10 motivi (bilanciati) per trasferirsi negli Stati Uniti

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Jack ha gentilmente condiviso i suoi 10 motivi per trasferirsi negli Stati Uniti, bilanciandoli con l’altra faccia della medaglia per evidenziare le pecche che si accompagnano alle qualità.

Ci ha inoltre raccontato sul forum la sua esperienza di come ha iniziato a conoscere gli Stati Uniti, visitandoli, e capire meglio la realtà di quel Paese grazie alla comunicazione con amici residenti lì.

Trasferirsi stati uniti
Foto: Globevisions

Ecco i motivi:

1) Per il minor costo della vita e minor tasse, pur avendo stipendi sopra la media italiana. Anche se è molto facile non trovare un lavoro che renda abbastanza da arrivare a fine mese se non si ha un’istruzione più che discreta.

2) Per avere la possibilità di vivere in un luogo con qualità della vita superiore. Anche qui, se non hai un lavoro di sicuro non ti puoi aspettare di ricorrere a qualche ammortizzatore sociale, perché non ce ne sono specie per gli immigrati o sono limitatissimi.

3) Per poter avere la possibilità di scelta in qualunque cosa, dai prodotti da acquistare all’istruzione.

4) Per avere la libertà di fare quello che vuoi senza essere giudicato per razza, lingua, cultura e famiglia. Devi comunque integrarti molto bene nella società americana. Devi parlare la loro lingua se vuoi viverci senza ricevere pregiudizi altrimenti c’è poco da fare.

5) Per avere a disposizione un’enorme rete autostradale che ti permette di guidare fra tutti gli Stati con poca fatica, come se fosse una piccola scampagnata nel weekend. Inoltre, guidare è un piacere e tale deve rimanere, tutti rispettano le regole stradali (tranne in qualche stato come il Massachusetts e la Florida), l’illuminazione di notte è su tutte le autostrade e strade anche quelle più scampagnate e le condizioni dell’asfalto sono solitamente ottime.

6) Perché gli unici politici con cui avrai a che fare sono quelli della giunta cittadina e il sindaco. Ci sarebbe parecchio su cui discutere, cominciando a dire che i criminali sono in tutto il mondo, ma almeno la poca “distanza” aiuta i cittadini a conoscere meglio chi stanno per votare. Inoltre, il governo statale e federale può mettere i bastoni tra le ruote e impicciarsi nell’organizzazione delle singole città (che decidono anche tasse e gestiscono i servizi locali) ma capita in pochissime occasioni.

7) Perché c’è più civiltà e rispetto del suolo pubblico come parchi, giardini e marciapiedi. Al solito, si può andare da un estremo all’altro, una parte di città può essere curatissima e rigogliosa, mentre un’altra zona può essere un ghetto con edifici abbandonati e negligenza nella manutenzione di qualsiasi cosa.

8) Per la giustizia, se esiste una legge viene anche fatta rispettare e se commetti un qualsiasi crimine assaggi subito il sapore di una cella anche a costo di farti inseguire o farti prelevare da casa, senza guardare se indossi una canottiera o giacca e cravatta da manager. A volte però sono troppo fiscali in qualsiasi cosa, soprattutto nelle regole stradali e un Italiano si trova sicuramente male, abituato ad infrangere 10-20 leggi stradali al giorno senza rendersene conto.

9) Per essere a contatto con un’economia più viva, più intraprendente e per poter avere a che fare con 300 milioni di persone unite, che comprendono la stessa lingua e che hanno la stessa cultura

10) Perché per fare un’opera pubblica non passano 50 anni tra cantieri mai iniziati, tangenti, politici mafiosi e milioni di dollari rubati ai cittadini

Grazie Jack!

Cosa ne pensate? Aggiungete il vostro punto di vista con un commento!


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  • http://tatone2001.blogspot.com Lory

    Mi viene voglia di trasferirmi, soprattutto in un periodo come questo dove non insofferente all’Italia e agli italiani (purtroppo sono italiana anche io!)

  • http://tatone2001.blogspot.com Lory

    Scusate ho scritto male:
    Mi viene voglia di trasferirmi, soprattutto in un periodo come questo dove sono insofferente all’Italia e agli italiani (purtroppo sono italiana anche io!)

  • ale

    quoto tutto quanto detto ma
    ci siamo dimenticati di dire che:

    - i giorni di ferie sono pochissimi (non esiste un minimo per legge)

    - i giorni di malattia sono contati (se va bene una decina)

    - il cibo, seppur saporito, non e’ di qualita’ (e a lungo andare secondo me fa male)

    - paghi l’assistenza sanitaria e devi solo augurarti di non star mai male.

    - crescer un figlio e mandarlo a scuola costa un capitale.

  • http://www.iojack.net Jack

    e lo so ci sarebbe da scriverci un libro! ma ho preso questi piccoli interventi da “10 motivi per…” come uno svago per i lettori, almeno io mi diverto a leggerli :D

  • http://www.iojack.net Jack

    PS: senno’ apriamo un topic sul forum e ne parliamo in maniera piu’ ampia li’!

  • Marilena

    Anche io vivo negli Stati Uniti e quello che dici e’ sicuramente vero ma…..
    Questo e’ decisamente un paese dove puoi ottenere quello che vuoi se sei disposto a lavorare duramente e sei anche un po’ fortunato.
    Non e’ per persone che vogliono avere tante vacanze o tante ore a casa con la famiglia.(scegliete la Svezia per queste cose)
    A lungo andare puo’ stancare questo tipo di vita ma anche quello dipende dalla fortuna che hai. Esistono lavori che ti offrono 3 settimane di vacanze pagate e un’ottima assicurazione ma stanno diventando sempre meno.

  • Enoc

    Anche a me sembrano motivi altamente incoraggianti, visto che tanto le realtà di scarso welfare e di stakanovismo obbligato sul lavoro si stanno diffondendo rapidamente anche in Italia, però senza il corrispettivo in retribuzione né in qualità della vita e dei servizi, e allora è un conflitto di stili di vita tra vecchio e nuovo che procede scontentando tutti, aziende e lavoratori, istituzioni e cittadini…

    Io ad esempio lavoro con turni non settimanali, cioè con turni di riposo che spesso non coincidono con il sabato e la domenica (ciò che produce una continua gara ai cambi di turno, tra i miei colleghi irriducibili che soffrono tantissimo questa impossibilità di non essere liberi quando lo sono “tutti gli altri”, dicono che così questo lavoro “non permette di fare nulla”), e non ho un orario fisso che mi permette di “staccare” la mente e il telefono a cadenze regolari, ma si lavora a commissione e per obiettivi, con una “flessibilità” che si traduce in impegno spesso duro e imprevedibile… Ritmi e logiche che credo somiglino molto a quelli degli USA, però con uno stipendio da “generazione 1.000 euro” (più o meno; meno per chi non serve in full-time al 100%).

    Il problema di emigrare in USA però mi risulta che riguardi i visti di lavoro e le sponsorizzazioni…

  • Marilena

    In Italia ormai c’e’ uno sfruttamento unico sul lavoro che di sicuro si sta meglio negli USA (quasi sempre). Pero’ come dici tu devi poter ottenere un visto di lavoro, che non e’ semplice.

  • http://www.iojack.net Jack

    guarda se proprio non hai niente da perdere qui, e se non riesci a trovare il modo di avere qualcosa di “assicurato” (che di assicurato ormai non c’e’ nulla, pero’ avere uno sponsor e’ praticamente oro) per coronare il tuo sogno, ti consiglio di partecipare alla Diversity Lottery ogni anno.. non e’ niente di impegnativo, non hai nessun obbligo, ma magari ogni anno hai sempre qualche possibilita’ di vincere una green card senza praticamente fare nulla! Poi potrai decidere se partire definitivamente oppure no.. Fai conto che comunque con le tue conoscenze e studi (anche se non ho ben capito che lavoro fai XD) non credo avrai tantissimi problemi, e cercare lavoro sul posto e’ molto piu’ semplice che fare tutto dall’Italia senza nemmeno avere uno straccio di permesso!

  • nikolino

    sto cercando in tutti modi di scappare da questa italia ormai fallita che solo si parla di tasse ecc sto cercano in tutto il mondo come pasticciere pizzaiolo o qualsiasi altra cosa ma niente enon so piu che fare tu sapresti x caso ciao giovanni cell 3203494329

  • http://coppiemiste.nimstudios.com nim

    non sono pienamente d’accordo con il punto 4…è vero che trovi tutte le razze e a livello di pubblica amministrazione e giustizia sono tutti uguali, ma quando ho fatto l’università a Chicago per la prima volta mi sono sentito uno straniero (sono moro, pelle scura, e in Africa mi scambiano per libanese). Avevo il rispetto e l’amicizia da tutti gli immigrati di prima o seconda generazione, neri, latini, indiani, asiatici….ma gli anglosassoni brrrrrrr, gelo totale! c’era chi non mi salutava, chi mi evitava, addirittura una prof del corso di grafica mi ha fatto sentire straniero, chi girava la faccia facendo finta non vedermi…
    Ma va cmq bene cosi, è stata un’esperienza fantastica amo gli USA, e questi comportamenti nei miei confronti non hanno fatto altro che aprirmi la mente ed avere un comportamento di accoglienza con gli immigrati nostrani…

  • lello

    secondo me il mito dell amercica è finito li nn avrete ne un istruzione per i propri figli ne una sanità decente per nn parlare dell inesistenza dei sibdacati e di tutto ciò che comporta che i crimini sono 10 volte superiore a quelli italiano quindi la legge non viene fatta rispettare e poi il razzismo esiste fortemente contro i non bianchi e poi c’è un squilibrio tra ricchi e poveri che è simile al terzo mondo quindi o siete al top o siete nei ghetti la classe media nn è minimamente paragonabile a quella italiana

  • http://www.iojack.net Jack

    strano! sicuramente invidia :) purtroppo ci sono sempre le eccezioni, sfortunatamente negli USA c’e’ una categoria di persone che si crede quella “americana vera”, e sono quegli anglosassoni, soprattutto irlandesi, di carnagione bianchissima, che non sopporta vedersi tutta la concorrenza con cui avranno a che fare una volta laureati. Hanno dimenticato la loro storia e i loro parenti che erano a loro volta immigrati, gli stronzi sono ovunque purtroppo, ma ci sono molte altre persone che, anche chiamandosi “Abdul”, sono molto piu’ americani di loro, e piu’ tolleranti.
    Anche io dopo il mio brevissimo periodo ho scoperto la vera tolleranza e accoglienza verso gli immigrati in Italia, sicuramente non e’ cosa da niente, la maggior parte degli italiani dovrebbe fare questo tipo di esperienza!

  • http://coppiemiste.nimstudios.com nim

    @ jack! preciso preciso a come la penso io! e infatti erano proprio gli anglosassoni biondi quelli che mi trattavano peggio…è ovvio che poi nella moltitudine di razze presenti negli States fai presto a fregartene, take it easy, e cosi ho fatto e mi ero integrato benissimo con vari Josè, Gomez, Gustavo, Roman, Luis…in sostanta l’etnia messicana mi ha fatto sentire a casa!

