I datori di lavoro all’estero faticano a trovare impiegati

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L’azienda di collocamento Manpower ha appena pubblicato i risultati di un sondaggio con il quale ha intervistato 35.000 datori di lavoro in 36 nazioni durante il primo trimestre del 2010 per determinare l’impatto della carenza di talento sul mercato del lavoro.

Il sondaggio rivela che il 31% dei lettori di lavoro al mondo ha difficoltà a trovare impiegati di livello adeguato.

Nonostante la recente crisi economica globale abbia aumentato il numero di persone alla ricerca di lavoro, sembra che ci sia ancora una notevole carenza di candidati adeguati in molte nazioni ed in particolari settori economici.

Il problema non è tanto il numero di potenziali candidati ma la differenza tra le competenze offerte dei candidati e quelle ricercate dai datori di lavoro. Non ci sono abbastanza persone con le giuste competenze nei posti giusti al momento giusto. Inoltre i datori di lavoro stanno cercando competenze non solo di carattere tecnico ma anche di carattere personale che contribuiscano a sostenere l’azienda ed a farla prosperare.

Ricerca lavoro estero

Foto: Frisno

La classifica delle professioni che datori di lavoro fanno più fatica a trovare impiegati è la seguente:

  1. professioni dell’artigianato
  2. rappresentanti di vendita
  3. tecnici (di produzione, manutenzione eccetera)
  4. Ingegneri
  5. contabili
  6. operatori di produzione
  7. segretarie
  8. manager
  9. autisti
  10. manovali

Come potete vedere questa classifica non riguarda soltanto professioni per le quali è necessario avere un alto livello di istruzione. A livello globale i datori di lavoro fanno fatica a trovare persone di qualità in settori per i quali non è necessario andare all’università.

Le nazioni nelle quali i datori di lavoro fanno più fatica a trovare lavoratori sono:

  1. Giappone,
  2. Brasile,
  3. Argentina,
  4. Singapore,
  5. Polonia,
  6. Australia,
  7. Hong Kong,
  8. Messico,
  9. Perù,
  10. Taiwan

Giusto per mettere il tutto in prospettiva l’Italia si piazza esattamente allo stesso livello della media globale.

Le nazioni nelle quali i datori di lavoro fanno meno fatica a trovare lavoratori qualificati sono:

  1. Irlanda,
  2. Regno Unito,
  3. Norvegia,
  4. Stati Uniti,
  5. Spagna,
  6. Sudafrica,
  7. India,
  8. Olanda,
  9. Svezia
  10. Repubblica Ceca

Per conoscere la lista di professioni più richieste suddivise per nazione visitate il sito della Manpower.

Riassumendo, nel mercato del lavoro globale sta diventando sempre più importante offrire ai datori di lavoro le competenze e le qualifiche richieste. Il fatto di essere in cerca di lavoro non garantisce un impiego se non riuscite ad offrire quello che datori di lavoro stanno cercando.

Ricordatevi inoltre che non bisogna essere laureati per trovare lavoro all’estero!

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commenti





  • http://www.bilinguepergioco.com Bilingue per Gioco

    Essendomi occupata di assunzioni di un certo livello posso confermare, non è facile per il datore di lavoro trovare il profilo che cerca. Se la caratteristiche tecniche sono in fondo trovabili sono le caratteristiche personali che fanno la differenza, e sono più difficili da trovare e individuare.

    I ragazzi giovani farebbero bene a cercare di capire che tipo di risorse vuole il mercato del lavoro, quando si è nel mezzo del cammin di nostra vita si è quello che si è (anche se spazio per migliorare e imparare ce n’è sempre) però aiutare il selezionatore a riconoscere in noi le caratteristiche che stanno cercando può dare un notevole vantaggio.

    Per farlo bisogna studiare molto bene le esigenze di chi assume, riflettere su quali di questi skills abbiamo e come metterli in luce. Il CV standard che va bene per tutti alla fine non va bene per nessuno, le cose bisogna sudarsele e guadagnarsele, anche una selezione…

    L.

