Storia di stage a Chicago, Stati Uniti

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Katia Rasera ci racconta la sua esperienza di stage negli Stati Uniti.

Perché sei andata a fare uno stage negli Stati Uniti?

Ero ormai giunta alla fine del mio percorso di studi, però sentivo che mi mancava qualcosa. Non ero stata in Erasmus, ma un’esperienza all’estero (e in particolare in un paese di lingua inglese) sarebbe stata una qualifica in più per chi come me si voleva avventurare nel mondo del lavoro. Difatti poi si è rivelata determinante durante i colloqui che ho sostenuto.

Inoltre gli Stati Uniti e l’Australia sono terre che mi hanno da sempre affascinato, ma (forse a torto, chi lo sa!) i primi mi sembravano una meta più “adeguata” al mio percorso di studi, mentre in Australia ci si và più in cerca d’ “avventura”…ma se c’è posto per gli statistici dimmelo che inizio a fare le valigie!

Come lo hai trovato?

Ho iniziato ad informarmi presso la bacheca degli stage dell’università di Padova. C’erano un paio di proposte interessanti che richiedevano laureati o laureandi in Statistica, e così ho inviato la mia candidatura per uno stage a Vancouver e uno a Chicago. Purtroppo mi hanno detto fin da subito che non avevo i requisiti per lo stage in Canada, in compenso dopo un mesetto mi è stato comunicato che la mia candidatura a Chicago era stata accettata!

Come hai fatto per la lingua?

Il mio inglese dell’epoca era abbastanza buono, anche se piuttosto “maccheronico”; ho iniziato a guardare film in inglese per abituarmi alla pronuncia americana, che comunque ho trovato molto comprensibile, nonostante quel che si dice di solito. Al mio arrivo ho trovato inoltre persone gentilissime e pazienti, che mi hanno molto aiutato ad ambientarmi i primi giorni. Dal canto mio imparo in fretta, quindi la lingua non è stata affatto un ostacolo.

Che tipo di mansioni hai svolto?

L’esperienza lavorativa è stata tutto sommato positiva, diciamo che non passavo il mio tempo a fare fotocopie ed inviare fax. Essendo una società che lavora prevalentemente via web, avevamo il compito di processare gli ordini dei clienti, registrare i pagamenti effettuati; visto il mio background di studi mi venivano anche affidati piccoli progetti relativi alla raccolta dati per effettuare analisi statistiche.

Come hai trovato l’ambiente lavorativo negli Stati Uniti?

E’ veramente diverso rispetto alla concezione italiana del lavoro. I lavoratori statunitensi non sono tutelati, e il datore di lavoro può decidere di licenziare un dipendente da un giorno all’altro. Sarà per questo motivo che la pausa pranzo di tutti i giorni è ridotta a mezz’ora da trascorrere col panino in mano davanti al computer, spesso e volentieri la giornata lavorativa non termina con le 8 ore canoniche, ci si porta il lavoro a casa e bisogna essere sempre reperibili. Ovviamente mi si dirà che anche in Italia per alcuni è così, ma lì è veramente la norma.
Da un altro punto di vista, l’ambiente lavorativo è molto meno formale: ho visto impiegati di banca con tatuaggi e piercing in bella vista, e il completo giacca e cravatta (se c’è) spesso è abbinato a scarpe da ginnastica…inimmaginabile!

È un’esperienza che consiglieresti ai tuoi coetanei?

Senza ombra di dubbio! A parte il fatto che un’esperienza all’estero “pesa” nel curriculum, è comunque un’esperienza che insegna tantissimo: impari a vedere il mondo con altri occhi, (per esempio non ti spaventi a salire in un autobus e vedere soltanto neri o asiatici), conosci tantissima gente, impari a responsabilizzarti. La cosa che secondo me è importante è però partire da soli, senza qualcuno a cui appoggiarci quando si incontrano difficoltà. E poi gli americani (o solo i chicagoans??) sono persone fantastiche, incredibilmente gentili, educate e sempre pronti ad aiutarti, non l’avrei mai pensato!

Sai consigliare siti Web utili a chi voglia seguire le tue orme?

Credo che qualunque ateneo universitario abbia una bacheca stage per i propri studenti o neolaureati; periodicamente poi ci sono bandi di concorso (per esempio il Leonardo) che offrono borse di studio per effettuare attività di stage all’estero. Basta guardarsi un pò intorno!

Grazie Katia!

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  • http://parlacoimuri.splinder.com Valentina

    Dopo i complimenti a Katia per l’intraprendenza e la bravura che sicuramente avrà dimostrato in questa esperienza, la domanda di rito: era presente una qualche copertura economica, da parte dell’azienda o di programmi formativi italiani? Se sì, tale copertura era sufficiente a coprire le spese (viaggio, soggiorno, visa application fee, etc)?
    Penso che sia un’informazione utile per tutti gli eventuali neolaureati che pensano di fare esperienze simili.
    Come Aldo ricorda di continuo, ci sono molti modi di andare all’estero, e non tutti sono a costo zero. E’ bene saperlo, per evitare cocenti delusioni…
    Intanto, grazie ancora per averci raccontato la tua esperienza!

  • http://workinprogress-aitak.blogspot.com/ Aitak

    Ciao!Purtroppo mi tocca dire che non ho ricevuto un centesimo nè dall’università nè dallo stessa azienda dove ho lavorato (se vedi, avevo commentato un altro post in merito http://www.italiansinfuga.com/2010/04/07/anche-ai-datori-di-lavoro-statunitensi-piace-lo-stage/),
    ho dovuto fare tutto (viaggio, soggiorno, assicurazione, ecc) con i soldi che avevo da parte e un piccolo aiuto da parte dei miei genitori. Ho pensato che tre mesi non erano poi un periodo lunghissimo e la spesa che avrei sostenuto sarebbe stata comunque accettabile.
    Come dicevo comunque, bisogna provare a dare un’occhiata alla vetrina stage della propria università, per vedere se ci sono bandi di concorso attivi per ottenere una borsa di studio, o magari se qualche ente offre uno stage retribuito!
    Ciao e good luck ;) e grazie per i complimenti :)

  • http://sharejob.it rotating-pole

    grande! io a Chicago ho fatto 6 mesi di università alla UIC (University of lllinois at Chicago) e confermo, è una città fantastica e la gente pure! però ho provato a chiedere ai miei contatti come posso trovare lavoro lì, ma nessuno, dico nessuno mi ha mai risposto. Rispondono sempre a domande generiche, o altro, ma se chiedo di lavoro…. scena muta….non capisco perchè….

  • http://workinprogress-aitak.blogspot.com/ Aitak

    Ti dirò, non so quando ci sei stato, ma quando io ero lì si “respirava” proprio aria di crisi…Gente che mi raccontava di aver visto colleghi andarsene via con lo scatolone in mano da un giorno all’altro…Altri che ho conosciuto non sapevano se gli avrebbero rinnovato il contratto alla scadenza, altri erano a casa perchè avevano appena perso il lavoro (e tu avresti voluto tagliarti la lingua per avergli chiesto che lavoro facevano)…Forse non ti rispondono perchè loro per primi devono pensare a trovare o tenersi stretto il lavoro che hanno!

  • http://sharejob.it rotating-pole

    bhe io ci sono stato nel 2004, ma queste domande le facevo appena finita l’università, quindi nel 2006, e ancora non era scoppiata la crisi che tutti conosciamo…bho vabbhe, cmq la speranza non l’ho ancora persa e ci provo sempre!