Le difficoltà dell’emigrazione: voi ce la fareste?

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Iris (nome d’arte) ha recentemente disdetto l’iscrizione alla Italiansinfuga Newsletter.

Mi ha fatto sapere che, secondo lei (e mi trova d’accordo), non vengono trattate abbastanze storie di Italiani all’estero che sono emigrati senza laurea.

Le ho quindi chiesto se fosse disposta a condividere la sua storia di emigrante senza titoli universitari e che ha incontrato alcune difficoltà in un decennio all’estero.

Molto gentilmente Iris risponde alle mie domande, rivelando lati molto personali della sua storia.

Ci descrivi il tipo di lavoro che facevi in Italia?

In Italia feci la “decoratrice alla mano di ceramiche artistiche“ per 12 anni e mezzo e smisi quando decisi di espatriare.

Se potessi tornare indietro, cercheresti di ottenere ulteriori titoli di studio in Italia prima di emigrare?

Se potessi tornare indietro, per prima cosa andrei all’università (lingue straniere), come in realtà avrei voluto fare, ma i miei s’intromisero nelle mie scelte, così a 16 anni dovetti andare a lavorare…

Altra cosa che farei è lasciare l’ex Bel Paese a 20 anni, non a 30 come ho fatto. A quell’età, a meno di non avere un bel gruzzolo e una bella qualifica, diventa più difficile.

Lo “spirito incosciente” e d’adattamento dei venti inizia a mancare: non vuoi rischiare più di tanto, diventi più brontolone, hai meno entusiasmo. Se, come me, hai alle spalle un passato in una famiglia impossibile che della vita non ti ha insegnato nulla, allora devi fare i conti anche con il “riassestamento della psiche”, come lo chiamo io.

Se sopravvivi a questo continui, altrimenti torni a casa.

Tanti aspiranti emigranti dicono di essere disponibile pure a lavare i piatti pur di emigrare. Tu che l’hai fatto, ci descrivi l’esperienza e le sensazioni? Come hai gestito il fatto che fosse un lavoro strettamente legato al guadagno piuttosto quelo che volevi fare nella vita?

Siccome sono partita principalmente per motivi familiari e personali, l’idea di passare da un lavoro d’arte ad uno più umile non mi spaventava più di tanto. Cercavo di crescere interiormente ed aprirmi alla vita: ciò che la mia famiglia mi aveva sempre impedito di fare.

Per me comunque non è stata una esperienza “troppo bella”. Oltre a fare i conti con la mia “immaturità”, ho dovuto lavorare in un ambiente malsano dove io ero l’unica ragazza (la cleaner/kitchen-porter). Il resto dello staff erano, in maggioranza, Italiani aggressivi, attaccabrighe con tutti specialmente con la chef e seconda (entrambi Inglesi) perchè donne…

Perciò, immagina da un ambiente colto ed istruito, finire in una sorta di “letamaio” dove tutti sono contro tutti dal mattino alla sera, sentire schiamazzi, insulti, porcherie tutto il giorno. E’ avvilente e non arrichisce per nulla, anzi!

Gestire un compromesso come quello di dover lavare piatti all’estero per mantenersi è stato difficile. Forse, se non fossi stata spinta da seri problemi di famiglia, non sarei nemmeno partita o sarei partita ma in maniera diversa. Nel mio caso, ero davanti ad un lungo cammino sui carboni ardenti che ho dovuto attraversare, volente o nolente, se non volevo farmi infilzare dalle forche messe dietro la mia schiena (leggi: il mio passato).

In seguito presi il diploma di ristorazione opzione cucina in Francia ma anche lì più o meno c’è lo stesso ambiente!!!

Dopo quanto tempo lasciasti Londra? Perché la Francia?

Stetti un anno e mezzo a Londra la prima volta con una prima idea di espatrio dall’Europa (verso il Brasile), poi optai per la Francia per continuare con le ceramiche (in Francia hanno una grande tradizione come la nostra), dopodichè sarei partita per le Americhe.

Purtroppo non andò così: dovetti fare i conti con la disonestà di certi transalpini, mi ritrovai senza soldi e con lavori precari, oltre ad un lungo soggiorno di sette anni per problemi economici che non mi consentivano di viaggiare come volevo io. In compenso adesso ho un diploma di stato francese (chef senza esperienza in cucina!), la patente, la mutua, il welfare, il monolocalino tutto francese e… il francese come seconda lingua! Non è sempre stato tutto brutto, intendiamoci, ma con un lavoro stabile sarebbe stato un po’ più tranquillo..