  • http://unmezzosangueadublino.blogspot.com/ Alf da Dublino

    Bell’articolo Aldo. Proprio come dici tu, non occorre la laura bensì essere competenti, se si ha passione per la crescita professionale, in qualunque campo, e possibile lavorare e vivere dignitosamente.
    Saluti da Dublino

  • Enoc

    Ma al di là della qualifica, quali sono i requisiti “di carattere personale che contribuiscano a sostenere l’azienda ed a farla prosperare”? Credo che sia un argomento interessante, anche se frustrante, perché i tratti personali sono difficimente modificabili in rapporto alle richieste del mercato… Ad esempio la decantata “flessibilità”, insieme alla “dinamicità”, tratti che ciascuno di noi incarna in diversi modi: magari si ha una buona flessibilità in termini di disponibilità a lavorare per obiettivi e per periodi privi di riposo, insomma senza l’orario canonico della giornata e della settimana che ti consente di “staccare” regolarmente per dedicarti ai tuoi hobby, ma al contempo si può essere lenti nell’adattarsi al cambiamenti e/o refrattari agli spostamenti…

  • Alex

    Mah… sui cosiddetti “introvabili” ho qualche dubbio. Per esempio, dicono che in Italia siano ricercatissime le parrucchiere (con esperienza) e se una viene licenziata trova lavoro il giorno dopo. La moglie di un mio amico, parrucchiera, si è praticamente dovuta licenziare perché non sopportava più i maltrattamenti della sua padrona. Ok, ha trovato di nuovo lavoro in breve. Ma se le parrucchiere sono rare come le mosche bianche, la datrice di lavoro non era -giocoforza- costretta a trattarla come una regina purché non se ne andasse?

    A me sembra che siano anche fisime dei datori di lavoro che vogliono persone con: 5 anni di esperienza pregressa, conoscenza perfetta di 3 lingue, età massima 40 anni (ma a 41 uno diventa forse rimbambito?), ecc.
    Anch’io vorrei pagare la nuova Fiat 500 solo 100 euro, ma non si può. Si mettano in testa certe agenzie che la qualità si paga.

  • akubra

    @ Alex
    Mi sono divertito a verificare le ricerche di lavoro per un professionista dell’IT come me in Italia, cosa che non facevo da molto tempo. Ebbene le ricerche sono esattamente come quelle di qualche anno fa: max 26 anni, massima esperienza, flessibilità etc., etc. Il problema non è SOLO delle agenzie di reclutamento, se le norme lo consentono cercheranno sempre di avere il massimo profitto con il minimo costo, non sono onlus. Con questo non le giustifico, è necessaria una “vera” riforma del lavoro che consenta a tutti, la possibilità di cercare un posto di lavoro consono alle proprie capacità ed esperienza garantendo pari opportunità e dall’altro lato permetta ai più giovani il necessario tirocinio retribuito correttamente.

  • http://www.bilinguepergioco.com Bilingue per Gioco

    Scusate ma torno sull’argomento. Ora ovviamente non si può generalizzare, dipende da posizione a posizione, quindi non esistono le qualità che servono sul mondo del lavoro, esistono delle qualità che servono in determinati ambiti, e le qualità che cerca ogni datore di lavoro.

    Non ho dubbio che spesso le selezioni siano fatte sommariamente, magari chiedendo requisiti molto restrittivi in termini di età, esperienza ecc. E vi assicuro che so molto bene, per esperienza diretta, quanto può essere penoso cercare un lavoro.

    Ciò non toglie che il fatto che i datori di lavoro fatichino a trovare persone da assumere sia vero. Io assumevo per posizioni francamente molto ben retribuite, eppure facevamo molta fatica a trovare le persone che cercavamo, e spendevamo un sacco di soldi per andarle a scovare. Eppure, e questo è l’elemento più importante, nel nostro annuncio dicevamo esattamente cosa cercavamo, ma i candidati raramente avevano veramente capito cosa cercavamo, a volte semplicemente si buttavano, tanto per provare…

    L.

  • Calma prima di tutto…

    Non sono affatto d’accordo con queste due classifiche. In primis, è risaputo che nei Paesi del Nord Europa MANCANO moltissime figure specializzate (ingegneri, medici, infermieri), perciò non riesco proprio a capire chi possa aver collocato Norvegia,Svezia e Olanda tra i Paesi in cui è più facile trovare lavoratori qualificati….

