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Lavori più richiesti nel 2018

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Il Labor Department del governo statunitense ha pubblicato l’edizione 2010-11 dell’Occupational Outlook Handbook. In esso vengono delineate le previsioni per il mercato del lavoro negli USA per il periodo 2010-18.

Questa pubblicazione è importante per tutti coloro che vogliono emigrare all’estero in quanto fornisce utili indizi sulle professioni che diventeranno più richieste nel medio-lungo termine e su quelle che invece stanno andando incontro ad un inesorabile declino.

Se state pensando di trasferirvi in una nazione del mondo occidentale, le tendenze che influenzano il mondo del lavoro statunitense facilmente saranno valide per la nazione da voi desiderata. Il declino del settore manufatturiero, la disponibilità di tecnologie informatiche nei Paesi in via di sviluppo e l’invecchiamento della popolazione sono fattori comuni ai Paesi dell’Europa, del mondo anglosassone e del mondo scandinavo.

Quali sono le professioni che registreranno i maggiori aumenti di richiesta tra il 2010 ed il 2018?

La classifica delle 30 professioni più in voga a livello di numeri assoluti include:

  1. infermiere
  2. aiutanti sanità a domicilio (home health aides)
  3. rappresentante del servizio clienti
  4. commesse
  5. impiegati d’ufficio
  6. contabili e revisori
  7. manovali settore edilizia
  8. insegnanti scuola elementare
  9. autisti automezzi pesanti
  10. giardinieri

Le professioni in declino invece sono le seguenti:

  • agricoltori
  • operatori settore tessile
  • operatori settore postale
  • in generale tutti gli impiegati in funzioni amministrative e burocratiche
  • macchinisti e lavoratori nel settore manufatturiero

Gli autori delle previsioni ammettono che esse si basano su ciò che il mondo del lavoro offre attualmente. La domanda per lavori più all’avanguardia o quelli non ancora inventati è molto più difficile da prevedere soprattutto vista la veloce trasformazione tecnologica che sta totalmente cambiando alcuni settori.

Il sito dell’Occupational Outlook Handbook offre una miriade di informazioni su tantissimi settori del mercato del lavoro statunitense con tendenze a livello occupazionale e salariale. Offre inoltre contatti riguardanti varie associazioni utili a chi vuole intraprendere una carriera in un particolare settore negli Stati Uniti. Da visitare!

Riassumendo, se state per iscrivervi all’università, se avete appena iniziato a lavorare o se siete alla ricerca di un lavoro, pensate un attimo alle vostre prospettive a medio-lungo termine.

Magari l’iscrizione all’università presso una facoltà di tipo umanistico, a meno che proprio non amiate la materia di studio, non è la migliore scelta che possiate fare. Se non siete predisposti per lo studio magari vi conviene diventare infermieri piuttosto che passare anni a studiare per una laurea che non vi aprirà le porte del mondo del lavoro.

Aggiornamento: Chiedo scusa a tutti coloro che ho offeso con il mio commento sul rapporto tra studio e infermieri, nato dalla mia ignoranza.

Se vi trovate ad un crocevia nella vostra carriera magari è il momento giusto per tornare a studiare o indirizzarvi su settori in crescita, dalle prospettive migliori.

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commenti



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  • Enoc

    Molto molto interessante e utile, mi pare (ho visto il filmato, mentre il sito dell’Outlook lo visiterò nei prossimi giorni), anche se per noi europei resta l’incognita dei visti… Ci vorrebbe un simile strumento anche nel vecchio continente.

  • Enoc

    …anche se è giusta l’osservazione che le tendenze di fondo saranno quelle anche nel resto del mondo occidentale, dunque anche nell’Europa anglosassone e dintorni. Buono a sapersi!