Ritornata a Londra, hai ripreso a studiare. Ci parli più in dettaglio dei City and Guilds?

Ora, a 39 anni, le ceramiche sono oramai obsolete. Bisogna che mi riconverta in un lavoro più moderno restando sempre sul creativo e ho trovato i “city and guilds“: sono in pratica corsi rivolti a tutti (primo lavoro o riconversione) per ottenere la conoscenza e la qualifica necessaria per il lavoro che vuoi fare. Questi diplomi sono, a quanto pare, tenuti in considerazione dai datori di lavoro. Non sono solo un pezzo di carta ufficiale, servono a qualcosa ed a qualcuno.

Pensi che le difficoltà che hai descritto nella tua avventura di emigrazione siano legate alla mancanza di titoli di studio, alla tipologia di lavoro che vorresti fare o ad altro?

Senza dubbio ho avuto (ed ho) un sacco di difficoltà a trovare lavoro a causa della “troppa specificità” della mia qualifica. Sono specializzata nel decoro dell’”antico savona”, decoro tradizionale ligure che ovviamente non esiste da nessun’altra parte del mondo!

Il resto (gente che incontri, amici, amori, conoscenze, situazioni) dipende dai posti dove vai. In Francia ho abitato in tre regioni diverse: la ‘migliore’ è stata la Costa Azzurra; la peggiore la Franco-Catalogna, non per il posto che è bellissimo, ma per la gente “particolare” che vi abita!

Cosa hai imparato su te stessa vivendo all’estero?

Che sono parecchio dura come persona. Nonostante le tante difficoltà, soprattutto in Francia, sono sempre riuscita (almeno finora) a rialzarmi e combattere di nuovo, anche se ci sono stati momenti recenti in cui non ci credevo più di tanto (ogni tanto lo sconforto e la mancanza di fiducia viene meno, ma vorrei vedere un altro nella mia situazione!!!).

Inoltre, non mi sono mai pentita della mia scelta di vivere all’estero. E’ pur sempre una vera esperienza di vita, che aiuta a lavorare su se stessi e, per fortuna, ripulisce dai preconcetti e dall’ignoranza con cui veniamo tirati su noi Italiani.

Le cose che invece NON rifarei mai più sono:

  • aspettare i 30 per partire (è anche vero che ne ho avuto motivo ma se evitavo era meglio),
  • andare in Francia (pur avendo conosciuto anche persone in gamba, i più di loro sono veramente malintenzionati!),
  • ritornare in Italia (purtroppo lo feci e scappai di nuovo a gambe levate dopo aver visto in quale degrado economico e culturale era piombata!)

Tutto sommato, se paragonato ad altri Italiani (e stranieri) che ho visto e conosciuto in giro, mi è andata bene (finora). Nonostante la mancanza di una valida qualifica che non mi ha permesso un vero lavoro, non mi è mai mancato un tetto, nè il cibo, mentre ne ho visti vivere in strada e finire alcolizzati (in Francia).

Cosa consiglieresti a chi volesse seguire le tue orme?

Se posso dare dei consigli a chi se ne vuole andare:

  • andarsene quando si è ancora nei 20, cioè nel pieno dell’energia, dell’incoscienza e dello spirito di adattamento,
  • non stare coi propri connazionali, o comunque non limitarsi a loro, altrimenti si è partiti per niente,
  • continuare fino all’università per lavorare all’estero: chi merita è ancora tenuto in considerazione…
  • le difficoltà esistono sempre e comunque, conviene imparare ad affrontarle. Non, come ho visto fare io da Italiani, che “scappano” perchè vogliono vivere “diversamente” e poi al primo pianto di parente o fidanzata tornano indietro con la coda tra le gambe. Se siete messi così e non riuscite a staccarvi dai subdoli sensi di colpa insinuati dal vostro entourage, restate dove siete!

Grazie Iris ed in bocca al lupo!

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commenti





  • http://bunnykira.splinder.com/ Claudia

    Tanto di cappello per Iris, era da un sacco che volevo leggere esperienze di persone senza laurea… Io sto facendo l’università ma sono completamente insoddisfatta della formazione che mi sta dando e mi rifiuto di pensare di fare specialistica perché sono veramente delusa dall’università e non voglio pesare ancora sui miei in questo modo.
    Adesso farò l’esperienza dell’Erasmus in Spagna, sia per la lingua sia per imparare finalmente anche io a cavarmela da sola. Dopo quest’esperienza spero di essere in grado di fare di più e osare l’emigrazione vera e propria.
    Grazie a Iris per la sua esperienza a Italiansinfuga per averla pubblicata!