  • http://www.mondoalbino.com albino

    Aldo, a questo punto potremmo scrivere come corollario UN punto per trasferirsi in Australia:

    1) Australia is USA without guns.

    lol

  • http://Libero Silvy

    Ciao a Jak e a tutti i “commentatori”. Sabato ritorno definitivamente In Texas dopo 6 mesi per ottenere il permesso di residenza permanente.
    Abiterò a Georgetown, vicino a Austin, la capitale. E, personalmene, dopo questo periodo di Italia forzata sono contenta di rientrare a casa. L’America non è facilissima ma nemmeno impossibile. Dove abitiamo le scuole pubbliche sono semplicemente strepitose così come tutte le strutture pubbliche (contea di Trevis).
    Il cibo… bah sarà che trovo tutta la verdura che voglio, esisteno la pasta, il pesce, insomma se proprio non si vuol essere de Gualtierini in erba ce la si cava.
    I ristoranti (non Italiani) sono buoni, una volta che impari a leggere i menù. Poi dipende molto dalla persona e da cosa si aspetta.
    Il tempo libero… forse ce ne sarà meno. Ma il nostro, qua in Italia, spesso le sprechiamo a decidere cosa fare o in ore di coda in macchina. Le fatidiche ferie sono spesso uno stress tanto da farci rimpiangere il lavoro.
    Non so… è presto per un punto di vista davvero oggettivo. So di sicuro che andando a fare la spesa mi è capitato di vedere i cervi. Ho i colibrì e gli scoiattoli in giardino e non mi preoccupo se mi dimentico il cellulare in macchina. Per adesso.
    Magari rischio di trovare anche un lavoro, cosa che in Italia, mi posso sognare con due figli da crescere.

  • Giordano

    #1- Le tasse in Italia sono un po piu alte ma con esse viene una serie di benefici che in USA non esistono…alla fine si paga di piu in USA.
    #2- Qualita di vita superiore…non saprei, detto cosi e’ troppo generico. Basti pensare alla mancanza di assistenza sociale (menzionata nello stesso punto).
    #3- Anche questo e’ un po generico…scelta di qualunque cosa….cosa? L’istruzione in USA e’ molto costosa, le scuole pubbliche in generale non sono allo stesso livello delle private.
    #4- Un po contradditorio. Prima dice che non si e’ giudicati per razza, LINGUA ecc….poi dice che bisogna parlare la lingua senno non c’e’ niente da fare. Comunque c’e’ ancora molto razzismo e si e’ giudicati dal colore della pelle all’accento che si ha quando si parla inglese.
    #5- La rete autostradale e’ buona ma non pensate di poter guidare dappertutto visto che le distanze sono enormi. Se poi si opta per il treno preparatevi a sborsare oltre $100 per circa 400Km (almeno il doppio dell’Italia). Anche se non di qualita, preferisco la capillarita’ della rete ferroviaria italiana. Inoltre ci sono strade malmesse anche in USA (specialmente adesso con la crisi, gli stati non hanno soldi per mantenerle).
    #6- Sono sosanzialmente d’accordo, il bello e’ che si votano direttamente dal rappresentante della citta al presidente. I politici sono raggiungibili tramite email ed in generale rispondono in tempi accettabili. Ci sarebbe molto altro da dire, cmq c’e’ un oceano di differenza con l’Italia.
    #7- Anche questo punto e’ contradditorio, e’ vero che a pochi Km di distanza ci possono essere situazioni molto diverse. Cmq scordatevi di vedere al centro della capitale (DC) muri pieni di graffiti e sporcizia come e’ normale a Roma o altre citta’ italiane. Non credo sia per l’educazione della gente ma per la presenza di leggi che vengono fatte rispettare. Cmq in generale trovo le citta americane piu pulite.
    #8- Sono d’accordo al 100% and I LIKE IT!
    #9- L’economia puo essere piu viva ed e’ piu facile avviare un’attivita, ma il fatto che ci siano 300 milioni di persone che parlano la stessa lingua e hanno la stessa cultura e’ UN’ERESIA!!!! Da questo punto ho il dubbio che chi ha creato i 10 punti sia mai stato in USA….
    #10- Sono d’accordo.

    Scusate se sono stato troppo critico…vivo negli USA da 6 anni e mi sentivo di dire la mia…
    Saluti

  • http://www.iojack.net Jack

    ciao, per favore leggi il quarto commento a questo articolo. Poi se vedi tutti gli altri “10 motivi per…” sono uguali ;) ovviamente e’ impossibile analizzare un Paese cosi’ grande in 10 punti.
    “Un po contradditorio. Prima dice che non si e’ giudicati per razza, LINGUA ecc….poi dice che bisogna parlare la lingua senno non c’e’ niente da fare. Comunque c’e’ ancora molto razzismo e si e’ giudicati dal colore della pelle all’accento che si ha quando si parla inglese.” non e’ contraddittorio, in Italia potresti integrarti benissimo e parlare addirittura il dialetto locale ma se appena alcune persone sanno delle tue radici ti trattano come un qualsiasi altro immigrato, cosa che negli US acccade con meno frequenza da come l’ho vista, ma se te mi dici il contrario si vede che ho visitato l’unico luogo non razzista del Paese ;)
    Comunque ben vengano le critiche, volevo aprire un topic sul forum per parlare dettagliatamente visto che anche nei commenti precedenti mi e’ stato richiesto, ma poi non risponde piu’ nessuno! Sicuramente chi ci vive da anni ne sa piu’ di me, ma per il punto 1 e 3 ti posso assicurare che in Italia e’ un disastro, almeno secondo il mio punto di vista… Comunque capisco che il punto 3 e’ molto generico, bisognava tagliare senno’ mi mettevo a scrivere un romanzo, intendevo dire che c’e’ piu’ liberta’ di scelta e se paghi poi hai quello per cui hai pagato. Io sto cercando un’universita’ decente da un anno in Italia e ancora non l’ho trovata… Dopo aver visitato il primo college che mi e’ capitato durante la mia visita negli States non so, e’ stato come vedere il paradiso dell’IT, e informandomi anche sugli altri college (parliamo di quelli “nella media”, tasse da circa $8k l’anno) offrono percorsi di studio che qui mi sognerei, infrastrutture decenti e professori molto ma molto alla mano.
    Insomma c’era parecchia frustrazione nell’aria quando ho scritto queste cose, capisco la confusione :)

  • http://coppiemiste.nimstudios.com nim

    io riassumerei il tutto cosi, unendo i commenti di jack e Giordano: IN THE USA GET CASH OR DIE!!

    (vero o no? questo è anche quello che ho capito dopo averci vissuto)

  • RolandoR

    Sarò un pò franco e diretto, perdonate l’asprezza, ma davvero non mi capacito di come si sia potuta stilare una lista così parziale se non addirittura mistificatoria nello stravolgere la realtà, tacendo alcuni fatti mettendone in luce altri.
    C’è molta, moltissima ignoranza riguardo gli USA e generalmente di pensa di conoscere pressochè tutto di questo paese, perchè in apparenza è simile all’europa, essendo un paese “occidentale”, ma la realtà che c’è sotto la superficie va al di là di ogni immaginazione tanto che, lo capisco benissimo, è difficile da accettare.

    Per esempio non si può parlare del mondo del lavoro senza mettere in rilievo l’assoluta mancanza di diritti o certezze del lavoratore. Si può essere sbattuti fuori dal datore di lavoro anche senza giusta causa e questo, considerata la struttura sociale americana, dove praticamente tutto è costruito sul debito (casa, istruzione, salute, eccetera, insomma *tutto*) rappresenta la morte sociale. O si trova un altro impiego in tempo utile, oppure si finisce in strada, con l’unica prospettiva di una vita da homeless. Da qui nasce tutta una serie di fenomeni che ci immagineremmo esistere solo nel terzo mondo. Sono moltisimi gli statunitensi che vivono in macchina, che perdono la casa e la famiglia o che sono ridotti sul lastrico da spese mediche. Esistono vere e proprie car-cities, o realtà come i migrant-workers, costretti a spostarsi di città in città alla ricerca di lavoro come raccoglitore o operaio.
    La situazione è talmente pesante da dare vita a vere e proprie aberrazioni, come il fenomeno delle madri in affitto o quello, tristissimo, degli immigrati ispanici cui viene garantita la cittadinanza in cambio di una ferma militare (solitamente per trasformarli in carne da cannone da spendere sul fronte afghano, iraqeno o in una delle tante guerre scatenate in giro per il mondo).

    Ci sono aspetti messi in rilievo che sono soltanto apparenza, la liberta di scelta? Decidere se mangiare un Mc Donald un Burger King che scelta sarebbe? Si tratta sempre della stesso prodotto fatto di carne putrida che sta mietendo milioni di vittime e creando obesità fin dall’infanzia.
    Il razzismo poi è una realtà incontrovertibile negli USA ed è basato su due aspetti. Il primo quello storico: stiamo parlando di una nazione unica nel suo genere e unica nella storia dell’umanità. Alla faccia del concetto autodeterminazione dei popoli, il loro territorio è stato conquistato con un genocidio ai danni dei nativi pellerossa attuato scientificamente nel corso dei secoli (guerre, stipulazione di trattati non rispettati, distribuzione di coperte infettate di vaiolo per seminare la morte tra le popolazioni). Sono stati uno degli ultimi paesi ad abolire la schiavitù e fino agli anni ’60 era in vigore la segregazione razziale, poi abolita dal punto di vista legale in seguito alle battaglie civili della popolazione di colore, pagata a caro prezzo ma non ancora penetrata del tutto sul piano sociale. Se si pensa che gli USA vanno esportando democrazia nel mondo è abbastanza chiaro come di fondo si tratti di un popolo ipocrita, oltre che ovviamente violento e guerrafondaio.
    Poi c’è l’aspetto quotidiano, quello in cui dove sei un nero, un ispanico o comunque non un WASP non hai diritti, sei emarginato e giocoforza costretto a creare comunità con quelli che hanno le tue stesse origini. Ricordiamo che gli USA non sono New York, c’è la realtà vastissima delle piccole e medie città e della campagna americana dove la realtà è totalmente differente. Anche solo il fatto che la lista sorvoli su questa differenza la rende ancora una volta parziale.

    Ci sarebbe molto altro da dire sulla faziosità (a mio modo di vedere) dell’articolo e bisognerebbe ribattere punto per punto. Non lo farò per mancanza di tempo, limitandomi solo ad alcuni di essi. Si prenda ad esempio il punto 7. Viene fuori che ci sono posti pulitissimi e ad latri lerci all’inverosimile. Su quali basi questo sarebbe un fattore positivo? Lo sarebbe se tutto fosse pulito, altrimenti non si può prendere una parte della realtà e dire “questa è quella buona”, sottintendendo che l’altra non esiste o non è importante.
    Questo aspetto, al contrario, è rivelatorio della vera realtà degli USA e dice molto di più di quanto appaia ad una prima lettura. Negli USA ci sono veri e propri ghetti, terre di nessuno, dove governa la microcriminalità. Ma tutto va bene finchè i criminali se la prendono con gli abitanti di certi quartieri, poveri per l’appunto, gente che vive di stenti sperando di vedere l’alba del giorno dopo e questo viene tollerato.

