SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Cosa insegna l’esperienza Erasmus in Spagna

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Sabrina Trulli ha fatto l’Erasmus in Spagna per migliorare la propria conoscenza dello Spagnolo e ci racconta la sua esperienza.

Ci descrivi la tua esperienza studentesca prima dell’Erasmus in Spagna?

Le lingue straniere mi sono sempre piaciute, fin da piccola, fin dalle elementari.

Arrivato il momento di scegliere l’istituto superiore ho seguito la mia passione per le lingue e mi iscrissi al Liceo Linguistico Niccolò Machiavelli di Roma (l’ex istituto Oriani).

La mia passione per l’inglese era infinita, adoravo quella lingua e “sognavo l’America”.

Ebbi la fortuna di avere un’ottima insegnante di inglese, la Professoressa Marina Tornaghi che, all’età di 15 anni, ci diede l’opportunità di fare uno scambio culturale in Olanda per praticare e acquisire bene la lingua inglese. Perché l’Olanda e non l’Inghilterra?

Noi ragazzi saremmo voluti andare in Inghilterra: ci “ispirava” di più, era il luogo dove si parlava il “vero” inglese, quell’inglese che tanto ci piaceva e che probabilmente aveva inciso sulla scelta del liceo.

Purtroppo però, la professoressa ci informò che con l’Inghilterra uno scambio culturale a tutti gli effetti non sarebbe stato possibile, in quanto gli inglesi erano disposti ad accoglierci in famiglia, ma non erano altrettanto disposti a venire accolti da noi, nelle nostre case…

Quindi si optò per i Paesi Bassi: in Olanda tantissime persone parlano inglese, e lo parlano benissimo; gli studenti hanno un livello di inglese molto superiore al nostro, un po’ perché l’olandese è una delle lingue del ceppo germanico, come l’inglese, quindi la vicinanza linguistica spesso aiuta, e un po’ perché lì in Olanda non traducono tutto: molti cartoni animati e film hanno solo i sottotitoli in olandese, quindi un bambino se fin dai primi mesi di vita viene “costretto” quantomeno ad orecchiare i suoni dell’inglese, in età scolare farà meno fatica nell’acquisizione di questa lingua anche perché avrà ormai appreso, inoltre, un discreto numero di parole grazie ai cartoni.

15 giorni in Olanda ospitati in famiglie e altri 15 giorni ospitammo noi gli studenti olandesi.

Esperienza incredibile e un mese di full immersion nell’inglese… non male, eh?!

Passa qualche anno e, come succede spesso, a quell’età le cose cambiano, cambiano i gusti e gli interessi.

Il mio spasmodico interesse per l’inglese lasciava il posto a quello per lo spagnolo, lingua che se non fosse stato per uno strano gioco del destino, non avrei neanche iniziato a studiare.

Arrivò la maturità, e il momento di scegliere il corso di laurea.

Ovviamente, rimasi fedele alla mia passione per le lingue e mi iscrissi a Lingue e Comunicazione Internazionale, curriculum Lingue e Linguistica all’Università RomaTre.

Prima però, avrei dovuto superare una prova di ingresso in lingua straniera e cultura generale.

Potevo scegliere la lingua del test, e nel caso l’avessi superato, quella sarebbe diventata la mia prima lingua di studio, ovvero la lingua in cui poi avrei raggiunto un livello C1 e la lingua in cui mi sarei dovuta laureare. Scelsi l’inglese, perché nonostante volessi scegliere lo spagnolo, in quest’ultima non mi sentivo proprio all’altezza per superare il test… in fondo la mia passione per lo spagnolo era nata da poco e nei 5 anni di liceo avevo studiato questa lingua in maniera superficiale e approssimativa.

Mi informai se potevo accedere tramite il test in inglese e cambiare poi la prima lingua: si poteva fare, ma avrei dovuto superare un ulteriore test di spagnolo a metà anno.

E così feci.

Mi impegnai tantissimo e finalmente superai il test di spagnolo. Ora sì, la mia prima lingua era lo spagnolo!

Secondo anno di università: la voglia di andare in Erasmus era tantissima. Avevo voglia di migliorare e praticare la lingua. Appena uscì il bando, lo compilai e consegnai.

Vinsi la borsa… e partì!

Erasmus in Spagna
Foto: Txanoduna

Quali sono i passi pratici che hai fatto per concretizzare la possibilita’ di questa esperienza?