  • http://www.laurainfrancia.wordpress.com Daphnae

    Bel post come sempre, ma mi permetto di dissociarmi da una delle conclusioni in cui si sostiene che “i più dei francesi sono veramente malintenzionati”.. Non pretendo di conoscere i più dei francesi, ma vivo in Francia da quasi un anno ormai e ho trovato solo persone gentilissime e ultradisponibili. Ho avuto dei coinquilini francesi terribili quando vivevo a Dublino, ma non per questo penso la maggior parte di loro siano terribili..

  • Enoc

    Grazie, Iris, per la tua esperienza… che, credimi, può risultare incoraggiante anche a chi magari ha una laurea ma tra quelle meno richieste ovunque, e non ha aspettato i 30 ma i 40 anni per decidersi a considerare l’emigrazione (anche perché prima il “degrado economico e culturale” dell’Italia, come anche tu sembri sottintendere, era minore e lasciava una speranza di miglioramento).

  • italika

    Complimenti per il post, serviva la testimonianza di una esperienza meno “cinque stelle”. Il problema è infatti che certe volte a cercare l’immigrazione all’estero non sono solo i “cervelli” non considerati dal nostro Paese, tra i motivi del nostro “inviluppo” economico-sociale, ma anche persone che non hanno la laurea, o ce l’hanno ma poco spendibile o ancora cercano l’opportunità di crescere professionalmente e nella vita.
    Un’occasione.

    Non sono estranea a quanto dico. Sono laureata in scienze dei beni culturali e ho un master in copywriting, ma quello che ho trovato è davvero poco. Lavoro in un’agenzia di comunicazione a conduzione familiare, non c’è crescita nè rispetto per la mia professione. Per trovare un altro posto contano sempre solo le conoscenze giuste (certi neanche pubblicano gli annunci) che se non hai.
    Cercano i giovani per fargli fare gli stage a gratis o a due euro, almeno nel mio settore.

    Eppure continuo a credere che sia importante evolversi nella vita, per questo a 30 anni impiegata seguo corsi per prepararmi all’estero.
    Shall I?

  • http://hyperborea.splinder.com/ Verdefoglia

    Come già detto, massima ammirazione e comprensione con Iris. Anche io ho una laurea praticamente inutile (archeologia) ma nonostante questo me ne sono andata dall’Italia, arrangiandomi a fare quello che trovavo.
    E’ fin troppo facile sognare ad occhi aperti sulle gesta di emigranti con lauree informatiche, scientifiche o ricercatori con phd e borse di studio che in Italia sono solo un sogno. E’ come ammirare e invidiare le star del cinema… tante, veramente tante persone hanno un background più “normale” oppure, pur avendo studiato per passione, si ritrovano a pelare patate perché il sistema non permette loro di utilizzare le loro conoscenze umanistiche.
    I veri eroi sono le persone come Iris che, contro ogni aspettativa, partono veramente “all’avventura”.
    Ti auguro ogni fortuna.

  • Katia

    E per chi se ne vuole andare ma…non ha più 20 anni ne 30? E solo un diploma? ^_*

  • Iris

    Ciao,
    vorrei rispondere a due commenti:
    Katia,per chi ha quasi 40 anni e solo un diploma in tasca esistono dei corsi per adulti che consentono di riqualificarsi professionalmente e tentare di lavorare all’estero. Io,39 anni,sto attualmente cercando di fare un corso nel settore media e trovare lavoro o qui a Londra o altri paesi di lingua inglese. Occhio pero’ ai certificati che rilasciano, perchè ci sono corsi giusto per gli hobbisti e quelli per chi vuole lavorare sul serio. Per entrare bisogna,ovviamente essere fluenti in inglese,e,se si è residenti qui,ci si iscrive come jobseeker e si puo’,eventualmente,avere il corso quasi tutto pagato. Ora,questo non è il mio caso perchè ho ancora la residenza in francia e la spostero’ qui il prossimo anno. Non è che a 40 non si puo’ emigrare o “è finita” ma solo diventa piu’ difficile perchè noi stessi cambiamo, perchè ci sono le nuove leve, perchè in base alle esperienze avute non vuoi più ritrovarti in certe situazioni etc…Il positivo è che ti puoi ancora rimettere in gioco e ti dinamizzi per riuscire,non come in italia che quando il “popolo” decide di “marchiarti” come “fallito/a”, “vecchio/a”,”zitello/a” ci devi pure restare per farli contenti!!!
    Daphnae,ecco,io ho vissuto in francia 7 anni,ho abitato 3 dipartimenti,anch’io ho incontrato persone gentili che nei momenti di difficoltà mi hanno aiutata,ma si tratta di rare volte dentro un contesto più generale. Purtroppo ho avuto a che fare anche con il loro sistema sociale vertente a “far crogiolare” la gente nei loro problemi in modo da avere loro dei “clienti” su cui lavorare (il loro astuto e famoso sistema sociale di aiuti a destra e a manca!),non parliamo dell’amministrazione “addestrata” contro gli stranieri,del loro razzismo anti-italiani etc. Dopo 7 anni di vissuto transalpino ho concluso che la francia è solo un’altra italia marcia che pero’ sa nascondere meglio le proprie pecche lanciando polvere di stelle negli occhi di “tout le monde entier” (leggi paris, côte d’azur,cannes festival etc)!
    Concludo (ouf!) ringraziando chi mi incoraggia a continuare,
    bye from London