    Per il punto 8 vale la stessa cosa detta per il punto 7: una cosa negativa fatta passare per positiva. Certo, a qualcuno può anche andare bene vivere in uno stato militarizzato, ma per chi crede ancora che le pene debbano essere commisurate all’infrazione farebbe bene a tenersi alla larga dagli USA.

    Potrei continuare, ma ribadisco, è caratteristica di quasi tutti i punti del decalogo quella di fare passare per positivo ciò che non lo è. Mi dispiace molto, ma dubito fortemente che chi ha scritto il decalogo abbia vissuto abbastanza negli USA da arrivare a conoscerne al punto da poterne scriverne pubblicamente.

  • Giordano

    Per la situazione dell’universita ti do ragione, anche se non ho frequentato universita americane mi sono meravigliato ogni volta che ho avuto un’opportunita di visitarne una. Per le tasse, capisco che la situazione italiana e’ frustrante ma in generale in Europa pagando le tasse si hanno dei benefici: decente pensione, gratis o economica istruzione universitaria, malattia pagata, maternita’ (e paternita’), parecchi giorni di vacanze pagate ecc…
    Ti consiglio di leggere questo articolo, per me e’ stato illuminante.

    http://www.guardian.co.uk/commentisfree/cifamerica/2010/apr/15/tax-day-us-europe

    Saluti.

  • http://www.iojack.net Jack

    “C’è molta, moltissima ignoranza riguardo gli USA e generalmente di pensa di conoscere pressochè tutto di questo paese, perchè in apparenza è simile all’europa, essendo un paese “occidentale”, ma la realtà che c’è sotto la superficie va al di là di ogni immaginazione tanto che, lo capisco benissimo, è difficile da accettare.”
    Ma cosa stai dicendo? E poi guarda, se stavi cercando un libro che analizza gli USA in 150 capitoli e 6000 pagine facevi prima a visitare il sito di una libreria. Far passare per positivo cio’ che non e’? Ma hai mai frequentato questo blog? Hai mai visto gli altri articoli? Tutti gli articoli sono personali, alcuni oggettivi, ma come pretendi di analizzare da cima a fondo un Paese intero in 10 punti? Ognuno ha avuto una sua visione e cerca di esporla incentivando l’obiettivo comune: emigrare. E poi in uno spazio del genere come pretendi di parlare di tutte le menate che riguardano il lavoro, la sanita’, la societa’? Lo scopo e’ scrivere 10 motivi molto sintetici. Davvero non capisco se sei arrivato su questo blog giusto ieri o cosa.
    Ma comunque va bene cosi’, so per esperienza che appena uno scrive su internet ad esempio “nel luogo x non c’e’ la criminalita’” c’e’ sempre il tizio di turno che dira’ che la criminalita’ e’ ovunque, che tutto il mondo e’ paese e che sono state scritte solo idiozie. Quindi piu’ che scrivere parole al vento, perche’ non ti rendi utile e fai quello che tutti noi stiamo aspettando da tempo, la bibbia degli Stati Uniti? E renditi oggettivo, che nemmeno nel tuo commento non ci sei riuscito, come non lo sono stato io sul MIO articolo personale che riguardava la MIA esperienza PERSONALE. Magari ci esce qualcosa di buono, o almeno hai quello che stavi cercando. Impara a capire e a cercare cosa vuoi davvero. Ciao.

  • Elisa

    Jack perché te la prendi così? E’ interessante il confronto. Anche io non sono d’accordo su quello che dici (e condivido con RolandoR, fai passare per positivi punti che forse non lo sono così tanto, almeno, non per tutti – già solo perché in qualche stato esiste ed è applicata la pena di morte, brrrrr….), ma capisco il tuo punto di vista.

    Ti ho letto qua e là nel forum e leggo tanto astio verso l’Italia. Ripeto, lo capisco. Ma, se non ho capito male, tu non hai vissuto a lungo negli USA né altrove. Anche io la pensavo come te alla tua età (immagino che tu sia all’inizio dell’università), che l’università in Italia fa schifo, che paghiamo troppe tasse, la sanità è pessima… Io dopo ho cambiato idee su tante cose, perché ti rendi conto che ci son valori più o meno importanti per te e quindi ci sarà uno stato che farà al caso tuo meglio di un altro.

    Un consiglio (non richiesto): ascolta chi vive là da molti anni e fanne tesoro.

    ps: forse sono andata un pò OT :)

  • http://www.iojack.net Jack

    Ciao Elisa, non me la prendo di sicuro, trovo solamente sconcertante la serieta’ di certe persone. Dovro’ ripetere all’infinito le mie ragioni, o bisognera’ ancora leggere commenti del tipo “perche’ non hai parlato di questo questo e questo?”? O magari si puo’ andare sul forum e parlarne piu’ ampliamente, piuttosto che in uno spazio cosi’ limitato come questo. Pensate davvero che siano solo quelle 10 cose che conosco? Rispetto sempre chi ne sa piu’ di me, ma quando qualcuno non riesce ancora a capire l’obiettivo di questi articoli e’ normale che ti cascano le braccia, ci sono luoghi piu’ appropriati dove parlare e scrivere quanto si vuole.

  • http://www.iojack.net Jack

    intendo, per l’ultima volta, e’ ovvio che non si puo’ parlare di tutto per qualsiasi cosa! ci sono molti modi di far critica, io rispondo nello stesso modo con cui si offre l’altra parte. Ma vista la grande richiesta, ho aperto il topic sul forum su cui possiamo lanciare un argomento e discuterci sopra ampliamente

  • RolandoR

    Prima di tutto vorrei sinceramente scusarmi con Jack se alcune frasi del mio precedente commento sono state tagliate con l’accetta, non era mia intenzione offendere qualcuno o esagitare gli animi e per questo motivo ho chiesto preventivamente perdono per l’asprezza.

    Ammetto anche di non aver ancora letto tutto il Blog: non sapevo fosse necessario farlo per potersi vedere riconosciuto il diritto di commentare *un* singolo post.
    Davvero fosse in vigore una regola come questa, lasciatemelo dire, la troverei piuttosto ottusa. Ma se, come credo, è soltanto un debole appiglio per tentare di screditarmi, allora me ne dispiaccio.

    Il Blog comunque è molto interessante tanto che mi riprometto di colmare al più presto questa mia lacuna.

    Voglio precisare che il mio scopo era solamente quello di portare il mio punto di vista sul decalogo, sforzandomi di entrare nel merito della discussione, e almeno per questo motivo credevo di meritare una risposta altrettanto contestualizzata.

    Trovo infatti che cavarsela sostenendo che “qualsiasi cosa scrivi su internet c’è sempre chi dice l’opposto” sia una scappatoia troppo facile.
    Su internet c’è anche chi scrive senza conoscere ciò di cui parla, se è per questo, ma anche se lo pensassi mi guarderei bene dallo scrivere un commento del genere.
    Il vero punto è: sono state dette cose sbagliate?

    Quindi non posso accettare questa non-risposta, nè il consiglio di scrivere Bibbie, o di fare il docente perchè non ho mai asserito di avere alcun titolo per farlo.

    Magari sono io quello in errore, e per carità non avrei alcun problema ad ammetterlo, però avrei gradito che mi fossero illustrate le inesattezze che posso aver commesso invece di catalogare tutto troppo comodamente e sbrigativamente sotto la voce “idiozie”.

    Saluto, senza rancore!

  • Gianfranco

    Il problema, secondo me, e’ che si tende sempre a generalizzare troppo, anche quando si cerca, in buona fede, di essere specifici. A questo si aggiungano gli stereotipi e, ovviamente, la predisposizione personale verso questa o quella cosa. Forse Jack ha esagerato da un lato ma, secondo me, RolandoR ha esagerato dall’altro.

    Infatti, la prima cosa che RolandoR ha citato al momento di parlare di scelta sono stati i Mc Donald’s . Magari e’ stata la prima cosa che gli e’ venuta in mente, ma a me pare un buon esempio di come, nonostante ci si voglia allontanare dagli stereotipi, questi ultimi siano sempre in agguato. Personalmente odio i Mc Donald’s e ho sempre avuto possibilita’ di scelta, nonostante non viva in una grande citta’.

    La seconda cosa sulla quale non sono d’accordo riguarda il razzismo. Allora: immagino che RolandoR abbia vissuto (o viva) negli USA cosi’ come abbia vissuto (o viva) in Italia. Da questo nasce l’immancabile gioco delle differenze Tra A e B. Definire pero’ gli Stati Uniti come un paese razzista mi sembra alquanto esagerato. Non ci piove sul fatto che ci siano comunita’, gruppi piu’ o meno grandi di idioti razzisti. Come dappertutto. Probabilmente nel sud questo fenomeno e’ certamente piu’ evidente. Ma dato che facciamo il gioco delle differenze allora mi chiedo: quante persone di colore (o indiane, o cinesi etc.) in un paese come l’Italia,ricoprono posti di responsabilita’? Afro-americani, negri, indiani, quanto davvero puo’ valere la loro parola in Italia? Questa e’ la differenza. Il razzismo, negli USA, lo creano due idioti. L’Italia, invece, e’ ancora culturalmente razzista. Saprai benissimo anche tu che un numero enorme di docenti di materie scientifiche, per esempio (anche in universita’ prestigiose), negli USA sono stranieri. Se davvero fossero razzisti, nel senso profondo del termine, avrebbero mai permesso ad un presidente di colore di gestire una nazione? O permetterebbero mai a un docente straniero di impartire una educazione a me, WASP? L’ipocrisia esiste dappertutto, certo, ma tutto dipende anche dagli occhiali che uno indossa per vedere il mondo: cio’ che e’ giusto per loro a me puo’ sembrare assurdo.

    Riguardo al mondo del lavoro: vero, negli USA non ci sono praticamente tutele. E in Italia? Anche troppe. Infatti, mandare via a calci l’impiegato medio che passa ore davanti al caffe’ a chiacchierare con i colleghi e che, oltre ad essere incompetente e’ anche maleducato, e’ impresa titanica. Lungi da me il far intendere che tutti gli impiegati siano cosi’, ma a chi non e’ capitato? Sara’ che sono stato fortunato, ma all’estero non ho mai incontrato un impiegato maleducato e poco disponibile. Il problema, in Italia, e’ che chiunque sta dietro ad un vetro pensa di essere Dio e, mai dimenticarlo, ci sta facendo un favore. Quindi, personalmente, preferisco la mobilita’ e la mancanza di tutele poiche’ chi sbaglia paga. Ovviamente ci possono essere altri problemi dietro, ma non stiamo parlando di questo, ora.

    Infine, non esistono paradisi in terra e gli Stati Uniti hanno la loro grande dose di difetti, ma e’ altrettanto vero che bisogna dare a Cesare cio’ che e’ di Cesare. E, cosa importantissima: tutto e’ relativo.

