Dalla Sardegna all’Oklahoma con una laurea in Lingue e Erasmus
Gianfranco Cappai è partito dalla Sardegna ed ora vive in Oklahoma grazie ad una laurea in Mediazione Linguistica ed una esperienza Erasmus a Valladolid.
Come si parte dalla Sardegna e si arriva in Oklahoma passando per Valladolid?
Un bel giro, non è vero?
Credo che per tutti arrivi un momento in cui si deve decidere cosa si vuol fare della propria vita. E credo anche che questo momento di “meditazione” si trasformi in qualcosa di più grande per tutti coloro che vivono in un’ isola (nel mio caso la Sardegna): sembra una cosa da poco, ma l’essere circondati dal mare influenza e amplifica tantissimo la sensazione di lontananza dalla “terraferma” e rende qualsiasi spostamento complicato sia dal punto di vista logistico, sia dal punto di vista emozionale.
Per quanto mi riguarda, è arrivato un momento in cui ho pensato che al di fuori del mio piccolo centro, al di fuori di quella bolla di tranquillità nella quale si potevano trovare i miei affetti, i “miei” odori e sapori, le mie piccole sicurezze, ci fosse qualcosa che magari valeva la pena scoprire ed esplorare. Il primo passo (nonostante tutte le paure e le ansie che si possono creare anche al solo pensare di vivere per la prima volta all’estero) è stato quindi quello dell’esperienza Erasmus, in Spagna, nella bellissima Valladolid.
Quella è stata la spinta iniziale che ha messo in moto tutto il meccanismo. Una volta tornato in Sardegna e una volta conclusi gli studi, per una delle tante casualità della vita, ho conosciuto la persona che ora è mia moglie e, dato che lei è americana, ho deciso di voler vedere e “sperimentare” quella parte di mondo che sta dall’altra parte dell’oceano.
Ci descrivi il tuo background accademico in Italia?
Ho studiato Lingue e Letterature Straniere all’Università di Sassari. Dopo aver conseguito la laurea triennale in Mediazione Linguistica mi chiesi se sarebbe stato meglio continuare con la laurea magistrale o fare altro.
Così, dopo essermi reso conto che (almeno nella mia facoltà) avrei speso due anni della mia vita (e denaro) dando esami su materie che erano già state affrontate nei precedenti tre anni, ho pensato che avrei potuto utilizzare le mie capacità linguistiche in maniera diversa, all’estero. Nonostante i tanti pareri contrari di allora, ad oggi, dopo alcuni anni, posso dire di non essermi assolutamente pentito di questa scelta.
Cosa ti ha portato a fare l’Erasmus in Spagna?
Ricordo ancora quando, in seconda superiore, mi regalarono ‘Veinte poemas de amor y una canción desesperada’, di Pablo Neruda, con testo in spagnolo e traduzione a lato. Fu una folgorazione!
Da quel momento mi venne una sorta di ossessione per le lingue e in particolare per lo spagnolo. Infatti, dopo essermi diplomato in Grafica Pubblicitaria all’Istituto D’Arte, misi da parte (almeno professionalmente, dato che la passione rimane) i sogni da grafico e illustratore e cominciai a percorrere la strada delle lingue straniere. Per le quali, inoltre, ero (e sono) molto portato. Avevo già sentito parlare del programma Erasmus da amici più “anziani”, ma la cosa, da un certo punto di vista, mi spaventava parecchio.
Fu così che arrivò il secondo anno di università e si aprirono burocraticamente anche per me le porte della mia personale esperienza Erasmus. Un mio caro amico decise di fare domanda per la Germania e mi spinse, dopo una estenuante (per lui) seduta di convincimento a fare domanda a mia volta per la Spagna. Con il senno di poi, sorrido pensando al fatto che ora non sarei qua, che non sarei la persona che sono, se non avessi firmato e consegnato quella domanda!