  • Irina

    Iris, sono russa, 54 anni, con la cittadinanza italiana e diploma di educatrice d’infanzia riconosciuta. Cerco la possibilità di trasferirsi in Inghilterra prima perchè voglio andare via e non ho paura di niente, il secondo perchè amo l’inglese. Mi sono iscritta nei diversi siti come babysitter, ma temo che non ho le qualifiche richieste e la diploma non basta. L’agenzia “Sity and Guilds” potrebbe aiutarmi a distanza o prima devo trasferirsi a Londra?Ti chiedo gentilmente di darmi qualche suggerimento. Grazie mille! La mia mail: irina.mark@fastwebnet.it

  • http://www.laurainfrancia.wordpress.com Daphnae

    Ok, ne riparliamo tra 7 anni allora :) Per il momento per me la Francia è “come dovrebbe essere l’Italia se tutto funzionasse a dovere”. Chiaro che nessun paese è perfetto, e di razzisti/idioti ce ne sono come ce ne sono in tutto il mondo. E immagino che un francese in Italia direbbe le stesse identiche cose che dici tu sulla Francia (problemi di amministrazione, razzismo, qualche persona gentile, ma per lo più malintenzionati). In ogni caso volevo solo dire che finora non ho trovato ancora nulla di ciò che descrivi tu, e spero di continuare così. Grazie cmq per la tua testimonianza e per la tua risposta! Ciao!

  • Iris

    Daphnae,
    soprattutto ti auguro di non trovare mai il marciume che ho trovato io in francia e stai lontana dalla loro amministrazione! :D
    Bon Courage!
    Au revoir!

  • http://www.mondoalbino.com albino

    Ho conosciuto molta gente come Iris (non solo italiani, emigranti in genere) nei miei trascorsi in Australia, e qualcuno anche qui in Giappone.
    Molti tra i non laureati rimpiangono una laurea, altri aspirano a farsi un business. Comunque ogni storia e’ diversa, ma tra i non laureati quello che mi piace e’ il loro spirito di adattamento, la voglia di avventura, il “non aver nulla da perdere”. I migliori amici che ho fanno tutti lavori precari, ma sono le persone migliori che ho incontrato, indipendentemente dalla loro provenienza.
    Comunque, tanto di cappello. Forza Iris, il coraggio non ti manca!

    Per quel che riguarda i francesi, capisco e confermo. Non ho mai vissuto in Francia ma ne ho conosciuti molti (e molte) qui all’estero. Fino ad ora, a parte uno (di padre olandese, vorra’ dire qualcosa?) tutti hanno in comune il fatto di essere snob, lamentosi, megalomani, arroganti, ultranazionalisti (si lamentano sempre della Francia, ma credono di aver inventato tutto loro) e anche (se mi si permette) un filo disonesti.
    Poi, ripeto, ognuno fa le sue esperienze e le sue conoscenze, ogni giudizio non deve generalizzare ma puo’ limitarsi solo al vissuto di ognuno. Il mio e’ molto, molto, molto, molto negativo.

  • angelo

    Mi raccomando iris,attenta agli itaiani che diventano aggressivi conoscendoti a londra!!Comunque brava per l-impegno.

