Chi sono gli studenti stranieri negli Stati Uniti?

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L’Italia rimane al di fuori delle Top 25 nazioni che mandano studenti a frequentare le università degli Stati Uniti.

Secondo il più recente sondaggio Open Doors, a cura dell’Institute of International Education, il numero di studenti stranieri nelle università americane è salito nell’anno accademico 2008/09 ad un record di 671,616 unità, un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente.

Le università americane si trovano ai primi posti di tutte le varie classifiche nelle migliori università al mondo ed è quindi naturale che siano una destinazione prestigiosa per tanti studenti stranieri.

Da dove arrivano tutti questi studenti stranieri?

La maggior parte arriva da nazioni asiatiche:

  1. India (103,260)
  2. Cina
  3. Corea del sud
  4. Canada
  5. Giappone
  6. Taiwan
  7. Messico
  8. Turchia
  9. Vietnam
  10. Arabia Saudita

Gli studenti italiani che si avventurano negli Stati Uniti sono poco più di 4000, meno di quelli mandati dal Nepal (!), Kenia, Pakistan o Venezuela.

E quali sono le destinazioni all’interno degli Stati Uniti?

Lo Stato che riceve più studenti internazionali è la California, seguita da New York, Texas, Massachusetts e Florida.

Perché è importante questa informazione?

Perché tutti questi studenti stranieri saranno i vostri concorrenti nel mondo del lavoro globale. Vi troverete a competere per un posto di lavoro con centinaia di migliaia di laureati che sono andati via da casa a diciott’anni, parlano benissimo l’inglese e si sono laureati in alcune delle università più prestigiose al mondo.

L’università italiana che state frequentando vi sta dando le stesse opportunità?

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commenti





  • http://www.iojack.net Jack

    Ne so qualcosa ed e’ una situazione veramente vergognosa, per la tecnologia gli USA sono il massimo o quasi, comunque un bell’obiettivo solo studiarci, e pochissime universita’ in Italia danno questa possibilita’. La mia universita’ non da’ nulla, e se decidessi di andare da solo con una delle pochissime borse di studio disponibili per studi undergraduate, non avrei nemmeno un esame riconosciuto. Non dico uno o due su dieci, nemmeno uno qualsiasi di qualsiasi corso.
    Non ti danno ne’ la voglia di andare ne’ nessuna sicurezza quando deciderai di tornare. Inoltre il sistema universitario italiano non aiuta di certo lo spostamento verso universita’ anglosassoni, nelle quali gli studenti sono abituati a chiedere prestiti, borse di studio, a lavorare nell’universita’, tutte cose che qui in Italia non servono visto che ormai tutto è per tutti a prezzi da discount o supermercato.

  • http://parlacoimuri.splinder.com Valentina

    Dal Canada, confermo. Qui a University of Toronto, dove sono io, gli studenti undergraduate italiani sono 34, + 17 graduate students, su una popolazione complessiva di circa 70.000 unità, e a fronte di numeri molto più alti di studenti provenienti da altre nazioni (2000 solo dalla Cina, ma anche India, Afghanistan, USA, Romania, Albania e chi più ne ha più ne metta: tutti con molte più “unità” dell’Italia). Insomma, noi i cervelli forse li esportiamo solo dopo averli formati, ma la maggioranza degli studenti italiani non mette il naso fuori di casa (come feci io per 5 lunghi anni). Questione di soldi, burocrazia, e forse di mentalità.

    Per chi vuole fare un’esperienza universitaria senza emigrare (e senza dover affrontare i costi proibitivi di un BA o un MA negli USA, non sempre coperti dalle borse di studio) ci sono le borse Overseas, un progetto di cooperazione universitaria che però mi pare ci sia solo a Bologna e Milano.
    Un’opportunità interessante per neo-laureati è il programma Fullbright, aperto con bandi annuali di vario tipo, e che finanzia giovani italiani che vogliano frequentare programmi post-graduate di varie discipline (PhD e MA). Chiaro che queste selezioni premiano il merito, come è giusto che sia. Ed è chiaro che i punteggi TOEFL richiesti si aggirano intorno al 100 o 110, a seconda delle aree disciplinari. Non si può pensare di vincere questi bandi se si sa a malapena dire “What’s your name?” :) .

    Spezzo però una lancia a favore della vituperata università italiana: costa relativamente poco, e permette anche a chi viene da famiglie non abbienti di frequentare buoni corsi, senza doversi indebitare per la vita. Ci sono tantissimi difetti, impostazione libresca, carenze di organico e laboratori, orrendi baronati, però non è tutto da buttar via.
    E anche calcolando i costi di alloggio e vitto per chi fa il fuorisede, a prezzi non c’è confronto con le rette delle Ivy League, o di quelle università private che davvero ti aprono tutte le porte.
    Il sistema USA prevede borse di studio per i meritevoli, ma molti buoni studenti ne restano cmq esclusi, mentre il figlio imbecille del petroliere sarà comunque in grado di pagare rette da $50.000 annui e oltre. Io sono a favore del fare le valigie, con gli occhi aperti però.