    Saluti

  • RolandoR

    Giuste precisazioni, Gianfranco.
    Tutto è relativo e nel raffronto tra USA e Italia può benissimo risultare che alcune storture americane vengano mitigate, per così dire, dalla comparazione con la situazione italiana.
    Il mio scopo, tuttavia, era esclusivamente quello di cercare di riportare la bilancia in parità rispetto ad una lista che, sempre a mio opinabilissimo avviso, pendeva troppo da una parte e tendeva a presentare come positivi fatti che erano in realtà contradditori.
    Per quanto riguarda il razzismo, io credo che invece quello americano sia profondamente culturale e non sia rivolto soltanto alle etnie ma anche alla situazione sociale che deriva dal reddito. E’ sicuramente è vero che molti ruoli istituzionali sono occupati da appartenenti a minoranze ma ci sarebbe da chiedersi se queste persone mantengano la propria identità o se viceversa non finiscano per omologarsi alla cultura dominante, diventando così a tutti gli effetti parte dell’establishment. In America la popolazione carceraria è prevalentemente di colore, i poveri sono prevelantemente di colore ed anche i militari di truppa appartengono prevalentemente a minoranze etniche. Sta a noi interpretare questi dati, vedendoli o come una tendenza alla discriminazione o come una effettiva inferiorità intellettuale di neri, isparnici o asiatici che non gli consente di occupare posizioni migliori o di ottenere migliori benefici nell’ambito della società.
    Poi, certamente, contiamo anche i professori, i generali dell’esercito, gli sportivi e tutti quelli che hanno successo prima di tirare le nostre considerazioni. Sono convinto che tirate le somme, qualcuno potrebbe avere delle sorprese.

    Vi è un esempio lampante, proprio in questi anni: l’elezione di Obama. Ad una prima occhiata appare una grande lezione di democrazia, ma se andiamo a vedere come è cambiata la situazione degli afro-americani negli ultimi tempi ci accorgeremmo che la continuità con i presidenti precedenti è stata mantenuta inalterata.

    Per finire, questione McDonald: non ritengo che possa definirsi un luogo comune, la penetrazione del fast-food nelle consuetudini USA è viscerale e vi è una stretta correlazione, dimostrata, con le statische sull’obesità. Però, e su questo punto hai ragione, il mio messaggio è per forza di cose superficiale e sicuramente si presta a molte critiche e puntualizzazioni.

  • Gianfranco

    Grazie per la tua risposta, RolandoR.

    Giusto una piccola riflessione sulla tua precisazione riguardo i Mc Donald e le statistiche: hai ragione sulla stretta relazione tra fast-food e popolazione, e’ un fatto innegabile. Ma questo non ha a che vedere con la possibilita’ di scelta di cui parlava Jack. La possibilita’ di scelta (in questo caso in campo culinario), oggettivamente, esiste; che poi le nostre (loro) scelte si basino quasi sempre seguendo sempre le stesse consuetudini e preferendo un fast-food quaisasi ad un buon piatto fatto in casa o ad un ristorante come si deve (per quali ragioni, poi? Mancanza di tempo? Scarsa cultura culinaria? Pura pigrizia?), questo e’ un altro paio di maniche.

    Due parole sul problema dell’identita’ di un popolo, infine. Io credo che sia un concetto troppo difficile da analizzare. Parli di identita’ propria e di omologazione alla cultura dominante: questo e’ un processo che non puo’ essere fermato. Nell’era della globalizzazione, in un mondo di culture a ‘scatole cinesi’ e’ impossibilie secondo me rimanere completamente fedeli ad una propria identita’. Da cosa e’ definita esattamente una identita’? Tradizioni? Lingua? Storia? Tutte queste cose insieme? Probabile, ma andando ad aprire una scatola, ti accorgerai che la cultura X ha assorbito da quella Y e quella Y a sua volta, con il passare del tempo, ha assorbito da quella Z. Nello stato in cui vivo, per esempio, la presenza di nativi e’ enorme. Ed e’ terribile vedere quanto in basso siano potute cadere le tribu’ i cui nomi evocavano immagini di guerrieri e di vecchi saggi, una volta assimilati i lati peggiori di questa cultura (vivere a sbafo del sistema, droga e soprattutto alcol). Anche se non ci fossero state le barbarie delle conquiste dei territori indiani e tutto il dramma dell’ import-export di schiavi dall’Africa, la cultura esistente in quell’ipotetico caso non sarebbe mai rimasta a se stante. Qualcuno (popolo o persona) avrebbe comunque assimilato qualcosa da qualcun’altro e cosi’ via, in un processo dove una cultura ‘dominante’ avra’ piu’ influenza su quella dominata e, in maniera pacifica o meno pacifica, quella dominata si adattera’. E per quanto triste sia, e’ purtroppo parte della natura umana.

    Il fatto e’ che, ad ogni modo, sia ai nativi americani, sia ai negri o a tutte le varianti culturali presenti, la nazione statunitense offre opportunita’ che spesso, per ragioni che non conosco, loro stessi buttano nella spazzatura. E’ piu’ facile far impietosire che rimboccarsi le maniche e migliorare se stessi. E non parlo solo di istruzione, ma di tutti i lavori che, anche se mal pagati, sono piu’ onorabili dell’andare per strada e comportarsi da pseudo-gangsters. Per carita’, non faccio demagogia e non e’ certo il colore della pelle che definisce il buono dal cattivo ma, per esperienza personale e grazie a cio’ che faccio, riesco ad entrare in contatto con una larga parte della comunita’ ispanica. Per quanto possano esserci persone fiere e lavoratori instancabili, mi accorgo che l’atteggiamento di tanti e’ di puro vittimismo. Non puo’ essere razzista un paese che incoraggia l’occupazione a favore delle ‘minoranze’. Forse e’ atteggiamento dovuto ad un senso di colpa recondito a causa degli errori e delle manie di conquista di questa stessa nazione, chissa’? Fatto sta che, come ho detto, non riesco a considerare gli Stati Uniti come una nazione razzista a livello culturale. Tutti hanno uguali opportunita’ e il colore della pelle diventa motivo di scherno solo al pub o per strada, mai nei luoghi in cui c’e’ bisogno di serieta’ o dove si valutano e contano i potenziali delle persone. Che Obama sia stato eletto piu’ che altro grazie ad uno Spin mediatico, non cambia le cose. Il popolo ha votato. E non solo un popolo di neri o di minoranze. Semplicemente Obama e’ un americano, che crede come tutti gli americani in un’unica nazione che a seconda del momento viene appoggiata o criticata, ma che rimane sempre un tutt’uno nonostante il colore della pelle dei suoi abitanti.

    Saluti.

  • ANONYMOUSme

    Gianfranco,

    è bello vedere che c’è qualcuno che parla per esperienza propria.

    Troppo spesso la libertà data da internet “add a comment” crea campi di battaglia dove gente che si autodefinisce “liberale” e “open minded”, si comporta in modo largamente peggiore delle persone che, molto spesso infondatamente, critica.

    Bella mini-lecture.
    Ho vissuto un’esperienza simile a Utica, NY, dove da quasi quarant’anni il famoso (in US in EU è tabù) Relocation Porgram, permette a rifugiati e etnie in pericolo di trasferirsi e ricominciare una vita.
    A Utica arrivarono i Cambigiano negli anni ’70, negli anni ’90 toccò ai bosniaci. L’opportunità che danno a queste persone sono uniche.
    A dirla tutta però, comprendo anche il malcontento dei locali (discendenti di immigranti polacchi ed italiani) che si sentono lasciati in disparte, senza aiuti e senza convenzioni.

    Pensiamo ai somali di Minneapolis, i serbi di Cincinnati o agli Armeni di LA…tutti esempi di grandi aiuti ad alcuni dei popoli a più rischio di persecuzione.

    Chissà perchè queste cose, e molte altre non “arrivano” in europa?
    Però il più piccolo ed insignificante fatto di cronaca (che mostra un’America selvaggia, razzista e cattiva, per la gioia di molti abitanti del vecchio continente) lo sbattono in prima pagina con tanto di approfondimenti…mah…

    La cosa che più mi rattrista è vedere che anche gli italiani si riempino la boca di stereotipi e false verità.

    Noi più di altri, provenendo da una paese culturalmente e socialmente diverso, dovremmo comprendere che una nazione così estesa, emulticulturale e popolosa sia altrettanto diversa e sfacciettata.

    USA = McDonald’s & NRA
    è ridicolo quanto
    ITALIA = Pizza & MAFIA

    Tanto per la cronaca sono negli USA da 3 anni (dopo 3 in Australia) e non vivrei in nessun altro paese al mondo. God bless.

    Buona fortuna a tutti gli aspiranti emigranti.
    Ce la farete…è solo questione di tempo.

  • http://www.controsensi.it halnovemila

    Io credo che il demonio, otre a fare le pentole senza il coperchio, sia anche l’inventore delle statistiche e il padre di tutte le generalizzazioni.
    Quando si generalizza, infatti, è impossibile dire “il vero”, che è costituito inevitabilmente anche da fatti che sono di segno opposto a quello risultante dalla generalizzazione, qualunque sia il segno di quest’ultima.
    Detto questo, la nostra limitata natura umana non ci permette di fare a meno delle generalizzazioni… e pertanto, mentre noi dibattiamo animatamente, il Diavolo se la ride ;)

    Devo dire che ho letto con interesse tutti i commenti e, compresi quelli di RolandoR che, a mio parere, non ha compreso che l’accostamento tra fattori positivi e i loro opposti che si legge nel post di Jack, non è frutto di confusione o incoerente contraddizione, ma proprio il tentativo di, come si legge nel titolo del post, “bilanciare”, i fattori positivi, affinchè l’idea che se ne può ricavare dalla lettura del post non sia quella che gli USA sono il paradiso in terra, ma che tra luci e ombre, il grigio che ne risulta è probabilmente più chiaro di quello che, generalizzando si può attribuire alla nostra Italia.

    Mi ha fatto molto piacere seguire il link pubblicato da Giordano in riguardo al confronto tra il “sistema tasse+walfare” USA e Europeo.
    Anche in quell’articolo la generalizzazione porta il segno del demonio…
    Si confronta il sistema USA, in generale, con il sistema “svedese”, quello europeo universalmente riconosciuto come il migliore ma che, come noi Italiani ben sappiamo, è pura fantascienza se paragonato al sistema Italia nel quale, a fronte di un prelievo fiscale mediamente (attenzione al mediamente) di portata simile a quello Svedese, il ritorno in termini di servizi sanitari scolastici, di sostegno alla famiglia etc, è indubitabilmente (mediamente) di gran lunga inferiore.

    Di buono c’è che da quell’articolo sono poi risalito a questo bel grafico…
    http://www.forbes.com/global/2009/0413/034-tax-misery-reform-index.html

    Un grafico di buon auspicio per il mio futuro dato che è la Malesia il paese che ho eletto a mia futura dimora :D

    Auguri e saluti a tutti!

