Guida per crescere i bambini bilingue

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Per chi intende andare a vivere all’estero prima poi sorgerà il dubbio di come educare i propri figli per quello che riguarda la conoscenza delle lingue.

Ovviamente i figli imparano la lingua della nazione in cui andate a vivere ma sarebbe molto utile che imparassero anche l’italiano in caso un giorno volessero andare a vivere in Italia o comunque per parlare con i familiari, i nonni in particolare.

D’altro canto, se siete ancora in Italia ma state pensando di emigrare nel medio-lungo termine è consigliabile iniziare a familiarizzare i vostri figli con la lingua del paese dove volete andare ad abitare.

Ma come far crescere i bambini bilingue?

Io e mia moglie stiamo vivendo questa sfida avendo un figlio di sei anni ed una figlia di due anni, entrambi nati in Australia. Per quello che riguarda il figlio abbiamo provato anni fa a parlare sia in inglese che in italiano senza molto successo, con l’italiano. Adesso con la figlia stiamo provando a insegnarle l’italiano ma è troppo presto per capire se lo sforzo darà risultati.

Per fortuna ho trovato su Internet “In che lingua giochiamo?”, una guida in formato digitale che vi fornisce le risorse necessarie ad intraprendere il percorso che trasformerà i vostri figli in bambini bilingue.

Questo e-book è stato scritto da Letizia, la creatrice di Bilingue per Gioco, un sito dedicato a tutti coloro che stanno pensando di far crescere il propri bambini bilingue.

Dopo aver acquistato la guida ed averla letta con attenzione, mi sento in grado di consigliarla fortemente a tutti coloro che stanno pensando di emigrare o vogliono comunque dare ai propri figli una marcia in più per il loro futuro. Sapere una seconda lingua è il modo migliore di attrezzare i propri figli per essere competitivi in un mondo del lavoro sempre più globalizzato.

La guida, 67 pagine, è divisa in diverse sezioni dedicate alle varie risorse che si possono utilizzare per far crescere bambini bilingue.

Troverete informazioni utilissime su:

  • libri
  • audiolibri
  • riviste
  • musica
  • filastrocche
  • televisione
  • DVD
  • video e Youtube
  • videogiochi
  • Internet
  • vacanze
  • scambi, scolastici non
  • amici di penna
  • au pair
  • gruppi di gioco
  • giochi bilingue
  • carte tematiche
  • giochi di società
  • role play
  • hobby e sport
  • cucina

Per ognuna delle sezioni menzionate qui sopra troverete un riassunto che vi delinea i vantaggi e gli accorgimenti riguardanti le singole risorse oltre consigli su dove trovarle.

Dopodiché vengono forniti consigli molto pratici su come scegliere le varie risorse, come proporre le risorse ai bambini per massimizzare i risultati e come utilizzare le risorse se non siete madrelingua del linguaggio in questione.

Riassumendo, “In che lingua giochiamo?” è un’ottima risorsa per i genitori alle prime armi con l’educazione dei propri figli per quello che riguarda l’apprendimento delle lingue straniere.

Acquistate l’ebook ‘In che lingua giochiamo?’

Voglio chiarire che quando acquistate “In che lingua giochiamo?” io ci guadagno alcuni euro in commissione. Se non siete d’accordo con questo accorgimento, andate comunque al sito Bilingue per gioco senza cliccare sul link qui sopra e comprate comunque l’e-book!

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commenti


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  • Pingback: Ufficiale: i bambini bilingue sono avvantaggiati | italiansinfuga

  • Elisa

    Interessante… Pur non avendo figli mi ha sempre affascinato il bilinguismo… Credevo che da genitori italiani fosse naturale imparare anche l’italiano…

    Grazie per l’ottimo consiglio!

  • ZiglioNZ

    Hai ragione, è difficile trasmettere la lingua quando in casa si parla inglese e si vive lontani dall’Italia.
    Nostro figlio, 3.5 anni, ultimamente ha mostrato più interesse e penso perché ci si siamo incontrati qualche volta con amici che in casa parlano l’italiano.

  • faabmcg

    Ottima idea per chi non è ancora emigrato, e vuole preparare i bambini alla lingua del nuovo paese. Se invece vi siete già stabiliti e volete avere figli è indispensabile mantenere viva la lingua dei genitori. Io, italiana, e mio marito, americano, viviamo in Germania. abbiamo due figli di 11 e 9 anni nati qui. Abbiamo usato il sistema “opol” (one parent one language – un genitore una lingua) ed ha funzionato benissimo: sono entrambi trilingui e riescono a comunicare con i nonni di lingua inglese, come anche con la famiglia italiana. Il tedesco lo hanno imparato dalla baby-sitter prima, dall’asilo poi e naturalmente dalla scuola, oltre che dall’intera società che ci circonda.
    Devo dire la verità, bisogna essere assolutamente conseguenti e non accettare mai di ricevere risposte nella lingua dominante, altrimenti la battaglia è perduta. Bisogna iniziare subito, alla nascita, e non aspettare. È chiaro che il vocabolario della lingua minoritaria sarà ridotto vista la scarsa esposizione nonostante internet, computer, e film in lingua originale, ma bisogna aiutare i bambini ad accrescere il vocabolario, chiedendo per esempio: come lo diresti in un’altra lingua, piuttosto che accettare la conoscenza “passiva”. La possibilità di conoscere più lingue è un regalo che facciamo ai nostri figli, per avere un futuro più interessante, non sprechiamolo solo per un po’ di pigrizia.

