Dopo tre contratti in Italia, raddoppio il salario all’estero
Riccardo è un laureato in giurisprudenza che, dopo aver lavorato con tre contratti di sei mesi in Italia, decide di conseguire un master che lo porta anche in Cina per quattro mesi.
Una volta riaffacciatosi sul mondo del lavoro non trova alcuna azienda in Italia disponibile ad assumerlo. Soltanto la ditta dove aveva già lavorato per un anno e mezzo gli propone di tornare a fare uno stage.
La soluzione? Emigrare e trovare lavoro all’estero!
Come hai trovato il lavoro in Germania?
Per caso. Ero già emigrato in Polonia (da quella che allora era la mia ragazza), ed in fase di “job seeking”. Tra le altre possibilità che seguivo (cercavo opportunità un pò ovunque), l’azienda per la quale lavoro ora, siccome sapevo già il tedesco ad un livello accettabile, mi chiese se fossi disposto a lavorare in Germania ed ad una mia risposta affermativa, dopo il processo di selezione, mi ritrovai qui in Baviera.
Di cosa ti occupi adesso?
Sto facendo una traineeship in area finanza, cioè per un paio di anni ruoto in diversi dipartimenti finanziari (controllo, bilancio, marketing finance, etc) ed anche in diverse città per imparare il più possibile. Alla fine, se la mia performance sarà buona, dovrei avere un ruolo da qualche parte in Europa.
Come confronteresti il lavoro che svolgi adesso a quello che avresti fatto in Italia?
Certo che vuoi girare il coltello nella piaga, eh? Mettendoci un pò di sale, pure?
Va bene, iniziamo: lo stipendio nel momento in cui ho iniziato due anni fa era più del doppio del mio ultimo stipendio italiano. Le politiche remunerative e di training/sviluppo dei dipendenti che ho visto negli ultimi due anni (non solo nella compagnia dove lavoro, ma anche in generale-e non solo in Germania, sono stato anche in UK) sono cose che in Italia non si immaginano neanche. Con tutto che c’è crisi.
Poi pensa che ho scoperto una volta definitivamente all’estero: ci sono dipartimenti di risorse umane che rispondono anche alle email! Veramente cose fantascientifiche! (Si capisce l’ironia?) Ad ogni modo ho moltissime soddisfazioni, in quanto i compiti che ricevo in ogni dipartimento nei quali ruoto sono difficili ed allo stesso tempo stimolanti. Le responsabilità… vedremo, per ora imparo il più possibile..
Come fai per la lingua?
Sapevo già il tedesco a livello accetabile, dopo quasi due anni che lo parlo/scrivo/leggo ogni giorno per lavoro, non ho praticamente mai problemi…
Immagini di tornare in Italia?
Dio mio, non sai mai cosa ti riserva il destino…. Comunque, per ora, se dipende da me, assolutamente no. Neanche con lo stipendio attuale, ma neanche se me lo aumentano. Perchè dovrei tornare ed arrabbiarmi e sentirmi male, e “vivere male” in un paese in cui ogni giorno hai dei problemi e devi stare attento a non farti fregare? Perchè dovrei vivere in un paese in cui nessuno ha più speranza nè è proiettato verso l’idea che il futuro sia migliore? Un paese in cui ormai non riesci ad arrivare a fine mese, le case sono carissime ed il “furbo” vince sempre? Per cortesia…non è il paese in cui voglio far crescere i miei figli. Semplicemente non mi ci riconosco più. Punto.
Che consigli daresti a chi vuole fare come te?
Fatevi coraggio, partite, e siate disposti a fare sacrifici per cercare e trovare la vostra strada nel mondo. E, soprattutto, non abbiate paura. Tanto non c’è nulla da perdere.
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