  • http://parlacoimuri.splinder.com Valentina

    oops. Scusate la lunghezza :)

  • Gianfranco

    Vivo in Oklahoma. Alcuni giorni fa ho avuto l’ok per la carta verde, dato che ho sposato una americana. Ho avuto occasione di essere invitato come ‘speaker’ di Italiano e Spagnolo in alcune High School e Community Colleges (esperienza stupenda) e sono attualmente alla ricerca di un master o di un teaching assistantship. Credo sia una questione di mentalita’ piu’ che di soldi. Tante, troppe volte stando in Italia ho sentito dire ‘Guarda che qua e’ meglio…’. Forse e’ proprio questo il problema: rimaniamo a stagnare perche’ pensiamo che nel bel paese sia tutto meglio e, pensando questo, non si fa posto al cambiamento. Inoltre, in generale, lo studente italiano non ha la mentalita’ “internazionale” ed ha una conoscenza dell’inglese approssimativa. Dico che il problema secondo me e’ appunto piu’ di mentalita’ che di soldi perche’ i modi per cercare borse di studio sono tantissimi, soprattutto se si e’ bravi studenti. Ricordo che tanti miei amici (e conoscenti) rifiutarono di fare l’esperienza Erasmus (che costa relativamente poco -almeno da noi- e per la quale viene rimborsato tutto) per il fatto di avere il ragazzo o la ragazza lontani o sentire nostalgia della famiglia…
    Non giudico, per carita’, ma e’ giusto uno dei tanti esempi che confermano quanto sia difficile per un ragazzo medio italiano mollare tutto per un po’ e cambiare nazione e cultura.

  • http://www.iojack.net Jack

    Io avrei fatto l’Erasmus al volo, peccato che l’Europa non mi attrae poi così tanto, sono andato alla ricerca di borse di studio per gli Stati Uniti in modo da coprire almeno parzialmente le spese di un corso undergraduate di un anno e ti dico non ho trovato niente di niente. Solo delle borse di studio pubbliche della Noopolis che su 20 mila e passa euro di retta te ne rimborsavano 1000 e finiva lì. Sto seriamente pensando di cambiare università e spostarmi in qualche centro più grande per avere più possibilità, infatti sono sicuro che Milano e Bologna organizzano qualcosa per gli Stati Uniti.
    Almeno la mia buona volontà c’è, ho anche molti progetti futuri per gli Stati Uniti, ma anche se venissi accettato da qualche università, senza nessun aiuto finanziario non potrei partire comunque.
    In ogni caso confermo quello che dici, Gianfranco, un sacco di miei compagni parlano in quel modo e li trovo ottusi. Pochissimi buttano gli occhi fuori casa, poi è ovvio che non riescono a capire i problemi del nostro Paese e a vedere una qualsiasi situazione in maniera oggettiva. Quasi che aveva ragione Brunetta a chiamarci bamboccioni, ma di aiuti non ne arrivano comunque da nessun fronte (parlo sempre di Stati Uniti), i genitori/fidanzati vogliono i loro cari sempre a 10cm da loro per servirli e intontirli e viceversa.

  • Gianfranco

    Jack,

    io credo invece che dovresti approfittare dell’Erasmus. Un periodo all’estero, in Europa, potrebbe farti capire se davvero sei tagliato per la vita in un’altra cultura. Gli Stati Uniti richiedono molto spirito di adattamento, e l’Erasmus puo’ essere considerato come una buona palestra. Se ti piace l’idea di vivere alla maniera anglosassone, il Regno Unito puo’ fare al caso tuo. O se proprio non ami i paesi latini (io andai in Spagna) o non ti piace l’idea di andare nel Regno Unito, la Svezia o la Danimarca potrebbero essere l’alternativa adatta. Non sottovalutare questi dettagli: passare direttamente dall’Italia agli Stati Uniti potrebbe comportare un forte shock culturale capace di far fare dietro-front anche ai piu’ temerari! Parlo ovviamente senza cognizione di causa per quanto riguarda te; magari tu sei gia’ stato all’estero e hai gia’ vissuto fuori dall’Italia e sai esattamente come funziona. Se questo fosse il caso, prendi le mie parole come un commento e non un suggerimento. nel caso contrario, facci un pensierino…

    Riguardo le borse di studio, non fermarti alle piu’ comuni e alle piu’ conosciute. Vai direttamente nei siti delle universita’ che ti interessano, manda email, compra una scheda telefonica internazionale e chiama direttamente per informarti. Non pensare al prestigio dell’universita’ in se (ci sono universita’ non Ivy League che sono ugualmente ottime inserite in campus e cittadine davvero bellissime). Pensa all’esperienza negli USA come a una crescita culturale e didattica, non vedere la cosa solo in termini di spendibilita’ una volta rientrati (suppongo) in Italia. In fondo 50 stati offrono un enorme ventaglio di scelta!

