La Dublino vera, raccontata da chi ci vive e lavora da quattro anni

World Nomads Assicurazione Viaggi

Alfredo ha appena festeggiato quattro anni a Dublino e ha gentilmente condiviso la sua esperienza con Italiansinfuga.

Alfredo scrive su Cavesi a Dublin, uno dei blog di Italiani all’estero che leggo più assiduamente. Leggetelo anche voi per capire la vera Dublino.

Cosa sai oggi che avresti voluto sapere quattro anni fa?

A dire il vero so qualcosa che avrei voluto sapere 10 anni fa. Avrei frequentato un’università estera se avessi saputo quanto importante fosse un’esperienza in un paese straniero, visto nell’ottica di un’Europa che diventa sempre più un mercato comune. Prima di tutto studiare in un paese europeo apre mentalmente e poi permette d’avere un titolo da qualche università conosciuta a livello europeo, se non mondiale. Un ulteriore aspetto positivo sarebbe stato il non aver studiato cosi tanti argomenti troppo retorici e lontani dalla realtà, come si fa in Italia, dove le università sono troppo distanti dal mercato del lavoro e nelle mani dei cosiddetti baroni.

Visto che tanti sono partiti da Dublino recentemente, che qualità ci vogliono per rimanere?

Chi nel proprio ambiente lavorativo ha mostrato grandi qualità ed ha investito tempo cercando d’accrescere le proprie conoscenze ed abilità oggi è fortemente favorito. L’Irlanda non è morta, si sta solo ridimensionando. Non siamo come in Italia nel 1991, anno in cui tutto si è spento, a mio avviso, lasciando il Paese in uno stato comatoso dal quale non si è mai risvegliato. Qui ci sono ancora aziende che assumono, aziende che investono. Servono purtroppo persone con esperienza, è un momento difficile per i neolaureati anche qui. Consiglio di consultare tuttavia i siti più conosciuti anche ad i neolaureati, soprattutto in informatica ed economia, e di inviare il proprio curriculum. Tentare non nuoce. Ecco un paio di siti tra quelli più comuni:

www.monster.ie
www.jobs.ie

Se non si posseggono determinate qualità acquisite negli anni è troppo tardi per rimediare. Non voglio scoraggiare nessuno ma semplicemente ricordare che, come dice il vecchio proverbio, chi semina raccoglie.

Durante il boom c’era forte necessità di manodopera e cervelli in Irlanda ed era possibile non essere licenziati anche non impegnandosi più di tanto. Le persone pigre e/o poco ambiziose ne hanno approfittato, tralasciando studi di perfezionamento e magari spendendo un bel pò di soldi in divertimento in questa città piena di giovani con tanta voglia di fare baldoria.

Oggi le aziende stanno razionalizzando risorse, umane, materiali ed immateriali. Ed era ora. Questo porterà ad una più sana competizione, nei mercati ed anche all’interno delle aziende tra i lavoratori. Io ho continuato a studiare di tutto anche avendo finito gli studi, prima Inglese, poi Access, Excel, SQL, VBA pur essendo la mia specialità Marketing e Management.

Perché? Prima di tutto lavorare molto con in numeri aumenta le capacità di astrazione, ‘problem solving’ ed organizzative. Secondo, in Irlanda vedo che l’informattizzazione è alta, o meglio, la conoscenza media è alta e devo adeguarmi. Leggo tanto i giornali nazionali, economici e di cronaca e poi per essere informato suglia avvenimenti internazionali leggo l’Economist ed il Times quando posso. Ho fatto corsi di management, sponsorizzati dall’azienda, mi son tuffato in ogni progetto pieno di difficoltà con tanta voglia di imparare ed oggi, in pochi anni, sento d’essere cresciuto in gran misura. Chi non ha capacità eccezionali e legami idiosincratici con l’azienda oggi è sostituibile.

Questa è la situazione. Vale lo stesso anche per chi ha lavorato in Italia, se avete imparato siete sulla strada giusta.

