoccolma, e ci sono venuto per me e per mia figlia, e sono contento di aver fatto questa scelta…e un paese di una civilta’ assoluta, rispetto per il prossimo, rispetto per l’ambiente…e mi ci trovo bene…le paghe sono di media un 60% piu’ alte che in italia…..
    PECCATO SOLO PER IL FREDDO….MI MANCA L’ESTATE DELLA NOSTRA BELLISSIMA ITALIA CHE TUTTI CI INVIDIANO !!!! ma solo per vacanza.

  • raffaele

    Fabio non te la prendere se non ti sono riuscito a seguire neppure fino a metà: se non riesci q guadagnare soldi fuori vuol dire che sei un fallito e mammina e papino non ti devono servire solo a questo. Se fuori non riesci a fare il ragioniere (e mi sembra giusto se nn parli un inglese fluente) puoi sempre andare a fare l’imbianchino o anche a raccogliere le olive (se per te questi t pi di lavoro non sono miseri).

    Io la penso cosi.
    Nella secondo metà di ottobre e migro a Londra senza sicurezze, con un inglese pari a 0…. ti farò sapere la mia esperienza partendo da -1

  • Jetrod

    i giovani in italia si lamentano a ragione della situazione senza vie di sbocco. le cause sono sotto gli occhi di tutti; basta leggere i quotidiani o qualche blog per avere l’elenco delle disfunzioni che affliggono il nostro paese.
    purtroppo la responsabilità è di chi ha incarichi di responsabilità a tutti livelli: dal piccolo comune, alla scuola, alle università, ai consigli comunali, regionali, provinciali fino al governo. peccato che quei giovani che si lamentano, a ragione, ora che sono adolescenti o studenti o in cerca d’impiego, un giono diventati grandi, saranno come i loro genitori… e perpetueranno il malcostume radicato in questo paese.

  • Alex

    Scusate, ma l’ultima volta che sono stata in Italia on ho visto altro che ipad, vestiti di marca e cellulari… Anche i negozi: solo di lusso! Mica parlo di via Montenapoleone a Milano, ma di zone normali. Si può sapere dove sta la crisi? Vorrei capire… Grazie e buona giornata a tutti

  • Robeetomaurizio

    mi sento molto vicino a Fabio. troppe volte, anch’io, non ho colto le opportunità che mi si sono palesate: più volte ho pensato di espatriare, ma non l’ho mai fatto. E’ strano, non ho ceduto alle sirene esterofile perchè è prevalso un proggeto di vita in italia sulla curiosità e minimo di inconsapevolezza di chi parte. Quel proggetto mi ha condotto ad esercitare una professione, a coronare un sogno che, tuttavia, non mi ha reso felice, è divenuto troppo incerto. Oggi quello che mi frena non sono più le mie aspettative, è l’età che non mi permette di volare con spensieratezza e/o la consapevolezza che pagherò come sempre le mie scelte.
    Aldo 46 anni oggi non sono poi così tanti (tranne che per l’Astralia) o no?

  • http://profile.yahoo.com/TJ62UDGO65B7S73LNK3LBM4ECE Marco

    Alex, si chiama evasione fiscale. Dichiari quanto un operaio, ma giri in BMW, col cellulare nuovo. E’ quello che la gente (che può farlo) ha sottratto alla collettività (tasse non pagate). A mio avviso ci vorrebbe un bel colpo di spugna di tutti gli amministratori locali e nazionali, e partire da zero


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