Ho speranze di trovare lavoro all’estero?

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Ricevo moltissime e-mail che mi chiedono, in sostanza, “ho speranze di trovare lavoro all’estero?”.

La mia risposta è volutamente vaga. Il numero di variabili da considerare per quello che riguarda la ricerca di lavoro all’estero è enorme. Ogni caso è particolare e quindi dare una risposta individuale che valga per tutti è in pratica impossibile.

Il concetto di base comunque rimane sempre lo stesso: emigrare all’estero è rischioso quindi dovete valutare bene quanto sia grande il rischio nel vostro caso particolare di quanto stomaco voi abbiate per questo rischio.

Il concetto di rischio va poi definito in quanto varia da persona a persona. Per alcuni rischiare significa non avere alcun lavoro, per altri significa avere un lavoro al di sotto delle proprie potenzialità. In sostanza però secondo me il peggio che possa capitare è il dover tornare in Italia. Questa eventualità non è la fine del mondo, almeno ci avrete provato, vi sarete comunque arricchiti dal punto di vista umano e avrete dimostrato il coraggio che tanti altri al vostro posto non dimostrano.

Il rischio va poi valutato in base a cosa lasciate in Italia. Se avete un buon lavoro, una carriera già avviata e buone prospettive per il futuro ovviamente rischierete di più che non un neo laureato senza lavoro, senza famiglia a carico e senza prospettive.

Le speranze esistono sempre come potete vedere dai vari articoli che ho scritto al riguardo e dai vari commenti che vengono pubblicati su questo blog e sul forum. E’ altrettanto vero che il rischio di non trovare lavoro o il lavoro del livello desiderato è tangibile. Tanto dipende dalla congiuntura economica della nazione alla quale state pensando. Ad esempio, la situazione del mercato del lavoro in nazioni come la Spagna o Irlanda al momento è molto dura. I primi a soffrirne sono ovviamente i giovani e gli immigrati motivo per cui a volte è meglio aspettare alcuni mesi o anni in modo da ottimizzare lo sforzo richiesto dalla ricerca lavoro.

Non dimenticatevi che la ricerca lavoro è dura anche per quelli che sono nati e cresciuti nella vostra patria d’adozione. Questi hanno una conoscenza della lingua superiore alla vostra, istruzione conseguita in loco, esperienza lavorativa precedente presso aziende in loco e tuttavia fanno una certa fatica a trovare lavoro immediatamente. Qui in Australia ad esempio il periodo medio di ricerca lavoro in genere va su sei mesi. Se questo vale per un Australiano immaginatevi quanto tempo ci possa volere per trovare un lavoro arrivando non avendo gli stessi requisiti dei “nativi”.

Il chiedere se avete speranze a me o ad altri su Internet è un ottimo inizio ma l’unica realtà che conta è quella di provarci per davvero. Solo allora dopo aver mandato decine o centinaia di curriculum riuscirete a capire quali siano le vostre vere possibilità di trovare un lavoro all’estero e, di conseguenza, emigrare con successo.

L’unico modo per migliorare le vostre probabilità è quello di ottimizzare quello che offrite come lavoratori.

Innanzitutto la conoscenza della lingua straniera è fondamentale: la lingua straniera non va conosciuta a livello scolastico bensì ad un livello il più possibile vicino a quello dei madrelingua. Non esistono scuse, se non vi prendete la briga di imparare l’inglese o francese o del tedesco in modo ottimo, non riuscirete a raggiungere i risultati che state sognando.

In secondo luogo, è importantissimo che voi offriate sul curriculum quello che i datori di lavoro e l’economia più in generale stanno cercando. Se avete un titolo di studio ricercato nel contesto della politica di immigrazione della nazione di destinazione, le vostre possibilità migliorano immediatamente. Questo vale altrettanto per tipi di lavoro per i quali non è necessario un titolo di per sé bensì valenza pratica che è certificabile come, ad esempio, l’essere saldatore.

Se vi ritrovate tra coloro che non hanno un’esperienza lavorativa o un titolo di studio ricercato nel paese di destinazione allora le speranze di trovare lavoro passano in secondo piano rispetto all’impossibilità di ottenere un visto di ingresso e permanenza nella nazione sognata.

Vi rimane comunque l’alternativa di studiare e conseguire le qualifiche necessarie per diventare ricercati tra i datori di lavoro. Ad esempio, è sempre possibile iniziare a studiare una disciplina informatica la cui certificazione è riconosciuta internazionalmente e che sia inserita nelle liste di tipologie di lavoro ricercate all’estero. Questo vale anche per le nazioni dove gli Italiani non hanno bisogno di un visto per vivere e lavorare, come ad esempio in tutte le nazioni dell’Unione Europea.