  • Mike

    Non ho capito la differenza tra “impiegati d’ufficio” (professione in voga) e “impiegati in funzioni amministrative e burocratiche” (professione in declino).
    A parte questo, a 35 anni, posso dire di avere imparato queste 3 cose:
    1. bisogna scegliere quello per cui si è più portati, perché fare scelte “di testa” solitamente porta solo guai (insoddisfazione, fallimenti, ecc…)
    2. le previsioni non ci azzeccano mai (un settore è in crescita, uno si iscrive all’università, passano 5 anni, arriva la laurea ma il settore nel frattempo si è saturato)
    3. l’infermiere è il mestiere più difficile del mondo: bisogna essere solidi psicologicamente (il contatto costante con la sofferenza è difficile da gestire), bisogna essere forti fisicamente (si lavora in piedi costantemente, le pause sono poche e brevi, si deve mascherare la stanchezza per non offendere i pazienti, ecc…), inoltre bisogna essere preparati, c’è da studiare. Infermieristica è una laurea triennale, ci sono tanti esami da superare (anatomia, biochimica, ecc…).
    Se a tutto questo aggiungiamo stipendi non proprio eccelsi, si può avere un quadro abbastanza completo del perché gli infermieri non siano molti. A me addirittura stupisce che siano così tanti.
    Per la cronaca, ho fatto un anno di infermieristica, sono stato sbattuto fuori a calci :-)

  • Enoc

    @Mike: in effetti avevo avuto la tua stessa perplessità, confrontando quelle due categorie… Forse la categoria in voga comprende impiegati più “tecnici”, che non amministrativi?

    Riguardo alle previsioni che non ci azzeccano, mi chiedo se poi sia un fenomeno soprattutto italiano, al di là di un fisiologico tasso d’imprevedibilità che è correlato al medio-lungo termine…

    E sul consiglio di scegliere la professione per cui si è più portati, ci andrei cauto, perché io sono uno di quelli che lo ha fatto ma ho ugualmente fallito, e alla grande… Forse perché “essere portati” è un concetto un po’ relativo: talvolta si ha passione e attitudine per lo *studio* di determinate discipline ma non si hanno le attitudini e la disposizione mentale per convivere con le occorrenze pratiche delle rispettive professioni (l’esempio degli infermieri mi pare perfetto, ma ce ne sarebbero altri più subdoli, come il marketing per chi è avverso alla mercificazione delle cose e delle persone… All’inizio il compromesso ti pare sopportabilissimo, poi dopo qualche anno ti accorgi che lo detesti e non ce la fai più).

  • ma

    e invece si sa qualcosa sul settore della sicurezza privata( es vigilanze aeoporti, imprese) o di esperti intelligence….qualcuno ha dati su questo settore??

  • marco

    Sono un infermiere e pratico da 10 anni. Ho letto il consiglio dato, ( se non sei portato per lo studio è meglio diventare infermiere) e devo dire che mi ha lasciato a bocca aperta.
    La professione infermieristica non può essere fatta da tutti, perchè è un lavoro non solo duro ma anche umano, oggi l’infermiere, grazie alla laurea, può prendere decisioni di grande responsabilità e quindi deve avere una preparazione non indifferente. Certo, ci sono anche infermieri non preparatissimi, sicuramente sono quelli che hanno accettato il consiglio di Aldo.
    Comunque,quando si parla di un argomento bisogna sapere di che cosa si sta parlando altrimenti si danno consigli sbagliati se non addirittura demenziali. Ognuno di noi deve scegliere quello che più gli piace, altrimenti si rischia di rimanere intrappolati tutta la vita in una situazione voluta dagli altri e non c’è cosa più deleteria.
    Non bisogna fidarsi delle statistiche e scegliere il lavoro in base a queste, anche perchè con un pizzico di fortuna e una grande capacità personale si può raggiungere l’obiettivo voluto (naturalmente bisogna sempre rimanere con i piedi per terra)…e di esempi ne avrei tanti da fare…