    P.S.
    Per Aldo:
    ho appreso dal Forum di Fulviokan (www.nellaterradisandokan.com) l’esistenza di questo nuovo sito/servizio chiamato Espatando (http://www.espatando.com).
    Ho pensato che sarebbe una buona idea se tu aggiungessi il tuo blog sulla mappa del mondo…
    :)

  • RolandoR

    In effetti una parte del mio messaggio era forse un pò criptica.
    In merito all’equazione “fast food == stereotipo” provo dunque a chiarire meglio.

    Vorrei allora precisare che la mia citazione del “fast food” non voleva essere fine a sè stessa ma era da intendersi come un esempio in risposta al punto in cui si decantava la libertà di scelta in USA.
    Ho usato l’esempio del Fast Food ma potevo citare qualsiasi altro prodotto o bene di consumo. Ho scelto quello perchè è un dato di fatto come sia molto rappresentativo degli Stati Uniti.
    Non soltanto il cibo a base di carne e panini è nato in quello Stato ma si è diffuso in tutto il mondo al punto di diventare una specie di marchio di fabbrica.

    Il punto è che la facoltà di scelta è un concetto molto importante a livello personale e sociale; non è certo un grosso vantaggio concreto avere la possibilità di scegliere tra diecimila cose effimere o di poco conto come il fast food, appunto (ma avrei potuto dire dentifrici, quotidiani, riviste, quello che volete).

    Ciò detto, l’obesità è una vera piaga negli USA così come lo è la Mafia nel nostro paese o in altri paesi – dove viene chiamata con nomi differenti – e quindi anche su questo punto si potrebbe discutere su cosa sia stereotipo oppure no.
    Stereotipo è il mafioso con la coppola e la lupare ma non è stereotipo associare l’Italia alla Mafia. Piaccia o meno è la realtà dei fatti.

    In definitiva le critiche che ho mosso all’articolo sono dettate dalla sensazione che fosse stato scritto da una persona che conosce gli USA soltanto attraverso i film di Hollywood o magari per esserci stato una settimana in vacanza.
    Non voglio con questo svilire la persona che ha redatto il catalogo, la mia è soltanto un’opinione che funge da contraltare a quanto affermato e in qualche modo trovo sintomatico che l’autore si sia arrabbiato e sottratto al confronto.
    Saluti a tutti.

  • Riccardo

    Il fatto ragazzi è che stiamo perdendo tempo a chiederci se è meglio morire di fame o di sete…USA e Italia sono due Paesi con grandissimi problemi sotto ogni punto di vista, sociale, culturale, economico, ideologico ecc…
    E’ ovvio che se si fanno i confronti tra questi due Paesi risulta che uno dei due è migliore in una cosa e l’altro è migliore in un’altra, ma fondamentalmente entrambi i Paesi “peggiori” di tanti altri. Provate voi a fare un confronto tra USA e Danimarca, o tra Italia e Paesi Bassi, e poi ne riparliamo. Dire “I love USA xkè quì tt funziona nn c sn i politici mafiosi ke rubbano” non è una motivazione valida per dire che gli USA sono un Paese in cui vale la candela trasferirsi. Allora facciamo anche un confronto tra Italia e Uganda: noteremo che tutti amiamo l’Italia perchè qui gli omosessuali non vengono ammazzati mentre lì sì…ma sappiamo bene che entrambi i Paesi, seppure a livelli differenti, sono ben lontani dal top per i riconoscimento dei diritti civili, tanto è vero che l’Italia è l’unico Paese d’Europa senza unioni civili omosessuali.
    E’ brutto vivere negli USA dentro le automobili senza assicurazione sanitaria e con razzismo così come è brutto vivere in ITALIA in un Paese pieno di mafiosi dove si pagano un sacco di tasse senza ricevere niente indietro. E’ bello vivere negli USA, a Miami, col sole e gente di tutto il mondo che beve drink insieme a te così come è bello vivere in ITALIA, in Costa Smeralda, con tutti i VIP e gli yatch accanto a te. E’ tutto soggettivo, dipende da cosa cercate nella vita ma soprattutto dipende da chi siete. Se fate la fame in Italia perchè non avete una qualifica spendibile o perchè non avete capacità intellettuali che vi permettano di fare una vita agiata qui, non è che trasferendovi in USA migliorerete la vostra situazione: la peggiorerete soltanto, perchè oltre a non avere un lavoro, sarete pure considerati l’ultima ruota del carro in quanto stranieri e in quanto non parlerete perfettamente l’ American English. Chi sta per strada qui starà per strada anche negli USA, così come un Chirurgo plastico da 20.000 euro al mese qui, avrà il suo bel lavoro e la sua bella vita anche negli USA. Quindi non vedo il motivo di fare tutti questi dibattiti, il fatto che vi troverete meglio o peggio in un Paese dipende dalle vostre qualità e qualifiche e non dal presunto razzismo del Paese ospitante, queste sono solo scuse per mascherare degli insuccessi personali…Già di per sè un’emigrazione non dettata dalla necessità immediata sa di sconfitta (posso capire chi si trasferisce dal Burundi alla Svezia: sa già che peggio di come vive in Africa non potrà finire) ma lasciare un Paese che nell’indice di sviluppo umano è 18esimo (Italia) per andare in uno che nella stessa classifica risulta 13esimo (USA) non mi sembra tutto questo gran cambiamento… I problemi che trovereste negli USA saranno diversi ma più o meno della stessa intensità di quelli italiani, e quando vi accorgerete che negli USA potete fare solamente le stesse identiche cose che facevate in Italia (e forse anche qualcuna meno, visto che siete stranieri), allora capirete che non ne è valsa la candela e tornerete qui (a meno che negli USA non vi offrano uno stipendio nettamente maggiore; ma questi sono casi particolari che accadono solo a persone con grandi qualifiche e lavori di un certo spessore. E di certo, se mi permettete, uno che lavora per una ditta internazionale o è un luminare della medicina, di certo non va a visitare i forum su internet per chiedere se e quanto guadagnerebbe a fare lo stesso lavoro negli USA invece che in Italia…)

  • http://www.storiesandcolours.com storiesandcolours.com

    Sono perfettamente d’accordo con te Riccardo. Per il mio caso personale, ad esempio, negli Usa ci vivrei solo in determinate aree (molto poche a dire il vero) e se lì potessi realizzare con successo le mie attività creative. Da quello che ho capito se lì si va avanti con un misero stipendio poi il problema si ripresenta quando si dovrà pagare una buona università ai figli (ipotizziamone due), sennò anche loro saranno ‘condannati’. Forse è più fattibile vivere in Europa e pagare ai figli gli studi in una buona università qui in Europa.
    Antonio

  • Elisa

    Anche io concordo pienamente con Riccardo!

    E, con tutto il rispetto per l’autore di questa lista, trovo questo post un pò fuori luogo nel blog che di solito riporta esperienze interessanti. Come mi sembra abbia detto anche l’autore nel forum lui ha intenzione di trasferirsi e conosce gli US attraverso un paio di vacanze e molte persone che vivono là. Non è un vero italians in fuga che ha vissuto nel paese e saprebbe esprimere un punto di vista meno “biased” (come hanno fatto alcuni nei commenti).

    Forse è il caso rintervistarlo dopo che avrà ottenuto un visto, studiato e magari anche lavorato (perché la vita da studente è sempre più facile) per qualche tempo in US.

    Se ho mal interpretato me ne scuso.

  • Ivan

    Ciao a tutti!

    ho letto con attenzione questo blog dato che sono molto affezionato dagli USA.
    Premetto, ho vissuto 2 anni a Los Angeles (95-97), ho fatto una splendida esperienza che mi é rimasta nel cuore.
    Sotto sotto il desiderio di tornare é molto forte :-)
    Tant’é che ho fatto un giro di perlustrazione nel Ottobre del 2009 (NY,CHI,LA).

    È un paese splendido, con gli americani mi trovavo bene 15 anni fa e dopo 2 giorni, per ingranare con l’inglese (era un pò arrugginito), mi sono ritrovato subito a mio agio.

    Ma parlando con amici che si sono trasferiti da un pò di anni mi sono reso conto di come sia cambiato in questi anni.
    Hanno solo 4 problemi, ma sono ENORMI!

    1. Sanità, costosissima. Dimenticate i telefilm… tutte balle. Se non hai soldi ti sbattono fuori dal ospedale in camice e per entrare ti chiedono la carta di credito.
    Seriamente. Guardate il documentario “SICKO” di Michael Moore per capire meglio, parla dei gravi problemi di chi paga costose assicurazioni non di chi non le paga…

    2. Lavoro. È sotto gli occhi di tutti. È uno dei periodi più duri per trovare lavoro in USA. Concorrenza durissima, per un posto si possono presentare a migliaia… E se non hai la green card non ti guardano nemmeno. Se sei hai un dottorato sei in una posizione privilegiata e potrebbe essere più facile. Se fai un lavoro normale moooolto dura.
    Se sei imprenditore sei nel paese giusto, con 50$ apri legalmente ditta. Se il tuo business funziona.. welcome to usa… altrimenti la strada ti aspetta…

    3. Istruzione. Di bassissima qualità quella primaria e costosissima quella universitaria. Molta gente che conosco in USA é tornata o pensa di tornare in Europa anche solo per questa ragione, per dare un istruzione decente ai propi figli. E se li vuoi mandare in un università… beh vai a vedere di persona i prezzi sui vari siti, ma facendo il conto del sarto, minimo 15000$ all anno in una di bassa lega.

    4.Immigrazione clandestina, criminalità, distanze enormi (nella stessa città). In USA hanno VERAMENTE il grilletto facile…

    Riassumendo, i 10 punti presentati da Jack sono più frutto del sogno americano (e appunto di sogno si tratta) che della realtà (a parte i pti 8 e 10), 15-20 anni fa c’era ancora i sogno ora si sta trasformando più in incubo, sopratutto se hai pochi soldi…

    Ma non tutto é perduto! Se sei in giovane e in salute, hai dimestichezza con l’inglese, hai 30-50000$ in banca e un ottima laurea parti!!!
    Magari ottieni il visto come turista/studente e poi trovi varie strade quando sei li, oppure contatta un immigration attorney (molti danno la prima consultazione gratis e poi paghi 2000-3000$) per cercare di ottenere un primo visto.
    L’ideale comunque é fare una scuola li, seguita da un praticantato e magari la ditta chiede il visto per te…

    A tutti gli altri USA-dreamers non lo cosiglio… ci sono sicuramente altre mete, migliori e piu facili se si cerca lavoro…

    Mi scuso con tutti per la dura realtà presentata ma é meglio partire con la consapevolezza che si va in un arena piena di affamati non a Disneyland…
    O magari a Disney si, ma per lavorarci a 5-8$ l’ora se hai un visto…

  • Gianfranco

    Ivan,

    dopo aver letto il tuo post ho sentito il bisogno di intervenire di nuovo sull’argomento. E lo faro’ punto per puntos perando di non annoiare.