  • manu

    cara iris,
    io ho capito che se vuoi fortemente una cosa alla fine trovi il modo di ottenerla, io ho lasciato l’italia a 38 anni e senza laurea, solo con un progetto “furbo” in tasca, praticamente ho convinto delle aziende a investire su una mia idea commerciale e mi sono trasferita a dubai,
    non e stato facile anzi..per niente ho avuto delusioni, fallimenti e riprese,
    devo dire che mi sono sempre comportata onestamente e alla fine paga credimi, ho perso tutto e mi sono rialzata, ora dopo 7 anni, ho una mia azienda qui negli emirati, ne ho appena aperta un altra in iran e ho una sede in india, ho lavorato tanto, senza vacanze e senza giorni di riposo e ancora lo faccio, non mi fermo, ho ancora tanti sogni, e` importante averne, avete ragione voi che volete fare un esperienza di lavoro all’estero, nulla apre di piu il cervello, ho scoperto che esistono posti nel mondo dove la gente ha sangue vero nelle vene e caldo, ogni volta che ritorno in italia vedo un paese in pensione dove tutto sa di vecchio..con tutto il rispetto per gli anziani, i miei amici di una volta sono ancora li che si perdono tra le chiacchere di paese..io sono fortunata, mi sento di avere il mondo in mano, auguro a tutti voi di poter vivere una volta le cose che vivo io tutti i giorni, credeteci!

  • David75

    Bravissima Iris!

  • Roberta

    Ciao Iris,
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Ho qualche commento da fare: vivo all’estero da trent’anni e vengo dal Nord Italia. Ho lasciato l’Italia a 26, vissuto in Russia, Belgio e ora vivo a Londra da 10 anni. Ti ammiro per aver saputo affrontare tante difficolta’ e aver mantenuto la tua forza e dignita’. Ma devo anche dire che fare scelte di questo tipo per fuggire dalla famiglia e’ sbagliato. Quando si parte e’ importante avere qualche idea di quello che si va a fare e prendere contatti con conoscenti, o conoscenti di conoscenti,cosi da essere preparati, avere delle mete precise, e avere un eventuale appoggio. Sapendo guardarsi intorno, ciascuno di noi ha una rete con tentacoli che si estende in tutto il mondo. Secondo, mi rattrista quando vedo tanti giovani che si limitano a fare domande di lavoro e non si chiedono: quali sono i miei talenti? cosa posso offrire? fare da me? Non e’ necessario che siano altri a darti uno stipendio. Nei miei anni all’estero ho conosciuto molti italiani che con inziativa si sono costruti attivita’ in proprio e di successo in diversi settori, senza dover rendere conto a nessuno o utilizzare titoli di studio. Devo dire che a Londra questo e’ molto piu’ facile che in Italia perche’ c’e’ meno burocrazie e necessita’ di licenze. Se sei brava a dipingere, ci sai fare nell’arte e decorazione, potresti dare spazio alla tua creativita’ in molti modi.
    Io ho una laurea in lingue che non ho mai dovuto utilizzare, mi ha dato un vantaggio per quanto riguarda l’Inglese, ma il Francese e il Russo, due lingue che non ho studiato a scuola, me le sono imparate dassola! Essendo brava di penna e con la lingua sciolta, ho guadagnato da vivere sia come giornalista freelance, con attivita’ commerciali e poi come esperta di comunicazione. Ho clienti in diversi paesi e lavoro in proprio in un network di professionisti. Gli esempi intorno a me non mancano: un amico ora dirige un’azienda alimetare, un altro e’ proprietario di un ristorante, un’altra amica disegna gioielli che fabbrica in Messico e vende con successo, ma l’elenco potrebbe essere lungo. Ma anche a Brecia ho amici che sono rimasti a casa e i sono costruiti carriere imprenditoriali di successo. Times Magazine questa settimana ha pubblicato un articlo speciale sugli Italiani in fuga. E’ intessante e fa vergognare il notro paese per non avere spazio per tutti i talenti giovani – purtroppo manca da noi la mentalita’ anglosassone e corporate che valorizza i giovani inannzi tutto e paga stiopendi da sogno. Ma il mondo corporate di corteggia quando sei giovane, e tranne pochi casi, poi ti risputa quando hai 40 anni. Se le possibilita’ venissero a mancare a Londra come prossima destinazione personalmente guarderei agli Emirati. Spero comunque che la mia avventura avra di nuovo l’Italia come base per la vita quotidiana. Una volta che si ha vissuto all’estero si diviene cittadini di un mondo senza frontiere – un’altro commento – personalmente non ho mai avuto cattive esperienze con i Francesi,con cui lavoro e condivido amicizie. In genere sono persone molto corrette e leali.

  • Alex

    Ciao Irina, hai provato come nanny? Cercano spesso persone qualificate e le famiglie ospitanti sono di altissimo livello e spesso viaggiano. Questo potrebbe essere un trucco per mettere via del denaro e conseguire un’ulteriore specializzazione (molto richiesta in UK).

