Indipendenti a 23 anni con un dottorato in Olanda
Laura Agazzi si è resa indipendente dalla famiglia a 23 anni grazie alla decisione di andare a conseguire un dottorato in Olanda.
Perchè il salto da Pavia all’Olanda?
Per varie ragioni… Partiamo da lontano: a 16 anni ebbi l’opportunità di andare negli Stati Uniti per un anno come exchange student grazie ad una borsa di studio Intercultura. Un anno all’estero da sola e a quell’età è un’esperienza che fa maturare in fretta e che fa nascere la voglia di viaggiare per conoscere popoli e culture diverse; senza di essa non credo sarei qui oggi.
Durante gli anni universitari sentivo in me la voglia di rifare l’esperienza e tentare nuove avventure anche se questa volta però volevo fare la conoscenza del Nord Europa. Inoltre volevo rinfrescare il mio inglese, che si stava un po’ arrugginendo. Decisi di non andare in Erasmus perché tutte le persone che conoscevo che ci erano andate finivano per perdere tempo, mentre io volevo laurearmi in fretta.
Decisi quindi di rinviare la partenza al dopo-laurea.
Qualche mese prima della discussione della tesi iniziai a dare un’occhiata in giro. Desideravo fare ricerca a livello accademico, per cui il PhD (dottorato) era la scelta d’obbligo. Pavia non offriva nulla che mi interessasse particolarmente, il che mi rese ancora più determinata ad andare all’estero. Dopo qualche blanda ricerca, trovai una proposta interessante praticamente per puro caso… Una mia compagna di studi andò ad una conferenza dove incontrò un professore del gruppo dove lavoro attualmente, il quale era alla ricerca di potenziali dottorandi con determinati requisiti. Il profilo si adattava perfettamente a me, per cui provai ad inviare domanda e poco tempo dopo mi contattarono per invitarmi ad un colloquio (a loro spese)! Ottenuto il posto, partii una settimana dopo la laurea per l’Università di Twente.
Ci descrivi i passi pratici per seguire un percorso simile al tuo?
Basta dar un’occhiata a siti internet quali Find a PhD o le borse di studio Marie Curie. Oppure, se avete già adocchiato un gruppo o un’Università che vi interessa, potete andare sul loro sito internet e vedere se vi sono offerte di lavoro. Se state per completare la tesi, potete anche chiedere al vostro relatore se è a conoscenza di colleghi/collaboratori all’estero che sono alla ricerca di dottorandi. In tal caso, avete una “garanzia” sul luogo dove andrete a finire e rimane aperta la possibilità di eventualmente tornare in Italia dopo il dottorato.
Come fai per la lingua?
Il gruppo di ricerca dove lavoro molto internazionale, per cui si parla in inglese. Su dodici dottorandi solo tre sono olandesi, il resto viene da Cina, Vietnam, Sud Africa, India, Turchia, Finlandia e Italia. I corsi (specialmente quelli di laurea specialistica) sono tenuti in inglese. Inoltre la grande maggioranza degli olandesi parla inglese. Di conseguenza, imparare l’olandese non è indispensabile, e la maggior parte dei dottorandi infatti non lo fa. Io ho deciso comunque di impararlo per poter comunicare con le persone con cui interagisco al di fuori dell’Università. I corsi sono tenuti presso l’Università e sono gratuiti per i dottorandi, quindi perché non approfittarne…
Com’e’ l’ambiente universitario in Olanda?
Il sistema universitario è un business vero e proprio, per cui i professori scrivono proposte di ricerca, ottengono i finanziamenti e i dottorandi portano avanti il lavoro di ricerca, che viene presentato poi in conferenze o articoli. L’originalità e l’interesse delle proposte di ricerca presentate, unite al successo (o meno) dei progetti passati determina l’attribuzione di finanziamenti al gruppo e quindi la possibilità di comprare strumenti, assumere dottorandi o post-dottorandi, eccetera. L’andamento del proprio lavoro incide quindi sulla sopravvivenza del gruppo, per cui si lavora molto (notti e fine-settimana compresi) per far sì che le cose vadano per il meglio.
In genere un gruppo è composto da un capo (il mio ha circa 45 anni), tre o quattro altri professori a capo di “sotto-gruppi”, alcuni tecnici, un numero variabile di dottorandi e post-dottorandi e una segretaria. Ogni “sotto-gruppo” ha una riunione una volta a settimana per discutere l’andamento dei lavori, ma per quanto riguarda la propria attività il dottorando è lasciato a se stesso sin dall’inizio, il che comporta l’assunzione di molta responsabilità individuale e indipendenza, ma anche un discreto numero di errori e perdite di tempo. Comunque possiamo sempre contare sull’aiuto dei tecnici e le porte del capo sono sempre aperte per una discussione…
Altri compiti sono: tenere le esercitazioni per gli studenti di laurea triennale e specialistica, aiutare a preparare e correggere gli esami, seguire stagisti e laureandi e scrivere rapporti per il proprio progetto di ricerca. Due volte l’anno poi bisogna presentare il proprio lavoro di fronte a tutto il gruppo e una volta l’anno la presentazione è seguita da una discussione con il capo e i propri supervisori per discutere l’andamento del progetto. Se la discussione ha esito positivo, otteniamo un aumento di stipendio! Questo lavoro comporta molto impegno e pressione, ma è ben remunerato e l’Università ci “coccola” non poco.