Per chi intendesse venire a cercare lavoro, le figure professionali che hanno ancora successo in Irlanda sono tutte nell’IT e nel settore economico. Occorrono programmatori, ricercatori e laureati in economia con estreme capacità numeriche e con esperienza. Qualità comuni devono essere: spirito di adattamento, problem solving, ottimo inglese (anche meglio studiarlo prima).

Hai mai pensato di tornare? Cosa ti ha fatto rimanere?

Mai seriamente pur facendo ogni tanto qualche analisi. Sarebbe stato come tornare indietro. Oggi non avrebbe senso tra l’altro. Tornerei se potessi spendere la grande esperienza che ho acquisito. In Italia credo ci sia lavoro solo quando torni come “pezzo grosso”, quando hai coperto posizioni a livello di direttori, capi manager o superiori. Parlo del mio campo. In campo informatico, credo sia peggio. Conosco persone che qui guadagnano 4000 euro al mese. In Italia con la stessa posizione lo stipendio sarebbe tra i 1400 ed i 1800 euro.

Non escludo possa accadere il miracolo, che l’Italia diventi un posto dove, come in mezzo mondo, gli stipendi non sono appiattiti, dove l’ambizione è premiata, dove c’è meritocrazia, dove non valga la legge dell’anzianità ma delle capacità. Se tutto ciò si avverasse io tornerei. Ovviamente è difficile. Occorrerebbe cambiare tante persone, la loro filosofia di vita.

Un episodio personale: dopo 9 mesi in Irlanda un ex collega universitario con il quale avevo elaborato la mia tesi mi chiamò abbastanza entusiasta proponendomi un lavoro a Roma. Il suo capo l’aveva incaricato di trovare 3 o 4 giovani neolaureati, senza esperienza ma con estreme capacità di crescita, che conoscesse bene, di cui potersi fidare. Lui pensò subito a me. Questo ragazzo è un genio, uno dei migliori del mio corso universitario. Mandai il mio curriculum, sembrava sicuro mi avrebbero offerto lavoro come consulente. Mi chiamò dopo qualche giorno tremendamente sconcertato ed imbarazzato. Aveva detto al suo capo che ero in Irlanda per studiare inglese per un anno e lavoravo come assistente tecnino in Ericsson, la risposta fu: non mi interessa.

Ero il candidato ideale, intelligente, neolaureato e di cui fidarsi. Questo ragazzo era cosi deluso che pensò di lasciare il lavoro.

Un mese fa ho fatto un colloquio interno per un grosso progetto per cambiare radicalmente la struttura aziendale e mi han detto da subito che chi è straniero è favorito perché è una persona che ha mostrato di sapersi adattare al cambiamento, avendo lasciato il proprio Paese.

Confrontate queste due filosofie e capirete perché l’Italia sta andando al macello.

Come è cambiata Dublino in quattro anni?

Abbastanza ed in meglio anche se c’è tanto ancora da fare. Oggi abbiamo trasporti migliori, estensioni della rete tramviaria, aumento delle corse dei treni e della metro leggera (chiamata DART). A livello sociale, si vede meno baldoria ma non dispiace. C’era un eccesso. Persone con stipendi alti ma piene di debiti. Sembrava il paese dei balocchi. Attenzione parlo di Dublino, non dell’Irlanda o dell’Interland. E’ una questione a parte e sulla quale combattiamo tanto sul nostro blog. Dublino non è l’Irlanda, è una grande città ed è la capitale ma non è l’Irlanda. Le famiglie, le persone che vogliono una vita seria si spostano di qualche kilometro e possono avere tanto verde, pulizia, tranquillità e spazio.