    Gia’ al principio noto il primo errore che e’ generalmente fonte di incomprensioni e generalizzazioni: “Ma parlando con i miei amici…”. Ecco, la mia domanda e’ quindi: come puoi sapere certe cose riguardo gli Stati Uniti se l’ultima volta che ci hai vissuto era negli anni 90 e l’ultima tua visita (che come ben sai e’ una visita e viverci e’ diverso) risale all’ottobre 2009? Inoltre parli di aree quali Los Angeles, Chicago e New York. L’altro errore comune e’ proprio pensare che gli Stati Uniti siano solo queste enormi aree urbane, dimenticando che di stati ce ne sono 50.

    Partiamo comunque con i tuoi punti, seguendo la lista dei 4 problemi enormi, come li chiami tu.

    1) Sanita’. Prendi come esempio SICKO e questo e’ gia’ un errore. Semplicemente perche’, per quanto interessante, rimane sempre un film. Lo chiamo film e non documentario per una semplice ragione: Moore, come tutti coloro che si schierano da una parte o dall’altra, dimentica l’oggettivita’ che e’ proprio parte fondamentale del documentario. Manca un’analisi senza giudizi. Naturalmente il sistema non e’ perfetto e non lo difendo nella maniera piu’ assoluta. Essendo cresciuto con la sanita’ italiana credo che, nonostante i propri difetti, sia una delle migliori. E non parlo in termini statistici, ma in termini economici e di tranquillita’ emotiva. Dire che pero’ se negli ospedali statunitensi non hai soldi ti sbattono fuori e che per entrare ti chiedono la carta di credito e’ una castroneria galattica. Nessun ospedale, una volta arrivati al pronto soccorso, nega le cure. E’ legge. E se la legge non si rispetta si viene denunciati. Essendo la sanita’ privata, davvero credi che un ospedale rischierebbe una figura tale e un risarcimento enorme per una cosa del genere? Neanche i messicani, gli illegali, vengono cacciati! Infatti, il problema degli sprechi nella sanita’ nasce proprio dal fatto che, almeno qua nel sud, gli illegali vengono curati senza che gli ospedali o il sistema sanitario abbiano un dollaro in cambio. Arrivano senza Social Security Number, assicurazione, documenti e, nonostante tutto (qua si puo’ giudicare moralmente sulla correttezza o no del curare qualcuno ‘comunque sia’) vengono accolti e curati. Inoltre, e’ pieno di coloro che in gergo si chiamano “ambulance chaser’, ossia avvocati che aspettano proprio questo: che un ospedale, un dottore o chicchesia commettano un errore per poter essere immediatamente denunciati cosi’ che scatti il risarcimento. Anche in questo caso si puo’ giudicare la correttezza morale della cosa, ma questa non e’ la sede adatta. Ripeto, non difendo assolutamente questo sistema ma bisogna cercare di essere il piu’ oggettivi possibile.

    2)Lavoro. E’ uno dei periodi piu’ difficili per trovare lavoro in Italiae in Spagna, forse, non negli USA. Hai 50 stati a disposizione, il lavoro c’e’. Il primo problema e’ che nessuno si sposta dai grandi centri, come se gli Stati Uniti fossero tutti li’. Il secondo problema e’ che, un po’ come dappertutto, tutti vogliono essere immediatamente dirigenti. O si guadagnano 80 mila dollari l’anno o picche. E’ inoltre giusto, secondo me, che prima vengano coloro che hanno la green card. Perche’ io, datore di lavoro, devo pagare i documenti per qualcuno che viene dall’estero se ho la possibilita’ di assumere qualcun’altro che magari ha meno competenze ma ha una green card o e’ residente permanente? Con i soldi che spenderei per i documenti dello straniero posso tranquillamente pagare la formazione del residente e colmare le sue lacune. “Se hai un dottorato hai piu’ possibilita’ ma se fai un lavoro normale…”: qua bisogna definire cosa si intenda per ” lavoro normale”. Se intendi un lavoro medio da impiegato (ne prendo uno a caso) il discorso e’ lo stesso. Innanzitutto: l’impiegato medio in Italia e’ di un’ignoranza unica a livello linguistico. Stesso discorso: perche’ dovrei assumere te se non sai neanche parlare la mia lingua? Dici che c’e’ una concorrenza durissima: questo dipende sempre dalla zona e dal tipo di lavoro, ovviamente, ma, ti sembra poco? Se sei bravo, hai il titolo giusto e sei piu’ competente di me tu verrai assunto. In generale non ci sono favoritismi! La concorrenza mi pare una cosa positiva, altro che negativa. Se per lavoro “normale” invece si intende fare l’idraulico, il conducente di bus o cose del genere, beh, c’e’ davvero bisogno di andare negli Stati Uniti per questo?!

    3)Istruzione. Sono d’accordo sulla bassissima preparazione di studenti elementari e superiori(spesso anche degli universitari undegraduate, ossia di quelli quadriennali). Sono pero’ a favore dell’alto costo degli studi universitari. Le nostre sfornano persone preparate ed imbecilli senza un minimo di criterio. E’ giusto che ci sia un criterio economico, oltre a tutti gli altri esistenti e che riguardano prettamente le tue capacita’ da studente, a fare da frangiflutti. Quando sai che stai spendendo una valanga di soldi, credimi, la voglia di studiare ti viene in un batter d’occhio. Il fatto e’ che non e’ vero che negli USA studia solo chi e’ ricco. Ci sono una miriade di borse di studio disponibili (e sono davvero tante) offerte anche dalle stesse universita’. E, infine, ci sono i prestiti. Io stesso sto per richiedere un prestito per un master. Lo si restituira’ una volta trovato il lavoro e , per restituirlo, verra’ detratto un 10% da ogni assegno mensile (senza contare tutti i programmi per il “Loan Forgiveness” esistenti che, appunto, servono per diminuire la quota che ti tocchera’ risarcire una volta che troverai lavoro). Come vedi c’e’ chi chiede i prestiti per la casa, chi per la crociera, chi per l’istruzione. Io sono residente, ma anche per gli studenti stranieri esistono tantissime opportunita’. Ripeto, le borse di studio, i “teaching assistanships”, nei quali studi (gratis!) per un master o un Ph.D. ed allo stesso tempo insegni la materia per la quale stai studiando per alcune ore la settimana (e vieni per giunta pagato) sono una miriade. Basta solo aguzzare l’ingegno e cercare (e non cercare solo a Boston o New York!). Un’ultima considerazione riguardo le universita’ di “bassa lega”: guarda che non esistono solo Harvard o Yale. Ci sono tantissime ottime universita’ in tutti gli stati nonostante non si parli di Ivy League. Il punto e’ sempre lo stesso: la scarsa conoscenza degli Stati Uniti ci porta sempre a pensare che oltre quelle poche citta’ conosciute non ci sia altro. Si e’ comunque gia’ parlato di universita’ in altri post proprio sulla sezione ‘Stati Uniti’. E si, un master o un dottorato presi all’universita’ del Kentuky, per esempio, hanno sempre valore nel curriculum. Non so in Italia, ma sicuramente lo hanno in Europa.

    4)Questo e’ molto stereotipato. Ricorda che sono le persone che sparano, non le armi. Non ne posseggo una e mai la possedero’, ma da qua al pensare che abbiano il grilletto facile la cosa mi fa sorridere. Sembra quasi che si ritorni al vecchio gioco delle comparazioni (ed io lo voglio quindi seguire): in Italia non ci sono immigrati illegali, stupri, droga, quartieri nei quali e’ meglio non andare di notte etc.? Nella sola Londra, per esempio, si registrano tantissimi crimini con utilizzo di armi bianche. E parliamo soprattutto di ragazzini. Tutto dipende dalla zona in cui ti trovi. E, permettimi, non riesco davvero ad andare contro a chi spara a qualcuno che si e’ introdotto in casa per commettere un crimine: colui che si e’ introdotto furtivamente aveva solo da non entrare e si sarebbe risparmiato un sacco di problemi. Io mi sono sempre sentito molto tranquillo da queste parti (conta che vivo in una zona piuttosto rurale) . Non vedo il Far-West che spesso si e’ soliti dipingere. Tutte le grandi metropoli hanno dei problemi. Il vantaggio e’ che la polizia e’ spesso presente e qua se sgarri paghi, senza se e senza ma.

    Infine, il sogno americano non e’ trovare l’Eden una volta che si e’ messo piede all’aeroporto di Forth-Worth, in Texas. E’ il saper essere apprezzati per cio’ che si e’, senza distinzione di razza e nazione. E’ il sapere che con il lavoro duro e un po’ di spirito di iniziativa puoi raggiungere certe mete, senza avere burocrazia, baronerie e clientelismi come ostacolo. Non esistono paradisi in terra e mai ne esisteranno. Questo e’ ovviamente un punto di vista molto personale. So solo che con una laurea triennale italiana, parlando 3 lingue, con esperienza come traduttore e interprete, per questo semestre sono stato assunto come insegnante di spagnolo all’universita’. Quando mi chiedo se questo sarebbe stato possibile in Italia la risposta viene da se, seguita da un mezzo sorriso sarcastico.

    Mi scuso per gli eventuali errori, ma scrivere con 39 di febbre e’ impresa titanica!

    Saluti.

  • Ivan

    Ciao Gianfranco,

    si la mia esperienza si limita a LA,NY e CHI.

    Sono d’accordo con te sulla meritocrazia americana. Anche li comunque ci sono favoritismi ma direi un milionesimo di quelli in Italia. Se poi sei stato favorito e non sei capace di fare il lavoro ti spediscono, come giusto che sia.

    Io parlo per esperienza personale, e ricorda come ho detto che é un paese che ho nel cuore e dunque i miei commenti non sono mirati a denigrare gli USA ma per rendere mooolto attenti tutti i sognatori a stelle e strisce, che si sono fatti un idea troppo rosea di quel paese.

    Veloce commento ai tuoi:

    1) il Jewish Hospital (non ricordo esattamente il nome) a Beverly (LA) mi ha chiesto la carta di credito prima di entrare. Vedi tu.
    E se percaso hai una malattia degenerativa che richiede mesi di internato e non sei più coperto ti auguro di trovare uno degli ospedali che dici tu…
    Forse in Texas é diverso ma in California non é assolutamente cosi. Messicano senza permesso e assicurazione?? Non ci stai dentro neanche 1 giorno in ospedale, forse in ospedali con scopo “Charity” ma finché non lo vedo non ci credo.

    2) Vedo che mi dai ragione, se hai una laurea vai pure ma per un lavoro non da laureato é durissima, troppa concorrenza a basso prezzo, milioni di messicani, cinesi ecc… Appunto, ci sono posti migliori in Europa.

    3)Non sono d’accordo. L’istruzione deve essere accessibile il più possibile alla popolazione. E di fatti é anche un obbiettivo (insieme a quello della sanità) dell’amministrazione Obama.
    Si ti danno i Founds ma se non sbaglio devi dare delle garanzie, e se non le hai?

    4) in 2 anni ho assistito/sentito 3 sparatorie e non era affatto divertente. Nessuno nega il diritto a difendersi, ma LA é molto pericolosa se entri in un quartiere sbagliato (gangs). Forse é cosi in tutte le metropoli, ma in quelle Europee mi sento più tranquillo.