    Detto questo, mi sembra che l’atteggiamento di molti datori di lavoro sia quello di una principessina in cerca di principe azzurro…cioè il candidato ideale (che dovrebbe essere semplicemente il modello di figura migliore che possa candidarsi) si è trasformato in una necessità per ogni azienda: si evince che si hanno più di 30 anni, non si ha una laurea in ingegneria nucleare, non si hanno 5 anni di esperienza di lavoro e conoscenza perfetta della lingua del Paese ospitante, allora si è tagliati fuori del mondo del lavoro. Per fortuna non funziona ancora così, altrimenti su 6 miliardi di persone oggi al mondo ne lavorerebbero sì e no 1 milione. Il fatto che ci sia qualche azienda un pò più pignola non significa che per lavorare sia necessario essere superspecializzati supergiovani e super in tutto, come se la perfezione fosse requisito indispensabile. Ricordiamoci che il lavoro è UN DIRITTO DELL’UOMO, e anche nei Paesi in cui non lo è, la gente comunque un’attività per campare la trova, e la deve trovare, perchè altrimenti non mangia la sera. E anche un indiano che a 22 anni ha già laurea ed esperienza di lavoro e parla inglese perfettamente, avrà difficoltà a trovare lavoro se si candida per un’azienda pignola, in quanto avrà sicuramente delle cose “non perfette”, come tutti. Si lavora per vivere, non per il contrario: prendetevela con calma e mandate letteralmente a quel Paese le aziende che vi scartano perchè avete l’unghia incarnita. Lo stress non ve lo ripaga nessuno, ricordatelo sempre…

  • StefanoM

    @bilingue: quello che dici non ha alcun senso per me(e non scusarmi affatto se sarò brutale).

    Se tu sei alla ricerca di un professionista, e questa risulta essere introvabile, si vanno a spendere addirittura soldi per cercarlo (non sia mai che le persone qualificate si possano cmq formare sotto pagamento in ITALIA!!!)

    Ma qui ora viene il bello, il risultato ottenuto è che si ha a che fare con canditati ignari di cosa volevate. Cavolo, nonostante i soldi spesi e un annuncio scritto in un italiano Manzoniano, nulla, la gente è proprio stupida!

    Ma non finisce qui! Addirittura vi capita qualcuno che si era gettato nella mischia. Ma chissà perchè? In Italia poi, che bisogno c’è dico io?

    A questo punto mi chiedo, ma che cavolo cercavate!?! Austronauti freelancer?

    Credimi, non è un attaccato diretto a te, anche perchè io non ti conosco, piuttosto mi metto nei panni di quelli che magari, nella speranza di poter fare il salto di qualità, le provano TUTTE! Ma ora mi chiedo, tu l’hai capito perchè tentano? O meglio ancora, hai capito come si chiama questo blog?

    ITALIANS IN FUGA!

    Da chi? Bella domanda anche questa!

  • orsa

    Ciao a tutti, avendo di recente postato un annucio di lavoro proprio su italians in fuga credo onestamente che la verità sia nel mezzo…
    come dice bilingue è vero che spesso le persone, vuoi per urgenza di lavoro vuoi per altri motivi, non guardano nemmeno l’annuncio a cui stanno rispondendo ( ho chiesto un contabile con esperienza buste paga, mi ha risposto gente con solo esperienza da cameriere o barista..e questo non è un problema di non voler fare formazione).Tutti hanno il diritto di buttarsi per provare di avere quelle qualità che magari, sotto formazione, possono fruttare parecchio dimostrando quello che si vale..ma è anche vero che i datori di lavoro hanno il diritto di rispondere non cerco un astronauta freelance ma se non hai mai visto una calacolatrice in vita tua magari se cerco un contabile ( e non un apprendista ) è meglio se il cv non lo mandi. Tuttavia è anche vero come dice StefanoM che , soprattutto in Italia ma mi sembra una prassi in diffusione sigh, le aziende cercano spesso figure già formate, specializzate e con esperienza..che poi non si capisce questa esperienza come dovevano farla se l’età richiesta è massimo 30anni. Purtroppo quasi nessuno investe più in formazione ed è un grosso errore anche perchè fa tagliare i costi all’azienda almeno all’inizio,visto che la formazione costa meno in termine di paghe e contributi e non crea danno ( salvo assunzione di personale incapace ma quello è sempre un rischio da correre ) e ti da il vantaggio che in breve si avrà personale formato secondo le proprie necessità specifiche e alla fine, per tanto, rende di più.
    Non mi stupisce che le aziende non trovino il personale che cercano, appunto tanta gente si butta quando non dovrebbe e la cosa rende le selezioni lunghe e costose, ma credo anche che molti selezionatori (non credo di offendere nessuno visto che faccio anche io parte della categoria ) non sappiano bene cosa cercano, e a volte capita che non sappiano valutare purtroppo. Le aziende dal canto loro , senza una consulenza del lavoro adeguata, non capiscono che formare una persona potrebbe essere molto più vantaggioso che trovarne una già pronta e impacchettata, che comunque non è mai una garanzia. I datori di lavoro spesso possono esagerare…ma anche i dipendenti a volte non sono proprio delle perle. La virtù, e la verità, stanno (quasi)sempre nel mezzo.