Per chi ha un lavoro la città oggi è più vivibile. Tutto costa meno, gli affitti il 30% ed oltre in meno di due anni fa e sembra caleranno ancora. Oggi puoi affittare una casa con 2 stanze vicino al mare e vicina al centro (10 minuti di autobus) in zone cosiddette “posh” a 1100 euro, tipo Clontarf. Due anni la stessa casa sarebbe costata 1500/1700 euro al mese. Considerando che con un semplice lavoro d’ufficio si guadagnano 1600/1800 euro, un single in teoria potrebbe vivere da solo. In centro appartamenti con una camera e di dimensioni tra i 40 ed i 55 metri quadri partono oggi da 650 euro. Quello dove vivo ora costerà dal mese prossimo 800 euro. 55 metri quadri, costruito due anni fa in pieno centro, a 200 metri dal tram che porta alle due stazioni maggiori che collegano Dublino al resto del paese. In Taxi con 20 euro arrivo all’aeroporto e vado al lavoro a piedi. 8 minuti a piedi e trovo 4 supermercati. Di fianco al portone di ingresso del mio palazzo c’e’ un piccolo negozio dove si trovano prodotti di prima necessità come pasta, pane e latte. Chiude alle 10 di sera. Anche un cameriere potrebbe permettersi di vivere da solo nel mio appartmento.

Quali sono gli stereotipi riguardanti Dublino che gli Italiani devono dimenticarsi prima di emigrare?

· Il più importante credo sia il “lavoretto” facile. Ristorazione e divertimento non esistono quasi più, non c’è più lavoro in questi settori, nei quali moltissimi, soprattutto i neolaureati senza esperienza, si son tuffati per un periodo breve o meno agli inizi dell’avventura estera irlandese negli anni passati per sbarcare il lunario. In molti casi gli stipendi erano più alti di un lavoro d’ufficio; io, in un’ottica di lungo periodo, rifiutai un lavoro come chef in un pub (tra l’altro australiano!) a circa 800 euro a settimana, più del il doppio di quanto ero pagato nel lavoro successivo.

Incontra altri Expat in Italia e all'estero

· Promozioni facili. Non ci sono mai state ed oggi ancora meno. Avere un buon lavoro, in un’ottica di lungo periodo, non è mai stato facile. Occorre ed occorreva un buon Inglese e tanta voglia di imparare, oltre all’esperienza.

· I nostri laureati sono migliori dei laureati degli altri paesi. Sbagliato, perchè scambiamo le capacità di superare le difficoltà dovute alla disorganizzazione nel nostro paese con la conoscenza. La scuola di vita, come la chiamiamono noi, è utile dove ci sono queste difficoltà. In molti paesi gli studenti non devono preoccuparsi di cose per noi normali, utilizzando il tempo risparmiato per studiare, magari facendo pratica, cosa che vediamo con il cannocchiale nelle università italiane. Devo ringraziare la mia velocità di apprendimento per aver coperto alcune lacune. Continuo a domandarmi perché non ci insegnano quello che le aziende ricercano.

· Molti Italiani di sesso maschile devono dimenticare lo stereotipo di ragazza straniera uguale ragazza facile. Non è vero affatto. C’è una grande libertà, ma molti la interpretano come “le donne la danno a tutti senza distinzione”. Scusami se sono cosi diretto ma molti Italiani credono d’essere i maschi più belli del mondo. A dire il vero siamo ridicolizzati, almeno quelli che somigliano al maschio delle pubblicità di D&G. Ceretta, occhiali da sole anche quando non c’è il sole, jeans attigliatissimi. L’uomo vero all’estero è meno narcisista.

· Un altro stereotipo da dimenticare è quello della mancanza di alimenti di qualità. Non è vero. Si trova oltre il 95% di quello che trovi in ogni grande città Italiana. Se non si sa come fare la spesa, e cioè andando in giro per vari negozi, non è colpa di Dublino o dell’Irlanda. E’ una scusa per nascondere la propria incapacità di adattamento.

Altri consigli a chi vuole seguire le orme dei Cavesi a Dublin?

Non rinunciare mai a cercare il lavoro ideale.

Grazie Alfredo, grazie Cavesi a Dublin.

Risparmia quando trasferisci soldi all'estero

come risparmiare con il cambio valuta