    Ribadisco anche il fatto che i miei amici con famiglia che vivono da parecchi anni in USA (HOU,CHI,NY,LA) o sono ritornati o pianificano di ritornare per poter vivere una vita più sana per i loro figli. Sarà una coincidenza?

    Da come parli mi sembra che tu conosca bene il Texas (rurale), forse é uno stato più “umano”, non so.
    Ma ti do ragione, l’america é grande e ci sono grandi differenze tra stato e stato e sono pienamente d’accordo con te che li, vengono premiati il talento e il lavoro duro e l’attitudine delle persone non é “fottere il prossimo”, come in Italia.
    Anche tra politici c’é molto rispetto!

    Dunque si agli USA! ma con laurea e magari nelle zone più rurali :-)

    Cheers bro!

  • Gianfranco

    Ivan,

    innanzitutto grazie per avermi risposto. Io sto in Oklahoma che, effettivamente, e’ molto piu’ rurale del Texas e da queste parti sono tutti un po’ cow-boys. Voglio solo aggiungere due cosette alle tue risposte.

    Come dicevo non giustifico assolutamente ne’ il metodo ne’ la disparita’ della sanita’ americana. Anche se ne condivido il principio: si evitano sprechi e si offrono servizi migliori.

    Detto questo, parlo per esperienza personale quando dico che qua gli illegali della sanita’ ne ‘approfittano’ a gran carriera, proprio perche’ grazie a cio’ che faccio sono in contatto con la comunita’ ispanica del luogo. Non hai idea di quanti illegali ci siano (niente da invidiare alla California…) e di quanti aiuti lo stato e le contee stesse diano (e di quanto si chiudano gli occhi per certe cose).

    Riguardo la criminalita’, appunto, tutto dipende da dove tu vada. Ho sempre odiato le grandi metropoli. Sono sempre stato amante dei paesini, della natura e delle cose essenziali. Basta che abbia un Wal-mart vicino e sono in pace con me stesso. Ho vissuto anche a Madrid e ammetto che non so se vivrei n pianta stabile laggiu’, nonostante sia una citta’ europea.

    Per quanto riguarda l’accesso alle universita’, credo non potremmo mai essere d’accordo. Parlando di prestiti, invece, non devi dare nessuna garanzia: essendo residente, se studi per il bachelor puoi richiedere un prestito a ‘fondo morto’ (non ne ricordo ora il nome esatto), mentre per i masters e i dottorati devi per forza avvalerti del solo prestito bancario. Non ci sono garanzie particolari: semplicemente in base al reddito dichiarato ti verra’ assegnata la cifra corrispondente per poterti pagare gli studi. Restituirai il denaro una volta trovato un lavoro (e solo se trovi lavoro, dato che se risulti disoccupato nessuno ti chiedera’ nulla) e, come ho gia’ detto, ti verra’ tolto un 10% (questo grazie ad Obama) dal tuo stipendio mensile. Per i non residenti basta entrare nei siti delle universita’ che si vuole scegliere e ci si rendera’ conto che un bravo studente avra’ tantissimi cancelli aperti grazie alle altrettante borse di studio offerte.

    Capisco da un certo punto di vista i tuoi amici e la voglia di ritornare in Europa. Non appena decidero’ che la mia esperienza qua e’ finita probabilmente tornero’ anch’io in Europa. Svezia, Norvegia, magari, non necessariamente in Italia. E’ vero che il problema sanita’ prende e porta via una bella fetta di tranquillita’ emotiva, soprattutto per noi che, nonostante siamo abituati alle imperfezioni, abbiamo sempre un punto d’appoggio senza la paura di finire sul lastrico. Penso spesso al fatto che se dovessi ammalarmi seriamente (facciamo i dovuti scongiuri!) posso sempre tornare a ‘casa’ ed avere una possibilita’ senza aver paura di essere perseguitato dai debiti. E anche se non potessi tornare a casa so che potrei sempre tornare prima o poi e tanti saluti all’America e ai debiti (e chi si e’ visto si e’ visto…si, so che puo’ suonare cinico, ma e’ volutamente un esempio esagerato), tanto chi viene a cercarti? Poi, dall’altra parte, penso all’americano medio, che questo ‘vantaggio’ non lo ha…e la cosa diventa davvero triste.

    Comunque, hai ragione, si ha spesso un’idea distorta e vagamente ‘MTViana..’ (concedimi il neologismo) degli Stati Uniti ed e’ giusto far sapere le cose come stanno, senza pero’ rovinare i sogni a nessuno, perche’ le possiblita’ (tante) ci sono sempre e il loro numero e’ in genere direttamente proporzionale alla buona volonta’…

    Saluti!

  • Ivan

    Gianfranco,

    grazie dei tuoi commenti.
    Rispetto la tua idea sul istruzione, credo che in usa tu sia più rep e io più dem :-)

    Volevo solo aggiungere un punto che hai sottolineato tu.
    Quando parlo dei miei amici che dopo un esperienza di parecchi anni rientrano, nessuno di essi rientra in Italia.

    Difatti neanch’io ci vivo più.
    Dopo aver vissuto quella mentalità, quello spirito, difficilmente puoi abbracciare la mentalità prevalente in Italia, cioé quella del più furbo…

    Quando Obama avrà messo a posto la sanità (lo spero per tutti gli americani medi) credo che ci si possa permettere di vivere con più tranquillità in usa.

    Nel frattempo ti auguro di vivere al meglio la tua esperienza augurandoti che sia più lunga possibile!

    Cheers

  • Andrea

    Buongiorno a tutti, conosco solo oggi l’esistenza di questo forum e ho seguito con curiosità i vari commenti. Mi permetto di partecipare perchè l’argomento USA (in tutte le sue forme) è il mio preferito portando quella che è la mia modesta esperienza:
    - innata e spontanea passione ed interesse, sin alla più tenera età, per tutto ciò che riguarda gli Stati Uniti (storia, tradizioni, politica, lavoro, natura, città, usi e costumi, economia, ecc.);
    - esprienza sul posto, con diverse vacanze ultima delle quali terminata 2 settimane fà, sempre con spirito di osservazione;
    - 40 anni di vita in Italia! realtà che tutti noi, se in possesso di facoltà culturali medie e liberi da ogni zavorra ideologica, conosciamo alla perfezione: totale assenza di senso civico in tutte le sue espressioni! (se può sembrare poco possiamo entrare nello specifico con un elenco interminabile).
    Sono orgoglioso di essere Italiano ma mi sento molto Americano!
    Scusate queste espressioni che possono sembrare un pò ridicole ma è veramente così:
    Sono orgoglioso di essere Italiano perchè sono nato qui (a Cagliari per l’esattezza) anche se questo non è un tipico sentimento italiano, parlo del senso di appartenenza ad una Nazione dell’orgoglio di un popolo unito sotto un’unica Bandiera (e non solo quando gioca la Nazionale di calcio) questo sì, molto Americano.
    Mi sento molto Americano perchè io, che ritengo possedere un sufficiente senso civico in tutti i suoi aspetti (dai più semplici e banali a quelli più importanti) qui in Italia mi sento fuori luogo.
    Mi sento molto Americano perchè io, che credo in maniera totale alla meritocrazia, qui in Italia mi sento un extraterrestre.
    Potrei proseguire con diverse altre motivazioni ma lascio soltanto una mia personale considerazione sul grado di civiltà di una Nazione e di un Popolo.
    Io sono il papà di una splendida bambina di 5 anni costretta fin dalla nascita in sedia a rotelle da una patologia rara, Vi risparmio la noia di sentire quanto già possa essere straziante una situazione di disabilità ma Vi illumino sulle differenze totali sull’attenzione e i servizi dedicati ai disabili nei due Paesi:
    Parcheggi dedicati ai disabili:
    - in Italia scarsi in numero e quei pochi occupati da “abusivi”, in molti casi in presenza di altri posti auto liberi!!!!!
    - negli USA tantissimi parcheggi dedicati, ampi e ben visibili e soprattutto occupati soltanto da auto con apposito contrassegno.
    Rampe ed accessi:
    qualsiasi struttura è accessibile facilmente a chiunque in qualunque situazione di impedimento fisico: i musei, i parchi naturali, i parchi di divertimento, i ristoranti, gli uffici pubblici.
    Negli USA i disabili sono persone assolutamente uguali a tutti gli altri con le stesse opportunità dei normodotati, possono muoversi e fare tutte le attività che vogliono perchè non esistono barriere architettoniche di alcun genere, per strada e tantomeno nella testa della gente! In Italia in qualche parco o museo, a un disabile è concesso di entrare gratis o a metà prezzo ma poi non può muoversi ed usufruire dei servizi oppure semplicemente non può accedervi per la presenza di barriere architettoniche. Negli Stati Uniti il disabile paga l’accesso a prezzo pieno ma può usufruire di tutti i servizi come una persona normale. Addirittura nei parchi di divertimenti ciascuna attrazione (a parte quelle più estreme difficilmente usufruibili anche dai bambini “normali”) è riservato il posto per il disabile ed in alcune con accesso diretto con la carrozzina.
    Non voglio fare un elenco completo di differenze tra Italia e Stati Uniti anche perchè ciascuno dei due Paesi ha le proprie peculiarità e deficienze ma a me basta valutare il grado di civiltà di un Popolo, ecco perchè mi sento molto Americano, ecco perchè le opportunità che sapro crearmi siano tante e tali da consentirmi di trasferirmi negli USA, conservando l’orgoglio di essere Italiano ma sentendomi finalmente a casa mia!
    ciao a tutti.
    Andrea

  • Chiara

    Ragazzi, grazie a tutti voi, cinici e non, sognatori e realisti, è stato bello leggervi, (faticoso anche..)
    Aggiungo il mio piccolo contributo senza inoltrarmi nei dibattiti vivaci che si sono succeduti: sono una produttrice di 31 anni, lavoro in proprio da due anni e non ho dalla mia una lunga esperienza ma ci provo, ho la mia laurea, il mio bel Master, (vinto con una borsa di studio da 3000 eur) conosco l’Inglese (Perché l’ho studiato piegando la schiena sulle “sudate carte”) e sono certa che sarà difficile convincere il mio uomo (Che potrebbe tranquillamente passare una serata con il cinico e seducente Rolando a parlarne male) trovare un lavoro, una casa e soprattutto farci crescere le nostre splendide e innocenti bambine, ma, c’è solo una risposta: voglio provarci, per un periodo di tempo sufficiente a farmi dire, scrollando le spalle: Ok, torniamo in Europa, (non in Italia), almeno c’ho provato!
    Ma se non ci provassi affatto sarebbe proprio una sconfitta impossibile da guardare negli occhi!

  • Gianfranco

    Andrea,

    posso capire le tue frustrazioni: in primis perche’ sono sardo anche io (sono del nord Sardegna), e per certe cose, sono sicuro, viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda. In secundis, perche’ certi atteggiamenti che riscontro in Sardegna cosi’ come nella penisola, spesso radicati nel nostro “essere italiani”, sono inaccettabili anche per me. Come ho gia’ detto tante volte (e mai mi stanchero’ di ripeterlo): non esistono paradisi in terra. Non giustifico quindi questo o quello a discapito di qualcos’altro. Ogni nazione, ogni stato, ha i propri pro e contro.