    Cara Iris, sei stata proprio esauriente e sincera: finalmente qualcuno che sfata il mito dell’italiano all’estero che fa carriere strepitose. Brava!
    Se ti interessano le ceramiche hai mai provato a chiedere alla Thun, in Alto Adige? Si tratta di quelli che producono i famosi angioletti in ceramica, famosi in tutto il mondo E’ vero che ora hanno delocalizzato la produzione in Cina ma hanno sempre bisogno di personale locale. Prova, nel caso una risposta la danno sempre anche se negativa.

    Io sono emigrata a 39 anni ed è vero quel che dici: bisogna farlo con certificati alla mano, spesso universitari o di alta specializzazione. Io ero fortunata perché li avevo e sono di origini anglosassoni, tuttavia ho dovuto aggiornarmi qui per poter essere assorbita dal sistema svedese. Ci vuole anche una padronanza dell’inglese, possibilmente a livello di madrelingua e imparare la lingua locale. Il che non è facile come sembrerebbe, dipende naturalmente dal livello della lingua che si vuole raggiungere.
    Comunque a 30 anni non ce l’avrei fatta perché, per assurdo, a quell’età sei considerato “vecchio” se non hai una specializzazione mentre alla soglia dei 40 hai maturato un’esperienza lavorativa che ti consente di riciclarti con più facilità (l’esperienza lavorativa viene molto presa in considerazione a tutti i livelli). Però è chiaro che nonostante i titoli uno si deve aggiornare come know-how e metodologie proprie del Paese ospitante e passano almeno 1-2 anni per poterlo fare bene. Anche perché in questi Paesi non assumono nessuno senza previa esperienza dettagliatamente certificata.
    Personalmente conosco molte persone che vengono qui in Svezia credendo di trovare il Bengodi e alla fine rimangono molto deluse! Anche qui si sente la crisi e se sei straniero lavorativamente è dura, devi proprio essere una mente per riuscire.
    Al momento mi sto occupando di DNA, ma ho dovuto fare una laurea triennale, un paio di master e un PhD, più a molti corsi universitari e corsi serali in svedese di scuola superiore (ebbene sì). pensare che ne avevo già una di II livello più esperienza internazionale internazionale…
    Quindi non credete a chi racconta di grandi carriere. Sì, è possibile per chi ha fatto studi in materie scientifiche o management, ma sono casi isolati e i risultati veri – anche a livello di ambientazione sociale – si vedono solo a lunga tratta. Tuttavia so di tanti che sono tornati in Italia perché in UK li avevano licenziati per fare posto agli inglesi con eguali qualifiche.
    Di gente che consegue il PhD all’estero è pieno ma il mercato è saturo e competitivissimo pure qui e le garanzie di un futuro non ci sono più. Si può conseguire un post-doc… e poi? Se non vieni confermato come ricercatore – peraltro non più pagato come un tempo – che fai? Questo può succedere perché vieni sempre considerato uno che può aver voglia di tornarsene a casa sua prima o poi. E questo i datori di lavoro lo sanno bene!
    Personalmente consiglio di pensarci su e valutare i pro e i contro. Non si può tornare indietro così facilmente come si potrebbe credere. Auguri a tutti.

  • Alex

    Sono peraltro assolutamente d’accordo con quello che scrive Roberta sul mondo corporate. Sapete quanti ne conosco che sono dovuti tornare a casa perché considerati vecchi.

  • Hm Murdock

    Salve ..
    io non sono laureato ho 30 anni , una famiglia e vorrei spostarmi a parigi ..
    allora sono pazzo ?
    pero’ credo che dalla mia parte ho un lavoro niente male per partire .. infatti sono un cuoco .
    che dite e’ fattibile ?

  • lucia

    caro Hm,
    parigi secondo me e la citta piu bella al mondo ma viveci credimi, e` un altra cosa,
    il mio fidanzato vive li con il figlio , ha uno stipendio di 3.000 euro che e considerato buono, ti garantisco che vive alla soglia della poverta` non ha nemmeno i soldi per mangiare decentemente, i cittadini sono letteralmente tartassati da tasse e balzelli peggio che da noi in italia, e come vivere in un incubo, io vado spesso li e se non ci vai da turista ti garantisco che non e piacevole, le case sono microscopiche e fatiscenti, gli affitti alle stelle, la metro fatiscente, rischi di prenderti il tetano solo a mettere le mani da qualche parte..
    insomma te lo sconsiglio,
    fossi i te, mi rivolgerei a qualche paese emergente dove la gente e piena di voglia di fare tipo medio oriente o estremo oriente, ma poi vedi tu..
    buona fortuna!

