Il mio primo lavoro a Londra, Inghilterra

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Nel lontano 1993, a 23 anni, decisi di rimanere in Inghilterra per lavorare a Londra. Mi ero appena laureato in Inghilterra e volevo fare un’esperienza di vita a Londra avendo studiato fino ad allora a Brighton.

Era un periodo di recessione ed era molto difficile trovare lavoro soprattutto per uno come me che non sapeva esattamente cosa volesse fare nella vita.

Riuscii a trovare un lavoro come fattorino, in pratica, presso Le Pont de la Tour, un negozio di vini vicino a Thames Bridge molto rinomato e collegato ad una catena di ristoranti molto sofisticati. Lo trovai grazie ad un’amica dell’università la cui sorella era manager del negozio.

Il lavoro di per sé era molto semplice: spostare cassette di vino dal magazzino al negozio o ai ristoranti oltre a servire clienti.

Il lavoro aveva parecchi lati positivi.

Innanzitutto pagava! Ciò mi consentiva di vivere a Londra e quindi di raggiungere il mio obiettivo principale. Ovviamente la paga non era alta però copriva l’affitto e cibo e qualche divertimento.

L’ambiente di lavoro era piacevole con una miriade di giovani provenienti da diversi paesi dell’Europa e del mondo.

Il lavoro di per sé era tranquillo nel senso che, pur essendo faticoso dal punto di vista fisico, non vi erano grandissime responsabilità.

Soprattutto mi consentiva di fare esperienza lavorativa: imparare ad arrivare al lavoro in puntuali, gestire i rapporti con i colleghi, apprezzare il valore dei soldi, migliorare il mio inglese in un ambiente che non fosse quello studentesco.

La cosa più importante del lavoro: era il primo. Ciò dimostrava ai datori di lavoro ai quali facevo domanda per il secondo era in grado di lavorare, di essere responsabile piuttosto che essere uno “sbarbatello” dritto dritto dai banchi dell’università. Trovare un lavoro avendone già uno è più facile che trovarne uno essendo disoccupati.

Ovviamente c’erano anche i lati negativi: la frustrazione di sapere che potevo fare meglio (in un lavoro più consono ai miei studi universitari…); il sapere che era comunque un lavoro che non sarebbe durato più di tanto; la paga che, pur benvenuta, era comunque limitata.

L’esperienza durò 10 mesi, indimenticabili perché mi fecero capire bene la differenza tra la vita indipendente lavorativa da adulto e quella da studente appena finita.

Consiglierei un’esperienza simile a tutti. Imparerete ad essere indipendenti, ad apprezzare la fatica lavorativa, gestire le vostre finanze, migliorare il vostro inglese e vi muoverete verso il lavoro e la carriera che sognate.

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commenti


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  • qwerty

    Ciao Aldo,

    che impressione :) nel senso, il tuo italiano è ottimo, però si sente che non lo pratichi da molto tempo…
    (cioè, se dipendesse da questo video direi che sei un americano/australiano che parla un ottimo italiano).
    La cosa è curiosa… tu ti accorgi di avere un accento un po’ “diverso”? Cosa fai per non dimenticare l’italiano oltre questo blog? Potresti scrivere un post sui rapporti tra gli emigrati e la loro madrelingua… credo sarebbe interessante.

    ciao :)

  • admin

    Ciao

    ti ringrazio dei complimenti ma effettivamente mi rendo conto che il mio italiano si sia arrugginito negli ultimi 20 anni.

    Parlo, leggo, ascolto inglese ogni giorno per cui l’italiano, già ai tempi non eccezionale, è peggiorato via via.

    Sinceramente non mi accorgo di aver un accento un po’ diverso anche se mi dicono spesso che l’accento piemontese è molto diluito.

    Addirittura gli amici inglesi con i quali parlo mi dicono che, parlando in inglese, ho un accento australiano.

    grazie dei consigli, ne scriverò in futuro!

    Aldo

  • Giulia

    Ciao! Effettivamente questa è il tipo di esperienza che vorrei fare anche io subito dopo la mia più o meno imminente laurea. Posso chiederti però come si è evoluta poi la situazione? Come hai fatto poi a trovare un lavoro più consono ai tuoi studi (e più redditizio)?

  • admin

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