Laurea al Politecnico, lavoro in Inghilterra
Quanti di voi conoscono giovani laureati al Politecnico ma che fanno fatica a trovare un lavoro in Italia?
Sergio Panseri era uno di loro fino a quando ha deciso di trasferirsi per lavoro a Bristol, Inghilterra.
Quali porte ti ha spalancato in Italia una laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni dal Politecnico di Milano?
“Spalancato” nessuna, nel senso che non credo che l’università abbia fatto molto per facilitare il mio ingresso nel mondo del lavoro, ma sicuramente quella laurea mi ha aiutato a trovare il mio primo lavoro in un’azienda nel ramo della televisione digitale a Milano. L’esperienza in questo ramo mi ha poi permesso di trovare lavoro qui a Bristol.
Cosa ti ha portato a muoverti verso Bristol?
Prima di tutto la sfiducia nell’economia italiana: la prima azienda in cui ho lavorato è fallita, la seconda ci stava arrivando velocemente. In Italia, poi, gli stipendi erano tra i più bassi d’Europa, soprattutto nel mio campo. Infine, probabilmente, anche il desiderio di vedere come si vive in un altro Paese, un Paese che sembra funzionare meglio del nostro, ha avuto il suo peso.
Come hai trovato il lavoro?
Tramite internet.
Da un motore di ricerca sono approdato al sito dell’azienda, sul quale ho visto che cercavano ingegneri. Ho risposto all’annuncio, ho sostenuto un colloquio telefonico e poi mi hanno invitato per un colloquio in azienda.
Quali professionalità sono richieste?
Nell’azienda in cui lavoro io, esperienza nella programmazione in C di vari microprocessori, conoscenza della televisione digitale e dei vari protocolli relativi ad essa.
Ci descrivi l’ambiente lavorativo in una azienda software in Inghilterra?
Lavoro in una piccola azienda, quindi l’atmosfera è molto informale e amichevole. Gli orari sono flessibili, ma anche nel senso che capita di fermarsi a lavorare più del dovuto e gli straordinari non sono pagati. C’è una piacevole attenzione nei confronti dei dipendenti, per esempio una piccola stanza dove prendere il caffè (pessimo, ovviamente) o il tè, sempre ottimamente rifornita di dolcetti e frutta.
Altro esempio dell’attenzione che hanno verso di noi: dopo un periodo in cui bene o male tutti stavamo lavorando sodo più del solito per rispettare alcune scadenze, hanno inviato a casa di ciascuno di noi, indirizzati a mogli o altri familiari, scatole di cioccolatini o mazzi di fiori. Un bel modo per chiedere scusa alle famiglie del tempo che non abbiamo potuto dedicare loro.
Dal lato degli aspetti negativi, non c’è molta socialità: ognuno pranza seduto alla propria scrivania e non si va tutti insieme a prendere il caffè. La socialità si limita a organizzare qualche bevuta al pub, nel mio caso, raramente.
Com’è la vita di tutti i giorni al di fuori di Londra?
A me Bristol piace tantissimo. E’ più grande di Bergamo, che è la città dove sono nato, ma infinitamente meno affollata di Londra. E’ immersa nella campagna del sud ovest, con le sue colline verdi e i suoi pub con l’arrosto, le patate al forno e la birra rossa.
Ho trovato che la gente per strada è molto amichevole, pur mantenendo sempre quella distanza che a noi Italiani, una volta che ci si conosce, sembra quasi offensiva.
Consigli per chi volesse seguire le tue orme?
Armatevi di pazienza e di umiltà, siamo pur sempre stranieri in casa d’altri. E siamo molto diversi.
Grazie Sergio e buon proseguimento!
Chi di voi è ingegnere e non riesce a trovare lavoro in Italia? Lasciate un commento!