  • SirDDT

    L’universita’ italiana (sorattutto in alcuni settori) non prepara gli studenti in maniera insufficiente. Gli ingegneri italiani non sono inferiori agli standard, ad esempio. Pero’ prepara pochissimo le persone al mondo del lavoro, e soprattutto al mercato globale.

    Negli Stati Uniti viene valorizzata l’immigrazione. Il prossimo Steve Jobs, Bill Gates, Larry Ellison sara’ indiano, cinese, pakistano, israeliano, brasiliano o vietnamita. Non e’ possibile vedere nel 2010 in Italia universita’ che hanno il 30% di studenti stranieri tenere lezioni in dialetto piemontese, perche’ alcuni professori non sanno parlare inglese. Basta pensare che nella mia facolta’, ai dottorandi e’ richiesto ti trascorrere almeno 6 mesi all’estero, sui 36 del PhD; ma di fatto pochi ci vanno veramente perche’ se andassero verrebbe penalizzata la loro carriera.

    Io sono stato un Fulbrighter di recente, e di recente ho promosso uno dei programmi Fulbright nella mia universita’. Due seminari, con l’invito esteso a tutto lo staff universitario (6000 persone circa). Si sono presentate 5 persone in tutto, interessate a una borsa di studio di 30k Euro per 6 mesi nella Silicon Valley. Ci sono rimasto molto male.

    Dobbiamo cambiare mentalita’, perche’ lo studente medio di un’universita’ californiana e’ indiano, ha 21 anni, 2 anni di esperienza lavorativa e vive fuori casa da 4 anni.

  • http://www.iojack.net Jack

    Gianfranco,
    sì ci sono già stato, ma come “turista”, avendo conosciuto una persona mi ha mostrato un sacco di cose della vita quotidiana, inoltre è anche orientation leader alla University of Michigan così ho avuto l’occasione di visitare ed approfondire l’ambiente e il sistema universitario statunitense, per quel periodo (era il mio primo viaggio da solo) sì ero stanco già dopo due settimane, ma anche quest’anno tornerò là, e anche l’anno prossimo, sicuramente sta diventando la mia seconda casa! E complimenti a te per l’Oklahoma!
    Comunque sì, in Italia ho visto che più di tante offerte non ci sono e sono costretto a dover cercare tutto direttamente negli Stati Uniti, dove sicuramente esiste una cosa chiamata “possibilità di scelta”, ma anche “libertà”.
    All’Inghilterra ci ho pensato, ma sai, degli Stati Uniti mi piacciono la cultura, la lingua, le infrastrutture, l’ambiente in generale, sono tutte cose che in nessuna nazione europea si possono trovare (sì forse in qualche nazione nordica!).
    Comunque per le uni famose, figurati, tutte le borse di studio che ho trovato erano per università mai sentite in vita mia, di quelle che raccolgono studenti internazionali a frotte e che hanno dei ranking bassissimi, ma anche qui i prezzi sono sempre gli stessi.
    SirDDT, complimentoni anche a te per la Fulbright, non dovrebbe essere così semplice esserne un borsista! Ed è davvero vergognoso come le poche opportunità che vengono date agli studenti italiani vengano snobbate in questo modo, molte persone queste cose se le sognano, mentre chi le può avere le butta “nel cesso”.
    Comunque, sto sempre lavorando al progetto di studiare in qualche college nella media magari del Michigan, forse dopo l’estate potro’ cominciare a raccogliere tutti i requisiti necessari (TOEFL, SAT o ACT, …) per inviare le domande di ammissione e se tutto va bene sarò il 4001esimo studente italiano negli USA :D