Una volta deciso sul da farsi, dato che le mie due lingue principali all’università erano l’inglese e lo spagnolo, dovevo solo scegliere verso quale nazione orientarmi: Regno Unito o Spagna? Ai tempi la mia padronanza dello spagnolo era maggiore rispetto a quella dell’inglese, decisi quindi di scegliere la Spagna. In particolare (tra le varie città messe a disposizione dalla borsa di studio), scelsi Valladolid, poiché avevo sentito dire che lì, nella orgogliosissima Castilla y León, si parlasse un castigliano ‘puro’ e meno contaminato da accenti vari.
Cosa hai imparato su di te vivendo a Valladolid?
Ho capito che forse non ero tanto incapace come pensavo, e questo è stato già di per sé un ottimo traguardo!
Il doverti lavare i panni da solo, sbrigando tutte le varie faccende di casa, il diventare un esperto del fai-da-te se la situazione lo richiede, il riuscire ad andare fino in fondo e trovare una soluzione dopo aver combattuto contro tonnellate di pratiche burocratiche, il vivere un ambiente totalmente diverso da ciò a cui eri abituato e, nonostante tutto, cavartela benissimo, sono cose che possono dare soddisfazioni infinite. Ho inoltre imparato ad essere più umile, a confrontarmi, imparando, e capendo che “meglio” o “peggio” sono due aggettivi troppo soggettivi per poter essere applicati a due culture simili ma allo stesso tempo tanto diverse come quella spagnola e italiana. Ho imparato, inoltre, anche a voler ancora più bene alle persone a me care. Spesso, da lontano, le cose si possono vedere con maggiore chiarezza.
Come sei arrivato in Oklahoma?
Premetto che internet è sempre stato un mio caro alleato, così come lo sono sempre state le chat in lingua straniera (ottimo strumento per perfezionare una lingua, peraltro). Grazie a una delle tante chat in lingua spagnola sono entrato in contatto con le persone che mi hanno fornito numeri di telefono mentre cercavo (si, dalla Sardegna!) un appartamento a Valladolid e con persone che sono andate di persona a vedere gli stessi appartamenti per poi dirmi se fossero convenienti ed in buono stato o no.
Qualcuno potrà chiamarmi azzardato o dire che ho avuto una fortuna sfacciata dato che si sa bene ciò che si puo’ trovare in chat o nella rete in generale ma, in fondo, la fortuna non aiuta gli audaci? Proprio grazie ad una chat posso dire di aver trovato un carinissimo appartamento a buon prezzo con padroni di casa sempre gentili e disponibili. Ed ho poi incontrato quelli che sarebbero stati (e continuano ad essere) miei carissimi amici.
Appena tornato dalla Spagna mi sono trovato in crisi; credo sia una situazione comune a tutti gli Erasmus! Volevo tornare in Spagna ma allo stesso tempo volevo viaggiare e, già dopo due settimane dal mio ritorno, lo stare in paese cominciava a diventare una cosa insostenibile! L’unico modo per evadere in qualche modo (data anche la scarsità di moneta…) era quindi di nuovo internet. Questa volta, però, dato che con lo spagnolo non avevo più problemi, decisi di voler perfezionare il mio inglese e creai una pagina su un famoso sito, semplicemente dicendo che mi sarebbe piaciuto perfezionare la lingua con qualche madrelingua. Dopo circa un paio d’anni dalla mia esperienza Erasmus, un paio di mesi dopo la laurea, la mia attuale moglie mi mandò una email chiedendomi se gentilmente potessi tradurre in inglese per lei una email che aveva delle parti in italiano. Ed è così che, dopo circa tre anni, tra corrispondenza e varie visite da parte sua in Sardegna e mie negli Stati Uniti, mi trovo qua, nel nord-est dell’Oklahoma, sposato, a scrivere sul tuo sito!
Cosa stai facendo in Oklahoma?