    lucia

  • Angie

    Lucia mi sembra che tu stia esagerando, non so dove vivi tu, io vivo a Roma, sono stato per diverso tempo a Parigi e ti assicuro che la rete metrò di Paris è invidiabile, per lo meno rispetto alle nostre.L’ingenza delle tasse sui cittadini di residenza francese non è molto più alta della nostra e nemmeno gli affitti sono parecchio più alti dei nostri(a Roma), in compenso avere 3000 euro di stipendio a Roma è ormai assai difficile

  • Iris

    @David 75,
    grazie!!!

    @Roberta,
    grazie per i complimenti.
    Volevo rispondere a due punti del tuo post, scusami per l’enorme ritardo, spero lo leggerai.

    Fuggire dalla famiglia: ecco,io sarei anche rimasta in Italia a continuare con le ceramiche,e cercare di vivere per conto mio;purtroppo pero’,vengo da una famiglia di ignoranti veri,non per la poca istruzione,ma per il tipo di mentalità retrograda che si ritrovano,mista a problemi psicologici di varia natura,il che ha significato per me sopportare 30 anni di incomunicabilità,gelosie,cattiverie gratuite,e,le due molle che mi hanno spinto a tagliare definitivamente i ponti:il controllo totale della mia vita (amici e ragazzi tutti scappati via grazie a ‘sti due mostri),e la mia salute vacillante dopo 30 anni di sopportazioni strenuanti a livello mentale e fisico. In effetti,ho dovuto andare all’avventura,perchè all’estero non avevo nessun contatto,e, nei momenti di vera difficoltà, ho imparato a reinventarmi senza contare su nessuno…

    D’accordo con te sulla mancanza in Italia di quella mentalità efficace di tipo anglosassone. L’Italia, purtroppo, è pura emotività su tutto, non si puo’ parlare o discutere su come risolvere qualunque cosa, grossa o piccola che sia, a causa della reazione emotiva personale prioritaria a qualsiasi ragionamento logico. Cosa questa, che ho sempre trovato molto irritante, controproducente e inutile,e che la dice anche lunga sulla situazione odierna del fu-Belpaese…

    @Alex,
    grazie, scusa anche tu per il ritardo nel rispondere.
    Ecco, per fare la nanny a Londra bisogna essere qualificati, con esperienza, e avere ottime referenze, minimo due. Lo so perchè conosco donne che hanno ricevuto proposte,ma solo perchè hanno in precedenza lavorato in ottime famiglie. Non occorre dire che l’inglese dev’essere più che buono specie se i bimbi stanno imparando a parlare.

    In effetti,io tutti ‘sti italiani in carriera non ne ho visti all’estero,in compenso ne ho visti tanti lavapiatti o,che per causa di forza maggiore,non potevano rientrare in Italia…Si è capito o devo proprio dirlo?…Ho visto anche casi di quasi-barboni che vivacchiano con quasi nulla.Londra,per esempio,città dove vivo ora,oggi è un posto impoverito,con sempre più beneficiari sociali,e i lavori con qualifica,dal segretariato in avanti, è riservato agli inglesi,a ragione perchè non ci siamo solo noi emigrati qui…

  • Enoc

    Iris, nella tua storia di conflitto con la mentailtà emotiva italiana riscontro molte tristi similarità con la mia… Se ti va di provare a contattarci anche in privato, puoi scrivermi tramite i link di questo forum http://wop98.com/it/it_main.html (poi eventualmente posso darti il mio recapito email e/o Facebook), altrimenti non c’è problema.

  • Iris

    @Hm Murdock,

    se posso permettermi,senza offesa: si, un po’ sei pazzo:o)!
    Perchè? Perchè coinvolgi anche la tua famiglia.
    E qui mi associo a quello che dice @lucia: Parigi è,oggi,solo una città acchiappaturisti,con prezzi stratosferici in ogni frangente,e,poi,levati l’Eliseo e l’Eiffel e il loro “glamour”,il resto sono case malsane e fatiscenti con affitti impossibili,degrado e pericolosità delle periferie…e clandestini (i sans-papier) che lavorano in ogni dove sottopagati…ristoranti compresi…
    Ci sono posti in Francia più vivibili,anche economicamente. Il sud-est puo’ essere interessante per il tuo mestiere. E’,si,acchiappaturisti anche quello,ma forse con qualche “chance” in più nel tuo mestiere ,e con contratti a termine ben pagati (esperienza personale),comunque anche quelli indeterminati sono senz’altro meglio dei nostri…Senza parlare dell’atmosfera e il paesaggio almeno un po’ più guardabile,e climaticamente più sopportabile,di Parigi…
    Cose che aiutano parecchio per vivere qui sono due: un’automobile per spostarsi (se vai a vivere in piccoli centri) e,soprattutto,parlare il francese…

  • Iris

    @Enoc,
    interessante link (feci domanda anch’io anni fa per andare in America). Comunque ho un indirizzo facebook: satiria13@yahoo.it,
    ciao!