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    Perchè andare in USA per uno studente italiano (o Europeo) NON CONVIENE AFFATTO! :) Primo, il costo annuale dell’università: i college americani non sono certo famosi per l’accessibilità delle loro tasse scolastiche (nemmeno quelle definite “pubbliche” come la Berkley). Secondo, per esperienza diretta di una mia conoscente, nemmeno essere l’eccellenza può assicurarti una delle rare borse di studio complete che servirebbero a un italiano per studiare così lontano: nei college migliori e nella Ivy League (perchè è lì che si vuole andare, no? Nell’eccellenza americana) essere bravi spesso non basta, serve anche un aiutino di un conoscente interno alla “casta universitaria” di qualsiasi college. Sotto questo punto è un po’ come tornare in Italia. Terzo, il numero di esami supplementari richiesto: non solo lo IELTS o TOELF o PROFICIENCY, ma spesso anche 2 o 3 esami SAT in diverse materie in base al tipo di studi selezionato. Quarto… il far parte dell’EU ci regala numerosi privilegi che a mio giudizio NON andrebbero mai sprecati: per esempio l’università gratuita in molti dei paesi nordici. Oppure la posssibilità di frequentare università inglesi (ottime come le statunitensi) a prezzi decisamente inferiori (i prezzi per Europei sono gli stessi che per un qualsiasi studente inglese, niente di più o niente di meno) e con esami un numero di esame minore (solo lo IELTS o TOELF; niente SAT perchè il diploma italiano è riconosciuto maggiormente, serve solo aver un buon voto nelle materie richieste da ogni Degree). Non è una questione di non voler andare, è una questione di scegliere l’opzione più conveniente: in USA, se proprio si vuole, si può sempre fare il master! :)

    (Questa è la mia analisi e la motivazione percui io mai farò l’università in USA XD)

  • http://www.iojack.net Jack

    Correggo alcune cose, tutto giusto comunque quello che hai detto, nulla da ridire!
    Allora ci sono persone che non vogliono per forza andare nell’eccellenza americana :P ma che vorrebbero solamente emigrare in futuro, e trovandosi anche male nell’università italiana, qual è il modo migliore per cominciare a capire la cultura e il mondo del lavoro locale se non andandoci a studiare? Poi basta anche un’università nella media, infatti non vuol dire che i graduated di queste università non troveranno mai un lavoro decente.
    Conoscenze interne servono, ma è un metodo molto diverso dagli scandali all’italiana, mi spiego, la raccomandazione negli USA è ammessa ed è anche abbastanza facile da ottenere per tutti, poi non tutti i college le richiedono, è un must, tranne ovviamente per quelle nella Ivy League. Puoi semplicemente telefonare ai tuoi professori della high school e chiedere di scrivere le loro opinioni su di te ed inviarle, oppure dare come referenza i tuoi datori di lavoro per cui hai lavorato un’estate, non necessariamente vuol dire che devi avere la mamma, il nonno, lo zio all’interno che ti aiuta ad entrare imporchettando le cose. Le referenze sono viste come una cosa in più, se hai convinto una persona (che non sia tuo familiare) a parlar bene di te vuol dire che sei in gamba e meriti di studiare in un certo posto! E poi, vuoi per la maggior apertura mentale, è facile conoscere un professore e cominciare a relazionarsi con lo stesso in maniera molto informale, discutere attivamente sulla materia su cui anche lui è appassionato e farti vedere motivato, quindi puoi prendere d’occhio un professore di una certa università e vedere cosa ne esce fuori. A differenza dell’Italia, non devi parlare con i professori come se fossero Dei sceso in Terra giusto per chiedere le date degli appelli.
    Comunque alla fine ognuno prende la strada secondo le proprie esigenze.

  • http://www.iojack.net Jack

    scusa, non è un must, è un optional XD sbagliato parola

  • Carlotta

    Io mi devo laureare quest’anno dopo 3 anni fatti in 5 (per motivi di lavoro) in un corso di laurea dell’Università di Milano, che come la maggior parte dei corsi italiani direi più umanistici (non posso parlare per quelli scientifici perché non li conosco sufficientemente bene), non portano secondo me ad un adeguato livello di preparazione e di esperienza necessaria per affrontare un mercato globale del lavoro. Per questo motivo ho deciso di analizzare le opportunità accademiche all’estero, piuttosto che buttarmi in altri 2 anni noiosi e ripetitivi della magistrale: ho preso innanzitutto in considerazione gli Stati Uniti, dato che ci vive il mio ragazzo, ma sinceramente la retta proibitiva mi ha fatto subito scartare la lontana eventualità di poterci andare, vista anche la mia carriera universitaria non brillante, avendo dovuto per forza lavorare. Ma non mi sono arresa ed ho scoperto un mondo nuovo qui nel nostro continente grazie ad Italiansinfuga: la Danimarca, che come gli altri stati scandinavi, offre a noi studenti europei la possibilità di non pagare ALCUNA RETTA UNIVERSITARIA e di far parte di programma di intership molto validi, per fare un pò di pratica nel nostro campo, oltre che di lezioni in inglese di alto livello, per arricchire le nostre conoscenze.
    Gli Stati Uniti saranno sempre visti da noi europei come la terra promessa, ma anche l’Europa non é tutta da buttare (Italia esclusa).
    Bye bye