Le Università, ogni anno, pubblicano un bando per poter usufruire della borsa Erasmus.

Basta compilare il modulo e in base al profitto, si stila una graduatoria. I vincitori hanno quindi la possibilità di andare a studiare per un periodo prestabilito, all’estero.

Inizia quindi tutto un iter, previsto dalla propria Università e da quella straniera, in cui bisogna compilare moduli, farli firmare, consegnarli, inviarli all’Università straniera che ti accoglierà, etc.

Almeno fino a qualche anno fa, la procedura era abbastanza scocciante, ma si è abbastanza euforici per non sentirne il peso!

In linea di massima, quali sono i costi associati con lo studio all’estero?

Dipende.
Dipende da dove si va.
Diciamo che la Spagna non è così cara come può esserlo l’Inghilterra.
Italia e Spagna, più o meno, hanno un costo di vita simile.
Poi, c’è da dire anche che conta molto anche la città in cui si andrà a vivere.
Il mio consiglio è quello di scegliere città medio/piccole per svolgere l’Erasmus.
Evitare le capitali, in cui gli affitti sono molto alti e il costo della vita anche.

Comunque, in qualsiasi posto si deciderà di andare, bisognerà mettere in conto:

· Affitto (e le varie spese di luce, gas, internet, etc)
· Cibo
· Libri e dispense da comprare
· Vita mondana (locali, divertimenti, cinema, musei, etc)
· Biglietto aereo di andata e ritorno (più eventuali ritorni a casa)

Per quanto mi è riguardato, io ho speso sui 500 € al mese, nel 2007.

Però ecco, io vivevo in una cittadina non molto cara e non mi privavo di nulla: se l’associazione Erasmus organizzava qualche viaggio, io me lo facevo… se c’era qualche mostra che mi interessava ci andavo; concerti e cinema, stessa cosa.

Dove sei andata in Spagna?

Sono stata a León, Spagna.

León si trova nel nord-ovest della Penisola Iberica. È una bellissima cittadina situata a 820 metri sul livello del mare. Conta con una popolazioni di 134.305 abitanti.

D’inverno fa freddo, ma è un freddo secco, non umido. D’estate fa caldo, ma non è afoso.

Intorno León ci sono montagne favolose e una natura affascinante.

La città è a misura d’uomo: c’è tutto.

I mezzi pubblici funzionano davvero, e non come in Italia. Anche se personalmente li ho usati poco, perché León è una città che permette di arrivare da un capo all’altro anche solo camminando…

Questo fa sì che il traffico sia anche meno intenso rispetto alle grandi città.

Negozi e supermercati ce ne sono in abbondanza e c’è anche il famoso “El Corte Inglés”, tipo il britannico “Harrods”, dove si trova di tutto.

È una città sicura e tranquilla.

L’unica nota negativa: raggiungere la città.

León ha un aeroporto, sì, ma non è raggiunto da compagnie low-cost e comunque non sono previste tratte internazionali da e per questo aeroporto. Quindi, dall’Italia, per arrivare a León si va fino a Madrid, Santander, o Santiago de Compostela e da lì si prende il pullman o il treno.

La mia destinazione l’ho scelta io, dopo aver ponderato bene una serie di cose.

L’ho scelta, tra quelle disponibili, perché appunto non era una grande capitale, quindi non era cara, poi perché parlano uno spagnolo ottimo, i corsi all’Università sono tutti in spagnolo (e non come a Barcellona, in cui alcuni corsi sono in catalano, compresi gli esami) e infine perché altre mie due compagne di studio c’erano già andate l’anno prima e si erano trovate benissimo.

Lati positivi e negativi dell’esperienza?

Lati positivi, tanti.

Innanzitutto per me, il consolidamento della lingua.

E qui c’è da aprire una parentesi e spiegare che non sempre l’Erasmus equivale all’apprendimento della lingua straniera.

Il perché è molto semplice, ma non chiaro a tutti: molti studenti italiani vanno all’estero con un livello di lingua -basso, per lo più- e tornano a casa con uno ancora peggiore perché rimangono “attaccati” ad altri italiani, affittando appartamenti (che io chiamo “only Italians allowed”) con italiani, uscendo con italiani, e ultimo, ma non ultimo, prendendo appunti in italiano durante le lezioni.

