Emigrare a tempo determinato o indeterminato?

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Mi è stato fatto notare recentemente che tanti degli articoli scritti da Italiani all’estero sono scritti da Italiani che stanno passando alcuni mesi o alcuni anni all’estero ma che prima o poi torneranno in Italia.

Insomma non Italiani che partono con l’idea di emigrare definitivamente all’estero.

Sme non vi è una risposta valida per tutti quando si tratta di considerare l’emigrazione come temporanea o definitiva. Quando si va a vivere e lavorare all’estero ci vorranno alcuni anni per capire se la scelta abbia fornito i risultati desiderati o meno.

Io stesso quando andai a studiare all’università in Inghilterra non lo feci con l’idea di emigrare per sempre. Al tempo la mia scelta era dettata molto dalla curiosità di conoscere un’altra nazione, un altro stile di vita e vedere cosa ci fosse al di là delle Alpi. Una volta finita l’università trovai lavoro in Inghilterra e, di nuovo, senza una convinzione particolare sul fatto che l’emigrazione diventasse permanente o meno.

Fatto sta che l’andare all’estero secondo me fornisce un’esperienza valida sia che la permanenza all’estero duri qualche mese sia che duri decenni. Dipende molto dall’individuo e da quello che s’impara vivendo all’estero.

Tanti amici Italiani ai tempi dell’università rimasero in Inghilterra per alcuni anni dopo aver trovato il loro primo lavoro.

La maggior parte tornarono in Italia tra i 25 e 30 anni, più che altro per motivi affettivi. Apprezzarono molto l’esperienza in Gran Bretagna, grazie alla quale riuscirono a trovare buoni lavori al rientro in Italia. Decisero però di costruirsi un futuro in Italia in base a considerazioni personali e dopo aver avuto esperienza di due mondi diversi.

Altri, tra i quali il sottoscritto, rimasero all’estero, sempre per considerazioni personali ed ora vivono in destinazioni disparate come l’Inghilterra, gli Stati Uniti, l’Olanda, la Norvegia con l’Australia. per questo secondo gruppo il ritorno in Italia è diventato adesso molto meno probabile. Dopo vent’anni di vita e lavoro all’estero, con figli nati all’estero, un rientro è oggettivamente difficile. Si ritorna sempre con piacere a vedere famiglia e amici ma se uno non ha preso in considerazione il ritorno negli ultimi vent’anni, un motivo ci sarà.

Per fortuna al giorno d’oggi l’emigrazione è molto più dinamica dell’emigrazione che avvenne nel dopoguerra. Allora si trattava spesso di un biglietto di sola andata, verso una destinazione sconosciuta con minuscole possibilità di rimpatrio. Al giorno d’oggi l’emigrare è, secondo me, molto meno rischioso e le possibilità di rientro molto maggiori. Questo fa sì che tanti Italiani che vanno all’estero fanno tesoro dell’esperienza ma poi decidono di tornare in Italia.

Non esiste l’emigrazione giusta o l’emigrazione sbagliata. Esiste solo l’emigrazione che fa per voi.

Io vi consiglierei di non preoccuparvi troppo di definire un orizzonte temporale a priori. Dire “non tornerò più in Italia” prima di partire è rischioso perché non sapete se troverete una vita necessariamente migliore. Secondo me è meglio dimenticarsi di definire un orizzonte temporale e semplicemente concentrarsi sull’integrazione all’estero, sul dare il massimo verso la creazione di opportunità per voi e per la vostra famiglia. Capirete ben presto se l’emigrazione fa per voi o se l’Italia, in fondo in fondo, non sia così male.

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Comments

  1. olandesevolante says

    Bell’articolo, mi piace perche’ non giudica alcuna decisione poiche’ la percezione del posto in cui si vive e’ estremamente soggettiva: io ad esempio dopo un paio d’anni in Olanda non ci trovo nulla di entusiasmante, a parte le condizioni lavorative decisamente migliori

  2. sasha says

    Ciao Aldo,

    Se riuscirò a trasferirmi in Australia, cercherò di guardarmi bene su quali sono i miei obiettivi, ma spero di tornare in Italia solo per le vacanze o le ferie.

  3. alaska29 says

    Posso chiedere, Aldo, che cosa hai studiato per la Laurea Italiana?
    Grazie.
    Ciao!

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