  • http://parlacoimuri.splinder.com Valentina

    No, Saya, secondo me non è proprio come tornare in Italia. Esistono le reti familiari e di ex studenti diventati “pezzi grossi”, questo è innegabile, ma un figlio di nessuno ha comunque qualche possibilità in più. Io che non avevo conoscenze, in Italia un dottorato non avrei MAI potuto vincerlo, nemmeno senza borsa. Qui in Canada, solo rispondendo alla loro selezione mi hanno dato una borsa di 5 anni. Scusate se è poco.
    Poi, come fa notare Gianfranco, non ci sono solo le Ivy League. Per esempio, la University of Michigan, ad Ann Arbor, ha un’ottima reputazione. Ci sono stata il mese scorso e ho visto il campus, i servizi disponibili, l’enorme quantità di risorse messe a disposizione degli studenti, che ne fanno un ambiente ottimale per formarsi.
    Io credo che in realtà le cose cambino a seconda degli ambiti disciplinare. Per quel che posso constatare, l’Università Nordamericana (UBC e U o T sono agli stessi livelli delle più importanti università di ricerca USA) è molto più formativa per le materie scientifiche e per i campi applicativi, proprio perché fornisce un orientamento pratico di tutt’altro livello. Ed è il motivo per cui i laureati in discipline scientifiche, tecniche, economiche e giuridiche, non necessariamente usciti da Harvard e Yale, di solito trovavano lavoro (almeno prima della crisi). La preparazione di base nelle discipline umanistiche invece, non è affatto superiore a quella di un buono standard europeo o italiano. Qui certe discipline si cominciano a fare SERIAMENTE dopo il BA. Un laureato di primo livello in Filosofia o Storia, se ha curato l’inglese, non ha difficoltà a inserirsi in un MA o PhD nordamericano. (Prospettive occupazionali zero, però. Ricordiamocelo). E’ però vero che, anche in questi campi, la mentalità è più pragmatica di quella italiana: da noi si leggeva tantissimo (ora un po’ meno) ma non c’è l’abitudine a mettere in relazione le cose. Qui si legge un po’ meno, ma uno studente di master scrive otto/nove articoli scientifici all’anno, in più spesso insegna o fa da tutor: una mentalità che, nel complesso, è molto più formativa, e prepara molto di più anche quei pochi che riusciranno a rimanere in accademia.
    Questo è quel che mi è parso di vedere e di capire nel mio primo anno di esperienza in Canada. Secondo me, comunque, non c’è un modo solo per fare le cose: one size doesn’t fit all. L’importante è fare i conti con le proprie esigenze, tenendo in mente che il Paese di Cuccagna non esiste.

  • SirDDT

    Beh, Jack, in bocca al lupo.

    Comunque, vorrei solo dire che il lavoro non si puo’ solo cercare, bisogna anche crearselo. Non bisogna solo seguire il settore piu’ promettente, bisogna seguire le proprie passioni e saper cambiare, con determinazione. Crearsi opportunita’ e perseverare. Reid Hoffman studiava filosofia prima di fondare LinkedIn. Robin Chase ha mollato una carriera in economia, dopo un viaggio in Europa, per fondare Zipcar. Jawed Karim ha sospeso l’universita’ per andare a lavorare e pagarsi gli studi, prima di lanciare Youtube. Steve Wozniak ha detto che il successo di Apple e’ dovuto al fatto che hanno iniziato senza soldi e senza aver mai fatto niente del genere prima di allora. Sono tipiche storie americane, ma ce ne sono milioni…

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    L’idea che bisogna per forza andare nell’”eccellenza Americana” è nata solo grazie a tante popolari fiction che hanno reso famose in tutto il mondo le solite quattro università (Harvard-Yale-Priceton-Berkley) con a volta l’aggiunta di qualche altra come la Columbia o Stanford. Con il “questo punto è simile all’italia” mi riferivo a un fatto che ho vissuto da vicino; essendo però ancora alle superiori mi rendo conto di aver parlato un po’ senza conoscere da vicino =P Però la sensazione che ho vissuto è stata proprio di un profondo… calo di stima nei confronti di quelle università tanto famose che in fondo non danno nulla di più di un’ottima scuola che non ha avuto la stessa pubblicità. Certe volte ritengo esagerati a dir poco i criteri di selezione di certe università… si può dire che i voti non contano nella vita ma spesso e volentieri per anche solo pensare di poter accedere a Ivy League e Co. bisogna avere una media italiana del 10. Cosa impossibile sotto molti punti di vista, se poi si aggiungono anche due o tre esami SAT e il TOELF. Percui, per quanto le università americane vantino di essere al “top” della lista delle migliori università mondiali, io sarò sempre dalla parte del “Russel Group”, l’equivalente inglese dell’ivy. A parte Cambridge e Oxford, in questo gruppo non c’è nessuna università iper famosa, eppure sono tutte classificate nella top 40. Viva L’Europa :)
    Rileggendo mi spavento di quanto sia anti-americana ahahahah =P

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    Ps. SirDDT: Gli esempi che hai dato sono il tipico cavallo di troia degli Stati Uniti, la minoranza che rappresenta la realizzazione del tipico “sogno americano”. Ci hanno fatto tanti film, non ultimo anche Muccino. Ma come detto, è questione di film, di immensa fortuna o di giocare sporco. E una volta vinto, la si può raccontare come si vuole…
    Comunque come esempio io farei il nuovo giudice supremo da Porto Rico =D Suona meglio.