    Saluti da Colonia,

    Francesca

  • Marilena

    Io vivo negli USA ed ho 2 figlie, tutte e due bilingiue. Quello che capito dalla mia esperienze e’ che e’ molto importante che i bambini vengano esposti il piu’ posssibile alla seconda lingua (quella che non si parla nel paese). Non bastano 10 minuti al giorno. Il 30% della loro giornata dovrebbe essere esposto alla seconda lingua. Quindi e’ importante guardare cartoni animati, ascolatre canzoni, leggere libri e parlare tanto con loro. Poi ovviamente visitare il paese dove tutti parlano la seconda lingua. Io vado in Italia 1 volta l’anno per un mese e quando siamo li nessuno parla l’inglese. Un mese di full immersion fa veramente un sacco di differenza.

  • Elisa

    Interessante l’esperienza di Francesca, mi son sempre chiesta come funzionasse con genitori che hanno una lingua diversa (e che verosimilmente non parlano la lingua dell’altro genitore…). Bel regalo davvero hai fatto ai tuoi figli, soprattutto se decideranno di rimanere in Europa.

    Una volta mi hanno raccontato l’episodio di un bambino con genitore italiano e russo, che capiva e parlava entrambe, ma all’età di 3 anni con la babysitter che parlava spagnolo si è completamente bloccato e non parlava più del tutto. Certo che il cervello è complicato…

  • canni

    Salve, porto la mia personale esperienza. Sono un ragazzo italiano sposato con una messicana. Abbiamo un bambino di quasi cinque anni che oramai è perfettamente bilingue. Devo dire che sono stato molto fortunato di aver trovato una ragazza costante come mia moglie. Da quando nostro figlio è nato gli ha esclusivamente parlato in spagnolo, anche se lei laureata in lingue parla italiano meglio di tanti italiani :-) La sua costanza ha pagato. Fino al nostro ultimo viaggio in messico, Natale scorso, nostro figlio capiva tutto ciò che la madre gli diceva ma non le rispondeva mai in spagnolo….tutto in italiano. una prova dura anche per il morale di mia moglie che cmq non ha mai desistito. Di ritorno da quest’ultimo viaggio è come se al nostro piccolo sia scattata una molla. Ha incominciato a parlare a sua madre solo in spagnolo e a me solo in italiano…confesso che anche se mia moglie mi ripeteva che prima o poi si sarebe sbloccato io rimanevo spesso perplesso pensando che per qualche forma di pigrizia mentale il pargolo non avrebbe mai veramente parlato spagnolo, almeno nel suo quaotidiano contesto italiano. Invece così non è stato. Ora affrontiamo discorsi nelle due lingue e lui switcha direttamente da una all’altra a seconda verso chi volge lo sguardo…è una sensazione bellissima. Inoltre lentamente stiamo cercando di introdurre anche l’inglese (mia moglie ha insegnato inglese a gruppi di bambini in mex per tanti anni). Inizialmente io e lei lo utilizzavamo per comunicare tra di noi senza farci capire dal piccolo, ma ormai ciò è inutile (con nostra grande soddisfazione). Vedendo tanti cartoni in inglese ha allenato l’orecchio anche a questo idioma e non ha difficoltà ad apprendere termini nuovi o a capire il contesto delle frasi. Abbiamo quindi deciso di dedicare la domenica all’inglese impegnandoci a parlarlo per tutto il giorno. Fa bene a lui e fa bene a noi.
    In conclusione credo che l’apprendimento di due o più lingue per un bambino sia uno dei doni più belli che possa ricevere dai suoi genitori. Gli apre la mente e offre una serie di possibilità che spesso noi genitori non abbiamo avuto (se penso a quanti anni ho fatto inglese a scuola e al livello finale raggiunto mi vien da piangere). Se potete, anche se costa fatica e sacrificio, fatelo!

  • Franz

    Quando mia figlia e’ nata io abitavo negli USA e la sono rimasto fino a che la bambina ha avuto 18 mesi. Non mi e’ mai venuto in mente di fare ricerche sull’argomento (e mi sono imbattuto casualmente in questa discussione) ma mi sono rivolto a lei sempre e solo in Inglese (anche se non e’ la mia madrelingua), anche dopo essere tornato in Italia. Non e’ stato facile anche perche’ sono sempre stato un po’ osteggiato (e vagamente deriso) da nonni ed amici. Dopo 16 anni parlo ancora solo in Inglese con mia figlia che mi risponde in lingua solo se siamo soli (timidezza o prosecuzione della fase imbarazzo). L’inglese lo sa abbastanza bene da frequentare amici stranieri e prendere bei voti a scuola senza fatica, ma essere “fluent” e’ un’altra cosa. Speravo ne approfittasse per imparare un’altra lingua, ma cosi’ non e’ stato (anche qui mancanza di supporto da parte di parenti ed affini).
    Nel tempo ho constatato diverse fasi: naturalezza (o indistinzione): il papa’ usa delle parole, la mamma delle altre; complicita’: solo io e papa’ ci capiamo; imbarazzo: sono diversa dagli altri; accettazione (a volte gradita): capisco i testi di una canzone, ne so piu’ dell’insegnante …
    Secondo la mia esperienza non basta “tenere duro”: occorre un po’ di supporto da chi sta intorno. Se il bambino si convince (perche’ incitato in quella direzione) che e’ una cosa inutile o, peggio, ridicola si otterra’ poco o nulla.

  • Pingback: italiansinfuga » Italiansinfuga su Bilingue Per Gioco

  • carlo

    se tu in casa parli solo italiano e mandi tuo figlio a scuola ecco che diventa bilingue… non è difficile… ma se tu in casa parli l’inglese perfetto ecco che il bambino non ha nessun motivo di imparare anche l’italiano.


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