Impatto della crisi sulla disoccupazione all’estero

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Un video dell’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) illustra l’impatto della crisi sulla disoccupazione all’estero ed in particolare nelle nazioni dell’OECD.

Il tasso di disoccupazione è aumentato in media del 50% dal Dicembre 2007 al Marzo 2010, raggiungendo l’8,7% nell’area OECD.

Negli Stati Uniti il tasso di disoccupazione è salito al 9,7%; in Grecia al 10,2%; in Irlanda al 13,2%; in Spagna al 19,1%.

Riassumendo 17 milioni di persone hanno perso il posto di lavoro negli ultimi due-tre anni nell’area OECD.

La crisi più recente è più grave di quelle del 2000 e del 1990 mentre si piazza a pari merito con quella del 1973.

Purtroppo la crescita dell’occupazione che segue l’uscita dalla crisi questa volta sta procedendo più lentamente che nella crisi del 1973 con un tasso di disoccupazione che rimarrà oltre l’8 per cento fino a 2011 inoltrato.

L’OECD inoltre puntualizza che il tasso reale di disocuppazione può essere più alto in quanto tanti disoccupati sono disposti a lavorare part-time anche se vorrebbero lavorare a tempo pieno.

Il rischio è che questo livello di disoccupazione si trasformi in permanente a meno che non si creino 15 milioni posti di lavoro nell’area OECD, pari alla popolazione dell’Olanda.

Per gli Italiani interessati a lavorare all’estero, la cattiva notizia consiste nel fatto che il tasso di disoccupazione degli immigrati è superiore a quello dei ‘nativi’ in quasi tutte le economie OECD.

Il rapporto tra tasso di disoccupazione degli immigrati e quello dei nativi nella maggiori nazioni è come segue:

  • USA 1,0
  • UK 1,2
  • Canada 1,3
  • Irlanda 1,4
  • Italia 1,5
  • Francia 1,7
  • Spagna 1,7
  • Germania 1,9
  • Lussemburgo 2,2
  • Olanda 2,3
  • Austria 2,4
  • Norvegia 2,4
  • Belgio 2,4

Gli immigrati hanno tratto beneficio dal boom economico dei primi anni 2000 ma stanno soffrendo maggiormente da quando è arrivata la crisi.

disoccupazione estero

disoccupazione estero

A lungo termine, il mondo del lavoro nelle economie sviluppate sta cambiando e i primi segnali di ripresa indicano che ci sia una discrepanza tra i lavori disponibili e le competenze dei disoccupati.

I lavori ci sarebbero ma non ci sarebbero i lavoratori adatti ad essere impiegati in tali ruoli. Ciò colpisce in particolare i settori manufatturieri dove la sostituzione di manodopera non qualificata con automazione e dove l’esportazione di lavoro verso Paesi in via di sviluppo sono state accelerate dalla crisi.

E’ presto per esserne certi ma è possibile che alcuni tipologie di lavoro siano scomparse per sempre ed i nuovi lavori disponibili richiedono competenze superiori a quelli scomparsi.

Come prepararsi al futuro? Continuare a studiare, tenersi al passo con la tecnologia ed essere disposti ad andare dove il lavoro c’è.

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