  • admin

    Innanzitutto grazie a tutti per la passione dimostrata nei commenti. Non mi aspettavo di sicuro una reazione così a questo articolo.

    Secondo me la verità sta a metà strada come già puntualizzato da alcuni. Soprattutto l’opinione è formata da quale parte della “barricata” ci si trova. Chi sta appena entrando nel mondo del lavoro ovviamente avrà un’opinione diversa rispetto per chi ha già un’esperienza ventennale al riguardo.

    Generalizzando, il mondo del lavoro sta cambiando velocemente soprattutto grazie alle nuove tecnologie che rendono distanza ed origine molto meno importanti di quanto non lo fossero una volta.

    Quello che il sondaggio fa notare è che esiste una discrepanza, più o meno marcata seconda dei settori e delle nazioni, tra quello che i datori di lavoro vogliono è quello che i candidati offrono.

    I candidati, che poi siamo tutti noi, devono fare scommesse a medio e lungo termine su cosa il mondo del lavoro richiederà in modo da potersi adeguatamente preparare.

    Personalmente penso che la formazione sia responsabilità dell’individuo e che i datori di lavoro più lungimiranti aiuteranno e sosterranno.

    Cosa ne dite? Ne facciamo un episodio di Italiansinfuga TV?

    Aldo

  • http://www.bilinguepergioco.com Bilingue per Gioco

    Solo due chiarimenti, scusatemi se non sono stata chiara.

    Queste ricerche io le facevo in Inghilterra e assumevamo persone che venivano letteralmente da tutto il mondo.

    I candidati che cercavamo li trovavamo eccome, ne assumevamo circa 25-30 all’anno, ma appunto a fronte di un notevole investimento di tempo e denaro nella ricerca e nella selezione (che per inciso facevamo interamente in house, senza appoggiarci ad agenzie).

    Ciao

  • Elisa

    Io sono dalla parte della barricata contraria a Bilingue per Gioco ma mi trovo estremamente d’accordo.

    Forse la mia interpretazione è sbagliata, ma credo che un buon 40% lo faccia anche la presentazione dell’individuo. Nel senso una persona che si dimostri sveglia e pronta ad imparare. Che mandi un curriculum ben presentato ed una lettera di presentazione mirata, che faccia le domande giuste in fase di colloquio (sì perché bisogna anche fare domande!), poi se magari non sa fare proprio tutto tutto o se ha qualche anno in più, credo che l’azienda possa anche passarci sopra, perché il carattere si cambia più difficilmente.

    Però sono d’accordo anche con chi diceva che a fronte di mille requisiti certe aziende offrono condizioni penose. Bè la mia strategia è semplice: non accettare! Vi assicuro che funziona e se valete prima o poi lo potrete dimostrare (in Italia o all’estero).

  • http://www.bilinguepergioco.com Bilingue per Gioco

    Ma com’è che mi sono trovata a mantenere un’intera barricata da sola?

    Guardate che io ho amplissima esperienza del vostro lato della barricata. Poi mi è capitato di trovarmi dall’altro lato, quello di chi fa le selezioni, e ho capito come si ragiona in quelle situazioni, che tipo di processi e valutazioni si fanno, e soprattutto quali e quanti errori avevo fatto in passato. E di errori ne ho fatti tanti, tantissimi…

    A me farebbe piacere condividere la mia esperienza per aiutare più persone a passare le selezioni, però se questo vuol dire trovarmi su una barricata… Comunque in generale credo che ci sarebbe molto da guadagnare in uno scambio aperto e onesto tra chi cerca lavoro e chi cerca forza lavoro, perchè l’obiettivo è spesso lo stesso (OK non sempre, parliamo di aziende e lavori seri, non di sfruttamento) ma i punti di vista radicalmente differenti.