Sono traduttore e interprete freelance. Il lavoro non manca, si parli di strutture ospedaliere, burocrazia in generale, tribunali etc., dato che la comunita’ ispanica da queste parti è enorme ed in continua crescita. A questo si aggiunga che conoscere 3 lingue avendo un Bachelors in Linguistics (così è stata valutata la mia laurea italiana) aiuta moltissimo, dato lo scarso numero (almeno da queste parti, ma credo sia un po’ un problema comune per gli statunitensi) di laureati con conoscenza di lingue straniere. Inoltre sono spesso ospite, come speaker, di istituti superiori, università e Community Colleges sia per quanto riguarda l’italiano (da queste parti non ci sono tanti italiani!) che per lo spagnolo. Sono, infine, in procinto di cominciare un Master in Education and Teaching per poi, chissà, continuare con un dottorato.
Con che visto sei residente negli Stati Uniti?
Ho ricevuto ieri la Green Card. Questo è, purtroppo, uno dei tanti tasti dolenti degli Stati Uniti: emigrare da queste parti per diventare residente permanente o per lavoro è piuttosto complicato, a meno che non si sia in possesso di capacità o studi particolari che il mondo del lavoro richiede. Non è certo impossibile, ma come ho già scritto in risposta a qualche altro post, tutto si basa sul cosa tu possa offrire in più di un cittadino americano che può essere assunto senza che la azienda in questione sborsi un dollaro in sponsorizzazione per il visto adatto. Suona cinico e materialista, ma è la cruda realtà. Per lavori che non richiedono skills particolari c’è da mettersi in fila dietro sudamericani e cinesi…
Per quanto mi riguarda, dopo aver visitato il paese per almeno 4 volte con il Visa Waiver e una volta sposatomi con una cittadina americana, tutto è diventato molto più semplice, anche se la burocrazia ed i costi da affrontare durante il processo non sono comunque indifferenti.
Pensi di tornare in Italia?
Ne parlo spesso con mia moglie. E la risposta è sempre la stessa: non nell’immediato futuro. Sia perché ancora non ho concluso la mia esperienza qui, sia perché prima di tornare in Italia vorrei “sperimentare” la vita in altri due paesi: il Canada e la Svezia (o un paese del nord Europa). Poi, si sa, per quanto possiamo pianificare, c’è sempre quella parte di imprevedibilità che fa parte del gioco!
Purtroppo credo che parlare male dell’Italia in ambito lavorativo sia come sparare sulla Croce Rossa. Di certo so che le opportunità che ho avuto all’estero, finora, in Italia me le sognerei. È vero che la tutela del lavoratore qua praticamente non esiste, ma è altrettanto vero che c’è una mobilità incredibile e che, nonostante si parli di crisi, il lavoro si trova. Voglio dire: l’Italia, a livello territoriale, è più o meno grande come l’Arizona e di stati in cui cercare ce ne sono 50…
Consigli per chi vuole seguire le tue orme?
È necessario essere davvero convinti di ciò che si vuole fare; in particolare non partire mai con l’idea che tutto debba adattarsi a noi, ma rendersi conto che vivere in un paese con abitudini e stili di vita diversi non è una passeggiata (soprattutto qua negli Stati Uniti) e che siamo noi a dover fare lo sforzo di adattarci al mondo intorno, spesso scendendo a compromessi con noi stessi.
Consiglio anche di non dare troppo peso a parole di scoraggiamento da parte di amici, parenti e di coloro che dicono di aver già vissuto questa esperienza prima di voi: le esperienze, come le attitudini delle persone verso questa o quella cosa, sono sempre diverse ma, soprattutto, diffidate da chi giudica guardando il mondo dalla propria finestra di casa senza mai essere uscito dalle proprie quattro mura.
Per il resto la ricetta è sempre la stessa: buona volontà, perseveranza (alcune porte vi verranno sbattute in faccia ma, nonostante questo, non mollate alla prima difficoltà!) e passione. Il treno, spesso, passa solo una volta; perché non provare a prenderlo?
Grazie Gianfranco ed in bocca al lupo!

