Da Padova a Leicester come infermiera

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Emanuela Tognon vorrebbe raccontare la propria esperienza di lavoro come strumentista di sala operatoria partendo da Padova ed arrivando a Leicester, in Inghilterra.

In Italia ho lavorato presso una struttura universitaria per 10 anni come infermiera di sala e strumentista poi, esasperata dall’ambiente, ho dato le dimissioni ed ho iniziato a costruirmi le mie occasioni di lavoro. Ho aperto la partita iva e come libera professionista ho lavorato in case di riposo ed 1 anno come strumentista presso una struttura ospedaliera.

In quest’ultimo lavoro durante una pausa caffè chiaccherando del più e del meno ho conosciuto una collega che da poco aveva sostenuto un colloquio per lavorare in Inghilterra.

Mentre mi parlava la guardavo con profonda ammirazione perchè è quello che mi sarebbe piaciuto fare da tempo, un’esperienza professionale all’estero, e l’occasione era davanti a me.

Mi sono fatta raccontare la strada da percorrere, mi ha dato in numero di telefono di un’agenzia di Bologna che si occupa dell’iscrizione all’NMC che corrisponde al nostro ipasvi italiano, ed organizza colloqui con gli ospedali inglesi.

Dopo un pò di riflessione ho pensato: perchè non provare male che vada non parto.

Quindi tutto è nato per caso e per soddisfare una curiosità, ho telefonato a questa famosa agenzia dove mi hanno raccontato un sacco di bugie soprattutto per quanto riguarda lo stipendio, comunque non avevo molto da perdere e cosi ho rischiato, mi hanno preparato i documenti, ed organizzato un colloquio direttamente all’ospedale di Leicester.

In questa agenzia non ho trovato personale organizzato ma persone che raccontavano di tutto pur di convincere infermieri a partire.

Questo mi era chiaro fin da subito, quella famosa collega conosciuta era già in Inghilterra e mi raccontava la sua verità.

Ci siamo presentati in 5 al colloquio, sembrava più un’avventura che altro, il mio inglese era pessimo, imparai a memoria un bel discorso sulle mie aspettative ed esperienze professionali scritto e corretto da una mia amica inglese.

Grazie a questo il mio colloquio fu decente e mi presero, insieme ad altri 3, ma solo io ed un’altro ragazzo accettammo l’incarico. E qui inizia l’avventura!

La maggior parte degli ospedali inglesi mettono a disposizione un alloggio, ovvero una camera propria, e si condivide tutto il resto con altri colleghi stranieri. Sono alloggi vecchi ed implicano un forte senso di adattamento, all’inizio è molto difficile ma poi ci si abitua, consapevole comunque che è un’alloggio provvisorio, dopo 6 mesi mi sono trasferita e condivido l’appartamento con una collega. vivere da sola è troppo costoso.

Il primo mese di lavoro comprende solo l’inserimento, dove ti insegnano tutte le loro procedure, l’organizzazione dell’ospedale, il corso anti-incendio, bls, la procedura per la trasfusione del sangue ecc.. ovviamente tutto in inglese… per fortuna avevo questo collega che capiva più di me e mi traduceva simultaneamente.

Dopo questo periodo ho iniziato da subito a strumentate.

Lo strumentista viene pagato a seconda degli anni di esperienza. Si parte dalle 20.000 sterline e si arriva circa a 26.500 sterline circa. Io sono partita con 25000 ed ogni anno automaticamente ti aumentano lo stipendio. E’ uno stipendio lordo, da questi si pagano le tasse, la pensione e l’assicurazione sanitaria.

Comunque rimane un buon stipendio base di circa 1600 sterline nette. Ovviamente con reperibilità e straordinari si arriva ad uno stipendio dignitoso.

In questo lavoro ci sono molti aspetti positivi: il personale viene rispettatto e nessuno manca di rispetto all’altro, compresi i chirurghi. Con gli stranieri e con chi non parla bene la lingua c’è una pazienza ed un rispetto che da noi sarebbe inpensabile.

Qui hai il tempo per imparare, ognuno ha i propri tempi e non c’è nessuno che critica, se c’è un problema viene subito risolto con tempestività anche da un punto di vista di comportamento fra colleghi.

Qui il lavoro è più tranquillo non perchè non si lavora ma perchè è tutto molto organizzato ed ognuno conosce il proprio ruolo e non invade il ruolo dell’altro.

Aspetti negativi: è vietato criticare il sistema, si seguono le procedure e non si discute, per esempio qui non posso posizionare aghi cannula, cateteri vescicali, scaricare gli stupefacenti perchè non ho fatto un particolare training quando in Italia l’ho fatto credo un milione di volte. Ci si adegua alle usanze del posto. Al di fuori del lavoro ci sente molto soli, ci vuole molto tempo per fare amicizia e comunque gli inglesi non danno confidenza. I miei amici sono tutti stranieri come me o italiani che lavorano qui e conosciuti per caso. All’inizio il peggior nemico è la solitudine, poi con il tempo va un pò meglio.

A parte la lingua e l’inserimento in un nuovo posto di lavoro non ho trovato difficoltà impossibili da gestire, problemi comuni come in tutte le sale operatorie.

Dopo un anno che sono qui considero questa esperienza fantastica ed importante. All’inizio sono partita con l’idea del guadagno ma strada facendo tutto è cambiato: è un’esperienza di vita e professionale importante. Non sono diventata ricca ma ho imparato molto, a lavorare e comunicare in un paese straniero, ho conosciuto persone deliziose. Ho visitato un paese dall’interno e non da turista.

Ho frequentato una scuola per il perfezionamento della lingua superando l’esame ESOL Level 1. Vi ricordo che ho superato il colloquio un pò bleffando, ed infine la distanza ti porta ad apprezzare la gente e la vita dell’Italia. Prevedo di rientrare definitivamente entro fine agosto, mi fermerei più a lungo ma prevale il desiderio di vivere per conto mio e lavorare nel mio paese.

Per chi vuole provare questa esperienza non posso consigliare nulla, lo stipendio a conti fatti è poco più dell’Italia. Cambia la qualità del lavoro e della vita, e soprattutto l’esperienza professionale che a mio avviso è da fare con tutti i pro e contro.

Per chi decide di partire auguro GOOD LUCK!

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Grazie Emanuela e buon proseguimento!

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