    Ora scatenatevi pure, io ho dato…

    Comunque grazie ad Aldo per aver toccato un tema così importante.

    L.

  • Stefano

    Io porto il mio piccolo contributo, vivendo da diversi mesi in Irlanda, posso dire che la situazione non è come quella descritta qualche anno fa e cioè una città che di fatto non aveva nulla se non le aziende straniere qui insediate che davano lavoro a tutti. La crisi si fa sentire e i posti più ambiti, semplicemente perché non si conosce la lingua, sono i call center o simili (stipendi da 1600 euro al mese netti) ma questi posti non sono facili da trovare, perché anche qui la selezione avviene perché qualcuno ti segnala dall’interno. E se hai troppa esperienza diventi un problema (anche se trovo del tutto ovvio avere trentanni e avere almeno 5,7,9 anni di esperienza) ma si viene cmq scartati se si deve rispondere ad un telefono scegliendo , giustamente o meno, un giovane che ha avuto un esperienza di qualche anno in un negozio di informatica rispetto a chi con i computer ci lavora tutti i giorni. Fino a qualche tempo fa qui c’era l’assistenza FAS. Ossia facevi un corso e ti pagavano (800 euro al mese). Ora la crisi arriva anche qui e a questi corsi non ti ci fanno entrare, con una scusa o con l’altra, sopratutto gli stranieri. La crisi si sente anche qui. Eccome! Oltretutto se decidete di cercare lavoro nelle città vicine, le spese sono a tuo carico e se si considera che un pullmann A/R costa 25 euro e un taxi almeno 10 per raggiungere un azienda fuori città a conti fatti, non puoi gestire neanche tanti colloqui. Nei ristoranti pagano bene, ma l’offerta è tanta (70 euro a notte se non ti trattengono 25 euro di tasse perché non hai un PPS number, una sorta di c.f. per il lavoro). Gli unici colloqui che ho fatto (veramente pochi) sono stati per il mio lavoro, ma la lingua li ha mortificati. In sostanza se vuoi imparare la lingua, l’ideale è quella di entrare in un call center, ma lavorando con italiani si creano microcomunità e la lingua la impari più lentamente senza considerare gli applausi dei colleghi quando hai venduto più degli altri. Se vuoi lavorare in un ristorante e cercano uno chef inventi un cv scrivendo anche che hai vinto dei concorsi, ti prendono e ti mettono a friggere patatine. Uno chef di qua non è molto più bravo di noi che un piatto di pasta ce lo siamo sempre fatti. Chi trova lavoro per primo è: chi riesce a essere più sfacciato e ha il coraggio di inventare cose non vere, insomma anche qui il mondo è di chi se lo prende. Se poi vogliamo parlare delle agenzie di reclutamento, oltre a farti compilare un questionario, farti una foto e farti ripetere quello che già hai scritto nel cv e anticipato per email, altro non fanno. Le domande ai colloqui in azienda sono sempre le stesse e la risposta alla domanda: cos’è che ti da più soddisfazione? è sempre la stessa: raggiungere i miei obbiettivi aziendali di fine mese, mentre la domanda: se fossi un animale quale vorresti essere, oramai è diventata leggenda. Almeno qui.