  • http://www.iojack.net Jack

    “Ma come detto, è questione di film, di immensa fortuna o di giocare sporco.”
    Cioè pensi veramente sia solo questo?

  • Gianfranco

    Saya,

    Perche’ esagerati? C’e’ una selezione ed e’ giusto che sia cosi’. Piu’ la scuola e’ prestigiosa (o spende molto per la ricerca, paga bene i suoi insegnanti e offre tanto allo studente, abbia o non abbia ‘il nome’) piu’ e’ giusto che ci sia una selezione. Le universita’ americane spendono fior di dollari per acaparrarsi i migliori insegnanti e fare questo significa fare concorrenza: chi riesce ad attrarre insegnanti migliori riuscira’ ad offrire migliore’ qualita’ nella didattica, a curare il suo ‘look’, rendendo automaticamente la stessa universita’ un luogo in cui lo studente vorra’ andare. Se tu non hai una buona media voti, perche’ io, come universita’, dovrei spendere del denaro per investire su di te, quando posso scegliere qualcun’altro con voti migliori dei tuoi che puo’ fare molto di piu’? Capisco che (in Italia, per esempio) ci siano delle variabili riguardo al voto che si puo’ ottenenere dopo l’esame: l’umore del professore, una giornata particolarmente difficile, una materia ostica ma, in fondo, nella maggioranza dei casi, se studi e meriti prendi dei buoni voti, se no: picche. E se studi vuol dire che, in generale, ti impegni. E, a lungo termine, e’ l’impegno che paga, sempre e comunque.

    Riguardo al TOEFL: sono assolutamente d’accordo sulla sua esistenza. Come diceva Valentina alcuni post fa: pretendiamo di iscriverci in una universita’ americana se le nostre conversazioni in inglese si basano sul ‘how are you’? Le universita’ americane non si vantano di essere al top: lo sono, per quanto tu possa essere anti o pro-america. E se dici che le scuole che hai citato non danno nulla piu’ di una ottima scuola che non ha avuto la stessa pubblicita’ allora parli per partito preso: non per niente le eccellenze (per esempio in tv -CNN, Fox- come in tantissimi altri ambiti anche meno popolari) sono venute fuori da scuole di alto livello (che, appunto, non sono solo tre o quattro in tutti gli Stati Uniti).

    Secondo la World University Rankings, Cambridge ed Oxford compaiono nelle prime 10 posizioni. Tanto di cappello per due istituzioni con una grande storia alle spalle, ma credi che Cambridge ed Oxford siano meno selettive o meno pubblicizzate rispetto a, che so, la meno ‘famosa’ universita’ di Leeds? Personalmente rispetto la tua opinione ovviamente, nonostante non la condivida, ma credo anche che nelle tue parole ci sia piu’ un sentimento di poca simpatia verso un paese o una situazione che si e’ creata. Il tutto, quindi, va a discapito di una oggettiva analisi dei fatti portando la discussione su un piano piu’ politico.

  • SirDDT

    Saya,

    la percezione degli Stati Uniti che abbiamo dall’Europa e’ molto, molto differente da quello che e’ in realta’. Solo andandoci a vivere per un po’ riesci a superare questo pregiudizio.

    Tieni anche conto che, a differenza dell’ITalia, le universita’ ti aiutano anche molto di piu. Ti aiutano a trovare lavoro (ma davvero, non ti mandano il CV a due indirizzi generici che potevi trovare anche tu). Ti invitano a tenere seminari. Ti invitano a eventi di networking. Ti mandano a parlare agli studenti. Non ti mollano mai. Creano i loro eroi, e aiutano i loro studenti a ripeterne i successi. Puo’ sembrare infantile, ma se prendi un gruppo di 20enni e li metti di fronte al fatto che loro stessi, domani mattina (e non a 50 anni) potranno cambiare il mondo, qualcosa succede. A me sarebbe piaciuto molto che qualcuno mi avesse detto tutto questo, anziche’ trovare gente capace che insegna di malavoglia e ti dice di trovarti il primo lavoro decente e noioso tanto per avere uno stipendio fisso, che tanto e’ il massimo che potrai fare nella vita…