  • StefanoM

    @marco: avrebbe potuto dire, e’ meglio andare a fare l’informatico… ma ormai leggo da cosi’ tanto tempo i suoi articoli che ti posso assicurare che non me la sarei presa affatto! Parlo non per giustificare, ma quanto per fare uno sforzo empatico nei confronti di Aldo! Egli cita molto spesso la carriera di infermiere, non perche’ sia la piu’ facile, avrebbe potuto benissimo dire di andare a studiare scienze della comunicazione (detto questo ti rimando al simpatico blog http://www.vitadastragista.it/ che ho potuto conoscere grazie a lui), ma allora arriveremmo al nocciolo della questione, ovvero che probabilita’ ci sono di sviluppare una carriera in tale campo.
    In realta’ la figura di infermiere e’ un esempio forte per lui, proprio perche’ e’ sicuramente la prima professione in assoluto, con approccio al mondo del lavoro, in qualunque contesto territoriale lo si voglia applicare.
    Anche il mio lo e’, sono nel campo dell’IT da soli 5 anni, e no ho 29! Ma Aldo predilige il vostro per diversi motivi, il primo a mio parere ad essere completo in ogni sua forma (corso qualificato o semplicemente laurea, approccio diretto al mondo del lavoro, possibilita’ di carriera), e forse per questo non prende in considerazione il mio settore. Nel settore dell’IT, tu sei quello che fai, non per forza quello che hai studiato, gli uomini piu’ ricchi sulla faccia della terra sono informatici e non petrolieri, Bill Gates non ha mai finito i suoi studi ad Harvard, io li ho terminato 3 anni dopo aver iniziato a lavorare.
    Ma in questo articolo si parla di probabilita’ di trovare un lavoro, di numeri statistici sulle richieste avanzate dal mercato mondiale, cose che non rappresentano mai la realta’, sia a livello sociale, che del singolo individuo. Quindi Aldo parla di dati alla mano! E tu che sei infermiere, potresti imparare la lingua e emigrare in qualunque momento (e ti ritroveresti con un poker d’assi in mano e a sperare nella fortuna).
    Quindi perche’ prendersela, gli infermieri sono un esempio di una teoria, se poi gli infermieri non corrispondono, “non si cambia la teoria, si cambiano i dati” (Albert Einstein).

    X Aldo… MARCO HA RAGIONE :D

  • rita

    Pienamente in accordo con Marco. Sono un infermiera e anche io sono rimasta a bocca aperta quando ho letto..Se non siete predisposti per lo studio magari vi conviene diventare infermieri. come se noi non avessimo studiato nei nostri tre anni duri, pieni di sacrifici. Prima di scrivere certe cose prova a dare gli esami che abbiamo dato noi nei tempi richiesti con tutti i tirocini e l obbligo di frequenza..per non parlare di chi con famiglia faceva i salti mortali per portare a termine gli studi. Non puoi permetterti di insultare la classe infermieristica proponendola a chiunque non abbia voglia di studiare. Siamo professionisti. Tra noi ci sono anche quelli che hanno scelto questa professione solo per il sicuro sbocco professionale ma non ti auguro di trovarli sul tuo cammino quando un giorno starai male.

  • Aldo

    Chiedo scusa a tutti coloro che ho offeso con il mio commento sul rapporto tra studio e infermieri, nato dalla mia ignoranza.