  • Calma prima di tutto…

    Il fatto è che finchè si sta dall’altro lato del bancone è tutto facile. Mi è capitato dei fare dei colloqui di lavoro in Italia VERGOGNOSI, aziende che sono ben note per fare entrare gente senza una minima qualifica solo grazie a conoscenze, e che poi al momento in cui vengono a fare il colloquio all’onesto di turno si gonfiano come pavoni in calore, mostrando la loro perfezione in tutto e scartandoti per motivi futilissimi (facendoti credere che serve davvero la perfezione per entrare in certi posti di lavoro). La pignoleria di molte aziende nell’assumere è secondo me legata alla tirchieria delle stesse aziende, che specie in Italia, sono impaurite dall’ investire un euro sulla persona sbagliata. All’estero la chance ti viene data, qui in Italia no. Conosco persone che hanno trovato lavoro in Romania, Polonia e Ungheria semplicemente tramite colloquio, qui (e solo qui) sembra invece un muro invalicabile, specie se il colloquio si tiene in Nord Italia…inutile aggrapparsi a scuse come curriculum scritto male o vestito col colletto non stirato, non credo che tutti gli indiani-cinesi-filippini che vanno a lavorare come ingegneri a Londra si presentano puliti e lindi senza sbavature, eppure il lavoro lo ottengono lo stesso, perchè gli inglesi credono in loro e nelle loro capacità. Anche per fare lavori meno qualificati, credete che se vi presentate in Olanda con un curriculum scritto in olandese ma con qualche errore, vi diranno “NO” perchè c’è un errore di grammatica? Quella è follia. Vi faranno provare, e se siete bravi continuerete. Gli appigli delle aziende italiane non solo altro che SCUSE, scuse per far vedere che sono rigidi e inflessibili nei colloqui, quando in realtà poi fanno entrare l’amico di e l’amica di senza nemmeno chiedergli il curriculum. Andate via dall’Italia e non disperate se avete qualche imperfezione: le hanno tutti, e così come campano 6 milardi di persone, ci riuscirete anche voi. Diffidate sempre dai perfettini che vi dicono che se non siete perfetti siete dei falliti: come si dice nel mio paese, la suora precisa ha…

  • Di che segno sei?

    Per esperienza professionale sono abituata a un modello lavorativo pragmatico, che si sintetizza in “so fare questo” all’azienda posso “dare questo”.
    es. so utilizzare questi software perché li ho utilizzati per enne motivi, ed enne circostanze.

    Per questo mi disorientano annunci in cui si cercano caratteristiche caratteriali: entusiasmo, motivazione, capacità di lavorare in team, ma anche in autonomia…mi sembrano una marea di bullshit. Come già detto da Enoc parole come “flessibilità e dinamicità” sono talmente vaghe, banali e insignificanti da risultare inutili.

    Un po’ come quando si legge l’oroscopo.
    Gemelli “intelligente, dotato di grande senso pratico” e penso: “Dai questa sono io”.
    Bilancia “diplomatico, con elevate capacità di interagire”, sono sempre io.
    Acquario “sempre disponibile alle esigenze del prossimo”….in effetti sono anche questo.

    Insomma in parole banali è facile che tutti si riconoscano, specialmente se le accezioni sono positive e ho un disperato bisogno di lavorare, fermo restando poi che se il mio segno è Capricorno non DEVO leggere anche gli altri segni.

    A parer mio l’azienda sa davvero di cosa ha bisogno esattamente e quindi se le esperienze del candidato sono adattabili a ciò che andrà a fare. Se ho bisogno di un contabile, dovrà saper utilizzare determinati software (che ne so Excel?!?) e dovrà dirmi in quali condizioni e quanto a lungo li ha utilizzati. E mi sembra già una buona base perché chi non ha questi requisiti si astenga dal presentarsi.

    Un’osservazione poi per i colloqui in aziende molto lontane dal posto in cui si vive, soprattutto se l’azienda seleziona da tutto il mondo, magari dovrebbe a sua volta attrezzarsi per far fare dei test pratici tramite Internet, che mi attestino il grado di esperienza dell’utilizzatore e la rapidità di comprensione dei problemi (es. rapidità di traduzione, di uso di Excel, Word o chissà cosa), ma anche colloquio tramite Skype o cose simili. E mi guarderei bene dal far spendere soldi in “viaggi della speranza” per fare un test in azienda. Poi è chiaro che mi servirà anche conoscere il selezionato, ma magari investo nel fare in modo che determinati passaggi si facciano in maniera più economica per tutti e solo in ultima istanza lo faccio venire in azienda.

    Va bene flessibilità, ma che sia sempre e solo da parte di chi cerca lavoro e ha bisogno di soldi, mi sembra una posizione completamente iniqua.