Inoltre vorrei ricordarvi che la ricerca di lavoro all’estero è una maratona, non uno sprint. Ci vuole molto di tempo di quanto immaginiate, dovrete spedire molte più e-mail e curriculum di quanto immaginiate e dovete essere testardi nel continuare la ricerca. Mettete in preventivo di dover tirare la cinghia per alcuni mesi o addirittura anni. Molto probabilmente il vostro tenore di vita risentirà della difficoltà nel trovare lavoro quindi preventivate di emigrare con un discreto gruzzolo da parte in modo di far fronte all’investimento necessario a sostenervi durante i primi tempi.

Ad esempio, io nel lontano 1993 mi laureai in Inghilterra in piena recessione, simile a quella attuale. Per circa un anno in un negozio di vini di Londra, spedendo allo stesso tempo centinaia di lettere per rispondere ad offerte di lavoro “consone al mio titolo di studio universitario”. Il tutto senza successo immediato. L’esperienza fu molto demoralizzante all’epoca in quanto sapevo benissimo di essere un candidato valido per la maggior parte degli annunci di lavoro al quale rispondevo. Fatto sta che immagino molti avrebbero rinunciato dopo alcuni mesi. Il segreto secondo me è quello di insistere convinti che alla fine riuscirete ad ottenere quello che cercate. Magari ci vorranno sei mesi, magari ci vorranno due anni. Dipende da quanto desiderio abbiate di raggiungere la vostra meta.

Riassumendo, le speranze di trovare lavoro all’estero esistono, le garanzie no. L’importante è provarci, tentar non nuoce.

In bocca al lupo.


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  • Attila

    Io ho deciso di provare in un paese anglofono, fortuna vuole che mio fratello abbia sfondato a Londra, mi sa che dopo la laurea vado a stare li per qualche mese, devo cercare di diminuire il mio accento e migliorare di molto il mio colloquial english che adesso come adesso non e’ di livello altissimo :D .

  • panvaric

    ciao Aldo hai proprio ragione nella vita e soprattutto in queste cose ci vuole perseveranza solo cosi si riesce anche se non è sempre cosi non basta solo questo ci vuole anche un pizzico di fortuna nella vita il chè non guasta. hai detto che sarebbe meglio metter qualcosa da parte prima di partire cosa che già pensavo e sto facendo ma mi domandavo su quale cifra per essere sicuro ? grazie Aldo per i tuoi suggerimenti continua cosi

  • Realista

    Il fatto è che le lauree italiane, a parte medicina, infermieristica e ingegneria, valgono zero all’estero: un laureato in Storia o Filosofia ha le stesse possibilità di trovare lavoro all’estero quanto uno che ha la terza media. Dal momento che uscire fuori dall’ Europa è impossibile senza una qualifica valida (ottenibile nel 95% dei casi SOLO con una delle tre lauree sopra elencate) bisogna cominciare a fantasticare meno, a realizzare che a meno di non essere geni, ricchi o superqualificati, bisognerà restare in Europa. E l’ Europa è il continente – paradossalmente – più difficile in cui integrarsi: 27 lingue e culture diverse, il che significa che per andare in Olanda serve una conoscenza perfetta dell’ olandese; se poi non ci piace l’Olanda non possiamo trasferirci su due piedi in Svezia, ma dobbiamo prima studiare lo svedese (almeno per 3-4 anni) e poi andare a trovare lavoro lì; se anche la Svezia non ci garba, dobbiamo stoppare di nuovo i nostri progetti di emigrazione per studiare la lingua di un nuovo paese per altri anni (ad esempio il tedesco, se vuole andare in Germania…). Insomma, un bel grattacapo: di fatto siamo costretti già dall’Italia ad individuare il Paese di destinazione, a studiare la sua lingua e a non poter fare grossi cambi una volta partiti. L’inglese infatti è parlato solo in UK e Irlanda, paese che soffrono tremendamente la crisi: qualsiasi altro Paese dell’Europa si sceglierà, si dovrà imparare una nuova lingua prima di metterci piede, perchè pensare di lavorare con l’inglese in Germania o Svezia è una pura follia: non vi farebbero fare neanche i lavapiatti. Linguisticamente i posti migliori in cui andare sarebbero Spagna e Portogallo, ma sappiamo tutti che stanno peggio dell’Italia. Perciò in questo momento l’emigrazione è fatta solo per chi ha davvero o una grande qualifica, o un grande coraggio: se pensate di non avere la pazienza di studiare a casa per 2-3-4 anni il tedesco, l’olandese, lo svedese o il francese “perchè sono troppo difficili”, allora rinunciate all’emigrazione: la lingua è la prima cosa, e andare all’estero senza di essa va farà restare degli eterni turisti, finchè non finirete i soldi.
    D’altro canto, imparare il “facile” spagnolo e andare in Spagna significa restare disoccupati allo stesso modo….e quello potete farlo anche in Italia, dove almeno potete parlare la Vostra lingua.
    Tutti vorrebbero emigrare in un posto caldo dalla lingua facile, ma non è possibile: chi vuole migliorare la qualità della propria vita, deve mettersi in testa che deve farsi il mazzo a studiare una lingua germanica per anni e anni e deve realizzare di dover passare anni al freddo e al buio, con inverni di almeno 6 mesi e con persone molto meno calorose di quelle che siamo abituati a incontrare qui nel Mediterraneo. Dubai, Florida, Los Angeles, Sydney, sono tutte belle città….belle per chi ci è NATO, o belle per andarci in vacanza…ma non fati troppi sogni di andarci a vivere: ci riesce solo uno su un milione!