  • Chicco

    Ciao a tutti, sono un infermiere anche io (Aldo, hai scatenato un vespaio!!).
    Nella forma il tuo articolo è senza dubbio poco felice, nel contenuto magari se ne può già parlare. L’errore però secondo me è alla base. L’infermiere è un lavoro che fai col cuore prima ancora che con la testa. Non voglio scomodare il solito luogo comune della vocazione e della florence nightingale che vegliava i malati di notte con la lampada a olio però vorrei fare il mio esempio. 3 anni di ingegneria aerospaziale (2 + 1 fuoricorso), media del 25 con 12 esami sostenuti (dei 20 che potevo sostenere). Non ero certo il primo del corso ma anche se la testa c’era la voglia mancava. Dopo 2 mesi di volontariato in ambulanza a contatto coi malati ho capito che dovevo cambiare strada, che volevo fare un’altra cosa. A infermieristica non mi sono ammazzato di studio, non mi sono messo a studiare perversamente tutti quei corsi di pedagogia, epidemiologia e sociologia che di fatto poco servono nella pratica. Ma ho dato il massimo nei tirocini e nei corsi di assistenza ai pazienti di vario tipo…e mi sono laureato nei tempi previsti (con 107/110), assieme a chi si è sempre accontentato del 18 per laurearsi prima possibile e trovare il lavoro sicuro (quindi credo si possa dire che per fare gli infermieri non serva essere proprio proprio predisposti allo studio). In genere però chi ha fatto l’infermiere per trovare il lavoro sicuro è quel tipo di infermiere che scarica il lavoro e le responsabilità sulle spalle dei colleghi, imboscandosi nei reparti meno pesanti e con un occhio all’orologio e l’altro a vedere in internet il meteo per i prossimi giorni. E’ quel tipo di infermiere che “va un attimo in radiologia” e torna 3/4 d’ora dopo o che si mette in permesso ore studio il 25 dicembre.
    Tu lo vorresti un collega così Aldo? Lo vorresti questo tipo di infermiere quando hai bisogno e suoni il campanello???
    Morale della favola: se proprio non avete voglia di impegnarvi con il cuore e con la testa e cercate un lavoro sicuro che non sparirà mai dal pianeta, apritevi un’impresa di pompe funebri o di espurgo pozzi neri…

    P.S. Hai visto Aldo? Ora t faccio da parafulmine così becchini e espurgatori se la prendono con me!

  • http://profile.yahoo.com/GMZSWPVOCGKEIUPTSSRJ7ZKYSY Johnni

    anche a me piacerebbe studiare infermieristica per solo scopo di fare un lavoro abbastanza umano e sottolineo abbastanza umano perche piu di questo non si puo dire di queste professioni a contatto con gente meno fortunata di me.detto questo avreei i miei dubbi sul frequentare l universita ho 24 anni quasi 25 e avrei dubbi se rimettermi sui libri dopo moltissimo tempo che non tocco un libro e le possibilita lavorative quali sono per che diciamolo non sono cosi giovane come razzini 18 enni usciti appena da scuola.vorrei i vostri consigli.

  • http://profile.yahoo.com/AQKULZ3GGEX5I7NXZ27OOVDVPA Esterre Fatto

    Non ci sono parole, e non ci sono scuse che tengano.

    Credo che neanche Borghezio avrebbe avuto il coraggio di dire una scemenza simile sugli infermieri. Tu l’hai perfino scritta, quindi è tutto dire…

    Questa è la prova di quanto sia inutile prendere 5 lauree straniere e vivere 30 anni fuori dall’Italia se poi si continua a portare dietro la sua mentalità bigotta e provinciale, e si continuano a giudicare le cose esattamente come fa un contadino della Val Brembana con la quinta elementare…

    Continua a vivere nel tuo palmeto dorato d’Australia, non ci mancherai e noi non ti invidieremo, ma per favore, lascia perdere gli infermieri italiani: non si meritano di certo i tuoi insulti vomitati dall’altro capo del mondo.

    E prima di parlare male di qualche categoria di professionisti, per favore sciacquati la bocca, o quanto meno fallo con cognizione di causa, conoscendo come stanno perfettamente le cose, invece di lanciare sentenze su delle realtà lontane, di cui a quanto pare non sa niente ma che ami schifare o denigrare.