    Grazie Aldo

  • http://www.iojack.net Jack

    Sono nuovo nel mondo del lavoro e vi espongo la mia opinione. Ho fatto un po’ di ricerca tra le offerte di lavoro nel campo dell’IT, risultato: la maggior parte delle aziende richiedevano persone di massimo 30 come programmatori senior, o “qualsiasicosa” senior. Ora spiegatemi come un vent’enne fa ad avere un’esperienza così alta se è appena uscito dagli studi. C’entra teoricamente poco il sistema scolastico del Paese, in ogni caso finita l’università dovresti aver già trovato lavoro e a 30 anni suonati forse riuscirai a dimostrare l’esperienza che ti richiedono queste persone. Il fatto è che nessuno ha voglia di assumere, però vabbé mettono lo stesso l’annuncio con requisiti belli alti, così se gli va bene trovano una persona validissima, se gli va male non ci perdono nulla perché tanto non avevano bisogno.
    Almeno questo è il mio modo di vedere il mondo del lavoro nel mio campo, fortunatamente c’è sempre qualcuno che rimane con i piedi per terra e che ti assume sapendo che sei ai tuoi primi passi, permettendoti anche una crescita professionale adeguata e che investe nelle tue future capacità per poi poterle sfruttare.

  • Di che segno sei?

    Per rispondere a Jack…
    poi ci sono anche le anomalie, in cui si richiedono persone dai 30 anni in su, come avviene in questa azienda a capitale regionale SardegnaIT (e davvero non riesco a capire perché mettere un limite minimo?!?).

    Se sei un genietto, laureato a 24 anni, che ha cominciato subito a lavorare all’estero come architetto di sistemi e a 28 anni ne ha già 4 di esperienza, non può partecipare a selezioni come questa della Regione Sardegna, per rarissimi contratti a tempo indeterminato…misteri del mondo del lavoro o dell’Italia da cui fuggire?

    http://www.sardegnait.it/index.php?xsl=1243&s=139237&v=2&c=7600&t=1

  • http://www.iojack.net Jack

    forse è la flessibilità delle aziende che manca, da parte nostra credo che ce la stiamo mettendo tutta!

  • http://community.visual-basic.it/kally/ kally

    Tema scottante!
    L’articolo è molto interessante perchè ci dice, in parte, che tutto il mondo è paese!
    Anche in Italia molti posti di lavoro restano inevasi per mancanza di personale “qualificato”.
    Intanto bisogna fare distinzione tra Italia e, ad esempio, Regno Unito: in Italia solo il 20% scarso delle offerte di lavoro vengono pubblicate, nel Regno Unito è l’opposto!
    Questo vuol dire che se c’è un annuncio pubblicato, con la “fame di lavoro che c’è, ci si candidano “cani e porci”!
    A conferma di quello che dico, andate su http://www.eures.europa.eu e ricercate la stessa figura professionale sia in Italia che nel Regno unito … guardate la risposta!
    Altra cosa che in Italia dovrebbe essere migliorata è l’educazione al lavoro.
    Mi spiego meglio, abbiamo la mentalità del “posto di lavoro” senza il considerare la necessità di “offrire” competenze.
    In effetti quando si parla di lavoro di parla di domanda (chi cerca lavoro) e offerta (ricerca dell’azienda) di lavoro.
    Con una mentalità nuova queste due voci potrebbero essere tranquillamente invertite: offro le mie competenze ripetto alla richiesta( domanda) di professionalità in una azienda.
    Il problema è che i nostri ragazzi non sono “addestrati” a presentare le proprie competenze e non solo … non sanno costruirsi un proprio progetto professionale.
    Ancora una volta il problema è culturale ma anche strutturale.
    La scuola, l’università Italiane, non sanno formare i propri studenti al mondo del lavoro.
    Gia dalle elementari si inizia a focalizzare la mente degli studenti verso un percorso universitario trascurando completamente quelle che sono le attitudini di un ragazzo e quindi a svilupparle. Non a caso abbiamo un alto tasso di dispersione scolastica.
    Chiaramente il tema è molto lungo e complesso, e in questa sede, l’ho sintetizzato moltissimo (forse troppo).
    Cosa certa quello che manca in Italia, sono azioni di Orientameto allo studio e poi al lavoro adeguati.
    Poi, bisognerebbe lavorare anche sull’ etica manageriale … e qui non commento!
    non protrò replicare ma spero di aver dato uno spunto riflessivo per tutti …
    Approposito … In Italia cercano Infermieri e Programmatori … e anche qui, no comment!
    In bocca al lupo a tutti!