  • Roberto

    Da quanto ho capito Iris è originaria del ponente Savonese….
    mi farebbe piacere che se leggesse questo mio messaggio potessimo sentirci via mail….
    Sono delle stesse zone….un pò più grande…e vorre i andarmene.

    gentile Iris, se le fà piacer può contattarmi via mail

  • Iris

    @Roberto,

    …delle stesse zone…un po’ più grande…a occhio e croce direi Genova…:o)

    …se mi lascia una mail, rispondo pure :o )

    Iris

  • Roberto

    per Iris

    ti lascio qui la mia mail
    roby.santangelo@gmail.com

    ciao

    attendo tuo contatto

  • barbara

    Ciao Iris, complimenti per il coraggio e la determinazione. Barbara

  • foutula

    ciao, scopro il blog e il tuo post solo ora.

    anch’io lasciato l’italia ben oltre i 30 anni, senza laurea (avevo iniziato l’università, l’ho lasciata, ripresa e poi sono andata via) e vivo nel sud-ovest della francia da quasi 5 anni.

    sinceramente sarà la regione, sarà che sono stata fortunata ma ho incontrato soltanto gente onesta (foss’anche per 2 settimane ma ho SEMPRE avuto un regolare contratto di lavoro), disponibile e non ho ancora trovato nessuno che riconoscendo un accento straniero e chiedendomi di dove sono originaria non si sia dichiarato amante dell’italia e della sua cultura. idem seguendo varie trasmissioni tv ed eventi sportivi, dove i francesi tengono d’occhio i risultati dei nostri atleti con una certa simpatia.

    il che non vuol dire che non esistano persone razziste e ignoranti etc. ma purtroppo per questo la nazionalità c’entra poco… gli idioti sono ovunque…

  • Alex

    @ Iris
    Condivido sui francesi, ho frequentato il Paese per 3 anni e ho cercato di trasferirmici (per questioni sentimentali): un disastro! C’è grande differenza tra nord e sud della Francia, ma spesso la sostanza è la stessa, anche a livello universitario (situazione molto simile all’Italia con parecchia corruzione e tante studentesse che si svendono per passare l’esame).
    Con questo non giudico i francesi, molto dipende anche da chi si incontra – come sempre, del resto!
    In bocca al lupo e grazie della risposta e dalle info.

  • Alex

    @ Iris
    Ah, dimenticavo di aggiungere che ovunque si vada l’inglese – a livello di alta lingua – è solo la base, poi è obbligatorio imparare la lingua locale – a ottimo livello, s’intende e pure velocemente, altrimenti vieni etichettato come “immigrato scroccone del Welfare” (mentre i veri usufruitori del Welfare sono proprio gli indigeni!).

  • Iris

    @Alex,
    …infatti sai quanti francesi ho conosciuto che pur avendo più agevolazioni nel trovare lavoro, vogliono restare con le loro 400euro mensili (+extra tipo piccoli traffici), il monolocalino dallo stato, il medico gratuito…pero’ gli scrocconi sono gli stranieri!

  • iris

    Ciao Iris, sono una tua “omonima” su questo sito.. :-) ho letto con interesse la tua storia.. E ti capisco purtroppo per quanto riguarda le tue vicende familiari,che, quando sei desiderosa di cambiare vita, diventano quasi una zavorra e ti impediscono anche a livello emotivo di superare le difficoltà pratiche che si presentano.. tanti complimenti soprattutto per aver superato questo.. anch’io sono in procinto di andar via dall’Italia.. indecisa tra Irlanda e Inghilterra.. spero di aver anch’io tanta forza. in bocca al lupo per tutto!!P.s. ti lascio anch’io il mio indirizzo mail, nel caso in cui, in un attimo di tempo libero, ti andasse di scrivermi qualcosa in più sulla vita a Londra..:-) (lilli.an@libero.it)Senza impegno ovviamente..:-) Ad ogni modo grazie!


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