    Cio’ che dici riguardo ai disabili e’ pero’ vero. Concordo anche sulla parte riguardante i parcheggi (se cerchi di fare il furbo le multe fioccano e sono salate, come e’ giusto che sia). Non solo, il mio primo giorno di lezione sono stato ‘burocraticamente’ obbligato a leggere ai miei studenti un paragrafo compreso nel mio piano di studi, il quale diceva, in poche parole, che l’universita’ Tizio si impegnava ad offire ai disabili parita’ di condizioni sia sul piano logistico che didattico.

    E aggiungo: su ogni annuncio di lavoro (serio), si trovera’ una nota nella quale si invitano disabili, veterani, minoranze etniche ad inviare la domanda per quel lavoro, anche in questo caso, sottolineando la parita’ di condizioni.

    Puo’ sembrare un dettaglio, ma non lo e’. A me ha sorpreso parecchio, devo ammetterlo. Fortunatamente, stavolta, nel senso buono.

    Chiara,

    se la tua intenzione e’ andare negli Stati Uniti purtroppo i sogni non bastano. La cosa complicata e’ ottenere un visto, cosa piu’ complicata del riuscire a convincere il tuo uomo!

    Fossi una studente, potresti fare domanda per le tante borse di studio offerte. Se invece stai pensando immediatamente al lavoro, e’ difficile, a meno che tu non stia gia’ lavorando per un’azienda che ha filiali anche negli Stati Uniti (o che abbia taaaaanti soldi da investire sul suolo americano).

    Sono d’accordissimo con te sul tentare e poi vedere come va, ma il problema piu’ grande sfortunatamente e’ proprio riuscire a fra il primo passo…

  • RolandoR

    Probabilmente ho caricato le mie parole di troppa enfasi ma ho cercato di esporre le mie idee in maniera obiettiva e non semplicemente “parlando male” (che sembra posizione una posizione preconcetta).
    Ciò detto, accetto naturalmente la critica.

    Mi piacerebbe tuttavia capire da quale seme nasce il “sogno” di vivere negli USA.
    La mia idea è che questa volontà abbia a che fare con l’immagine che gli USA offrono di sè stessi all’estero, ad esempio attraverso strumenti come il Cinema.

    Comprensibile, per carità, ma io magari prima mi interrogherei su questo punto. In ogni caso, in bocca al lupo.

  • Gianfranco

    RolandoR,

    probabilmente l’immagine che gli USA danno di se’, veritiera o falsa che sia (dipende da cosa si prende in considerazione), gioca un ruolo importantissimo. Il cinema, la televisione, l’idea che gli USA siano sempre stati una grande nazione, che siano i buoni e i giusti in tutte le situazioni, che sia una terra di opportunita’: tutte queste cose hanno sempre solleticato l’immaginazione della gente.
    Poi ci sono gli estremisti che, invece, vedono in queste cose il male assoluto, la menzogna, senza mezze verita’. Tutto per loro e’ finzione e questo porta ad odiare gli stessi Stati Uniti.

    Pero’ non vedo un desiderio speciale di andare negli USA piu’ di quanto non lo veda per la Svezia o l’Australia, per esempio. Il problema e’ che, appunto, gli Stati Uniti ci vengono propinati attraverso diversi canali di comunicazione (non solo cinema o tv, per intenderci) ogni 5 minuti, volente o nolente. Per usare una metafora: e’ come quando dai da mangiare la stessa cosa ad un bambino per un determinato periodo di tempo. Se lo stesso cibo gli piace puo’ anche sopportarlo per una settimana di fila, ma se non gli piace, questi lo odiera’ senza problemi. L’immagine degli Stati Uniti e’ nei nostri piatti ogni giorno. C’e’ a chi piace, chi la sopporta e c’e’ chi la odia. Ma non se ne puo’ restare indifferenti.

    Insomma, in proporzione, sono molte piu’ le persone che parlano di Stati Uniti che di India, per esempio. Sono, ripeto, d’accordo con te: lo Spin mediatico la fa da padrone. Ma sarebbe riduttivo considerare la voglia di andare negli USA una sola ‘imposizione cinematografica’. In fin dei conti credo che si consideri anche il fatto che siano una nazione enorme che, a differenza delle altre nazioni (grandi in termini di territorio), offra omogeneamente dappertutto delle opportunita’. Considera la Russia o, appunto, l’Australia, l’India o la Cina. Hanno le loro citta’ importanti, ma ci sono territori enormi inabitati (considera il deserto in Australia per esempio) o piccoli centri davvero sperduti senza nessun contatto con il resto della nazione. Negli Stati Uniti, bene o male, ogni stato ha le sue citta’ piu’ o meno grandi che, nonostante le distanze, riescono a farti sentire comunque connesso con il resto degli altri Stati. E’ proprio una questione percettiva, una sensazione, credo.

    Tutto questo insieme di cose, secondo il mio modestissimo punto di vista, fanno si’ che gli Stati Uniti siano una nazione verso la quale si cerca di emigrare. Ma, ripeto, non vedo una predilezione particolare verso gli stessi Stati Uniti piu’ di quanto non la veda per la Spagna (in tempi di economia stabile, almeno) o per la Svezia. Il punto e’ sempre lo stesso: quando si parla di Stati Uniti generalmente nelle persone ‘scatta un allarme’ particolare; cosa che magari non succede per gli stati che ho su citato. Nel bene o nel male, comunque, se ne parla sempre.

    Saluti.

  • Giovanni

    Ciao a tutti,
    ho letto tutti i vari commenti e bene o male rispecchiano ciò che già sapevo sugli States e sulla loro politica di immigrazione.

    Sono stato a NYC un mese due anni fa e poi ho fatto un giro lo scorso anno a Ny, Miami, Los Angeles, Las Vegas.

    Sono un ragazzo di 27 anni laureato alla triennale che ha voglia di espatriare già da un po ma che forse solo oggi trova il coraggio.
    Sono cresciuto con il mito dell’America sin da piccolo e man mano che crescevo non è che mi piacesse tutto degli USA.

    Però quando stavo li mi sono sentito a casa. Non vedevo l’ora di tornare (e ci tengo a sottolineare che nelle mie “vacanze” non ho fatto molto la vita da vacanza in quanto non avevo tanti soldi da spendere…quindi ho “vissuto” in piccolo la città)

    Dei miei amici sono andati in Australia (alcuni a Sidney altri a Melbourne) e un paio sono in America (uno fa un MBA alla Columbia quindi vabbè….altro pianeta…uno invece lavora nella computer graphic con un H1B)

    Ora, io so che la scelta razionale tra Australia e America sarebbe l’Australia, però non posso non provare ad andare in America.

    Preferisco vivere con il fallimento di averci provato piuttosto che con il rimpianto di non esserci andato.

    Avrei pensato

    Vado in America con il visto turistico (90gg senza poter lavorare) e vedo se qualcuno (ho degli “appoggi” in texas e a detroit eventualmente) mi prende a lavorare a questo punto ANCHE IN NERO.

    Se cosi non fosse pensavo di

    1) fare application per un master of sciences dopo aver fatto Toefl etc etc e poi, una volta finito cercare lavoro li. Fattibile? Magari con un master in computer science..

    (nel frattempo in un anno imparo delle cose che anche se dovessi tornare, sconfitto, in Italia potrebbero servirmi…come ad esempio avere la laurea presa in america…)

    Un anno di master + vitto in tutto costa circa 40/45k $.
    C’è una banca in Italia che concede prestiti d’onore fino a 50.000€ per chi consegue un master of science all’estero

    2) oppure aprirmi un’attività (pizzeria al taglio, paninoteca, import-export gastronomico) con un mio amico che è interessato parecchio.
    So che ti danno la green card se investi almeno 500.000$ etc etc ma…. guarda un pò… non è il mio caso! :D

    Ho sentito che forse 50$ bastano. Sapete qualcosa in merito soprattutto a quest’ultimo punto??

    Insomma, ci voglio provare….tanti lo fanno voglio provarci anche io.

    Se avete suggerimenti, critiche, consigli etc io ve ne sarei GRATO.

    Giovanni

  • Ermanno

    Salve a tutti,

    Vorrei dare il mio contributo anche io.
    Io negli USA ci sono stato 10 volte negli ultimi 10 anni e quasi sempre più di un mese viaggiando da una costa all’altra da nord a sud noleggiando un camper, on the road quindi, realmente e con tutta la mia famigliola, ho moglie e un bambino ora di 10 anni.
    Durante uno dei nostri ultimi viaggi abbiamo inevitabilmente conosciuto una famiglia a St.Louis (MO) e vi dico che ci hanno praticamente adottati!
    Tralascio i dettagli ma sono ormai 3 anni che ci vediamo ogni estate e ho fatto questa lunga premessa per dirvi che conosco molto bene la famiglia americana tipo e i loro usi e costumi. A me non sembrano assolutamente razzisti e anzi a noi italiani ci adorano letteralmente, almeno quanto riguarda questa famiglia. Ora io dopo molto riflettere e visto l’andazzo generale in Italia abbiamo deciso di tentare di andare a vivere li, io sono un violinista di professione e spero di trovare una via per cambiare vita.
    Ps vorrei contattare Gianfranco in privato se fosse possibile.
    Saluti.

  • Roberto

    Buongiorno, sto aspettando una risposta al quesito di Giovanni del 24 settembre. Ho più o meno gli stessi interessi… spero nn sia necessaria una polemica come quella sopra letta per innescare la “pronta risposta”. A parte gli scherzi grazie per l’eventuale condivisione di informazioni/suggerimenti. Saluti

  • Juanin

    Vorrei spiegare la procedura per trasferirsi in america senza passare per la lotteria
    passo 1:
    trovare un azienda (pizzeria, bar, negozio,etc) americana che sia disposta ad assumere uno straniero (sponsor)
    passo 2:
    Atto di richiamo
    una volta trovata tale società, azienda negozio etc, tale società deve fare l atto di richiamo dagli stati uniti, e attualmente contattando via mail l’ambasciata americana a napoli mi hanno detto che i tempi si aggirano intorno ai 6 anni per avere tale documento.
    passo 3:
    una volta avuto l atto di richiamo bisogna seguire i passi che si trovano sul sito dell ambasciata americana di napoli dove bisogna compilare un modulo, fare visite mediche e pagare una certa cifra non ricordo di preciso ma non eccessiva intorno ai 200 euro, logicamente quando si va in ambasciata per le visite mediche bisogna munirsi del passaporto altrimenti non ti fanno entrare.

    In definitiva è quasi impossibile trasferirsi negli stati uniti considerando che per cercare uno sponsor hai solamente 3 o al massimo 6 mesi di tempo con un visto da turista ma in quei 6 mesi non puoi lavorare in america, e poi è impossibile trovare una società disposta ad assumerti dopo 6 anni.

    in conclusione VIVA L’ESPANA.