  • http://www.controsensi.it halnovemila

    Io credo che non sia possibile sindacare sui requisiti richiesti nelle inserzioni di offerte di lavoro definendole troppo stringenti.
    Saranno senz’altro troppo stringenti per chi legge l’inserzione e non vi si riconosce, ma l’azienda non fa un inserzione per far contento uno, qualcuno, o molti, fa l’inserzione perchè ha necessità di individuare una persona in grado di coprire un determinato ruolo.
    Le inserzioni non vengono fatte “per gioco”, per farsi belli o per sadismo.
    I colloqui inutili non fanno perdere tempo solo ai candidati… lo fanno perdere anche al personale dell’azienda che si occupa della selezione.
    L’esperienza richiesta, e l’età, sono fattori che sono valutati dall’azienda.
    Ricordiamo che in Italia la stragrande maggioranza delle aziende sono piccole o piccolissime, e spesso non c’è spazio nè risorse di tempo e denaro per affiancamenti e formazione.
    La formazione poi, si può considerare solo nel caso in cui l’azienda disponga già del know how necessario… non nel caso in cui lo debba acquisire.
    Oltretutto in Italia la formazione è un investimento ad alto rischio perchè di sicuro, per i primi tempi, la persona assunta non sarà produttiva o poco produttiva e l’azienda deve pure sostenere i costi dell’affiancamento e dei probabili errori che il lavoratore inesperto potrà fare agli inizi…
    questo investimento corre però il grosso rischio di trasformarsi in mero costo netto se alla fine del processo formativo il lavoratore non risulta effettivamente adatto al ruolo assegnato, o peggio, se pur adatto e formato, questi decide improvvisamente di andarsene.
    Le aziende Italiane, in quanto spesso piccole, soggette ad un carico fiscale sproporzionato (le aziende piccole pagano in proporzione più di quelle grandi e comunque non in proporzione agli effettivi guadagni ma su redditi presunti calcolati su dati statistici basati sui costi!) e scarse di risorse economiche, sono ovviamente poco disponibili ed in grado di affrontare e sopportare tali rischi.
    Senz’altro questo rappresenta un fattore che, assieme ad altri, contribuisce a rendere asfittico il mercato del lavoro in Italia e difficile l’incontro di domanda e offerta, giacchè, evidentemente, sia chi cerca lavoro che chi lo offre aspira ad avere di più di quello che effettivamente trova.
    Saluti.
    Alessio

  • Mike

    Alcuni stanno dalla parte dei dipendenti, altri dalla parte dei datori di lavoro, altri dicono che la verità sta nel mezzo.
    Io sto dalla parte dei dipendenti: in Italia le paghe sono diventate bassissime, non c’è più molta differenza di stipendio tra lavori qualificati e lavori non-qualificati. Perché ? A mio avviso il motivo è l’eccessiva disponibilità dei lavoratori, l’aver bevuto come idioti le stupidate sulla flessibilità e sulla competitività. Il risultato finale è che i datori di lavoro ora pretendono disponibilità (trasferte, straordinari, ecc…) e competenze elevate, il tutto a costi stracciati. E addirittura c’è chi giustifica questa arroganza, questa prepotenza, questo squallore. Ho letto di gente che dice che ci sono tanti candidati che non rispondono ai requisiti richiesti. E allora ? Quanti saranno per un posto di lavoro quelli impreparati ? 10 ? 15 per esagerare ? A mezz’ora al colloquio, il datore di lavoro in totale perde una giornata e poi può scegliere tra quelli preparati. Forse gli imprenditori sono così viziati, esaltati, egocentrici, insofferenti che perdere una giornata di lavoro li fa andare fuori di testa. Per me possono anche andare a …

  • Gabriele

    Ma porca troia, ho lavorato 15 anni per costruirmi un progetto professionale e poi mi vengono a dire che bisogna sapersi adattare a far di tutto: bene lo sto facendo con discreta soddisfazione e meno sbattimento mentale, ma se me lo dicevano 15anni fa non era meglio, cosi col cavolo che perdevo tempo in formazione per la gioia di tutti.


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