  • http://parlacoimuri.splinder.com Valentina

    Saya,
    se devi decidere del tuo futuro (hai detto che sei ancora alle superiori, giusto?), ti converrebbe guardarti attorno senza fare scelte avventate, magari per partito preso, o di riflesso per le delusioni di qualcun altro, per quanto cocenti. Inoltre, quali che siano i casi concreti in cui ti sei imbattuta, stai attenta a non generalizzare: un caso, fosse anche il più ingiusto, non fa un sistema.
    In Inghilterra, le ottime università che tu citi stanno restringendo i posti disponibili, a seguito di un buco miliardario nei conti dello Stato, e di un boom di iscrizioni di tanti che vorrebbero riqualificarsi in seguito alla crisi. Bisogna vedere quali saranno gli effetti del cambio di governo (probabilmente altri tagli), ma in generale le possibilità di accedere rischiano di calare drasticamente nei prossimi anni. E comunque non sono poi sicura che quel sistema sia tanto più “democratico”: accedere a borse di studio è molto difficile per chi non risiede negli UK da almeno 3 anni. Certo, le rette sono molto più basse, ma credi davvero che un anno di vitto e alloggio in una qualsiasi città inglese siano così economiche? Quale famiglia è in grado di accollarsele? Certo, si può sempre lavorare studiando, ma è ancora più impegnativo, specialmente dovendosi ambientare in un paese straniero: a quel punto meglio fare lavori sul campus (negli USA è una possibilità concreta), che sono meno dispersivi e altrettanto responsabilizzanti.
    Penso che né il sistema USA, né quello inglese, né quello Italiano (e nemmeno quello canadese) siano scevri da ingiustizie. In nessun paese, purtroppo, tutti hanno davvero le stesse possibilità di formarsi e di arrivare alle stesse vette. Personalmente credo che dovremmo cercare di migliorare questo stato di cose, però ora non si sta parlando di questo; si sta solo osservando come alcune università siano molto più formative, in tutti i sensi. Questo dato di fatto mi pare incontrovertibile.

  • Elisa

    Ogni volta che si parla di università italiana, mi sembra di essere un’aliena anche se ci ho studiato 5 anni.

    Io ho fatto test di ingresso abbastanza selettivo (anche con prova difficile di inglese). I prof. c’era di tutto di più: quella che si faceva in due per rispondere a tutti gli studenti, persone preparatissime ma incapaci di insegnare, veri miti viventi che si meritavano la standing ovation (e ricevevano) a fine corso, persone che venivano dal mondo del lavoro e dulcis in fundo qualcuno dei famosi baroni che sinceramente però faceva anche lezioni all’altezza (senza considerarti minimamente in altre situazioni).
    Tasse abbordabili anche per chi non era figlio di un nababbo. Computer nuovi e per tutti(!!!! con pure 100 fotocopie gratis a semestre). Buona rete di biblioteche con orari però abbastanza da ufficio. Esami molto difficili e molto teorici. Ottime borse per studiare all’estero per (quasi) tutti. Preparazione linguistica (non solo inglese) gratis.

    Non so, io sono abbastanza d’accordo con Saya a dire che secondo me ad un italiano studiare in US non conviene da molti punti di vista. Conviene sicuramente andare a fare ricerca se è questo a cui aspira.

    Magari varrebbe la pena spendere due soldi e spostarsi per studiare in una buona università italiana per avere le basi teoriche per affrontare altro. E’ verissimo che l’università italiana non prepara al mondo del lavoro, ma è anche vero che si fanno sempre più stage durante gli studi che a questo dovrebbero servire.

    Quanto al fatto che le università migliori sono quelle nelle famose “liste” ho le mie buone riserve, difficile fare di tutta l’erba un fascio.

  • http://www.iojack.net Jack

    Elisa, piu’ che altro io mi sento un’alieno a leggerti! Sto proprio facendo un esercizio che il prof ci ha dato, devo scrivere un programma che legge in input un file con questo contenuto:
    “Scoperto lo spray che quando spruzza rende gli uomini più dolci e disponibili.
    Grazie, lo conosco anch’io: è il cazzo.”
    Poi sempre su un altro esercizio, parla di creare un programma che leggendo in input un numero dato dall’utente, calcoli tutti i numeri di Armstrong che ci sono da quel numero fino a 0, aggiungendo che un numero di Armstrong e’ un numero le cui cifre sommate dopo averle elevate al cubo fanno appunto quel numero. Cosa sbagliatissima, Wikipedia spiega cos’e’ un numero di Armstrong in una sola frase.
    Infine non sa mettere in fila due parole in italiano, ma nemmeno in linguaggio di programmazione mi sa…
    Renditi conto in che condizioni siamo, e con che persone formiamo la nuova generazione, per fortuna che qualcuno ha ancora la curiosita’ di andare a ricercare le informazioni su internet… In tutta Italia mi pare di aver capito che ci sono solo due o tre universita’ decenti, il resto assomigliano solo vagamente a dei falli spruzzanti.