Tanto per fare qualche esempio possiamo usare la palestra, piscina ed usufruire di altre attività sportive gratuitamente, possiamo seguire corsi formativi e di lingua gratis, varie volte l’anno vengono proposte le “settimane della salute” in cui è possibile farsi fare un check-up medico, provare nuove attività sportive, farsi massaggiare e riparare la bici… e la lista non finisce qui.
Per quanto riguarda la vita degli studenti, immaginate un campus americano… L’Università di Twente è l’unica Università-campus dell’Olanda, simile ad una cittadella con alloggi, supermercato, banca, palestra e campi sportivi vari, teatro…Gli studenti risiedono qui durante la settimana, ma tornano a casa dai genitori nei weekend. Gli studenti devono seguire un certo numero di corsi ogni trimestre ed ottenere un certo numero di crediti. Il voto di ogni esame viene determinato in base ai compiti a casa, esperienze di laboratorio e l’esame scritto finale. E’ obbligatorio fare anche uno stage all’estero per qualche mese (di solito sei mesi). Come in Italia, c’è un lavoro di tesi prima della laurea. Data la presenza di un elevato numero di compagnie nella zona, un laureato trova facilmente lavoro entro breve tempo e gli stipendi sono piuttosto elevati. Altro che i mesi/anni di stage non pagato offerti ai neo-laureati in Italia!
Puoi darci un’idea (di massima) dell’impegno finanziario che una permanenza all’estero come la tua puo’ comportare?
In pratica solo il viaggio (che comunque viene rimborsato più avanti) e il primo mese d’affitto! Il dottorato in Olanda è considerato a tutti gli effetti come un lavoro, e lo stipendio è uno dei più alti in Europa, per non parlare poi dei numerosi bonus… Ad esempio abbiamo un numero spropositato di giorni di ferie, che per ragioni pratiche nessuno riesce ad utilizzare. L’Università ci offre allora la possibilità di re-investire le ferie non utilizzate ed ottenere un aumento di salario, o comprare una bicicletta (indispensabile in Olanda), o investire soldi nella pensione, eccetera…
Esistono borse di studio?
Come detto, il dottorato è un lavoro vero e proprio. Se siete studenti universitari e volete dare un’occhiata in giro prima di decidere, c’è la possibilità delle borse di studio Erasmus.
Ci descrivi la città in cui vivi?
Qui arriva il punto dolente… Il campus sta a metà strada (5 Km circa) tra le città di Enschede ed Hengelo. Entrambe le città non sono particolarmente interessanti, soprattutto a chi, come me, piace visitare musei e passeggiare per città d’arte. Qui siamo nel mezzo di campi e boschi… e le città più interessanti dell’Olanda (Amsterdam, Rotterdam, Den Haag, Utrecht) si trovano a circa 2 ore di treno da qui. Per i quattro anni del dottorato va bene così, ma dopo mi piacerebbe andare in qualche posto più interessante.
Come ti ha cambiata l’esperienza all’estero?
Sicuramente vivere all’estero apre la mente, rende indipendenti e self-confident ma specialmente insegna ad essere flessibili e ad adattarsi. Ho imparato a mettere da parte paure e timidezze e a stringere relazioni velocemente. In più ho potuto rinfrescare il mio inglese e imparare una nuova lingua e tra un paio d’anni avrò un titolo di studio (il PhD) che mi aprirà le porte della carriera universitaria o mi permetterà di accedere a ruoli altamente professionali e ben remunerati in aziende in tutto il mondo.
Rimpianti o difficoltà?
Ovviamente i primi tempi non sono facili. Si viene catapultati di punto in bianco in un paese straniero, senza famiglia ed amici, alle prese con un nuovo lavoro, una nuova città e la burocrazia olandese (che a volte compete con quella italiana!) Ci vuole tempo per adattarsi costruire una rete di amicizie. Altre piccole cose: a volte mi capita di svegliarmi con una gran voglia di pizza! Il cibo olandese non è particolarmente rinomato…Da gennaio ad aprile non si vede mai il sole e le temperature massime d’estate superano raramente i 25 C. Mi mancano molto le montagne, il punto più alto in Olanda è una collina di 320 m condivisa con Belgio e Germania. Più seriamente, ho tre nipoti piccoli e rimpiango di non poter essere stata presente quando sono nati o di non poterli vedere crescere giorno per giorno. La tecnologia (e-mail, Skype) aiuta, ma non è la stessa cosa.
Soddisfazioni?
A parte le quelle legate al lavoro, direi che la soddisfazione personale più grande è di essere riuscita a rendermi indipendente dalla mia famiglia a 23 anni… e ciò sarebbe stato molto difficile o addirittura impossibile se fossi rimasta in Italia. Dopo una laurea in Fisica con 110 e lode, in Italia ho ricevuto solo un paio di offerte di stage non pagato in aziende che nulla avevo a che fare con la mia specializzazione.
Avrei potuto fare il dottorato in Italia, ma stendiamo un velo pietoso…
In più, vivo in un paese di mentalità aperta, molto civile, con un ottimo welfare e in cui la ricchezza viene efficacemente ridistribuita tra la popolazione. Qui non ci sono i “troppo ricchi” e i “troppo poveri” e si respira un’aria di soddisfazione (anche se agli olandesi piace lamentarsi!)
Grazie Laura ed in bocca al lupo!
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