    Non c’è peggior categoria di italiani di quelli che continuano a sputare sull’Italia anche una volta che se ne sono andati. Evidentemente siete insoddisfatti per natura. Possibile che non abbiate di meglio di fare, piuttosto che insultare a destra e a manca la categoria di turno che non vi gira a genio? Un giorno i tassisti, un giorno gli infermieri, un giorno contro i professori di lettere, un giorno contro gli operai. A quanto pare gli unici bravi, qualificati e “workaholic” che hanno avuto fortuna all’estero siete voi, mentre tutti gli altri non sono niente…bravi, un applauso!

    Non so quali lavori saranno necessari o meno del 2018, ma di sicuro il nostro paese non avrà bisogno di persone come te. Occupati dell’Australia, che di magagne ne ha tante, e dimenticati dell’Italia e degli italiani, se devi trattarli così. Ciao e buona fortuna.

  • http://www.italiansinfuga.com Aldo Mencaraglia

    Quoto un commento che feci un anno fa su questo post: “Chiedo scusa a tutti coloro che ho offeso con il mio commento sul rapporto tra studio e infermieri, nato dalla mia ignoranza.”

  • Anonimo

    Insomma, che noiosi che siete, Aldo si è scusato, non vi basta? Voi non sbagliate mai, vero?
    Aldo non ha offeso nessuno, si è forse espresso erroneamente, ma se aveste letto tra le righe il messaggio era questo: talvolta è meglio puntare su percorsi di studio meno lunghi che su altri più lunghi ma che danno meno possibilità di lavoro futuro. Tutto qui!
    Le conclusioni – erronee – le “pippe mentali” che ne avete tratto sono frutto della vostra immaginazione, fervida e molto italiana. Lui, dopo 20 anni che abita in Paesi anglosassoni, è ormai “british”, cercate di capire i suoi messaggi senza sentirvi sempre messi in causa.

  • http://profile.yahoo.com/SQBV3WBYLFMMOWU4IEENRPJRHY Giulio

    Se essere “british” significa essere ignoranti, maleducati e presuntuosi, allora bisognerebbe andar fieri di essere italiani.

    Ma sono troppo intelligente per pensare che essere di mentalità anglosassone significhi possedere queste qualità. Parimenti, credo che gli anglosassoni non abbiano bisogno di “cercare di essere capiti”, nè di essere letti tra le righe o interpretati.
    La tua immaginazione, oltre che poco fervida, è anche piuttosto offensiva nei confronti di questi popoli. Le tue “conclusioni” nei loro confronti non sono poi meno erronee e affrettate di quelle fatte dall’utente Esterre Fatto nei confronti di Aldo, e questo ti pone esattamente al suo stesso livello.

    Cerca tu di capire te stessa e i tuoi errori, invece di stare a perdonare o condannare quegli degli altri, che, se persone intelligenti, saranno in grado di capire da soli se e dove hanno sbagliato, e nel caso, di difendersi.

    Permettimi (visto che qui il gioco sembra essere “chi vuol trarre conclusioni sul prossimo?”) di dirti che atteggiamenti così “onniscienti”, che comprendono il voler spiegare le parole e la storia degli altri, giudicare popoli interi e addirittura avere la certezza di sapere che tutti siano noiosi e/o che nessuno sia stato offeso dalle parole di un discorso – sono tipici proprio di quelle persone che di “pippe mentali” se ne fanno in abbondanza e ogni giorno.

    Con permesso,

    Giulio.

  • http://www.facebook.com/people/Francesco-De-David/1624591593 Francesco De David

    Leggendo la lista gentilmente linkata ho notato che per alcune professioni viene richiesto lo “High school diploma or equivalent”.
    Mi chiedo se ci possa essere per noi Italiani la possibilità di conseguire un titolo di studio equivalente che possa essere riconosciuto negli Stati Uniti, oppure se l’unica possibiltà sia quella di avere conseguito tale titolo negli States..
    Per cortesia, qualcuno mi può dare un consiglio?

  • Giovanni

    Ce ne vuole per considerare quella di Aldo un’offesa! Quanta mala fede!


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