Emigrare dopo i trent’anni

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Alcuni di voi mi chiedono consigli su come emigrare avendo superato i trent’anni e magari avendo già iniziato a lavorare in Italia.

Premetto che io emigrai in Australia, dove mi trovo adesso, a 32 anni, dopo essermi fatto dieci anni di Inghilterra ed un anno tra Cina e Taiwan.

Quali particolarità comporta l’emigrazione dopo i trent’anni rispetto all’emigrazione negli anni dell’università?

L’aspetto principale è senz’altro il ‘rischiare’ per quello che riguarda la carriera lavorativa. A meno che siate molto ma molto bravi, è probabilissimo che l’emigrazione in un’altra nazione vi farà temporaneamente retrocedere nell’ambito del mondo del lavoro. La carriera costruita in Italia può dissolversi abbastanza facilmente una volta Oltralpe.

Questo succede a moltissimi indipendentemente dalla nazionalità e anche a quelli di lingua madre, nel caso dell’Australia gli Anglofoni.

Ho conosciuto moltissimi Britannici, Canadesi, Statunitensi ed Irlandesi che all’inizio hanno ricoperto ruoli per i quali erano ovviamente super-qualificati. Perchè? Per minimizzare il rischio e lo choc d’arrivo in una nazione diversa.

Per tanti è meglio avere un lavoro, anche al di sotto delle proprie capacità, piuttosto che sottoporre la propria famiglia ad uno stress aggiuntivo al difficile periodo di ambientamento in una nuova nazione.

Con il passare del tempo poi le qualità vengono a galla e la carriera progredisce con una traiettoria consona alle proprie potenzialità.

E’ successo a me, succede a tantissimi. I datori di lavoro un po’ ne approfittano richiedendo esperienza ‘australiana’ per giustificare un’offerta inferiore rispetto a quella che si avrebbe nella nazione di origine.

Voglio mettere questo aspetto in risalto perché l’emigrazione non è facile di per sè e se vi aggiungete difficoltà in ambiente lavorativo diventa ancora più difficile.

Per quelli di voi che hanno una buona posizione di lavoro in Italia, pensateci bene prima di emigrare.

Siete disposti ad accettare un lavoro che vi fà retrocedere di alcuni anni nella carriera?

Siete in grado di gestire il lato emotivo?

Come gestire quello che sarà un periodo di leggera frustrazione professionale?

Ponendo la carriera nella prospettiva più larga dell’emigrazione a beneficio della famiglia. Il lavoro paga l’affitto, paga il cibo e consente di ambientarsi senza troppe preoccupazioni.

E’ inutile lamentarsi, con i fatti si raggiungerà un ruolo che vi soddisferà. Per fatti leggi lavoro serio e competente.

Un altro punto importante da sottolineare è che molti Italiani mi scrivono descrivendosi come, parafrasando, ‘ragazzi trentenni’.

A volte la parola ragazzi è tra virgolette, a volte no.

Signore e signori, all’estero se avete più di trent’anni NON siete più ragazzi.

I vostri coetanei in linea di massima sono almeno dieci anni che vivono indipendentemente e lavorano da almeno sette anni.

A trent’anni e passa, i vostri coetanei hanno acquistato casa (con mutuo enorme), si sono sposati, stanno mettendo su famiglia.

I ‘ragazzi’ sono i ventenni.

E’ un distinguo importante perchè vi troverete a fare il confronto con chi magari ha alcune esperienze di vita in più. Quindi fate attenzione perchè correte il rischio di sentirvi ‘inferiori’ semplicemente perchè la vita in Italia vi ha offerto opportunità, stimoli e sfide inferiori. Insomma se siete un bamboccione, stereotipo strausato, secondo me vi peserà quando vi mettete al confronto con i nuovi colleghi.

Iniziate con il considerarvi ‘uomini’ e ‘donne’, con la relativa assunzione di responsabilità che i trent’anni comportano all’estero.

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In bocca al lupo!

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