Lo so è difficile, soprattutto all’inizio: ci si sente soli, in un Paese straniero, senza sapersi esprimere bene, senza neanche capire bene. Ma attaccarsi ad altri italiani che magari sono arrivati prima, non è la soluzione: questo non significa che non bisogna avere contatti con gli italiani… ma se dobbiamo stare solo con gli italiani, a questo punto uno se ne stava a casa propria.

Io non dico neanche che bisogna fare gli eroi della situazione, però su, un po’ di coraggio e pensiamo che l’Erasmus, innanzitutto, ha l’obbligo di farci crescere e farci acquisire, prima che la lingua, le capacità di sbrigarcela da soli.

Se aspettiamo che ci venga data sempre la pappa pronta, persino all’estero, allora forse è meglio restare a casa e lasciare ad altri la possibilità di crescere veramente.

Altri lati positivi:

· Conoscenza di nuove persone straniere.
· Conoscenza di una nuova cultura, quella del Paese in cui si va, e conoscenza della cultura delle persone che si andranno a conoscere e con cui ci si relazionerà.
· Apprendimento di usi e costumi locali.
· Conoscenza di un sistema di professorato e insegnamento diverso da quello italiano.
· Maggiore possibilità di conoscere città relativamente vicine al luogo dell’Erasmus.
· L’Erasmus insegnerà a chi non lo ha mai fatto, a gestirsi la propria “vita domestica” (cucinare, lavare i piatti, i panni, stirare, pulire casa, etc).
· È un’ottima occasione anche per sapersi gestire i propri soldi.
· Si impara che per sbrigarsela bisogna fare affidamento in primis, su noi stessi.
· Ci si accorge che l’Italia non è il centro del mondo.

Lati negativi dell’Erasmus, personalmente non credo ce ne siano tanti, soprattutto perché riesco a trasformarli in positivi.
Ma comunque potrebbero essere:

· Il denaro.
Il compenso che dà l’Università è esiguo. Tre anni fa, a RomaTre, davano 300 euro al mese (ma una parte li davano dopo qualche mese che si era iniziato l’Erasmus, l’altra parte a rientro avvenuto, quindi in parole povere bisogna anticipare tutti i soldi). Ovviamente vivere all’estero con soli 300 euro al mese non è possibile.
· Si sta lontani da parenti e amici.
· Se non si è fortunati ci si ritrova a vivere con coinquilini con cui non si va d’accordo.
· Per le ragazze, riuscire a far entrare tutti i vestiti nella valigia è una tragedia! J

Che consigli daresti a chi vuole andare a studiare in Spagna?

· Innanzitutto bisogna volerlo veramente. Altrimenti se non si è totalmente convinti, l’esperienza si potrebbe trasformare in un incubo.

· Poi, già l’ho scritto, ponderare bene la scelta della meta Erasmus sulla base di varie cose, ovvero:
- se possiamo permettercela economicamente
- se la lingua del Paese che scegliamo è veramente utile ai fini del nostro corso di studi e se è importante per il nostro futuro
- se la meta ci offre quello che ci aspettiamo che ci dia.

· Seguire le lezioni aiuta tantissimo: un po’ perché ci fanno immergere negli argomenti dell’esame e poi perché aiuta nel consolidamento dell’ascolto in lingua straniera. Inoltre scrivere appunti durante le lezioni ci aiuta ad imparare il lessico specifico per quell’esame e ci aiuta ad automatizzarci nella lingua.

· Portarsi un computer portatile: all’estero, i metodi di insegnamento sono molto diversi da quelli italiani. Spessissimo i professori chiedono di scrivere relazioni, saggi e resoconti vari al computer e, anche se tutte le Università possiedono computer per gli studenti, averne uno proprio aiuta moltissimo.

· Scegliere un appartamento che abbia un collegamento ad internet:
Si sa, un computer senza collegamento ad internet è quasi inutile. All’estero, internet è meno caro che in Italia.

· Compare un sim locale.

· Evitare di portarsi troppi contanti. Meglio farsi caricare i soldi su una carta prepagata.

· Quando si esce, meglio lasciare a casa i documenti originali e girare con le fotocopie, perché se perdiamo il portafoglio con dentro carta d’identità, passaporto e patente, è davvero un problema enorme.

· Portarsi un dizionarietto (e se possibile, una piccola grammatica).

Lo rifaresti?

Assolutamente sì.

Grazie Sabrina!

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