  • http://www.controsensi.it halnovemila

    Più che un post… una perla di filosofia ;)
    Ciao Aldo!

    Alessio

  • StefanoM

    Sono a Londra da ormai quasi 2 settimane, e da una che cerco lavoro come programmatore in .NET.

    Risultato: scoraggiamente per me! Ma solo perchè ho problemi con la lingua! Cmq buono in generale, ho ricevuto un pò di chiamate.

    Invece per contro, non riesco a trovare lavoro come cameriere… ahahaha!

    Cmq sulla lingua bisogna trovare una soluzione se si vuole venire a Londra, troppi stranieri!

  • StefanoM

    X Realista: ti conviene aggiornarti un po’, lo dico per te, perchè se pensi davvero che in svezia si parla solo svedese, o in olanda si parla solo l’olandese, mi sa che stai prendendo un grosso abbaglio!

    Leggiti i post precedenti! (Lo dico non con tono critico).

    Sappi che in qualunque paese scandinavo si parla l’inglese come seconda lingua ufficiale, questo significa che anche una persona sui 60-70 ti parla inglese!

  • http://rafaeli.splinder.com rafeli

    Realista: hai elencato una serie di inesattezze, mi chiedo da dove arrivi la tua sicurezza, e se mai ci sei stato, a lavorare all’estero.

  • http://hyperborea.splinder.com/ Verdefoglia

    Realista forse è esagerato per alcune cose, ma in generale credo abbia ragione: è difficile trasferirsi, e senza competenze linguistiche è veramente difficile trovare lavoro. Ma non impossibile. Io parlo dalla Svezia, laurea in Lettere (esempio che tra l’altro cita anche lui come laurea paragonata a una terza media). Beh, non mi considerano esattamente come uno che ha la terza media ma di sicuro non c’è da aspettarsi di trovare chissà che lavoro.
    Credo comunque che la cosa principale sia la voglia di rimanere e accettare di fare cose che non piacciono per mantenersi. E per la lingua… si può vivere da queste parti anche solo con l’inglese ma ovviamente se vuoi veramente integrarti ed avere possibilità lavorative migliori la lingua è d’obbligo. Piccola rettifica: non servono 3-4 anni per comunicare in svedese. Ovviamente dipende dalla capacità personale di imparare una lingua ma se studiate con costanza (non come me che ho lavorato per un anno e mezzo senza studiare niente) in un anno riuscirete già a parlare.

  • http://andimabe.blogspot.com andima

    Ciao Aldo,
    qui:
    http://andimabe.blogspot.com/2010/03/consigli-sparsi-per-cercare-lavoro.html

    ho cercato di riassumere un po’ di consigli per tutti coloro che volessero cercare lavoro a Bruxelles, spero possa essere utile a qualcuno. Quando poi mi chiedono di piu’ su esperienze all’estero, come puoi vedere nei commenti, propongo sempre il link del tuo sito, perche’ ben curato e ricco di contenuti interessanti.
    Ti faccio i miei complimenti per il lavoro che stai svolgendo.

    andima

  • admin

    Grazie Andima!

    ho pubblicato su Facebook il link, contraccambio i complimenti e consiglio a tutti di visitare andimabe.blogspot.com

    Aldo

  • Josie78

    Salve a tutti, io vivo in Florida da 6 anni , ho vissuto anche 5 anni a chicago Illinios, si vive abbastanza bene qui in Florida, non e’ stato affatto difficile inserirmi qui, le lingue parlate sono l’inglese e lo spagnolo, pero’ se’ vivi a Miami la lingua piu’ parlata e’ lo spagnolo, c’e’ gente che l’inglese non lo sa’ e non ci pensa affatto impararlo pero’ hanno un buon lavoro e vivono bene.

  • Josie78

    Sono convinta che se’ si vuole veramente tutto e’ possibile, si e vero ci vogliono dei sacrifici per vivere all’estero pero’ non vale la pena vivere in un paese dove non ci si e’ soddisfatti,io ho scelto la Florida per motivi climatici e anche perche’ mi piacciono i paesi caraibici, ce’ piu’ calore anche nelle persone, e diverso dal nord,io sinceramente mi trovo molto bene qui.