  • Stefano

    A proposito della facilità con cui chiunque può laurearsi in Italia, in ragione delle basse tasse universitarie, leggete questo estratto dal blog de La Fuga dei Talenti:

    “Un Paese (L’Italia) dove, per dirla con il sociologo Marco Revelli, i ragazzi provenienti da famiglie non istruite hanno scarsissime possibilità di portare a compimento gli studi. L’Italia si trova infatti al penultimo posto, in Europa, in questa drammatica classifica. Ci supera solo la Polonia tra i 27 Paesi dell’UE. Se nel resto dell’Unione un giovane proveniente da famiglie non istruite ce la fa, a fronte di 3,5 provenienti da famiglie “acculturate”, in Italia il rapporto diventa addirittura di 1 contro 7. E’ “democrazia”, questa?”

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    Ora, possa capire di non essere esperta, ma non prendetemi per la solita ragazzina che passando di qua voleva sfoggiare la sua conoscenza :) Ho considerato molto a lungo l’opzione di andare in America a studiare, abbandonando in fine l’idea non perchè non potrei farlo.. più che altro per molti aspetti che non mi sono piaciuti sia dell’università in generale statunitense, sia della vita e del loro modo di vivere; ho passato tre mesi in un costa-a-costa attraversando l’america e l’opinione che è nata ha decisamente scalciato via tutti i propositi di studiare lì. Paragonando poi con altre università di livello mondiale, ho trovato più conventiente rimanere in Europa… anche per la facilità di “trasferire” un diploma. Non per altro, qui in Cina, molti dei ragazzi che possono permettersi di studiare all’estero scelgono Australia o Regno Unito, in quanto per gli USA un diploma a massimi voti cinesi non è sempre considerato un certificato sufficiente per fare richiesta. Ci sono tante motivazioni che nel corso di questo anno mi hanno portato a consigliare qualora potessi di evitare l’università in USA, non è certo campato per aria.
    Saya

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    @Jack:

    Penso che per arrivare così in alto partendo da zero le capacità e la volontà non bastano certo, da sole.

  • http://iwishyouwerehere.splinder.com Saya

    Ps. Ps. Sì, ci sono anche quelli che in USA ci vanno comunque, su 1.5 miliardi di cinesi qualcuno ce la fa. Domanda: con “Cina” si intenda la mainland o Taiwan+Hong Kong? Perchè mi verrebbe più naturale che verso gli USA si dirigano soprattutto Hongkonghesi da scuole internazionali, più che cinesi da altre scuole in PRC…
    Lo so, è una precisazione piccolissima, non rispondete se non volete, ma queste differenze qui le sottolineano sempre molto :P

  • http://www.iojack.net Jack

    Scusa ma penso che qui nessuno ti abbia dato addosso, quindi non capisco questi toni sarcastici. E’ più che palese leggendo i tuoi precedenti commenti che non riesci a vedere la cosa in modo oggettivo e quindi ti è stato fatto notare, infatti come vedi molti hanno immaginato che hai già avuto esperienze nel mondo americano anche se non lo avevevi mai detto prima, relax..

  • saya

    Io non ero sarcastica, per niente. Ho solo detto quello che pensavo e ribattuto ad altri commenti rivolti a me. E non mi sembra di aver usato un tono maleducato o da “incazzata” nella risposta che ho dato a te: posso usare altre parole ma il concetto non cambia! Quindi… relax.

  • Mike

    Effettivamente la storia che l’università italiana sia “alla portata di tutti” mentre in USA e UK sarebbe per soli ricchi non sta più in piedi. Io quest’anno ho pagato 2000 euro di tasse universitarie (informatica a Verona), non sono proprio pochissimi. In USA e UK, tra l’altro, sono disponibili moltissime borse di studio, mentre sono praticamente inesistenti in Italia.
    Altra cosa bella degli USA (ma non solo da loro): i college, i campus. C’è un sistema che coinvolge, che motiva, che rende le cose divertenti.
    Detto questo, studiare in Italia non è così drammatico: ora c’è internet, praticamente sono disponibili quantità industriali di materiale scolastico. Chiunque può arrivare ad alti livelli, si deve solo arrangiare, cosa, tra l’altro, che l’università italiana incoraggia alla grande.
    Chi riesce a laurearsi in Italia (in università serie, non dove regalano i 18) è un duro, è uno tosto proprio per questo: è uno capace di arrangiarsi. :-)

  • Gianfranco

    “Detto questo, studiare in Italia non è così drammatico: ora c’è internet, praticamente sono disponibili quantità industriali di materiale scolastico. Chiunque può arrivare ad alti livelli, si deve solo arrangiare, cosa, tra l’altro, che l’università italiana incoraggia alla grande.
    Chi riesce a laurearsi in Italia (in università serie, non dove regalano i 18) è un duro, è uno tosto proprio per questo: è uno capace di arrangiarsi.”

    Amen.


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